N. 18 - Ottobre 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Roberto Brogi

La socialdemocrazia tedesca e l'occupazione della Ruhr





 





L'occupazione del ricco bacino carbonifero ed industriale che sorge attorno al fiume Ruhr fu il culmine della crisi postbellica attorno alle riparazioni. Dopo che i tedeschi ebbero sperperato le loro forze residue nella resistenza passiva ed i francesi nel cercare di sostenere l'occupazione e di rendere produttiva la regione, divenne necessario rivedere la questione delle riparazioni su altre, più fruttuose basi. Ormai si era fatto improcrastinabile l'intervento della solidità finanziaria americana. Gli Stati Uniti avrebbero da quel momento posto sul piatto della stabilità tutto il loro peso ed avrebbero influenzato la politica europea con la diplomazia economica fino allo scoppio della crisi del 1929 (Schwabe 1986).


In questa situazione caratterizzata dal ricorso alla forza per risolvere i problemi del continente risulta molto interessante analizzare la politica di un partito pacifista come la socialdemocrazia tedesca. Per far questo si sono seguite le posizioni assunte dalla sua stampa. La politica estera socialdemocratica non aveva mai avuto un indirizzo preciso, sin dalla salita al potere durante la Rivoluzione tedesca (novembre 1918). Negli anni successivi, nonostante la presenza di suoi ministri ai vertici delle cariche istituzionali del Reich , non si era sviluppato un dibattito interno al partito che permettesse l'elaborazione di una chiara direzione di politica estera. Per questo la stampa assume una notevole importanza come fonte storica. Solo su di essa trovarono spazio le principali questioni riguardanti le relazioni internazionali; essa stessa fu luogo di elaborazione di concezioni di politica estera, spesso anche contrastanti tra di loro. Ciò comportò una profonda divisione interna del partito, con la destra socialimperialista determinata a proporre una politica estera pacifica, ma che non rinunciava allo strumento della potenza nazionale tedesca per difendere gli interessi del Reich , e la sinistra fautrice della collaborazione con i socialisti degli altri paesi e della centralità del ruolo dell'Internazionale socialista.


La storiografia sull'occupazione della Ruhr è ormai piuttosto ricca ed esauriente. La Francia non viene più considerata l'unico, grande colpevole. Parigi aveva cercato volontariamente la prova di forza con Berlino, ma soltanto in risposta alla rigidità della politica britannica, americana e tedesca. Se gli inglesi non avessero richiesto nella seconda metà del 1922, con la nota Balfour, il pagamento di una parte dei crediti di cui disponevano con gli Alleati, se gli americani non avessero continuato a negare ciò che era evidente a tutti, il legame tra riparazioni e debiti interalleati, se i tedeschi avessero riformato il proprio sistema fiscale per garantire un afflusso di pagamenti regolare e costante, la politica di Poincaré sarebbe stata probabilmente differente. Per la storiografia recente il 1922 rappresenta un'occasione mancata, anzi, una serie di occasioni perse per raggiungere un equilibrio stabile nel continente (Petricioli 1995). E poi, ad occupazione avvenuta, se la Gran Bretagna avesse assunto un atteggiamento meno incerto, non avrebbe dato false speranze ai tedeschi, che non avrebbero sperperato risorse nella resistenza passiva in attesa di un intervento in loro favore. Certo, anche la Francia aveva le sue pesanti responsabilità: l'influenza politica di gruppi intenzionati a smembrare la Germania, come dimostrano i tentativi continui di appoggiare i secessionisti in Renania e nel Palatinato1, e la mancanza di volontà nel riformare il sistema fiscale in tutto e per tutto simile a quella tedesca, non depongono certamente a favore di Parigi.


L'analisi più recente e completa da parte francese è quella di Jacques Bariéty, dove si esaminano quattro campi d'indagine: l'equilibrio economico sul continente, gli obiettivi politici francesi paralleli a quelli economici (soprattutto riguardo alla Renania), le finalità delle scelte di Poincaré nell'anno 1923, le reazioni degli alleati della Francia (Bariety 1977, 1986). Per Denise Artaud la decisione francese di procedere alla prova di forza è nata essenzialmente come risposta al problema dei debiti interalleati e per la volontà di Parigi di giocare ancora un ruolo di grande potenza. Si pone anche l'accento sulla ?divisione delle spoglie? tra Francia e Gran Bretagna, con i tentativi inglesi di rinegoziare le percentuali di riparazioni spettanti alle due potenze inizialmente fissate a Spa nel 1920 (Atraud 1978, 1979). La recente storiografia anglosassone, e in particolar modo quella americana, giustifica la durezza francese alla luce delle incertezze e delle incoerenze della politica inglese e statunitense. Si tratta di una visione fortemente revisionista che ha dato buoni frutti nel risollevare un dibattito che negli anni Sessanta si era concentrato quasi esclusivamente sulla tesi dell'oltranzismo di Parigi (Schuker 1980, Trachtenberg 1980, Mc Dougall 1978). In Germania l'occupazione della Ruhr ha trovato spazio all'interno degli studi sulla politica estera della Repubblica di Weimar. Nonostante un iniziale ritardo rispetto alle ricerche sulla politica estera del Kaiserreich e del Terzo Reich, dagli anni Settanta un gruppo numeroso di storici tedeschi si è confrontato con il contesto internazionale della prima democrazia tedesca. Il culmine di questo filone è stata l'opera fondamentale di Peter Krüger (1993). A tutt'oggi il miglior studio specifico sull'occupazione della Ruhr è il volume curato da Klaus Schwabe (1986). La storiografia italiana fatica invece ad affrontare questa tematica. Non esiste ancora una ricerca originale sull'occupazione della Ruhr. Essa viene affrontata solamente all'interno di opere generali sulle relazioni internazionali. E questo nonostante l'Italia abbia giocato comunque un ruolo non totalmente passivo nella questione.


