Rossella Ropa
Dai banchi alle trincee
La Grande guerra nei documenti dell?archivio scolastico dell?istituto ?Pier Crescenzi?Mostra curata da Alessandra Deoriti, Valeria Cinquini, Giovanna Grimaldi, Rossella Ropa
Bologna, novembre 2008-gennaio 2009
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In occasione del 90° anniversario della fine della Prima guerra mondiale, l?istituto ?Crescenzi-Pacinotti? di Bologna
ha ritenuto di organizzare una mostra documentaria che ricordasse in forma non retorica l?evento.
L?esposizione, ospitata nelle sale della biblioteca della scuola, è stata aperta fino al 31 gennaio 2009.
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La guerra 1915-1918 fu la prima grande esperienza collettiva vissuta dagli italiani: nel senso che tutti, non solo i combattenti, ne furono in qualche modo coinvolti e tutte le energie ? economiche, sociali ed intellettuali ? furono mobilitate per sostenerne il peso; la vita dell?intera popolazione, compresi gli adolescenti, ne ricevette una impronta molto forte. Anche gli studenti, infatti, patirono l?influenza di quanto stava accadendo: i loro padri e fratelli più grandi (a volte, loro stessi come volontari) andarono a combattere e spesso morirono; i loro consumi, non solo alimentari, subirono una contrazione; la scuola li bombardò di messaggi che parlavano della guerra e li invitavano a unirsi agli sforzi comuni per la patria. Le ?nuove leve?, infatti, vennero interpellate, mobilitate, inquadrate, conquistate, utilizzate e così accompagnate a saldarsi nella nazione.
La mostra, composta da una decina di pannelli, analizza il ruolo avuto dalle istituzioni scolastiche in questa operazione e i conseguenti comportamenti degli allievi. Attingendo alla documentazione dell?archivio dell?istituto bolognese (non solo circolari ministeriali, verbali del consiglio d?istituto, corrispondenze con varie istituzioni cittadine, lettere dei famigliari degli studenti caduti, ma anche libri, opuscoli, riviste e giornali dell?epoca) si è cercato di misurare il loro coinvolgimento, per cogliere le linee della profonda trasformazione culturale (di abitudini, di mentalità, di modi di pensare) indotta dalla ?grande guerra?.
Nell?anno scolastico 1914-1915, il ?Pier Crescenzi? era perno dell?istruzione tecnico-scientifica a livello medio superiore a Bologna: l?istituto era retto dal preside Marco De Benedetti che mantenne tale funzione fino all?ottobre del 1918, la sede, situata in via Garibaldi, ospitava 778 alunni (698 maschi e 80 femmine) suddivisi in varie sezioni (commercio-ragioneria, fisico-matematica e agrimensura) e la popolazione scolastica era in continuo aumento.
L?entrata in guerra dell?Italia stravolse la quotidianità della sua vita scolastica: cambiarono obbligatoriamente i luoghi, i tempi, i modi, non solo dello ?stare a scuola? ma anche di ?fare scuola?. Sconvolgimenti profondi dovettero, di necessità, essere apportati negli spazi e nei tempi della didattica. Il primo, che si ripercosse poi sullo svolgimento di ogni attività scolastica, provenne dalla sistemazione di reparti militari nell?edificio dell?istituto dal maggio al novembre 1915. All?istituto venne poi imposta la coesistenza con la scuola tecnica ?Aldrovandi?, il che impose riduzioni nell?orario delle lezioni. I cambiamenti causati dagli eventi bellici influirono in modo preponderante anche sulla didattica, al cui svolgimento si frapposero molti ostacoli tra cui, non ultimo, il richiamo al fronte dei professori. Nel corso degli anni di guerra ciò produsse un notevole ricambio di personale ? anche se il preside riuscì ad ottenere l?esonero di alcuni docenti in quanto la loro opera fu ritenuta ?indispensabile per il regolare funzionamento della scuola? ? e alcuni insegnamenti vennero retti da supplenti.
