N. 19 - Febbraio 2009

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Carlo De Maria

Una giornata di studi su Giovanna Caleffi Berneri
Reggio Emilia, 22 novembre 2008

La giornata di studi Giovanna Caleffi Berneri e la cultura eretica di sinistra nel secondo dopoguerra ha richiamato l?attenzione del folto pubblico (un centinaio di persone) su una figura di militante anarchica, di giornalista politica e, più in generale, di intellettuale critica in larga misura sconosciuta. Promosso dall?Archivio famiglia Berneri-Aurelio Chessa, dalla Biblioteca Panizzi e dall?assessorato alla Cultura del Comune di Reggio Emilia, il convegno è riuscito a dare ‒ ampliando l?arco cronologico fissato dal titolo ‒ un contributo allo studio del rapporto tra donne e impegno politico nel periodo che corre dall?esilio antifascista all?Italia repubblicana.


Saranno utili, a premessa del resoconto, alcune note biografiche. Studentessa alle scuole magistrali, poi insegnante elementare nella Reggio Emilia di Prampolini, Giovanna Caleffi (1897-1962) s?innamora giovanissima di Camillo Berneri, che sposa a Gualtieri nel 1917. Entrambi appena ventenni, si trasferiscono prima ad Arezzo, poi a Firenze, dove il giovane Berneri frequenta l?università e si laurea, nel 1922, con Gaetano Salvemini. Se nel primo periodo trascorso in Toscana, Giovanna ha la possibilità di insegnare a scuola, successivamente, con la nascita delle due figlie, Maria Luisa e Giliana, si dedica esclusivamente ai lavori di cura domestica, conoscendo solo di riflesso gli intellettuali frequentati dal marito: dai Rosselli a Ernesto Rossi, da Salvemini al poeta Piero Jahier. Nel 1926, quando in Italia vengono meno gli ultimi residui di libertà di opposizione, Berneri decide di espatriare e di stabilirsi a Parigi, dove presto è raggiunto da tutta la famiglia. Sul finire degli anni ?20, Giovanna Caleffi consolida il proprio rapporto con Salvemini, svolgendo alcune ricerche storiche per suo conto, alla Biblioteca nazionale di Parigi e al Musée de la Guerre di Vincennes. Poco più tardi, nel periodo 1930-31, insieme allo stesso Salvemini, organizza la difesa di Berneri, finito nelle maglie della rete spionistica del regime fascista e incarcerato per diversi mesi, prima a Bruxelles, poi a Parigi. Nel 1933 riesce ad aprire, alla periferia della capitale francese, un piccolo negozio di alimentari, grazie ai proventi del quale le figlie possono completare gli studi e il marito dedicarsi, con maggiore continuità, al lavoro intellettuale. Nell?estate del 1936, Berneri è tra i primi antifascisti a raggiungere Barcellona, dove ‒ nel quadro della progressiva sovietizzazione della Spagna repubblicana ‒ viene assassinato, nel maggio 1937.