La politica estera socialdemocratica è stata sinora poco indagata. Questo silenzio è il chiaro riflesso della mancanza di interesse del partito stesso verso questi problemi. La politica estera della Spd è stata parzialmente affrontata in saggi di argomento generale, ma sempre in posizione subalterna alle grandi questioni interne. Eppure la socialdemocrazia ha guidato la transizione dalla Germania imperiale alla Germania repubblicana; un suo esponente di spicco, Hermann Müller, ha firmato il Trattato di Versailles; la Spd ha supportato la ?politica dell'esecuzione? dei governi di Wirth. Il silenzio storiografico è stato infranto solamente da un saggio di Stefan Feucht, che dedica una parte della trattazione proprio all'occupazione della Ruhr (Feucht 1998).



 



Il contesto tedesco e internazionale delle riparazioni fino all?approvazione del Piano Dawes




Le riparazioni rappresentarono la principale questione ereditata dal conflitto e dalla Pace di Versailles. Erano strettamente intrecciate con il problema politico della determinazione delle cause che portarono nel luglio del 1914 alla guerra. Erano, inoltre, un mezzo per i paesi vicitori per ottenere vantaggi politici nei confronti sia della Germania, sia degli altri alleati. La complessità della questione portò alla decisione di demandare la determinazione della cifra totale alla Commissione per le Riparazioni. Alla Conferenza di Pace di Parigi l'Intesa era, infatti, profondamente divisa. La Francia, caduta la possibilità di una prosecuzione della collaborazione economica interalleata a causa del veto di Washington (Trachtenberg 1979), vedeva nelle riparazioni il modo migliore di ottenere vantaggi politici ed economici sulla Germania, per mantenere la supremazia continentale acquisita con la vittoria; inoltre aveva la necessità di reperire le risorse finanziarie per pagare i debiti contratti con l'America e con la Gran Bretagna. Lloyd George era invece vincolato dalle cosiddette Kaki Elections del dicembre 1918 a chiedere una cifra consistente per includere nel conto totale le spese delle pensioni di guerra 2. Solo durante la primavera e dopo la consegna della bozza di trattato il 7 maggio 1919 si convinse ad una maggiore moderazione 3, peraltro smentita dalla sua politica degli anni successivi. Gli Stati Uniti cercarono di giocare il ruolo di arbitro, anche se Wilson era meno accomodante di quanto non sembrasse in apparenza: la colpevolezza della Germania nello scoppio del conflitto era certa e quindi andava punita per il male arrecato all'Europa 4.


La mancata ratifica del Trattato di Versailles da parte del senato americano rese ancora più difficile una soluzione della questione delle riparazioni. Il posto vacante nella Commissione, che doveva inoltre essere presieduta da uno statunitense, venne occupato da rappresentanti non ufficiali di Washington senza diritto di voto. Questo portò ad una egemonizzazione francese di questo organismo 5. Le conferenze convocate nel 1920 a Sanremo, a Spa e a Bruxelles non portarono a una soluzione soddisfacente 6. Francesi ed inglesi erano ancora troppo distanti per raggiungere un accordo. Inoltre dal giugno 1920 la Germania era guidata dal governo conservatore del Cancelliere Fehrenbach. L'esclusione della Spd dalla maggioranza e la sua sostituzione con la moderata Dvp di Stresemann portò ad una politica meno accomodante verso gli Alleati e a un'inerzia finanziaria del Reich che con il tempo divenne catastrofica.


A Parigi nel 1921 gli Alleati si accordarono sulla cifra di 226 miliardi di marchi-oro in 42 anni, chiaramente improponibile e rigettata dai tedeschi. La rottura della conferenza di Londra nel marzo 1921 e l'occupazione di Duisburg, Ruhrort e Düsseldorf portarono allo stallo definitivo. La Commissione per le Riparazioni prese nuovamente l'iniziativa, determinò la cifra complessiva di 132 miliardi di marchi-oro 7 e propose, su pressione del Consiglio supremo alleato, il noto piano di pagamenti di Londra 8.


