N. 18 - Ottobre 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Elena Gelsomini

Edoardo Novelli
Le elezioni del quarantotto
Storia, strategie e immagini della prima campagna elettorale repubblicana

Roma, Donzelli, 2008

Edoardo Novelli ripercorre lo svolgimento della prima campagna elettorale dell?Italia repubblicana, campagna memorabile per aver rappresentato un momento di svolta essenziale nella storia del dopoguerra. Le elezioni del 1948 infatti segnarono un punto di non ritorno, fissando gli equilibri politici del successivo quindicennio e cristallizzando la mappa del voto nelle regioni d?Italia. Inoltre il particolare clima in cui si svolsero, l?ampiezza dei mezzi propagandistici e la qualità delle strategie adottati dai partiti, costituirono una novità senza precedenti nella storia italiana; col ?48 nacquero quindi le campagne elettorali moderne. I contenuti del confronto si dimostrarono sorprendentemente longevi; pur essendo strettamente legati al contesto della guerra fredda e della neonata democrazia italiana in cui si erano sviluppati, sopravvissero, nonostante le decantazioni e le rivisitazioni, al crollo dell?Urss e della cosiddetta Prima Repubblica, rivelando tutt?ora l?impronta che hanno lasciato nella cultura politica del paese.


Elezioni del '48 in Italia



La ricostruzione, tesa appunto a dimostrare come, nonostante il cambiamento sociale, economico, culturale e il modificarsi del ruolo, del peso e della funzione della politica nel corso degli anni, ?alcuni fili non risultano completamente recisi? (p. VII), privilegia l?analisi della comunicazione politica attuata dai contendenti, analisi che emerge non soltanto dai discorsi dei leader politici nei comizi o dagli editoriali dei giornali, ma anche dai materiali iconografici prodotti dai partiti. Il volume riproduce così un?ampia gamma di essi: manifesti, cartoline, pieghevoli, fumetti, immagini tratte da riviste, ecc., tutti documenti da cui non si può prescindere per una corretta e compiuta ricostruzione della vicenda, considerando che l?immagine nell?immediato dopoguerra, insieme al giornale e al comizio, era la principale forma di comunicazione politica. I quotidiani, non largamente diffusi, si limitavano inoltre, come del resto i comizi, a raggiungere soltanto i militanti e i simpatizzanti di una parte politica, mentre i manifesti e gli altri materiali, affissi o recapitati, sfuggivano a questo limite e ricoprivano anche funzioni accessorie: condensavano il programma e l?immagine del partito, raggiungendo anche gli elettori meno colti; nella propaganda murale, quindi, i partiti investirono molto, si sfidarono a colpi di immagini e slogan, mettendo in campo tutta la loro astuzia e inventiva.

Il reperimento di queste fonti non è particolarmente agevole, non essendosi curate le forze politiche, scomparse nel tempo, di organizzale in appositi archivi e non essendo diffusa, se non recentemente, una preoccupazione in tal senso da parte di biblioteche o altri istituti. La raccolta di questi documenti è quindi affidata, per la maggior parte, a collezioni private o ad archivi locali. È quindi da sottolineare il merito dell?autore per quest?opera di paziente ricerca.

L?analisi si avvia ripercorrendo brevemente gli eventi salienti del 1947, che si aprì col rientro di De Gasperi dagli Stati Uniti e l?inizio effettivo della campagna elettorale. Le vicende internazionali e quelle interne erano in rapida evoluzione: l?enunciazione della dottrina Truman, basata sulla strategia del contenimento, aprì la guerra fredda e l?annuncio del piano Marshall, strumento che rientrava nella strategia politica americana, mentre accese favorevoli speranze nella Dc preoccupò le sinistre, legate alla posizione sovietica. All?interno il quadro politico si modificò radicalmente rispetto a quello emerso nel ?46: all?inizio dell?anno si consumò la scissione di palazzo Barberini da cui nacque il Psli; il Pci ed il Psi subirono una progressiva marginalizzazione che culminò, a maggio, nell?estromissione dal governo. Tramontò quindi la collaborazione tra le differenti forze politiche nata nei Cln e, con il plauso americano, la Dc prese le distanze dalle sinistre. L?anno si chiudeva con l?approvazione della Costituzione. ?Definito un terreno democratico condiviso e gettate le fondamenta della nuova casa comune, i partiti sono pronti per sfidarsi nella prima grande campagna elettorale dell?Italia repubblicana? (p. 11).