Fu questa la prima guerra che dovette essere spiegata e giustificata, così da poter essere anche accettata e appoggiata: perché fu la prima in generale che coinvolse così vaste masse di popolo per un tempo così prolungato, con lutti così estesi. Lo Stato dovette mobilitare la collettività, costruire adesione e assenso attorno al nazionalismo patriottico con l?impiego di ogni mezzo e nell?organizzazione del consenso venne utilizzata anche la scuola. Numerose, infatti, furono le circolari ministeriali che invitarono l?istituto ad acquistare volumi e riviste sulle ragioni della guerra, che insistettero sulla necessità di iscriversi alle varie associazioni patriottiche (tra queste la ?Dante Alighieri?, la Croce rossa, ecc.), che incitarono a raccogliere materiali e fondi a favore dei soldati e delle loro famiglie, facendo leva sulle capacità dei docenti di rinnovare e rafforzare ogni volta lo spirito nazionalistico. Per educarli alle responsabilità della nazione in armi, richiamarli ai loro doveri verso il fronte interno vennero modificati persino i programmi scolastici: fu infatti istituito dal ministero della Pubblica istruzione un corso di lezioni sul conflitto in corso.
Gli studenti, perciò, furono chiamati a dare il loro contributo attivo nelle diverse attività di supporto a favore del conflitto, la propaganda riuscì a far leva su sentimenti di solidarietà e di impegno umano a favore dei combattenti e delle loro famiglie, trovando in loro un terreno fertile e le scuole cominciarono a somigliare non solo a ?fabbriche dell?amor di patria? ma più precisamente a ?retrovie organizzate dei fronti?. In questa opera di impegno per ?nutrire? lo sforzo bellico si distinsero gli studenti del ?Pier Crescenzi? che vennero coinvolti dalle istituzioni scolastiche in diverse attività: dalle collette per i mutilati di guerra all?acquisto di marche e francobolli per aiutare la Croce rossa; dalla partecipazione a lotterie per l?associazione ?Pro-esercito? alla raccolta di fondi per la composizione di pacchi natalizi da inviare ai soldati al fronte; dalla produzione di ?cartoline con paesaggi dell?Italia irredenta? alla diffusione, in molte scuole italiane, di 23.000 ?cartoline decalogo contenenti i doveri dei discepoli nell?ora presente?. E ancora, l?invio di libri ai militari degenti negli ospedali e di indumenti di lana a un reparto di soldati addetti alle mitragliatrici e, soprattutto, tramite la fabbricazione di ?rotoli per scaldaranci? (rotoli di carta paraffinata da usarsi come combustibile) di cui l?istituto diventò il principale fornitore a Bologna e per cui curò, esaurite le scorte fornite, anche la raccolta della carta. Oltre a ciò, iniziative particolarmente importanti riguardarono i contributi ai vari prestiti nazionali per rastrellare il risparmio privato e la campagna per l?economia dei consumi. Sottoscrivere i prestiti significava intensificare lo sforzo nazionale, affrettare la vittoria e quindi la pace, evitando nuovi lutti: questo il messaggio trasmesso e raccolto da insegnanti e studenti. La restrizione dei consumi, invece, venne imposta dalla lunga durata della guerra e dagli intensi sforzi richiesti alla produzione. I temi del risparmio, del migliore utilizzo delle risorse ricorsero di continuo anche a scuola, tanto che il preside compilò una relazione, letta e commentata a tutti gli studenti, in cui suggerì e dimostrò la necessità di limitare i consumi, sia per ovviare alla scarsità degli approvvigionamenti, sia per attenuare il disagio economico provato dalle famiglie. Nello stesso senso, poi, altre attività furono svolte dagli studenti come la ?raccolta di oro da dare alla patria?, necessario per i pagamenti delle merci importate dall?estero, e la lavorazione di terre lasciate in abbandono, appartenenti al conte Francesco Cavazza, nel maggio del 1917.