Il tentativo del cattolico Joseph Wirth, cancelliere fino alla fine del 1922, di ?eseguire? nei limiti del possibile le richieste alleate del piano di Londra per dimostrarne l'insensatezza e l'impossibilità era al centro della sua ?politica dell'esecuzione?. Sotto di lui si era ricomposta la ?coalizione di Weimar? che aveva redatto la Costituzione e guidato la Germania fino alle elezioni del giugno 1920. Inoltre godeva dell'appoggio esterno della socialdemocrazia indipendente, necessario per raggiungere la maggioranza parlamentare. Nonostante la buona volontà, la politica di Wirth era destinata al fallimento. Per finanziare la prima rata si fece ricorso all'indebitamento, con conseguenze catastrofiche sul valore del marco. L'introduzione di una tassazione diretta sul reddito fu rinviata nell'attesa di una soluzione favorevole alla Germania della questione dell'Alta Slesia. Inoltre il tentativo continuo di includere la Dvp nella coalizione portò a frizioni politiche con la Spd, isolando l'ala riformista del governo. Il tanto esaltato accordo di Wiesbaden 9 fu affossato dagli imprenditori francesi e tedeschi, e guardato con sospetto dalla Gran Bretagna (Soutou 1975). Il Trattato di Rapallo fu un errore politico ed irritò profondamente le potenze occidentali.


Sul piano internazionale il fallimento della Conferenza di Genova rappresentò l'epilogo della politica di Lloyd George: rilanciare l'economia europea senza aver prima risolto la questione delle riparazioni si era dimostrato impossibile. La nota Balfour del primo di agosto 1922 rappresentò un altro errore di Londra. Necessaria per placare l'opinione pubblica interna e per contrastare la politica americana volta ad ottenere il pagamento dei crediti che Washington aveva nei confronti degli europei, non fece altro che spingere la Francia verso la soluzione di forza. Poincaré, primo ministro dal gennaio 1922, si decise per l'occupazione. La Commissione per le Riparazioni dichiarò che la Germania aveva volontariamente ritardato la fornitura di pali telegrafici nell'anno precedente. L'11 gennaio 1923 le truppe franco-belghe occuparono il bacino della Ruhr.


La crisi fu la prima grande prova alla quale venne sottoposto il nuovo governo moderato guidato da Wilhelm Cuno 10. Il Cancelliere proclamò la ?resistenza passiva?, l'astensione cioè dal lavoro degli operai del ricco bacino industriale e carbonifero, per impedire ai francesi ed ai belgi di ottenere i ?pegni produttivi? sperati. Lo sciopero fu finanziato direttamente dal governo federale tedesco. Per reperire le risorse necessarie si ricorse alla stampa di nuova cartamoneta, con conseguenze catastrofiche sull'inflazione e sul bilancio dello Stato. A livello internazionale la situazione giunse ben presto ad uno stallo. La Gran Bretagna non aveva dato il suo voto favorevole nella Commissione per le Riparazioni all'occupazione, ma la sua politica rimase molto attendista. Gli Stati Uniti approfittarono inizialmente delle difficoltà economiche degli imprenditori tedeschi, e politicamente si mantennero strettamente neutrali 11. L'Italia aveva dato il voto favorevole in Commissione, e inviò dei tecnici per assistere i francesi nello sfruttamento economico della regione, ma cercò comunque di osservare una neutralità formale. Su pressione britannica il governo Cuno prese l'iniziativa di inviare una nota diplomatica il 2 maggio 1923, ma i suoi termini furono giudicati negativamente da tutte le potenze. Il 7 giugno seguì una seconda nota con la quale la Germania chiedeva un esame oggettivo della sua capacità di pagamento. Durante l'estate iniziarono così i primi contatti franco-britannici per trovare un accordo. Gli inglesi sostenevano apertamente il progetto di delegare l'esame della capacità tedesca a un comitato internazionale di esperti, i francesi invece puntavano a investire di questo ruolo la Commissione per le Riparazioni. Nel frattempo in Germania la situazione politica, economica e sociale si era fatta insostenibile per Cuno. La radicalizzazione del proletariato tedesco, impoverito dall'inflazione, preoccupava ormai le classi possidenti, che tolsero il loro appoggio politico al Cancelliere. La formazione di una grande coalizione guidata da Stresemann era in questo momento la soluzione necessaria sia per la borghesia, sia per il proletariato moderato socialdemocratico. Il primo atto di politica estera del nuovo Cancelliere fu di annunciare l'interruzione della ?resistenza passiva? il 26 settembre 1923, prerequisito per il risanamento della moneta tedesca. La socialdemocrazia, nonostante detenesse con Hilferding l'importante dicastero alle Finanze, accettò di rimandare l'imposizione di forti tasse per risanare il bilancio del Reich in favore della creazione del Rentenmark , una moneta temporanea basata sul valore dei terreni tedeschi. Inoltre dovette accettare l'eliminazione delle otto ore lavorative in cambio di una prima tassazione diretta del reddito. L'isolamento della Spd nella coalizione era però evidente, e il partito uscì dalla maggioranza il 2 novembre in seguito allo scioglimento con la forza dei governi (di coalizione Spd-Kpd) turingio e sassone, e all'indulgenza mostrata nei confronti della reazionaria Baviera. Nel frattempo gli imprenditori della Ruhr fecero pressioni su Stresemann per il ripristino di normali rapporti economici, e il governo acconsentì agli incontri tra le grandi industrie e la Micum ? Mission interallièe de contrôle des usines et des mines ? (Erdmann, Vogt, Boppard, Bolt 1978). Il 23 novembre queste siglarono il cosiddetto accordo Micum, con il quale si regolarono le consegne di carbone della Ruhr affidandone il controllo alla stessa Micum. L'accordo ammorbidì la posizione francese e permise un'intesa sul comitato di esperti 12. Il 30 novembre fu adottata all'unanimità una risoluzione che prevedeva la creazione di 2 comitati: uno avrebbe dovuto esaminare la possibilità di finanziare le riparazioni tedesche con prestiti internazionali, l'altro avrebbe invece dovuto analizzare la situazione interna della Germania per stabilizzare il marco e il bilancio del Reich . L'11 dicembre il governo americano dette il proprio supporto esterno a questi due comitati, favorendo la presenza di cittadini privati statunitensi al posto di rappresentanti ufficiali. Era nata la Commissione Dawes, che risolse temporaneamente il problema delle riparazioni sottraendolo alle passioni della politica e riportandolo nella sfera economica. Alla Conferenza di Londra dell'agosto 1924 il nuovo governo francese, guidato da Herriot, accettò di liberare la Ruhr nel giro di un anno, ma ormai il problema dell'occupazione potè dirsi ampiamente risolto già all'inizio del 1924.