Le elezioni del 1948 dimostrarono come per l?affermazione dei partiti risultò di fondamentale importanza l?aspetto organizzativo e la capillarità della loro presenza sul territorio. La struttura vincente, quindi, si rivelò essere quella del partito di massa, come erano la Dc, il Pci ed il Psi. Tuttavia fra queste formazioni c?erano differenze significative che nella fase iniziale della campagna elettorale apparivano piuttosto evidenti: mentre il Pci era forte dell?organizzazione più solida e di una cultura che ne faceva l?unica autorità per i militanti, la Dc aveva conosciuto uno sviluppo meno organizzato non ancora completato, veicolato inoltre dalle istituzioni religiose; la Chiesa, di conseguenza, rappresentava per i militanti un punto di riferimento al pari del partito. Il Psi rappresentava un vero partito di massa, seppur di dimensioni ridotte, e doveva valutare l?effetto della scissione pagata per l?avvicinamento ai comunisti. Gli altri partiti (Blocco nazionale, Unità socialista, Pri, Msi, Pnm,), caratterizzati da una minore organizzazione e consistenza, finirono quindi per giocare nella campagna elettorale un ruolo infinitamente minore rispetto a quello dei due grandi contendenti, Dc e comunisti e socialisti riunitisi sotto il simbolo di Garibaldi nel Fronte democratico popolare.

I primi mesi del 1948 furono caratterizzati, oltre che dai congressi in cui i partiti stabilirono le alleanze, da un clima di forte agitazione sociale. Le sinistre fomentarono scioperi e manifestazioni a cui il governo rispose con un?azione repressiva fin troppo energica. I frontisti così dipinsero gli avversari come fautori di metodi autoritari e lesivi della libertà dei cittadini mentre i democristiani, avvalorando le loro posizioni con il riferimento alle notizie di cronaca, che registravano continui ritrovamenti di armi detenute dai comunisti, accusarono il Fronte di covare pericolosi propositi insurrezionali che avrebbero messo a repentaglio l?ordinato svolgimento delle elezioni. In questo clima sempre più concitato l?ordine pubblico pian piano precipitò, si verificarono episodi di violenza ai danni di militanti frontisti nel sud Italia che il governo, a detta della sinistra, non volle affrontare punendo i responsabili. Per il governo queste accuse erano prive di fondamento, il Fronte tentava in tutti i modi di speculare sui fatti danneggiando la Dc. Insomma, presto i toni si inasprirono, il confronto scadde in accuse reciproche in cui si ricorse ad un registro linguistico privo di compostezza.

La Dc trasse un indubbio vantaggio dall?aiuto degli Usa, che condizionarono il proseguimento degli aiuti all?Italia e l?estensione del piano Marshall alla vittoria del partito di De Gasperi. L?opposizione del Fronte al piano, giustificata dalla preoccupazione di salvaguardare l?indipendenza del paese, si tradusse nell?accusa di servilismo democristiano nei confronti degli Usa, accusa facilmente girata dagli avversari ai nemici interni al servizio di Stalin. A persuadere gli elettori della bontà dell?aiuto americano, disinteressato e finalizzato solo al consolidamento della democrazia, intervennero lettere di emigrati preoccupati dal pericolo rosso che incombeva sull?Italia e, a convincere più di ogni altra cosa, c?era l?arrivo ogni giorno di navi americane cariche di merci, il treno dell?amicizia che le distribuiva ad ogni stazione, avvenimenti ampiamente illustrati da cinegiornali e filmati. ?Coi discorsi di Togliatti non si condisce la pastasciutta? riassumeva un efficacissimo slogan.