Lo Stato non solo attivò gli studenti come protagonisti nella campagna di solidarietà ma, specialmente nella fase finale del conflitto, gettò materialmente nelle trincee centinaia di migliaia di loro, per far fronte ai vuoti sempre più ampi nelle file dei combattenti. In effetti, nei primi mesi del 1917 si arrivò all?arruolamento delle leve dei giovanissimi che portò sui campi di battaglia diciassettenni e diciottenni, appena usciti dalla scuola. Dai banchi alle trincee: il ?Pier Crescenzi? ebbe 46, tra allievi ed ex allievi, caduti in battaglia e almeno altri 10 morirono successivamente, per ferite o malattie contratte al fronte. Dei 46 morti, 28 dovevano ancora diplomarsi; 25 avevano tra i 18 e i 20 anni, tutti gli altri dai 21 ai 22, i 2 morti ?più vecchi? avevano rispettivamente 24 e 25 anni. Il 22 dicembre 1921, i ragazzi dell?istituto presero parte alla cerimonia di commemorazione per i loro compagni morti, cerimonia che comprese la posa di una lapide che si trova, ancora oggi esposta, nel corridoio prospiciente l?ufficio di presidenza. La targa celebrativa riproduce il simbolo di un pugnale avvolto dal fuoco e sormontato da una corona di spine, sulla lastra marmorea è inciso il motto ?Per la patria da queste aule balzarono fidenti incontro alla morte ed alla gloria? con l?elenco dei 46 alunni caduti, fra questi c?erano una medaglia d?oro, 12 d?argento, 3 di bronzo e alcune croci al merito. In occasione dell?avvenimento, la scuola diede alle stampe un opuscolo, intitolato Nell?inaugurazione del ricordo marmoreo in onore degli alunni del R. istituto tecnico ?Pier Crescenzi? gloriosamente caduti nella guerra nazionale. Albo d?onore, comprendente l?elenco dei caduti e una breve biografia di ciascuno.
Dagli ultimi mesi del 1922 e per tutta la durata degli anni del fascismo, la scuola italiana venne poi chiamata a dare un suo specifico contributo alla costruzione di una memoria collettiva che fosse in larga misura influenzata da una lettura militare della storia patria, e numerose e varie furono, a tal fine, le sollecitazioni perché venissero commemorate e celebrate le date e i simboli, le immagini, i ?nomi sacri? legati al mito della Grande guerra. Questa operazione servì al regime soprattutto per fare presa sui giovani, esaltando l?eroismo degli studenti morti in combattimento, ma non si limitò a ciò: impunemente mise sullo stesso piano i morti della guerra e i cosiddetti ?martiri della rivoluzione fascista?. Fu quello che accadde con il regio decreto legge del 21 marzo 1926, n. 479, con cui il regime stabilì il conferimento ad honorem della laurea o del diploma agli studenti caduti nella ?guerra di redenzione della patria e per la difesa della vittoria?. In realtà la legge riguardava i giovani fascisti morti durante gli scontri con le forze politiche avversarie nei primi anni di affermazione del regime, ma le disposizioni vennero estese anche a quei ragazzi che, morti durante la guerra, non erano riusciti a terminare gli studi. Allineandosi alle volontà del regime, il 27 marzo 1929 si svolse al ?Pier Crescenzi? una ?gloriosa cerimonia? in occasione della quale venne dato alle stampe l?elenco dei ?caduti nella grande guerra? composto dai nomi dei 18 licenziati dal 1914 al 1917, da quelli dei 28 licenziati a titolo d?onore, a cui furono aggiunti i due ?caduti per la redenzione della patria e per la difesa della vittoria?. Sempre per orientare l?educazione in senso nazional-patriottico, la centuria della scuola venne intitolata a Ivo Lollini, e non a caso, perché l?effetto era ancora maggiore se si poteva associare il culto dei caduti a figure localmente note, ai parenti degli alunni o ? come in questo caso ? addirittura ad alunni morti in battaglia.