Dopo la sua morte, Giovanna Caleffi si impegna a tenerne viva e a difenderne la memoria, promuovendo subito a Parigi il Comitato Camillo Berneri e partecipando, per la prima volta, alle riunioni degli anarchici italiani. È questo il passo iniziale verso l?impegno politico, un frangente della sua vita ricordato di recente anche da Patrizia Gabrielli (Tempio di virilità. L?antifascismo, il genere, la storia, Milano, Angeli, 2008). In seguito all?occupazione della Francia da parte dell?esercito tedesco, Caleffi viene arrestata a Parigi nell?ottobre 1940. Deportata in Germania (febbraio 1941), viene infine consegnata alle autorità italiane e condotta al carcere di Reggio Emilia (luglio 1941). La detenzione si tramuta in un anno di confino, da scontare in Irpinia. Nel dopoguerra, Caleffi si stabilisce a Napoli, dove stringe un sodalizio sentimentale e politico con l?anarchico Cesare Zaccaria, nel quale le sembra di scorgere la brillantezza intellettuale e la capacità innovativa che era stata di Camillo Berneri. Con Zaccaria anima due riviste militanti di grande interesse: ?La Rivoluzione libertaria?, che esce già nel corso del 1944 nel Sud liberato, e ?Volontà?, edita prima a Napoli poi a Genova, a partire dal 1946. Nel corso degli anni ?50, come principale animatrice di ?Volontà?, Caleffi riesce a farsi apprezzare anche presso le redazioni del ?Mondo? di Pannunzio e di ?Tempo presente? di Silone e Chiaromonte, collegando in qualche modo tutta una galassia di piccoli gruppi ?eretici? e ?critici?, italiani ed europei (anarchici, liberalsocialisti, liberali radicali, cristiani e socialisti senza ?chiese?). La campagna di informazione sul ?controllo delle nascite? e l?esperienza pedagogica della colonia ?Maria Luisa Berneri?, che la videro protagonista tra la fine degli anni ?40 e il decennio successivo, restano come luminosi esempi di pratiche libertarie efficaci e concrete. Tra i suoi corrispondenti e, talvolta, anche collaboratori della rivista: Angelica Balabanoff, Lamberto Borghi, Gianni Bosio, Piero Calamandrei, Albert Camus, Aldo Capitini, Luce Fabbri, Anna Garofalo, Vera Modigliani, Vernon Richards, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Ignazio Silone, Fernando Tartaglia, Angelo Tasca, Margherita Zoebeli, Oliviero Zuccarini. Una paziente e appassionata tessitura di rapporti che trova testimonianza nei suoi carteggi, conservati a Reggio Emilia presso l?Archivio famiglia Berneri, e dei quali uscirà nel corso del 2009 un?ampia antologia.


La giornata di studi si è aperta con la relazione di Giampietro Berti, dell?università di Padova, che ha tracciato, con chiarezza, il quadro del movimento anarchico italiano nel secondo dopoguerra. Un anarchismo che usciva dal conflitto mondiale in una condizione di isolamento rispetto alle altre tradizionali componenti del movimento operaio e socialista. La repressione del regime fascista e la guerra civile spagnola avevano decimato buona parte dei suoi militanti maggiori e questo forte indebolimento pesò inevitabilmente sulla possibilità di proposta e di azione negli anni ?50 e ?60, senza però impedire ad alcuni suoi esponenti intellettuali di formulare quelle teorie e quei programmi che troveranno la loro espressione con la rinascita antiautoritaria del ?68 e degli anni successivi.

Estremamente ricco e stimolante lo sguardo lanciato sugli anni ?50 da Goffredo Fofi, che ha confermato la sua peculiare capacità di scrutare il passato ponendosi, però, sempre come problema principale quello dell?oggi (la stessa attitudine che si ritrova nelle pagine della sua rivista mensile, ?Lo Straniero?, che ha da poco oltrepassato i 100 numeri). Nelle parole di Fofi, la stagione della società italiana che si aprì con la Liberazione si dimostrò ricca di sperimentazioni e proposte sociali, pedagogiche, politiche di grande rilievo, spesso legate tra loro e tutte quante tese al rinnovamento di una società che si portava dietro le ambiguità e le disparità dell?Unità e le velleità totalitarie del fascismo. E se molto di questo fermento confluì nell?elaborazione della Costituzione repubblicana, molto ne rimase ai margini, incarnato in figure di insoddisfatti e di non-accettanti, in esperienze radicali, ma legate alla comune speranza di una mutazione positiva per tutti. Per fare dei nomi, Fofi ricorda, insieme a Giovanna Caleffi e Cesare Zaccaria, i percorsi e le pratiche di: Aldo Capitini, Adriano Olivetti, Angela Zucconi, i Calogero, Danilo Dolci, don Zeno, don Mazzolari, don Milani, padre Turoldo, Lamberto Borghi e Margherita Zoebeli. Vanificate dal miracolo economico, queste figure e le loro iniziative ed esperienze vengono oggi riscoperte da nuove minoranze inquiete, anche se su un terreno in cui il valore della proposta appare compromesso da una generale sfiducia in un contesto (la ?globalizzazione?) che lascia poco spazio alla speranza, e continua però a imporre la non-accettazione delle sue enormi ingiustizie e delle sue voluttà distruttive e autodistruttive.


