N. 18 - Ottobre 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





SeF Redazione

Annalisa Coviello
1928: dalla Spezia al Polo Nord
A bordo della nave appoggio Città di Milano, sulla traccia di un diario inedito della spedizione Nobile

Edizioni Giacché 2008

dalla Spezia al Polo Nord

Nel 1928, il generale Umberto Nobile, che due anni prima aveva raggiunto il Polo Nord a bordo del dirigibile Norge insieme all?esploratore norvegese Roald Amundsen, era pronto a partire per una nuova spedizione artica. Il ?mezzo? prescelto era, ancora una volta, un dirigibile gemello del Norge che venne ribattezzato Italia.

La vicenda del naufragio degli esploratori sul pack e della fortunosa sopravvivenza di alcuni di loro nella famosa Tenda rossa è molto celebre, perché rappresenta senza alcun dubbio una pagina fondamentale non solo nel capitolo delle esplorazioni polari, ma nella stessa storia italiana contemporanea. Meno noto, forse, è il ruolo che la Marina italiana, che inviò una propria nave in appoggio alla spedizione di Nobile, svolse durante tutte le fasi logistiche e, successivamente, di soccorso, ed è di questo che parla il libro 1928: dalla Spezia al Polo Nord. A bordo della nave appoggio Città di Milano, sulla traccia di un diario inedito della spedizione Nobile, pubblicato proprio di recente dalle Edizioni Giacché della Spezia (www.edizionigiacche.com) e scritto da Annalisa Coviello, giornalista e autrice di saggi, il cui nonno, Michele Coviello, era uno dei giovanissimi nocchieri della scuola Crem di Pola che faceva parte dell?equipaggio della nave Città di Milano.


Da quel viaggio, Michele Coviello ha riportato non solo i propri ricordi, che ha poi raccontato alla nipote, ma anche un album di fotografie, per la precisione 120, molte delle quali sono state pubblicate per la prima volta in questo libro, che ritraggono tutte le fasi del viaggio fino alla Baia del Re, nelle isole Svalbard, che rappresentava il ?campo base? della spedizione di Nobile, delle operazioni di preparazione e allestimento del dirigibile, delle ricerche dei naufraghi con gli aerei, le navi e le slitte e della vita quotidiana che si svolgeva a bordo della nave che per sette mesi, dal 20 marzo al 20 ottobre, è stata impegnata in questa spedizione.












Foto 1

Foto 2


Foto 1. La Città di Milano nel bacino di carenaggio dell?Arsenale della Spezia mentre vengono effettuati i lavori di adeguamento per renderla adatta alla navigazione ?polare?.


Foto 2. La nave Città di Milano con i panni davanti agli oblò per ripararsi dal ?sole di mezzanotte? e il ?cerchio? che simboleggia l?avvenuto passaggio del Circolo Polare Artico.




Non è di sicuro stato facile per la Marina scegliere il tipo di imbarcazione da inviare nelle regioni artiche, anche perché le Forze Armate italiane dell?epoca non avevano unità navali attrezzate in modo da affrontare la navigazione nei ghiacci, a differenza, ad esempio, dai sovietici (è stato proprio un loro rompighiaccio, il Krassin, a trarre in salvo, dopo 48 giorni di permanenza sul pack, i superstiti del dirigibile Italia). La scelta, quindi, era caduta sulla Città di Milano, che era una posa cavi telegrafici e alla quale vennero fatte, nell?Arsenale della Spezia (Foto 1), le modifiche indispensabili per sopportare un viaggio del genere, come il rafforzamento dello scafo, la sostituzione delle eliche e l?installazione, il che per l?epoca rappresentava un vero lusso, di un impianto di riscaldamento interno. Inoltre, vennero montate delle potenti stazioni radio, che si riveleranno di importanza addirittura vitale per stabilire e mantenere i contatti con i naufraghi della Tenda rossa. Infatti, per una serie fortunata di circostanze, Giuseppe Biagi, il radiotelegrafista dell?Italia, aveva salvato la sua ?Ondina campale S numero 3?, poi chiamata più comunemente ?Biagina?, dall?impatto sui ghiacci e fin da subito aveva iniziato a trasmettere l?Sos, il quale, dopo essere stato per la prima volta raccolto da un radioamatore russo, ha consentito ai soccorritori di individuare il punto esatto in cui si trovava la Tenda Rossa e, quindi, prima di rifornirli e poi, grazie al già citato rompighiaccio sovietico, di recuperarli.

