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Saverio Battente Antonio Meucci e la cultura scientifica nell?Italia risorgimentaleSiena, 15 ottobre 2008Il 15 ottobre si è svolto a Siena, presso la facoltà di Scienze politiche dell?Ateneo cittadino, il convegno dedicato ad Antonio Meucci, nel quadro delle manifestazioni organizzate in occasione della ricorrenza del bicentenario della sua nascita. La giornata di studi è stata organizzata dal Ciscam, Centro interuniversitario per la storia del cambiamento sociale e dell?innovazione in collaborazione con l?Associazione per la storia della scienza e della tecnica in Italia nell?età dell?industrializzazione e con il Comitato nazionale per il bicentenario della nascita di Antonio Meucci, appunto. Il titolo del convegno, ?Antonio Meucci e la cultura scientifica nell?Italia risorgimentale?, in modo emblematico, lasciava trasparire la volontà di tratteggiare, partendo dalla figura del padre del telefono, un più ampio panorama dell?Italia ottocentesca di fronte alle sfide dettate dalla modernizzazione. Da un punto di vista metodologico, inoltre, il convegno si presentava in modo peculiare per la compresenza di studiosi di discipline diverse come la storia e l?ingegneria, integratesi per l?occasione, al fine di ampliare gli strumenti d?analisi e gli ambiti d?indagine relativamente al tema della modernità. Del resto la figura stessa di Meucci anticipava nel suo vissuto e sembrava suggerire, quindi, la possibilità di una tale interdisciplinarità d?analisi non solo per la sua biografia, ma da estendere al periodo storico in cui si inserisce, in un contesto centrato sul piano nazionale, ma attento anche agli eventi internazionali.
I lavori, sono stati introdotti dal presidente della sessione mattutina Maurizio Degl?Innocenti che ha ricordato l?originalità e l?importanza di una impostazione interdisciplinare come quella selezionata per il convegno, tra storia ed ingegneria, che la figura peculiare di Meucci ha offerto di applicare, ricca di spunti da approfondire, inserita nell?alveo dei grandi temi storiografici come quello del processo di costruzione dello stato nazione e della modernità.
L?ambiente culturale in cui inserire la formazione di Meucci era la Firenze del primo trentennio dell?Ottocento, capitale del Gran Ducato di Toscana. Come ha indicato Cosimo Ceccuti, infatti, l?ambiente fiorentino del tempo, nel panorama degli stati regionali italici, era particolarmente sensibile ai fermenti culturali che avevano investito il continente europeo, a cui la restaurazione aveva solo temporaneamente tentato di porre un freno. In particolare nel Gran Ducato coesisteva una duplice matrice culturale divisa tra la tradizionale vocazione umanistico letteraria e artistica ed una più innovativa sensibilità tecnico scientifica. Meucci aveva studiato all?Accademia di belle arti, infatti, ma lavorando come tecnico di scena presso il teatro della Pergola di Firenze, aveva anche iniziato a sperimentare la propria genialità creativa. Su questa sua duplice matrice culturale, inoltre, si innestava anche la sua impostazione politica, sensibile alle idee di progresso in chiave democratico sociale, coniugata in un?ottica patriottico nazionale, come il suo coinvolgimento nei moti del 1931 stava a testimoniare. La Firenze del primo trentennio dell?Ottocento, quindi, restituiva nel clima del suo fermento culturale un Meucci uomo di scienza fermo e rigoroso, attento anche ai risvolti politici e sociali del suo tempo.
Proprio le vicende politiche, tuttavia, lo portarono all?estero, prima a Cuba e poi negli Stati Uniti, dove il suo genio creativo poté esprimersi. Come ha suggerito Andrea Ragusa, infatti, riprendendo e adattando una metafora del Landes, Meucci poteva definirsi una sorta di Prometeo ?italiano? della scienza. Il soggiorno americano, inoltre, in nome della condivisione di alcuni principi politici, aveva portato l?inventore fiorentino a frequentare il mondo degli esuli italiani, tra cui spiccava la figura di Garibaldi. Sullo sfondo di un processo di Nation and State building in Italia ancora tutto da realizzare, Meucci rappresentava uno spirito di avventura e di scoperta intriso di tecnicismo scientifico, mentre Garibaldi era l?emblema del medesimo portato, sebbene coniugato in chiave maggiormente d?azione. Tuttavia i vari episodi della vita di Meucci restituivano l?immagine di un genio creativo dalla grande intuizione tecnico scientifica, ma un pessimo imprenditore di se stesso e delle proprie idee. La questione del telefono era, del resto, la più emblematica e la più eclatante, ma inserita in un panorama di altre delusioni commerciali legate al frutto del suo estro scientifico. Già ridotto in povertà, infatti, Meucci aveva ottenuto un semplice ?caveat? per il suo prototipo di telefono nel 1871, per l?impossibilità di raggiungere un vero e proprio brevetto a causa della mancanza di danari per perfezionarne la registrazione a suo nome. Nel 1876, quindi, fu Bell a farlo a proprio nome, sfruttando le intuizioni di Meucci. Nelle vicende umane di Meucci, in filigrana, si intravedevano alcuni dei tratti del processo risorgimentale delle origini: da un lato il peso di un nazionalismo scientifico il cui ruolo, sebbene meno visibile, non fu trascurabile, dall?altro la debolezza della capacità imprenditoriale di una parte importante della futura società italiana, come la Firenze primo ottocentesca testimoniava, di cui Meucci era espressione.