 



Le posizioni della socialdemocrazia tedesca sull?occupazione




L'occupazione della Ruhr indignò tutta l'opinione pubblica tedesca. Anche la stampa della Spd condivise il risentimento collettivo 13. L'unico caso dove si elaborava un'analisi pacata e non emozionale lo si trova in un editoriale di Karl Kautsky sul ?Vorwärts? il 31 gennaio 1923: ?Anche il popolo tedesco è stato portato dalle conseguenze della politica delle riparazioni a degli sprechi folli. Con l'inflazione il denaro tedesco ha perso ogni valore. [...] Ma la miglior riparazione per tutti gli interessati è la pace piena e perpetua. Una forma di riparazione, che impedisce una tale pace, non porta ad un miglioramento dei rapporti, ma a un loro peggioramento. [...] Il miglior mezzo per evitare questo pericolo sarebbe senz'altro la creazione di un rapporto amichevole tra le repubbliche tedesca e francese, che richiederebbe l'esatto contrario dell'odierna politica francese?.


Kautsky si mantenne nel solco della tradizione pacifista del partito, senza risparmiare una sorprendente critica ai tedeschi stessi sull'inflazione. Generalmente la dirigenza e la stessa stampa socialdemocratica si erano, infatti, rifiutate di ammettere le negligenze dei governi tedeschi nella perdita di valore del marco, scaricando ogni colpa sulle riparazioni. L'ammissione, seppur tardiva, era un passo importante verso un approccio più costruttivo sia nei confronti del problema delle riparazioni, sia per giungere finalmente a un risanamento dei conti pubblici. Rendeva, inoltre, evidente il peso assunto momentaneamente dalla sinistra del partito formata dagli ex-appartenenti alla Uspd in seguito alla riunificazione con i maggioritari del settembre 1922. Una critica di questo tipo era stata infatti appannaggio negli anni precedenti proprio degli indipendenti.