Partita dal porto della Spezia il 20 marzo 1928, al comando del capitano di Fregata Giuseppe Romagna Manoja e con, a bordo, un piccolo contingente di alpini e di sucaini (i giovani universitari del Cai che saranno preziosissimi per le ricognizioni con le slitte e gli sci), la Città di Milano il 21 aprile, una data particolare, perché era quella nella quale il regime fascista festeggiava il Natale di Roma, supera il Circolo polare artico e i marinai, moltissimi dei quali, come Michele Coviello, fanno parte della ?nuova leva?, classe 1908, iniziano a ?familiarizzare? con la neve, la navigazione tempestosa a causa dei forti venti, e il sole di mezzanotte, che li costringe a coprire oblò e portelli con stracci e coperte, per riuscire a dormire (Foto 2).












Foto 3

Foto 4


Foto 3. Il villaggio di Ny Alesund in mezzo a una tormenta di neve: si può intravedere il pilone di ancoraggio del dirigibile, utilizzato prima per il Norge e poi per l?Italia.


Foto 4. La nave Città di Milano bloccata tra i ghiacci



La nave arriva alle Svalbard, in mezzo a una vera e propria tormenta (Foto 3) il 2 maggio, ma, nonostante tutti gli sforzi, non riesce ad attraccare al pontile della Baia del Re a causa dello strato di ghiaccio, insolito per quella stagione primaverile, che ancora ricopre il mare, e rimane bloccata a chilometri di distanza (Foto 4). Il problema è notevole, perché bisognava scaricare tutto il materiale necessario per il dirigibile, il cui arrivo era previsto entro pochissimi giorni, comprese le pesantissime bombole di idrogeno indispensabili per gonfiare l?involucro. C?era una piccola decauville, che serviva ai minatori proprio per trasportare il materiale all?approdo, ma era irraggiungibile per il ghiaccio e quindi l?equipaggio della nave, servendosi solo di poche slitte, ha scaricato a mano e in tempi record tutto il necessario, lavorando in condizioni tremende, tra la neve e il ghiaccio, senza gli indumenti termici ad alta tecnologia di oggi e spesso addirittura senza guanti, perché le famose bombole erano estremamente scivolose (Foto 5).














Foto 5

Foto 6


Foto 5. Alpini e marinai alle prese con una delle slitte che, prima, servirà per il trasporto dei materiali dalla nave all?hangar e, successivamente, per le ricerche dei dispersi.


Foto 6. Il dirigibile Italia nella sua marcia di avvicinamento alla Baia del Re.



Il 6 maggio, il dirigibile Italia, dopo un viaggio molto difficile per le condizioni meteorologiche avverse, arriva alla Baia del Re (Foto 6): la Città di Milano, per l?occasione, innalza il Gran Pavese (Foto 7), come farà anche il 24 maggio, poco prima della catastrofe, alla notizia che il dirigibile aveva sorvolato il Polo Nord.

Lì, alle Svalbard, si trovavano il pilone e l?hangar (Foto 8) che erano serviti, due anni prima, per la spedizione del Norge (ci sono ancora oggi?): l?equipaggio del dirigibile scende a terra, accolto dallo stato maggiore della nave (Foto 9). Ma le difficoltà non sono finite: l?Italia inizia subito i suoi viaggi di esplorazione, però il tempo avverso costringe l?aeromobile a un brusco rientro.












Foto 7

Foto 8


Foto 7. La Città di Milanoinnalza il gran pavese, impiegato, di solito, per adornare le navi in particolari occasioni. Come nel giorno in cui arriva, alla Baia del Re, il dirigibile Italia.


