Angus Maddison
Angus Maddison
L?economia mondiale dall?anno 1 al 2030Milano, Pantarei, 2008Discorso dell?Autore di presentazione della sua opera tenuto alla Fiera del libro di Torino, all?Università di Genova e alla libreria Mondadori di Milano, a cura del Centro Filippo Buonarroti.
Lo scopo che si propone questo libro, L?economia mondiale dall?anno 1 al 2030 (Edizioni Pantarei, Milano), è quello di individuare le forze che spiegano come e perché, nell?arco degli ultimi due millenni, alcune parti del mondo si sono sviluppate e sono diventate ricche mentre altre declinavano o restavano indietro sulla via dello sviluppo, perché alcuni paesi sono diventati colonizzatori mentre altri venivano colonizzati. Il libro contiene anche le previsioni per il periodo 2003-2030.
Si tratta di un libro di storia macroeconomica che tenta di quantificare le forze motrici dei processi dello sviluppo economico, della dinamica demografica, della crescita del reddito pro-capite, della diffusione della tecnologia, dell?estensione del commercio internazionale, dei cambiamenti nei rapporti di potenza tra le nazioni. La quantificazione è naturalmente solo una parte della storia. I diversi paesi hanno avuto istituzioni, tradizioni e politiche molto diverse tra loro, per di più soggette all?influenza di molti fattori interagenti tra loro. Di conseguenza ho cercato di considerare un ampio spettro di fattori per avvicinarmi il più possibile alle cause profonde dei fenomeni.
Ho lavorato su questo tipo di storia quantitativa per più di quarant?anni. Tra il 1964 ed il 1995 ho concentrato le ricerche, portate avanti nei 14 libri che ho scritto in quel periodo, sulle vicende degli ultimi due secoli in Europa occidentale, Usa, Giappone, Urss, India, Pakistan, Indonesia, Brasile e Messico. A partire dal 1998 ho cominciato invece a concentrare i miei studi sugli ultimi due millenni: questo è il mio sesto libro che si muove all?interno di questo orizzonte temporale. Le prove utilizzate per questo periodo così lungo sono spesso contestate da molti studiosi con grande accanimento, ma io ho descritto nei dettagli ed in modo trasparente i meccanismi attraverso cui sono pervenuto a trovare e a verificare le prove, gli indizi e le congetture, in modo che il lettore scettico o dissenziente possa ammettere o rifiutare parti della quantificazione, oppure introdurre ipotesi alternative.
Uno dei motivi che mi hanno indotto a tornare così indietro nel tempo, è stato il mio disaccordo con influenti storici ed economisti che pensano che l?economia mondiale sia rimasta stagnante fino alla cosiddetta rivoluzione industriale della fine del XVIII secolo. Alcuni importanti economisti americani, Bradford De Long, Gregory Clark, Joel Mokir, e Nordhaus sembrano essere convinti che prima del XIX secolo gli uomini vivessero ancora nelle caverne. Ho l?impressione che siano rimasti abbagliati dal sole della California?
È naturalmente vero che la crescita economica ha accelerato grandemente nel corso degli ultimi due secoli, e la storia quantitativa di questo periodo è stata ampiamente esplorata negli ultimi 60 anni. Tuttavia i secoli precedenti sono pure stati importanti, in Occidente, con lo sviluppo della scienza, con i miglioramenti delle tecnologie marittime, della navigazione e dell?armamento che permisero ai paesi europei di trasformare le Americhe, ripopolandole anche con 13 milioni di schiavi africani, e di sviluppare traffici commerciali anche con l?Asia. Questi cambiamenti ebbero luogo tra il 1500 e il 1800 e manifestano ancora oggi le loro conseguenze, come dimostrano le differenze nei livelli di reddito tra il Nord e il Sud America che sono sostanzialmente dovute al diverso sistema di colonizzazione spagnolo e britannico. Anche la povertà dell?Africa ha nel passato le sue profonde radici ed è più facile capire la rapidità del recente sviluppo cinese se si considerano gli impressionanti risultati conseguiti dalla Cina nella sua gloriosa storia.
Nel libro ci sono 4 capitoli dedicati a differenti regioni del mondo.
Il primo capitolo si occupa dell?ascesa dell?Impero romano dal 300 a.C. al regno di Augusto. Per il 14 d.C. la cartina riportata nel libro mostra i differenti livello di reddito nelle 33 regioni che componevano l?Impero. La regione con il reddito più alto era l?Italia peninsulare, grazie alle efficienti infrastrutture, ma grazie anche ai tributi pagati a Roma dalle altre regioni dell?Impero. La seconda regione come livello di reddito era l?Egitto, mentre i livelli più bassi di reddito erano nella Gallia, nelle province danubiane e nell?Africa nord-occidentale. Ho anche spiegato le ragioni principali che hanno provocato il declino dell?Impero, così come l?ampiezza del crollo.