Gli altri articoli pubblicati nel primo mese dell'occupazione avevano tutti come scopo la demolizione morale e giuridica dell'azione francese. Heinrich Cunow sulla ?Neue Zeit? attaccò frontalmente la politica di Poincaré giudicandola falsa, dato che secondo lui le trattative dei mesi precedenti non sarebbero state altro che ?una farsa con lo scopo di creare un motivo plausibile per la già decisa occupazione? (1923). Poi giunse anche alla condanna giuridica, ritenendo che il semplice voto a maggioranza della Commissione non fosse sufficiente per imporre delle sanzioni e che comunque ciò non avrebbe dato alla Francia il diritto di invadere un paese con il quale non era in stato di Guerra (Cunow 1923). Anche Eduard Bernstein su ?Die Glocke? riteneva che l'occupazione fosse da considerarsi un atto di guerra, scrivendo che ?l a supposta missione pacifica di queste truppe è dal punto di vista del diritto internazionale una rottura della pace? (Bernstein 1928). Più propositiva era la posizione del ?Vorwärts?, dove comunque il giudizio sull'occupazione rimaneva molto negativo. Si evidenziava la necessità di mantenere aperta la strada a trattative, rimanendo così all'interno di una linea consolidata della politica socialdemocratica nei confronti delle riparazioni, basata sulla disponibilità al dialogo. Inoltre va sottolineato come nell'articolo si sia parlato anche di una soluzione economica delle riparazioni, dimostrando una certa lucidità delle analisi della Spd sull'argomento. Alla soluzione politica doveva infatti seguire un'azione volta a sostenere l'economia tedesca per permettere i pagamenti. D'altronde Hilferding (1923) nell'articolo non proponeva alcun piano concreto, mantenendosi nel vago con una generica disponibilità tedesca a qualsiasi proposta.


Ancora più deciso era Erich Kuttner su ?Die Glocke? (1923), dove si suggeriva una strategia di difesa dagli attacchi delle destre, il cui emblema era la celebre ?leggenda della pugnalata alla schiena?. Era un tema propagandistico di primaria importanza per la socialdemocrazia, che subì anche in questo caso un ?ricatto patriottico? da parte dei partiti pangermanisti. Si ribadivano però i doveri del partito: proseguire sulla strada della comprensione e dell'accordo internazionale.


Oltre a condannare la politica di Poincaré se ne evidenziava l'inutilità: Stampfer (1923), caporedattore del ?Vorwärts?, rilevò ad esempio che dopo tre mesi di occupazione ancora non si poteva intravedere alcun vantaggio per i franco-belgi.


Un altro tema centrale era quello dell'eroismo della classe lavoratrice, il nerbo della ?resistenza passiva?. In questi mesi si consolidò il mito del minatore e del ferroviere che, con la propria astensione volontaria dal lavoro, avrebbe impedito ai franco-belgi di ottenere i ?pegni? sperati. Si trattava di una leggenda costruita dalla stampa socialdemocratica ad uso propagandistico, dato che l'unità della classe operaia durante l'occupazione non era nella realtà mai esistita 14. Già il 20 gennaio sul ?Vorwärts? si scriveva che ?i responsabili del colpo di mano sul territorio della Ruhr speravano di poter trovare i lavoratori dalla loro parte. Il signor Poincaré sperava di incontrare degli alleati nel suo atto vergognoso, invece è incappato solo in nemici decisi? 15. Anche ?Die Glocke? glorificò l'atteggiamento del proletariato e ammonì Poincaré di non far morire di fame i lavoratori della Ruhr se questi non si fossero piegati al suo volere (Breuer 1923). Inoltre si tentò anche di trasformare in senso democratico la lotta dei lavoratori della Ruhr, di istituire cioè un'eroica resistenza in nome della Repubblica (Breuer 1923). I toni erano sostanzialmente simili a quelli impiegati tre anni prima in occasione dello sciopero generale contro il Putsch di Kapp. Si trattò di un'idea cara soprattutto alla rivista ?Die Glocke?, che infatti la approfondì anche in seguito, esprimendo la necessità per il partito di dare un senso allo scontro aumentando l'influenza dei lavoratori sull'apparato dello Stato (Sollman 1923).


Nei primi mesi dell'occupazione la Spd appoggiò la politica del governo Cuno 16, anche se non faceva parte della maggioranza moderata che lo sosteneva.


Con il passare del tempo e il consolidarsi dello stallo tra i due contendenti, la socialdemocrazia avviò una campagna di stampa per portare il Cancelliere a un'azione più decisa, a fare delle proposte che potessero smuovere la situazione. All'inizio della primavera comparvero infatti i primi articoli che evidenziavano come fosse il momento di avanzare delle offerte. Ad esempio il ?Vorwärts? pubblicò un editoriale intitolato ?Proposte? Perché no?? dove, constatando che ormai all'estero si comprendeva la portata dei sacrifici sostenuti dal popolo tedesco, si spingeva il governo ?a mostrarsi pronto in ogni momento a contribuire attivamente alla soluzione del problema della finanza mondiale? 17. Anche Cunow sulla ?Neue Zeit? scrisse che ?proprio adesso il momento sarebbe favorevole per arrivare a un accordo tra le due potenze sul problema delle riparazioni, e che questo momento deve essere immediatamente sfruttato dal governo Cuno. Il suo dovere è di rivolgersi prontamente al governo francese con delle precise proposte? (Cunow 1923). Anche ?Die Glocke? criticò la passività del governo tedesco: ? Non è il caso oggi di interrogarsi se un altro governo avrebbe potuto impedire l'occupazione del territorio della Ruhr. Prendiamo dunque questa violenza come un dato di fatto, nascono però seri dubbi sul fatto che il signor Cuno ed il suo Consiglio dei Ministri abbiano fatto tutto il possibile per terminare questa disgrazia che è caduta sulle spalle del popolo tedesco. Finora ci siamo accorti veramente poco delle ben note qualità nelle trattative del Cancelliere. [...] In ogni caso ha dimostrato poca iniziativa, ed anche quando gli è stata presentata l'occasione nel Reichstag di inviare un'offerta [...] si è indurito nel suo tirarsi indietro, fino al punto che la seria ammonizione di Lord Curzon gli ha reso chiaro che persino nel paese sulla cui simpatia lui aveva maggiormente contato non era più presente alcuna comprensione per la sua politica attendista ed esitante. La nota fu infine inviata 18. Ma purtroppo all'abile negoziatore mancarono sia la forma che i contenuti. (Breitscheid 1923).