Foto 8. In prospettiva, si coglie la straordinaria dimensione dell?hangar del dirigibile, soprattutto se confrontato con la figura umana in primo piano



Nevica e tira vento e la massa ghiacciata si deposita sull?involucro del dirigibile, anche perché l?hangar non è coperto: sono proprio i giovanissimi nocchieri della Città di Milano, abituati a salire sugli alberi delle navi, ad arrampicarsi sui fianchi dell?Italia, con i soli calzettoni di lana, perché gli scarponi potevano danneggiare l?involucro, e a liberare, con scope e ramazze, il mastodontico velivolo dalla neve, in modo da consentirgli di riprendere le esplorazioni.












Foto 9

Foto 10


Foto 9. L?equipaggio del dirigibile scende a terra, accolto dagli uomini della nave Città di Milano. In questa immagine, si possono riconoscere il comandante della stessa, Giuseppe Romagna, e il meteorologo svedese Finn Malmgren (con il cappello a tesa), che poi soccomberà alla marcia tra i ghiacci. In prima fila anche Titina, la cagnetta di Nobile.


Foto 10. Il generale Umberto Nobile a uno degli oblò del dirigibile prima della partenza per il Polo.



Il 23 maggio, Umberto Nobile (Foto 10) dà il segnale di partenza per il Polo Nord. Con lui, e la sua cagnetta Titina, a bordo ci sono: Alfredo Viglieri, ufficiale di Marina, navigatore; Natale Cecioni, capotecnico; Felice Troiani, timoniere di quota; Frantisek Behounek, fisico ceco; Giuseppe Biagi, operatore radio; Filippo Zappi, ufficiale di Marina, navigatore; Adalberto Mariano, ufficiale di Marina, motorista. Solo questi saranno i sopravvissuti alla catastrofe, e gli ultimi due davvero fortunosamente, dopo una marcia sui ghiacci di chilometri e chilometri e aver visto morire l?altro componente della spedizione, il meteorologo svedese Finn Malmgrem, partito con loro a piedi dalla Tenda Rossa per cercare di raggiungere Capo Nord e chiedere aiuto. Sull?Italia, e dispersi con l?involucro del dirigibile, si trovavano Aldo Pontremoli, fisico; Ugo Lago, giornalista; Ettore Arduino, capo motorista; Renato Alessandrini, attrezzatore e i due motoristi, Calisto Ciocca e Attilio Caratti. Il terzo motorista,Vincenzo Pomella, morirà subito dopo l?impatto della navicella sul pack.

È l?ultima volta che i marinai della nave vedranno il maestoso dirigibile (Foto 11) sollevarsi nel cielo dell?Artide. Nelle prime ore del 24 maggio, l?Italia raggiunge il Polo Nord, ma, a causa delle avverse condizioni atmosferiche, la prevista discesa non è possibile. Durante il viaggio di ritorno, per cause ancora imprecisate, il dirigibile si schianta sul pack. La navicella con tutto quello che conteneva, uomini compresi, si sfascia tra i ghiacci, mentre l?involucro con gli altri membri dell?equipaggio riprende quota e svanirà per sempre.

Sulla nave, i marinai festeggiano la ?conquista del Polo?, alla quale ognuno di loro, pur nel suo piccolo, magari portando le bombole di idrogeno, ha partecipato. Ma gli ufficiali non sono così ottimisti, perché Nobile, tramite la radio, comunica la presenza di un vento fortissimo che ostacola il rientro alla Baia del Re. Infatti, dopo le 10,30 di mattina, le comunicazioni si interrompono.

L?idea della catastrofe prende subito corpo e si decide di attivare la complicata macchina dei soccorsi. Alla quale parteciperanno, in una commovente gara di solidarietà, numerosi paesi: Svezia, Norvegia, Unione Sovietica, Finlandia e Francia.

Francese era il velivolo Latham 42 (Foto 12) che venne ?prestato? a Roald Amundsen, il grande esploratore norvegese amico-rivale di Nobile, il quale, alla notizia della catastrofe dell?Italia, rimbalzata dalla radio della Città di Milano in tutto il mondo, si è immediatamente attivato per partecipare ai soccorsi, dimenticandosi e superando le polemiche che c?erano state tra Norvegia e Italia sulla trasvolata del Polo di due anni prima. Ma anche il ?grande vecchio? dei Poli sarà vittima della tragedia, perché, il 18 giugno, proprio durante un volo di ricognizione, il suo aereo si inabissa nel mare: verrà ritrovato solo un galleggiante.