L?impostazione biografica e il lavoro di curatela sui carteggi di Giovanna Caleffi hanno portato il sottoscritto, assegnista di ricerca al Dipartimento di discipline storiche dell?Università di Bologna, ad ampliare l?arco cronologico del suo intervento al trentennio 1930-1960. Sotto la scorta di alcune osservazioni dell?anarchica russa Emma Goldman ‒ autrice nel 1938 di una densa prefazione al volume commemorativo Pensieri e battaglie, dedicato a Camillo Berneri e pubblicato a Parigi per volontà di Giovanna Caleffi ‒, la storia d?Europa di quegli anni è letta da chi scrive attraverso la tragedia dei rifugiati politici, vero e proprio simbolo del 900, in grado di riassumere tutte le ombre che avvolgevano il vecchio continente. Un ?tragico fato? al quale non era sfuggita la famiglia Berneri. Giovanna Caleffi visse sulla propria pelle il destino del profugo e, quando ne ebbe la possibilità, dedicò la propria vita ad alleviare le sofferenze di altri profughi, a lottare per i diritti civili, a lavorare con l?umanità più esposta e indifesa, quella dei bambini. Nel 1939, per conto del ?Comitato anarchico italiano pro? Spagna? di Parigi, Caleffi andava in soccorso dei volontari antifascisti italiani in fuga dalla penisola iberica, ammassati dalle autorità francesi in alcuni campi di raccolta, non lontani da Perpignan. Pochi mesi prima, alla fine del 1938, un?altra donna impegnata, Margherita Zoebeli, educatrice svizzera di formazione socialista e protestante, attiva nel Soccorso operaio, salvava da Barcellona, attanagliata dalla guerra civile, un centinaio di bambini, portandoli al sicuro in Francia. Erano esperienze e sentimenti che, nel dopoguerra, fecero sentire Giovanna Caleffi immediatamente vicina ad altre donne che avevano vissuto l?esilio antifascista, come Vera Modigliani e Joyce Lussu, di cui recensiva le testimonianze su ?Volontà? e con le quali era spesso in corrispondenza. Così come, negli anni ?50, allacciò uno scambio epistolare con la stessa Zoebeli, che aveva fondato a Rimini, dopo le devastazioni della guerra, il Centro educativo italo-svizzero.


L?ultima relazione della mattinata è stata quella di Tiziana Pironi, storica della pedagogia dell?Università di Bologna, che ha notato come negli anni in cui Giovanna Caleffi diresse ?Volontà? (1946-1962) fosse possibile cogliere nelle pagine della rivista sia un?implicita problematica pedagogica, che un messaggio di emancipazione femminile, entrambi ricompresi nella più generale visione etico-politica che animava il mensile. Nei suoi articoli, Giovanna Caleffi puntava soprattutto a far emergere la coscienza degli individui, valorizzando la loro capacità di liberazione personale. In particolare, nella campagna per il controllo delle nascite, Pironi scorge elementi di anticipazione del femminismo degli anni ?70.