Il secondo capitolo tratta delle forze che hanno determinato la ?resurrezione? dell?Europa occidentale, la cui potenza nel sistema delle relazioni internazionali crebbe enormemente tra il 1500 e il 1820. Nel corso di questi secoli l?Europa colonizzò e trasformò le Americhe la cui popolazione fu decimata dalle malattie importate dalla stessa Europa e dall?Africa. L?Europa ripopolò poi le Americhe con schiavi e coloni, ed introdusse nuove colture, nonché animali da allevamento e da trazione che permisero un considerevole incremento della produttività agricola. L?Europa si procurò anche nelle Americhe l?oro e l?argento per finanziare il suo commercio con l?Asia, oltre a diffondere in Europa, Asia e Africa le colture del Nuovo mondo (patate, patate dolci, mais, manioca, ananas, arachidi e cacao), che migliorarono la capacità dell?agricoltura mondiale di sostenere l?aumento della popolazione.
Il terzo capitolo si sofferma sull?interazione tra l?Europa e l?Asia, che nel 1500 contava i due terzi della popolazione e del reddito mondiale ed era meglio attrezzata per resistere alla penetrazione europea. Tuttavia l?India e l?Indonesia divennero colonie europee nel corso del XVIII secolo. Cina e Giappone invece rifiutarono di farsi coinvolgere nel commercio mondiale ed ottennero così migliori risultati nel rinviare nel tempo la penetrazione europea sul loro territorio.
Il quarto capitolo si occupa dello sviluppo africano. Fino al VII secolo l?intera Africa del Nord era soggetta al dominio europeo. La struttura sociale e politica di questa regione subì una completa trasformazione in seguito alla conquista musulmana del Nord ed alla graduale estensione del relativo dominio anche alle regioni a sud del Sahara nel corso dei secoli successivi. Fino al XIX secolo l?interazione europea con l?Africa si limitò sostanzialmente al commerciò degli schiavi. Gli europei erano molto sensibili alle malattie africane. Nel 1820 c?erano solo 35.000 europei che vivevano in Africa: tale cifra andava confrontata con i 13 milioni che vivevano nelle Americhe e con il milione che viveva in Asia. Ma l?economia dell?Africa subsahariana non era stagnante. Duemila anni or sono, molta parte dell?Africa nera era abitata da cacciatori-raccoglitori che utilizzavano tecnologie dell?età della pietra. Intorno al 1820 costoro erano stati cacciati via da agricoltori e pastori che disponevano di armi e attrezzi dell?età del ferro. La produttività della terra era aumentata, in seguito alla graduale introduzione dalle Americhe, di mais, manioca, e patate dolci a partire dal 1500. Il commercio attraverso il Sahara fu rivoluzionato dall?introduzione del cammello tra il V e l?VIII secolo.
Il quinto e il sesto capitolo descrivono gli strumenti analitici dello storico quantitativo. La quantificazione macroeconomica infatti non è certo una scoperta recente. Ha cominciato infatti ad essere utilizzata già a partire dal XVII secolo quando William Petty ha cominciato ad elaborare i primi dati sulla contabilità nazionale e sulla crescita economica, attraverso la stima del peso dei diversi fattori sulla produzione: capitale, input di lavoro, istruzione e sviluppo tecnico. Petty intraprese anche dei confronti tra i risultati ottenuti in Inghilterra, Francia e Olanda, favorendo anche lo sviluppo della demografia storica. Il suo lavoro fu considerevolmente sviluppato e affinato da Gregory King. Sfortunatamente questo filone di ricerca venne trascurato fino agli anni ?40 del XX secolo quando divenne il più importante strumento dell?analisi politica. Io ho cercato di promuoverne la ?resurrezione? come strumento dell?analisi storica.
Il settimo capitolo analizza le prospettive della crescita economica nelle diverse regioni dell?economia mondiale tra il 2003 e il 2030. I maggiori cambiamenti strutturali saranno rappresentati dalla crescita del peso dell?Asia che passerà dal 40 al 53% dell?economia mondiale, con una caduta della quota delle economie occidentali dal 43 al 33%. In questo capitolo si trova anche un?analisi dettagliata delle prospettive dei consumi energetici, delle emissioni di carbonio e del riscaldamento globale.