Foto 11

Foto 12


Foto 11. Un?immagine molto significativa: la nave tra i ghiacci e, sopra, il dirigibile Italia.


Foto 12. L?unica immagine datata: è il 18 giugno 1928 e il Latham 47 con a bordo Roald Amundsen, l?amico-rivale di Nobile, grande esploratore, arriva per partecipare alle ricerche. Purtroppo, anche questo aereo, con tutto il suo equipaggio, precipiterà in mare e se ne troverà solo un galleggiante.



I sopravvissuti alla catastrofe allestiscono immediatamente la famosa Tenda rossa, la quale, in realtà, era di colore grigio-verde, ma venne poi tinta di rosso per renderla maggiormente visibile agli aerei che cercavano gli uomini alla deriva sul pack con le bocce all?anilina che servivano per le rilevazioni altimetriche dal dirigibile. La piccola tenda è tuttora conservata al Museo della scienza e della tecnica Leonardo da Vinci di Milano e attualmente sono in corso delle operazioni di restauro.

Biagi riesce ad attivare la radio, con mezzi di fortuna ma efficaci: per limitarsi a un solo esempio, per sistemare la resistenza, è stata utilizzata la grafite di una comune matita. Con la stessa radio, a intervalli regolari, il marconista trasmette, in italiano, francese e inglese, il messaggio steso direttamente da Nobile: ?SOS Italia. Nobile. Sui ghiacci presso l?isola di Foyn, nord-est Spitzbergen, latitudine 80°37?, longitudine 26°50? est di Greenwich. Impossibile muoversi mancando di slitte e avendo due feriti. Dirigibile perduto in altra località. Rispondere via IDO 32?.

Però, per giorni e giorni, nessuno riesce a cogliere il disperato messaggio. Sulla nave, nel frattempo, si era già attivata la complicata macchina dei soccorsi: il comandante noleggia due baleniere, la Hobby e la Braganza, maggiormente in grado di muoversi nel mare ghiacciato, oltre che mute di cani con slitte con le quali gli alpini, capitanati da Gennaro Sora, tenteranno di raggiungere i superstiti.

Mancando il contatto radio, i soccorritori non solo non sapevano esattamente dove si trovassero i naufraghi dell?Italia, ammesso che ce ne fossero stati, ma neppure erano a conoscenza che il dirigibile, il loro principale punto di riferimento, era scomparso chissà dove nei cieli dell?Artide con sei uomini a bordo. Anzi, tutte le ricerche si focalizzavano proprio sul colossale relitto, del quale, invece, non si troverà più nemmeno un bullone?

E se erano disperati i marinai alla Baia del Re, figurarsi come si dovevano sentire gli uomini alla deriva sul pack, con viveri che, nonostante fossero riusciti a uccidere un orso, andavano sempre più diminuendo e la paura che, da un momento all?altro, anche gli accumulatori della radio smettessero di funzionare, condannandoli, così, alla più orribile delle morti.

È per questo motivo che Malmgren, insieme con Zappi e Mariano, decide di lasciare gli altri superstiti, due dei quali impossibilitati a muoversi per le gravi ferite, per andare a cercare soccorso. La marcia dei tre si concluderà con la morte dello scienziato svedese e con il fortunoso salvataggio, quando ormai erano al limite della sopravvivenza, dei due ufficiali italiani, avvistati e recuperati dal rompighiaccio Krassin proprio lo stesso giorno in cui verranno tratti in salvo anche i naufraghi della Tenda rossa.

Il 29 maggio, Ettore Perdetti, uno dei marconisti della spedizione rimasto a bordo della Città di Milano, intercetta qualche parola di un messaggio di Biagi, ma, dato che dopo poco si è sovrapposta un?altra trasmissione dalla Somalia, si ritiene che quelle poche battute appartengano alla radio di Mogadiscio. La radio di Biagi e la ?ricevente? collocata all?epoca sulla Città di Milano oggi sono entrambe conservate al Museo Tecnico Navale della Spezia.