Questi articoli corrisposero alla nuova linea politica del partito, improntata su una tolleranza del governo Cuno molto più limitata. Successivamente ?Die Glocke? criticò anche il popolo tedesco, ?corresponsabile, nel suo complesso, proprio come durante la guerra?, con i partiti borghesi, di permettere a forze extraparlamentari di influenzare e rendere incerta la politica di Cuno (Breitscheid 1923) . Nella sostanza si riproponeva così una delle tesi della Uspd, che aveva accettato negli anni precedenti la colpevolezza tedesca nello scoppio della guerra. Era un modo anche per criticare la politica ?socialpatriota? perseguita dalla maggioranza moderata della Spd durante la guerra.


Dal mese di maggio il valore del marco iniziò un crollo verticale e il peso dell'inflazione cominciò ad essere intollerabile per le masse lavoratrici. La stampa della Spd reagì attaccando il metodo utilizzato dal governo per sostenere la resistenza passiva. ?Die Glocke? fece da apristrada: già a febbraio, ad appena un mese dall'inizio dell'occupazione, lanciò un primo allarme sui rischi sociali che comportava la stampa continua di nuova cartamoneta 19.


Anche il ?Vorwärts? attaccò su questo problema il governo. Si diceva senza mezzi termini che ?non si sarebbero ascoltati i consigli della socialdemocrazia e si avrebbe finanziato la lotta per la Ruhr con gli stessi mezzi con i quali si perse la guerra.?... ?Bisogna smetterla di usare questi sistemi? 20. Ed ancora: ?Dobbiamo chiedere al governo che finalmente prenda le misure necessarie per risolvere il problema. Per questo serve in prima linea una politica finanziaria energica e radicale, che ancori le tasse ed i salari alla svalutazione e blocchi così in qualche modo la fonte principale dell'inflazione 21.


La critica si fece poi con il passare delle settimane e l'aggravarsi della crisi sempre più radicale 22.


La fine della resistenza passiva annunciata dal nuovo Cancelliere Stresemann il 26 settembre 1923 fu accolta con un forte senso di sconfitta dalla stampa socialdemocratica 23.


Ancora più grave le appariva l'inerzia politica che ormai caratterizzava l'intero popolo tedesco. Però ?Die Glocke? non interpretava il fatto in modo totalmente negativo, ritenendo che fosse l'occasione per rieducare le masse liberandole dal delirio del nazionalismo e dalla fame 24. Il compito della socialdemocrazia sarebbe stato quello di eliminare ogni estremismo, ma allo stesso tempo di non rinunciare al proprio carattere classista, compreso il concetto della lotta di classe. Questa posizione conferma lo spostamento a sinistra del partito in seguito alla riunificazione con gli indipendenti, che troverà di lì a poco la sua sanzione nel nuovo programma approvato ad Heidelberg nel 1925.


Dopo l'autunno l'interesse della stampa socialdemocratica per l'occupazione scemò rapidamente. Adesso l'attenzione era tutta rivolta alla convocazione della Commissione Dawes ed alle sue proposte per risolvere il problema delle riparazioni. Solo ?Die Glocke? continuò a seguire la vicenda della Ruhr, peraltro senza portare grandi novità: si proseguì nell'accusare i francesi di non voler assolutamente cercare un accordo con i tedeschi, danneggiando gli stessi interessi della Francia 25. Nel primo anniversario dell'occupazione si ripercorsero soprattutto i primi mesi dello scontro, criticando nuovamente il governo Cuno per non aver avviato subito trattative con gli avversari e per essersi così posto in un vicolo cieco 26. Purtroppo per quest'ultima fase mancano totalmente le posizioni della ?Neue Zeit?, che aveva chiuso le pubblicazioni nel 1923 a causa delle difficoltà economiche. ?Die Gesellschaft?, la rivista che le era succeduta, non espresse posizioni apprezzabili sulla questione della Ruhr, perché nata quando ormai il problema potè dirsi esaurito.