Ad aiutare la Dc intervenne anche la Chiesa, in particolare attraverso i Comitati civici di Gedda, in cui Novelli scorge delle analogie con la nascita del partito di Berlusconi ?per tempi di costituzione, innovazione dei codici e dei linguaggi della comunicazione politica e l?impatto sull?esito delle elezioni? (p. 40). I Comitati, fortemente voluti dal pontefice, produssero, sotto la sua supervisione, molteplici materiali propagandistici caratterizzati da toni particolarmente aspri; le immagini evocate dai manifesti dei Comitati ? tra le più famose della campagna elettorale ? non chiamavano ?in causa la provvidenza, il trascendente ma la psicologia e l?autostima degli elettori? (p. 43). Inoltre gli organismi di Gedda formarono i propagandisti, organizzarono riunioni, arrivarono anche nelle campagne più sperdute. La partecipazione della Chiesa alla campagna elettorale fu massiccia e Pio XII intervenne in prima persona, dedicando una particolare attenzione ai nuovi strumenti di comunicazione. Fu ?il primo pontefice ad aver incluso nei suoi strumenti pastorali il cinema e la radio [?] ed è considerato il primo papa delle comunicazioni di massa? (p. 46). La circolare Schuster, che negava l?assoluzione ai simpatizzanti di sinistra, scatenò un acceso dibattito e il Fronte, attaccando l?indebita ingerenza della Chiesa nella sfera politica, o rassicurando gli elettori sulla volontà di preservare la libertà religiosa, si trovò impreparato a combattere l?offensiva portata avanti dal Vaticano, fu costretto a combattere sul terreno scelto dagli avversari, nel quale il voto finì per diventare l?alternativa tra salvezza e dannazione e il confronto tra i programmi scomparve.

Il colpo di stato comunista a Praga, prontamente giustificato dal Fronte, avvalorò la tesi democristiana di una minaccia insurrezionale e antidemocratica rappresentata dagli avversari e spinse il partito di De Gasperi a sottolineare il carattere oppressivo del regime sovietico, pronto a fagocitare l?Italia al minimo tentennamento. La proposta di restituzione di Trieste avanzata da Stati Uniti, Francia e Inghilterra contribuì ad aumentare presso l?elettorato il credito di cui godevano gli Stati Uniti, e l?opposizione sovietica danneggiò non poco l?immagine del Fronte.

La campagna elettorale si concluse con i comizi dei maggiori politici, in cui i toni raggiunsero un grado di asprezza rimasto proverbiale, come testimoniano le parole di Togliatti sulle sue scarpe chiodate. La vittoria Dc fu schiacciante, come anche la sconfitta del Fronte. Ad essere danneggiato fu soprattutto il Psi, che aveva perso il rango di seconda forza nazionale conquistato in occasione delle elezioni per l?Assemblea costituente essendo passato in una posizione di inferiorità rispetto al Pci.

Vengono quindi analizzati gli strumenti più utilizzati nella campagna elettorale. ?La grande novità [in essa] è l?ampiezza e l?estensione della mobilitazione [?] partiti e organizzazioni di massa si affrontano con la principale risorsa che hanno a disposizione: le persone, i militanti? (p. 81). La figura del militante, nata all?interno dei partiti socialisti e operai alla fine dell?ottocento, era essenziale per la diffusione della propaganda ed era presente in tutti i partiti, che curarono con attenzione la preparazione dei loro preziosi supporter; così ai militanti Dc era rivolto il settimanale Traguardo, che forniva consigli tattici e organizzativi, spiegava come insegnare a votare, suggeriva argomentazioni e trucchi da porre nei contraddittori e riassumeva i punti di forza della propaganda frontista. I propagandisti Dc si occuparono poi della diffusione dei numerosissimi materiali iconografici prodotti dal partito, che in essi si sforzò di attuare una comunicazione diversificata per le diverse categorie sociali. A questa incessante opera si assommò quella dei propagandisti dei Comitati civici, addestrarti attraverso corsi specifici e il settimanale ?L?ora dell?azione?. I ?fogli di disposizioni?, inoltre, spiegavano in maniera dettagliata quando, come, in che ordine affiggere il materiale elettorale. Comunisti e socialisti, che avevano un numero di iscritti infinitamente maggiore di quello della Dc e grande esperienza organizzativa, destinarono ai loro militanti la Guida per il propagandista; il Pci, poi, aveva già il mensile ?Quaderno dell?attivista?. Anche in questo caso la cura nella preparazione dei propagandisti fu minuziosa.