Invece, il 3 giugno, un radioamatore di Arcangelo raccoglie l?Sos di Biagi e lo comunica alle autorità del suo paese, le quali riportano il tutto al comando della Città di Milano. Però, il radioamatore sovietico fraintende le parole ?Foyn?, riferite all?isola di fronte alla quale erano alla deriva i naufraghi, con ?Franz?, Terra di Francesco Giuseppe, da tutt?altra parte, e per gli uomini della Tenda rossa, che non riuscivano a farsi sentire, ma captavano benissimo tutti i messaggi dei soccorritori, è un ennesimo momento di panico.

Finalmente, l?8 giugno, anche la nave appoggio riesce a entrare in contatto con il gruppo di Nobile e a farsi un quadro più chiaro della situazione: il ?gruppo Malmgren? partito a piedi, il dirigibile scomparso con sei persone a bordo e i restanti alla Tenda rossa. Partono, quindi, gli aerei per avvistare e rifornire i sopravvissuti: oltre al già citato Latham francese con a bordo Amundsen, partecipano alle operazioni di soccorso un Turku finlandese, uno Junkers norvegese, due idrovolanti, un biplano, un trimotore e un Fokker svedese, che sarà quello che recupererà Nobile, oltre che il trimotore sovietico del Krassin, cui si deve l?avvistamento della pattuglia di Zappi e Mariano.












Foto 13

Foto 14


Foto 13. L?SS 55 di Umberto Maddalena sul quale stanno per essere caricati i viveri destinati ai superstiti della Tenda Rossa.


Foto 14. Marinai e alpini issano sulla baleniera Braganza un orso bianco catturato.



Ma sarà un velivolo italiano, l?SS 55 pilotato da Umberto Maddalena (Foto 13), arrivato il 18 giugno alla Baia del Re, il primo ad avvistare e a rifornire i naufraghi. Già parecchie volte, infatti, Biagi aveva comunicato che erano stati sorvolati da velivoli i quali, però, non erano riusciti a scorgerli, nonostante il rosso della famosa tenda e i vari teli che erano stati messi intorno al piccolo accampamento.

Così, sulla Città di Milano, si pensa a un sistema semplice, ma ingegnoso, di volo ?pilotato? dalla radio. Un apparecchio simile a quello di Biagi viene installato sul velivolo di Maddalena e, dalla Tenda Rossa, tramite un sistema di codici molto facile da trasmettere (ad esempio, KKKK voleva dire: obiettivo raggiunto), il velivolo di Maddalena è guidato direttamente sulla verticale del punto in cui si trovavano i naufraghi, i quali, per la prima volta, il 20 giugno, vengono avvistati e riforniti di cibo, armi, medicinali e dei preziosissimi accumulatori che consentivano alla stazione di Biagi di continuare a ricevere e trasmettere. Lo stesso giorno, giunge alle Svalbard anche l?idrovolante Marina II pilotato da Pierluigi Penzo, il quale, purtroppo, precipiterà nel Rodano durante il viaggio di ritorno in Italia, una volta recuperati tutti i sopravvissuti.

Il 23 giugno, il Fokker svedese capitanato da Lundborg riesce ad atterrare a due passi dalla Tenda Rossa e a portare in salvo il generale Nobile. Su questa vicenda, è scaturito un mare di polemiche. Secondo tutte le testimonianze ?dirette?, comprese quelle del nonno di Annalisa Coviello, il generale aveva stabilito un diverso ordine di partenza e si era convinto a lasciare i suoi uomini solo perché era indispensabile il suo aiuto per continuare nelle operazioni di soccorso, soprattutto per ciò che riguardava l?involucro del dirigibile, che all?epoca si riteneva ancora di trovare, anche se Nobile, poco dopo essere salito a bordo della Città di Milano, aveva raccontato che i sopravvissuti della Tenda Rossa avevano visto, circa mezz?ora dopo il loro impatto, una colossale colonna di fumo che lasciava ben poche speranze?In ogni modo, primo fra tutti il generale e poi lo stato maggiore della Città di Milano, non hanno lasciato nulla di intentato per avere almeno qualche notizia certa dei sei uomini rimasti sull?involucro e si sono arresi solo quando la fine della breve estate artica aveva reso impossibile ogni ulteriore esplorazione, anche con i potenti rompighiaccio o con le agili baleniere.