La socialdemocrazia durante l'occupazione mantenne sempre una linea chiara e precisa: resistere eroicamente contro l'invasione ma allo stesso tempo cercare di trattare per raggiungere un compromesso. Le azioni del partito furono tutte improntate a perseguire un accordo che permettesse la liberazione della Ruhr 27.


I lavori e le proposte della Commissione Dawes vennero attentamente seguiti. Ad esempio sul ?Vorwärts? si espresse molta soddisfazione per il fatto che la Commissione richiedesse la liberazione della Ruhr come requisito necessario per stabilizzare il bilancio del Reich 28. Quando poi nella primavera vennero rese note le sue conclusioni, la socialdemocrazia si schierò prontamente a favore della loro accettazione. L'unico timore espresso era quello di perdere la sovranità economica del Reich , e infatti inizialmente si chiese di introdurre una clausola che lasciasse alla Germania l'ultima parola in fatto di politica finanziaria 29.


Si cercò anche di sfruttare la concomitanza del dibattito sulle proposte della Commissione con le elezioni politiche per il nuovo Reichstag del 4 maggio 1924 per attaccare i partiti di destra, contrari all'accettazione del Piano 30. Simili erano le opinioni espresse su ?Die Glocke?, dove un lungo articolo ripercorreva la storia delle riparazioni e di come si fosse giunti alla Commissione Dawes 31.


Resta da analizzare la posizione dell'Internazionale socialista. In questa organizzazione la Spd ripose la speranza di riuscire a creare una pressione esterna sui governi francese e belga per terminare l'occupazione.


La prima reazione dell'Internazionale fu infatti di pronta e ferma condanna dell'azione di forza. Il 26 ed il 27 gennaio 1923 si tenne ad Amsterdam una prima riunione tra le due internazionali socialiste 32 e la Federazione internazionale dei sindacati per concordare una linea comune. Le posizioni del Presidente della Spd Otto Wels caratterizzarono il dibattito. Egli rigettò la proposta laburista di far ritirare il contingente britannico in Renania in segno di protesta perché gli inglesi sarebbero stati sostituiti dai francesi, fatto che avrebbe aperto ? la possibilità per una completa revisione delle aree economiche dell'Europa e permesso alla Francia di crearsi una posizione dominante in Europa, non solo economicamente, ma anche politicamente? 33. Wels chiese invece il pieno appoggio dei compagni nella lotta e rifiutò un eventuale arbitrato della Società delle Nazioni, perché ritenuta non imparziale 34. La Conferenza chiuse i lavori votando una risoluzione comune dove si condannava fermamente l'occupazione e si propugnavano le seguenti azioni: 1) una decisa campagna di stampa a favore dei principi della pace; 2) il rafforzamento dei contatti tra i partiti socialisti europei; 3) il passaggio della questione alla Società delle Nazioni, di cui doveva far parte da subito anche la Germania; 4) il contrattacco delle organizzazioni dei lavoratori contro il militarismo ed in favore della pace 35.


Ai socialisti era ben chiaro che il problema centrale per la soluzione della questione della Ruhr era il soddisfacimento del bisogno francese di sicurezza. Purtroppo a questa chiarezza non seguì una serie di proposte concrete. La risoluzione di una successiva conferenza interparlamentare tra deputati belgi, francesi, inglesi ed italiani, concordata con i socialdemocratici tedeschi, prevedeva su questo punto soltanto una vaga assicurazione tedesca di non dichiarare guerra nei prossimi 99 anni e riproponeva il patto di sicurezza franco-anglo-americano già caduto per il rifiuto americano di ratificare il Trattato di Versailles 36. Il piano fu proposto a Theunis, primo ministro belga, che lo ritenne interessante ma impossibile da applicare a causa di molti punti controversi di difficile accettazione da parte francese 37.


La nascita dell'Internazionale operaia e socialista nel maggio del 1923 dette senz'altro maggior forza al movimento socialista internazionale. Nel mese di luglio i rappresentanti di Francia, Belgio e Gran Bretagna 38 decisero di inviare direttamente nella Ruhr Tom Shaw, il segretario dell'Internazionale. La sua relazione riscontrò la necessità di arrivare alla fine della resistenza passiva. Per far ciò era necessario che i socialisti francesi facessero pressioni sul loro governo perché accordasse ai lavoratori tedeschi alcune concessioni. Dopo la fine della resistenza si sarebbe poi potuto aprire un tavolo di trattative mantenendo intatto l'amor proprio francese e liberando al contempo la Ruhr 39. La richiesta di apertura di trattative venne ulteriormente ribadita anche dopo che Stresemann aveva dichiarato la fine della resistenza passiva. Questo anche per scongiurare il caos politico e sociale in Germania 40.


