N. 18 - Ottobre 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Federica Legnani - Ramona Loffredo

Le fonti per la storia dell'Urbanistica in Emilia Romagna

L'archivio della pianificazione regionale

di Federica Legnani



L'importanza del ruolo giocato dalla pianificazione urbanistica di scala comunale nell'amministrazione del territorio dell'Emilia Romagna si evince innanzitutto dai numeri, che non hanno eguali nel resto d'Italia. Già nel periodo che precede l'entrata in vigore della prima legge urbanistica regionale, promulgata nel 1978, gli strumenti urbanistici approvati, sia piani regolatori veri e propri sia semplici programmi di fabbricazione o anche piani di ricostruzione, erano 321. Certamente alcuni comuni, in particolare i capoluoghi di provincia e quelli con maggior numero di abitanti, avevano già allora all'attivo più di un piano, in quanto le dinamiche demografiche e gli eventi bellici avevano reso necessaria la revisione di previsioni di crescita spesso formulate su orizzonti temporali molti lunghi. È tuttavia ragguardevole che gran parte dei 341 comuni emiliano romagnoli, a metà degli anni '70, fosse dotata di un progetto generale per l'uso del suolo e per il futuro dell'assetto urbano. Una prassi urbanistica che nei decenni successivi si è andata consolidando fino a diventare una consuetudine, ha continuato e continua ancor oggi a produrre strumenti di pianificazione sempre più attenti alle esigenze non solo dello sviluppo urbano e produttivo, ma anche al perseguimento dell'interesse collettivo, alla tutela e alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali. Talvolta questi strumenti hanno affrontato problematiche, delineando anche le possibili soluzioni, la cui urgenza a livello nazionale è stata avvertita solo anni dopo. Ecco perché gli strumenti di pianificazione rappresentano indubbiamente una fonte autorevole ed imprescindibile per indagare la storia recente degli insediamenti nell'Emilia Romagna e consentono di analizzare approfonditamente non solo gli esiti, ma anche i processi di trasformazione.


Nella sede dell'archivio regionale, a San Giorgio di Piano, in provincia di Bologna, sono conservati i documenti relativi all'attività amministrativa della Regione, organizzati in diversi fondi. Nel fondo dell'assessorato Programmazione territoriale, Politiche abitative, Riqualificazione urbana e nel fondo della Giunta regionale si trovano i documenti dell'attività urbanistica e di pianificazione territoriale svolta tra l'inizio degli anni '70 e la metà degli anni '90 in Emilia Romagna, da qualsiasi ente ne abbia avuto la competenza: quindi non solo dai comuni, ma anche dalle province, dagli enti parco, ecc.


Archivio di San Giorgio di Piano, interno

Questi due fondi non sono gli unici, fra quelli depositati a San Giorgio, che conservano documenti urbanistici, ma sono comunque emblematici per le distinte finalità, contenuti e organizzazione.


Il fondo della Giunta regionale raccoglie gli atti ufficiali, in particolare i testi delle delibere e i documenti allegati e dunque gli elaborati relativi ai piani approvati appunto da quell'organo di governo locale. Nel momento dell'approvazione i processi decisionali e di elaborazione dei documenti cessano e il piano, qualunque piano, assume una forma pubblica, legale e compiuta, costituita da insieme di elaborati grafici e scritti, cui poter fare riferimento per i formali adempimenti.


Tuttavia è noto che il destino di quegli stessi piani, già immediatamente dopo l'entrata in vigore, è di essere alterati nella loro unitarietà, di diventare oggetto di modifiche, di cambiamenti piccoli e grandi attraverso un susseguirsi di varianti parziali e settoriali, fino a che, con la successiva variante generale, si rimetterà in discussione tutto l'assetto territoriale precedentemente delineato. Ecco perché gli elaborati conservati nel fondo della Giunta regionale hanno un valore fondamentale per quanto riguarda l'evolversi dei processi, in quanto documentano il momento di condivisione delle scelte di sviluppo, formulate dal punto di vista tecnico nel modo più convincente, in base alle quali è stato possibile stabilire accordi innanzitutto politici.


Nel fondo dell'assessorato Programmazione territoriale, Politiche abitative, Riqualificazione urbana, denominazione più volte modificata nel corso dei vari mandati amministrativi, è depositata la documentazione del lavoro d'ufficio dei funzionari regionali che avevano il compito di istruire i piani, di verificarne la congruenza rispetto ai provvedimenti normativi statali e regionale e la correttezza tecnica. I processi che nell'archivio della Giunta regionale si cristallizzano nel momento ufficiale dell'approvazione, in questo archivio sono testimoniati in tutta la loro complessità. Qui si trovano anche elaborati relativi ai piani non approvati, strumenti che, per qualche motivo, non hanno completato il loro iter, pur avendo, talvolta, raggiunto una formulazione tecnica completa. Ovviamente questo archivio è meno organizzato di quello della Giunta regionale, l'articolazione geografica che ordina prima il livello delle province e, sotto questo, il livello dei comuni non è certamente sufficiente a rendere facilmente accessibile una quantità così ingente di documenti, costituita da tavole di grande e piccolo formato, dattiloscritti, ma anche minute scritte a mano, correzioni a penna o matita sui disegni e sui testi, ecc.