Purtroppo, nel secondo volo, l?aereo di Lundborg si ribalta sul ghiaccio e il pilota svedese rimane anch?egli, sia pure per breve tempo, visto che il 6 luglio verrà recuperato da un collega, ?ospite? alla Tenda rossa.

Il salvataggio degli uomini alla deriva sul pack sembra questione di ore, anche se non sarà proprio così e bisognerà aspettare il 12 luglio e l?arrivo del rompighiaccio russo. I marinai della Città di Milano e quelli provvisoriamente ?trasferiti? sulla baleniera Braganza si dilettano anche in attività di caccia. Le loro prede sono le pacifiche foche e i più pericolosi orsi bianchi (Foto 14), che comunque rappresentano una valida alternativa alle solite zuppe fatte con il pemmican, il cibo più usato all?epoca dagli esploratori, costituito da carne secca e grasso lasciati rassodare, in modo da permettere una lunga conservazione.









Foto 15


Foto 15. L?arrivo sulla nave Città di Milano dei sopravvissuti alla tragedia del dirigibile.


Nel libro di Annalisa Coviello, sono presenti numerosi aneddoti sul pemmican e sul rancio dei marinai, così come un episodio che vede come protagonisti il nonno, alcuni suoi colleghi e? un orso bianco. Intanto, a bordo della nave, Nobile, pur con la febbre altissima provocata da un?infezione intestinale, continua a coordinare indefessamente le operazioni di soccorso e ad adoperarsi con tutta la sua influenza affinché il rompighiaccio sovietico, nonostante alcuni problemi di avaria, continui nella sua marcia fino alla Tenda Rossa.

Dove arriva, dopo aver recuperato anche Zappi e Mariano, sopravvissuti a una marcia sui ghiacci di circa un mese e mezzo, e avvistati proprio dal pilota del trimotore a bordo del Krassin, il 12 luglio. Rifocillati e curati, i superstiti giungono sulla Città di Milano (Foto 15), dove vengono sottoposti a ulteriori visite mediche: purtroppo, per Mariano si rende necessaria l?amputazione di un piede, a causa di una devastante cancrena da congelamento.

Mentre gli ormai ex naufraghi tornano in Italia via terra, la Città di Milano, che li aveva accompagnati al porto norvegese di Narvik, ritorna alla Baia del Re, e poi più a Nord, alla Baia Virgo, per continuare le ricerche dell?involucro del dirigibile, sempre con l?aiuto delle baleniere norvegesi e delle slitte trainate da cani affittate dai ?trappers?, i cacciatori di pellicce che, insieme ai Lapponi e a quelli che oggi chiamiamo Inuit, erano all?epoca gli unici ?abitanti? di quelle zone inospitali e bellissime.




Il 16 agosto 1928, due idrovolanti M 18 a bordo della baleniera Braganza partono per un?esplorazione verso est, in modo da raggiungere zone finora non battute alla ricerca dell?Italia. Sarà tutto inutile, anzi, la stessa baleniera dovrà rientrare alla base, perché non soltanto il volo, ma perfino l?ancoraggio era diventato pericoloso.

Con il rientro, il 2 settembre, anche del Krassin, si chiudono definitivamente le speranze di ritrovare i dispersi del dirigibile, ammesso, e non concesso, che siano mai potuti sopravvivere. Il 15 settembre 1928, la Città di Milano lascia definitivamente la Baia del Re per rientrare alla Spezia, dove arriverà il 20 ottobre.

Vale la pena ricordare che la missione della nave, aldilà dell?assistenza alla spedizione di Nobile e poi, ovviamente, alle attività di coordinamento delle operazioni di soccorso, prevedeva anche un notevole lavoro scientifico, che portò a risultati rilevanti per ciò che riguarda la ricerca delle linee di navigazione, effettuata con i moderni (per l?epoca?) scandagli a ultrasuoni, per lo studio della corrente del golfo, dell?idrografia della zona, per la determinazione della posizione geografica, del campo magnetico terrestre e della gravità relativa.


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