Teatro della campagna elettorale fu eminentemente la piazza, in cui si organizzarono i comizi. Nelle città i grandi leader nazionali, nei paesi i politici locali, tutti cercarono di allargare o consolidare il consenso. E non mancò anche qui l?azione dei propagandisti, che accorsero per applaudire i rappresentanti del partito o, al contrario, per sabotare, ponendo continue domande, contestando o ricorrendo ai più vari stratagemmi, come il distacco dell?impianto di amplificazione.

Altra grande protagonista della campagna elettorale fu l?immagine, che campeggiò nei manifesti. Gli attacchini guerreggiarono tra loro per occupare l?ultimo spazio disponibile, e i muri delle città si riempirono delle immagini della propaganda. I manifesti dei Comitati civici, ma anche di parte della Dc e del Blocco nazionale, utilizzavano una ?grafica diretta e d?impatto? (p. 93), volta ad impressionare, ad intimorire, a suscitare l?orgoglio con una rappresentazione deformata e stereotipata della realtà. Più argomentati e meno disegnati i manifesti del Fronte, che tentavano di riportare il confronto sul terreno dei programmi e di sostituire all?emotività la razionalità, utilizzando anche, al posto dei disegni, le fotografie o i fotomontaggi.

Seppur meno largamente impiegato, anche il cinematografo fu uno dei strumenti utilizzati per la propaganda nel ?48, soprattutto dalla Dc. Vi fu infine tutta una serie di strumenti minori, che vanno dai fumetti alle cartoline, alle favole illustrate, alle schedine.

L?autore passa quindi ad illustrare i temi della campagna elettorale, temi che risentirono del contesto della guerra fredda innanzitutto, come testimonia l?esasperazione dei toni, la semplificazione del dibattito, l?utilizzo di metafore rozze, la proposizione dell?avversario come nemico. Linee guida della campagna del Fronte furono una dura opposizione al governo De Gasperi per la sua politica economica ed estera, la proposizione di obiettivi quali le riforme, l?attuazione della costituzione. La Dc puntò sull?esaltazione della personalità dell?elettore, sul proporsi come custode dell?interesse nazionale, dei valori cristiani, della libertà; illustrò l?opera del governo ma, soprattutto, fece dell?anticomunismo il suo cavallo di battaglia. Furono soprattutto i Comitati civici a tradurre l?anticomunismo in vivide ed efficaci immagini, a fare della scelta Usa ? Urss, libertà ? schiavitù il tema centrale della campagna elettorale. Uno dei motivi più proposti, da entrambi gli schieramenti, fu quello della maschera. Il volto di Garibaldi, scelto come simbolo dal Fronte, nascondeva il comunismo, niente di più lontano dall?eroe nazionale. Questo l?attacco della Dc, che nei manifesti illustrò efficacemente come dietro a Garibaldi si nascondesse Stalin, mentre il Fronte, dietro De Gasperi, non vide che Truman. È la riproposizione del nemico interno, tema già presente negli anni del fascismo. Ma la rappresentazione dell?avversario come nemico non è solo retaggio del linguaggio militaresco del regime, è, secondo l?autore, ?la spia dell?introiezione di una visione dicotomica fra amico e nemico, figlia del nuovo ordine mondiale, che in Italia trova particolari motivi per radicarsi, e che ha come conseguenza la negazione della legittimità politica dell?avversario, il non riconoscimento della sua cittadinanza democratica. Anche questa una lunga eredità del 1948, a sessant?anni di distanza non ancora del tutto scomparsa? (p. 107).



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