La politica dell'Internazionale sull'occupazione della Ruhr rispecchiò la debolezza sia di questo organismo, sia del socialismo europeo dopo la Grande Guerra. Le sue proposte non ebbero alcun seguito pratico perché l'influenza dei partiti socialisti europei sui loro governi era molto debole. Le posizioni dell'Ios erano nella sostanza simili a quelle della socialdemocrazia tedesca. La speranza da parte di larghi settori della Spd di riuscire tramite l'Internazionale a risolvere il problema dell'occupazione della Ruhr fu però ben presto delusa dall'inconsistenza delle risoluzioni dell'Ios.



 



Conclusioni





La socialdemocrazia si mosse nei confronti dell'occupazione della Ruhr ponendo l'accento sia sulla ? causa ? nazionale tedesca, sia ribadendo le sue convinzioni pacifiste. Inoltre cercò di sfruttare i suoi legami con i socialisti francesi, belgi ed inglesi all'interno dell'Internazionale per cercare di trovare una soluzione diplomatica. Nonostante infatti il suo appoggio al governo Cuno, nonostante il supporto dato a Stresemann, la Spd non si lasciò mai trascinare dall'emotività della propaganda delle destre tedesche, ed anzi rigettò l'idea dell'uso della forza. In questo il suo atteggiamento differì in modo sostanziale dal comportamento adottato durante la Grande Guerra, dato che adesso il suo supporto alla politica del governo era molto più limitato e condizionato rispetto al Burgfrieden . L'analisi della stampa socialdemocratica mostra senz'altro un partito fortemente indeciso nel porre una linea chiara di politica estera ed anche la mancanza di concretezza nelle sue proposte. Bisogna però anche evidenziare la ricchezza di posizioni differenti espresse sulle varie riviste dalle correnti della Spd, una ricchezza che da un lato permetteva una difesa costante contro gli attacchi dei pangermanisti, dall'altro serviva a mantenere compatto il proletariato tedesco anche nelle sue correnti di sinistra ed a difendersi dalle accuse di tradimento di classe provenienti dai comunisti. In tal contesto la mancanza di senso pratico che caratterizzava le differenti proposte socialdemocratiche va certamente rapportata alla necessità di creare una coesione interna al partito.


Ciò si riflette anche nella poca importanza data al dibattito sulla politica estera. Nel periodo tra la rivoluzione e la firma del Trattato di Versailles la socialdemocrazia delegò le questioni internazionali agli ?esperti? del Ministero degli esteri. I due ministri, prima Solf e poi von Brockdorff-Rantzau, erano diplomatici di carriera di simpatie liberali, senz'altro molto distanti da una concezione socialdemocratica della politica estera. Anche la riforma del Ministero non intaccò il vecchio apparato burocratico, ma si limitò a modernizzarlo spostando alcune competenze (Grupp 1986). Karl Kautsky, incaricato di affiancare il ministro e di supervisionarne l'operato, non riuscì mai a controllarne il lavoro. Non deve dunque sorprendere che al congresso del partito tenuto a Weimar nel giugno 1919 il dibattito sulla eventuale firma del Trattato di Versailles sia stato escluso dall'ordine del giorno, e che solo un intervento contestato di Bernstein abbia portato la politica estera nella discussione 41. Anche nell'anno in cui Hermann Müller era stato Ministro degli esteri (giugno 1919-marzo 1920) non fu tentata alcuna seria riforma che permettesse a personale socialdemocratico di chiara fede repubblicana di sostituire il corpo diplomatico del periodo guglielmino.


D'altronde, in secondo luogo, non esisteva tra i ranghi del partito un numero sufficiente di persone esperte di questioni internazionali. Così dalle elezioni del 1920 il Ministero degli esteri fu sempre appannaggio di personalità dell'area politica liberale, fino ad arrivare al lungo periodo di Stresemann. Questa situazione derivò dal fatto che la socialdemocrazia era stata un partito antisistema nel periodo imperiale. Com'era possibile per una forza politica esclusa a priori dalla gestione del potere sviluppare le competenze necessarie a comprendere le complesse relazioni tra gli Stati europei? La Spd non disponeva alla fine del 1918 delle capacità necessarie per governare un grande organismo moderno e burocratizzato quale era il Reich tedesco. E non si trattava soltanto della politica estera. In tutti i settori si scelse la collaborazione con i rappresentanti del vecchio ordine.


Queste manchevolezze si riflettevano poi anche sulle proposte politiche del partito. Se alla dirigenza e agli intellettuali del partito mancava una conoscenza approfondita dei problemi della politica estera, non ci si può meravigliare che sulle riviste della Spd comparissero soltanto proposte generiche basate su formule teoriche e su buoni propositi, ma poco legate alla realtà.


 


 


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Abstract
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Autore Brogi Roberto
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