L'interesse di tutto ciò è ovviamente grande, una ricerca paziente potrebbe ricostruire il farsi e disfarsi delle idee sul governo dell'uso del suolo e sull'assetto dei territori, individuare il ruolo di amministratori, tecnici e professionisti, riconoscere i momenti salienti, finanche le cause, che hanno segnato il successo o il fallimento dei piani e dei progetti urbani. In questo archivio, sempre in ragione dello svolgimento del lavoro di istruttoria e di verifica di conformità, sono conservati anche piani elaborati prima del passaggio delle competenze in materia urbanistica alla Regione, per cui si trovano anche programmi di fabbricazione redatti negli anni '60 e anche qualche piano di ricostruzione degli anni '50. Non si trovano invece ne' qui, ne' ovviamente nell'archivio della Giunta regionale, piani approvati dopo il passaggio di competenze alle province, che nella maggior parte dei casi risale alla metà degli anni '90.


Cinquant'anni di storia delle città grandi e piccole dell'Emilia Romagna possono essere dunque indagate attingendo a queste fonti, che permettono di chiarire vicende complesse, con implicazioni che trascendono l'aspetto urbanistico e coinvolgono direttamente la politica, l'economia e la società. Inoltre, considerando l'importanza di alcune esperienze condotte in Emilia Romagna e la loro influenza sull'evoluzione dell'urbanistica a livello nazionale, è evidente che l'interesse verso una ricerca sui documenti conservati nei due fondi regionali non avrebbe esclusivamente rilevanza locale, ma risulterebbe indispensabile per qualsiasi studioso che volesse affrontare la storia della disciplina urbanistica in Italia.


 



Passaggi nei paesaggi d'archivio

di Ramona Loffredo



Un archivio è, anche, un paesaggio ed osservandolo si può pensare che non ci siano percorsi di lettura precostituiti, linee di contorno ben definite, ma soltanto passaggi oscillanti.


Le forme, le espressioni, i contenuti si dispongono su una rete d'influssi e di forze, che seguono leggi di formazione e di conservazione. I fondi che offrono documentazione preziosa alla ricerca sulla storia della pianificazione urbanistica, conservati presso l'Archivio di deposito-storico della Regione Emilia-Romagna a San Giorgio di Piano, non sfuggono a quest'immagine d'archivio-paesaggio. L'orizzonte sembra lontano davanti all'estensione quantitativa e qualitativa dei documenti consultabili, ma sarà la loro interpretabilità e la nostra interpretazione a porre limiti alla ricerca o ad aprire nuovi scenari.


Archivio di San Giorgio di Piano, interno

L'archivio è un paesaggio artificiale che non parla solo di chi lo ha creato, ma anche di chi lo ha visto. Quanto più si ha consapevolezza dell'iter amministrativo legato alla formazione, adozione ed approvazione di uno strumento urbanistico, tanto più sarà facile districarsi nei meandri cartacei evitando così di arenarsi davanti agli ostacoli.


Se l'oggetto della nostra ricerca è un piano nella forma approvata ? se conosciamo almeno la data e possibilmente anche il numero della deliberazione d'approvazione della Giunta ? possiamo fare richiesta di consultazione per il seguente fondo:



•  Servizio segreteria e affari generali della Giunta 1. Deliberazioni della segreteria di Giunta . Il fondo è articolato in tre serie:


•  Verbali delle deliberazioni della Giunta (estremi cronologici 1970-2003, consistenza voll. 2118);


•  Deliberazioni della Giunta (estremi cronologici 1970-2005, consistenza bb. 1919);


•  Allegati alle deliberazioni della Giunta (estremi cronologici 1972-2004, consistenza bb. 1279).


 


È utile ricordare che alcuni piani non hanno, come ultimo atto dell'iter amministrativo, una deliberazione di Giunta, ma un decreto del presidente della Giunta. In questi casi è indispensabile consultare il seguente fondo:



•  Presidenza della Giunta. Servizio relazioni istituzionali e affari della Presidenza 2. Decreti del Presidente (estremi cronologici 1971-2002, consistenza bb. 37, voll. 239).



Se invece la ricerca è indirizzata alla storia del piano, dalla sua adozione alla sua approvazione, dovremo ricorrere ad un altro fondo:



•  Assessorato urbanistica. Servizio pianificazione urbanistica 3 (estremi cronologici 1970-2000, consistenza bb. 4900 ca).



I materiali eterogenei di questo fondo offrono passaggi nel paesaggio d'archivio difficili ed affascinanti. Nelle pieghe di una storia non del tutto raccontata ? il fondo è ordinato, ma ancora privo di schedatura informatizzata ed è quindi di non facile consultazione ? si possono trovare grandi e piccoli tesori.


Le osservazioni al piano, per esempio, si possono leggere come sintetiche rappresentazioni e reazioni della vita ordinaria all'evento straordinario offerto dall'introduzione del nuovo strumento urbanistico. Il futuro progettato investe il presente generando delle reazioni, che vanno dalla semplice opposizione a difesa dei propri interessi personali e/o collettivi alla formulazione di proposte.


Questo fondo conserva i prodromi e le leggi dello sviluppo urbanistico dei Comuni, ma anche i progetti non realizzati, le speranze che ?fanno parte integrante della storia non meno dei terribili avvenimenti che le vanificarono [...] le speranze hanno forse la stessa importanza degli eventi accaduti? (Yates 1947).


In questi fondi si trovano materiali documentali che non sono utili solo agli addetti ai lavori (urbanisti, architetti, ricercatori...), ma anche a coloro che più semplicemente abitano, vivono, consumano e leggono la città per ritrovare la propria storia recente.


 



Le autrici ringraziano sentitamente
la dott.ssa Lilia Borghi (Regione Emilia-Romagna, Servizio Organizzazione e Sviluppo,
Coordinamento tecnico Archivi di Giunta), la dott.ssa Margherita Cantori
(Regione Emilia-Romagna, Servizio Organizzazione e Sviluppo)
e la dott.ssa Romana Michelini (C.S.R. di Modena).


 


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Autore Legnani Federica
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Autore Loffredo Ramona
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