La giornata di studio ha mantenuto, almeno in parte, una impostazione seminariale e, dopo le quattro relazioni principali, la sessione mattutina ‒ presieduta da Augusta Molinari ? si è chiusa con alcuni rapidi interventi. Alessandro Bresolin si è concentrato sul rapporto e la corrispondenza tra Giovanna Caleffi e Ignazio Silone. Quest?ultimo, a parere di Bresolin, si può considerare, insieme ad Albert Camus, altro corrispondente della Caleffi, il maggiore intellettuale libertario europeo della seconda metà del 900. Franco Melandri, redattore del mensile di interviste ?Una città?, è tornato sulla ?cifra? peculiare del mensile ?Volontà?, insistendo sull?apertura al confronto con componenti non anarchiche e sulla ricchezza culturale dimostrata dal periodico durante la stagione di Giovanna Caleffi. Uno stile che ?Volontà? perse dopo la sua morte, ma che rimase a lungo ‒ secondo il ricordo partecipe di Melandri ‒ nella memoria dei militanti anarchici degli anni ?70, favorendo, almeno in alcuni casi, il rifiuto della lotta armata. Roberto Pavani, regista della compagnia teatrale Zero Beat, già autore di uno spettacolo su Camillo Berneri, è tornato a riflettere sulla valenza civile ed educativa dell?attività teatrale, che si esprime anche con la messa in scena di vicende ed esperienze dimenticate dalla ?grande storia?. Francesco Paolella, dell?Istituto per la storia della Resistenza di Reggio Emilia, ha ricordato le vicende giudiziarie che coinvolsero Giovanna Caleffi e Cesare Zaccaria in seguito alla pubblicazione, alla fine degli anni ?40, dell?opuscolo Il controllo delle nascite, in un paese che risentiva ancora, nel proprio codice penale, del retaggio lasciato dalla battaglia demografica del fascismo. Per ultimo, Mirco Carrattieri, ricercatore attivo negli istituti culturali del Reggiano, ha tirato brevemente le somme dei molti spunti di interesse che hanno animato la mattinata.


La sessione pomeridiana ‒ presieduta da Maurizio Antonioli ‒ si è aperta con la relazione di Giorgio Sacchetti, dell?università di Trieste, incentrata sull?attività redazionale di Giovanna Caleffi nei tre lustri passati alla direzione di ?Volontà?. Con un approccio originale, Sacchetti si è soffermato sulle parti secondarie della rivista e, soprattutto, sulle recensioni, che mostrano in modo quanto mai efficace tutta l?apertura intellettuale di Caleffi, la quale recensì con interesse e partecipazione opere di autori sia laici che cattolici, da don Milani, a Danilo Dolci, ad Anna Garofalo, fino ad arrivare a Ernesto Rossi.


Pietro Adamo, storico delle idee dell?Università di Torino, si è immerso nell?analisi del pensiero libertario di Cesare Zaccaria, che fu il compagno di Giovanna Caleffi nel secondo dopoguerra, fino alla separazione avvenuta intorno alla metà degli anni ?50. Nella ricostruzione di Adamo (Cesare Zaccaria. L?America e la libertà), l?elaborazione teorica di Zaccaria ha salde radici nella tradizione liberale.


Nella parte finale della giornata, Francesco Codello, dirigente scolastico e importante studioso della storia della pedagogia libertaria, è tornato con grande competenza a una analisi degli elementi educativi in Giovanna Caleffi e Camillo Berneri, mentre la relazione di Stefano d?Errico, impegnato nell?Unicobas, si è proiettata in avanti, alla ricerca ‒ citando il titolo del suo intervento ‒ dell??influenza di Giovanna Caleffi e del lascito berneriano nelle battaglie per le libertà civili in Italia». Da tempo, d?Errico insiste su un tema di sicuro interesse, anche se non di agevole indagine: quello dei rapporti tra Giovanna Caleffi e il nascente Partito radicale, nella seconda metà degli anni ?50.


Come la mattinata, anche il pomeriggio si è chiuso con alcuni rapidi interventi tra i quali quelli di Maria Alberici, che rappresentava gli eredi della famiglia Caleffi, Fiamma Chessa, curatrice dell?Archivio famiglia Berneri e principale organizzatrice del convegno, Giovanni Stiffoni, giovane ricercatore dell?Università di Nizza.



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