Fu Bell, al contrario, a sfruttare tutte le potenzialità legate alla diffusione del telefono, in una società avanzata e pronta per una impostazione legata ai consumi di massa come quella americana. Come ha delineato Gianni Silei, infatti, dietro la diffusione del telefono si intravedeva un nuovo modo di concepire i rapporti sociali e la società stessa. Era il frutto di una fioritura di una nuova mentalità scientifica e di ricerca collettiva compenetrantesi reciprocamente nei propri singoli risultati, più che il risultato dell?opera di geni solitari. La scienza consolidò in tale contesto il suo ingresso nell?immaginario collettivo del tempo, dividendo la propria accezione tra mistero e progresso.
Meucci, quindi, ed il telefono rimandavano ad un contesto più ampio di quello dell?Italia in cui il ruolo della scienza assumeva ora una valenza innovativa e centrale destinata ad avere un impatto profondo. Adriano Morando, in proposito, rimandava alla figura di Maxwell per poter comprendere, nel suo insieme il clima culturale del tempo ed il suo impatto sugli esiti di quella che fu la seconda rivoluzione industriale. In Italia, e nello specifico a Firenze, esisteva, accanto ad una cultura umanistica, anche una sensibile capacità scientifica, di cui lo stesso Meucci era espressione e testimonianza. A fare difetto, come riconfermato da Morando, era forse una prassi imprenditoriale, lontana dal pragmatismo anglosassone. Ripercorrendo la genialità di Maxwell, infatti, emergeva il suo legame con una parte della già importante comunità scientifica italiana, nelle figure di Prioschi, Matteucci, Mossotti o Ferraris. In particolare Maxwell finì per interagire direttamente o indirettamente nel suo soggiorno fiorentino in Italia con le università di Pisa e Pavia. Ciò contribuiva a confermare l?esistenza di un legame tra la cultura scientifica italiana e quella internazionale, capace di assumere una valenza anche politica e sociale come specialmente la figura di Mossotti, che aveva guidato gli studenti pisani a Curtatone e Montanara, restituiva, sottolineando il peso di un patriottismo scientifico da recuperare. Allo stesso tempo, su di un piano più internazionale la biografia dello studioso scozzese riconfermava l?impatto immediato che la battaglia di Sedan ebbe nell?Europa del tempo. La scienza italiana, quindi, era in contatto, con il trend europeo. A difettare era semmai il suo impatto economico e pratico.
Il telegrafo e le ferrovie furono un primo banco di prova su cui provare a sviluppare anche in Italia l?applicazione delle necessarie capacità tecniche al decollo industriale, come ha sottolineato Stefano Maggi. Spesso, infatti, per lungo tempo la distribuzione e la diffusione sul territorio delle strade ferrate e dei pali del telegrafo andò di pari passo seguendo gli stessi percorsi. Ma mentre le ferrovie furono, in alcuni casi, una sorta di volano per lo sviluppo industriale dei singoli stati nazionali, discostandosi dal modello classico inglese, in cui erano giunte dopo la iniziale rivoluzione, il telegrafo rimase a lungo un ?dominion? inglese, diretto o indiretto. Treni e telegrafi, comunque, in Italia come nel resto dell?Europa, furono un importante banco di prova per applicare numerose innovazioni tecnologiche. In particolare il telegrafo mise in evidenza come l?Italia fosse inserita nel clima di ricerca scientifica applicata ai temi della modernità, basti pensare, su tutte, alla figura di Marconi. Persisteva, comunque una sorta di iattura tra la teoria e l?applicazione delle innovazioni.
Il clima culturale italiano, quindi, era di grande fermento. Meucci, per quanto originale, non era che una delle sue espressioni. Sempre legato al campo delle telecomunicazioni, infatti, di origine toscana, era la figura, per esempio, di Caselli inventore del pantelegrafo, come ricordato da Giuseppe Pelosi. Anche in questo caso la vicenda scientifica si inseriva in un preciso percorso politico, nell?alveo del processo di costruzione dello stato nazione come primo passo verso la modernizzazione. Mentre era esistito un gap sensibile da recuperare relativamente alle prima rivoluzione industriale , alla vigilia della seconda, l?Italia dimostrava di avere una base scientifica in linea con la media internazionale.
La cultura scientifica, infatti, era stata un elemento importante dell?Italia risorgimentale, sin dal primo momento. Come ha evidenziato Carlo Lacaita, pertanto, in Italia la cultura tecnica rimase a lungo lontana dalle sedi universitarie dedite alla teoria, più che alla prassi. Quest?ultima, quindi, fu sviluppata più in seno alle scuole professionali o speciali. Ciò non di meno, alla vigilia del nuovo secolo l?Italia dimostrava di avere una base scientifica e tecnica di tutto riguardo specialmente per i settori più innovativi propri della seconda rivoluzione industriale, frutto di un percorso di lungo periodo che affondava negli albori dello Stato unitario.
Per concludere, quindi, come ha precisato il presidente della sessione pomeridiana dei lavori, Franco Angotti, si è trattato di un convegno denso di spunti e di suggestioni, utile tanto per la cultura storica quanto per quella ingegneristica. La prima, infatti, per il tramite dei saperi tecnici, ha potuto approfondire ambiti altrimenti più difficilmente esplorabili in profondità; la seconda ha avuto l?opportunità, attraverso una memoria di lunga durata, di padroneggiare maggiormente il senso della propria funzione tecnica.
La figura di Meucci, quindi, rappresenta un importante punto di analisi per contribuire a comprendere e dettagliare sempre più gli snodi essenziali del processo di nation and state building in Italia di fronte alle sfide della modernità, suggerendo indirettamente la possibilità di ripetere con altre figure storiche un simile approccio interdisciplinare.
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