N. 18 - Ottobre 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Bruno Ziglioli
Il disastro di Seveso tra ecologia e politica

Con poche stringate parole, tratte da un minuscolo articolo pubblicato sabato 17 luglio 1976 sulle pagine milanesi del ?Corriere della Sera?, l'opinione pubblica venne informata per la prima volta dell'incidente avvenuto esattamente una settimana prima ? il 10 luglio ? all'interno del reparto B dello stabilimento Icmesa di Meda ...

Luigi Ambrosi
La rivolta di Reggio Calabria del 1970: uso pubblico della storia e nuove prospettive d'indagine

Il recente libro Reggio 1970 di Fabio Cuzzola (2008) è una delle molte iniziative dedicate negli ultimi due anni alla rivolta di Reggio Calabria del 1970, un moto di protesta tra i più significativi ? per intensità e durata ? della storia dell'Italia repubblicana ... La rivolta fu innescata nel luglio 1970 dalla disputa tra Reggio e Catanzaro per il titolo di capoluogo del nascente ente Regione.

Gaetano Greco
Un possibile futuro per la formazione degli insegnanti di Storia

Che cosa accadrà agli insegnanti di Storia del futuro prossimo? Pare, infatti, che si vada verso un sistema articolato su una laurea Magistrale quinquennale, più un anno di tirocinio nelle scuole (di fatto, un anno di supplenze sottopagate), per accedere poi a quelle liste regionali a cui attingeranno i dirigenti scolastici per la copertura delle cattedre vacanti.


La démocratie européenne à l’épreuve des changements économiques et sociaux, XIXe – XXe siècle

Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007

Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.




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