N. 17 - Giugno 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Patrizia Battilani

Dal turismo balneare aristocratico a quello di massa: differenze e somiglianze riscoperte attraverso le fonti visive



 

Introduzione

La ricerca degli ultimi 10 anni ha ampliato enormemente gli orizzonti degli studi turistici, i quali hanno acquistato una nuova dignità culturale. In ambito storico è possibile indicare come tappe di questo processo la costituzione nel 2001 dell' International commission for the history of travel and tourism (Ichtt), affiliato all'International committee of historical sciences (Ichs) e la creazione nel 2008 del Journal of tourism history. Per quanto riguarda l'Italia va per lo meno segnalata la creazione nel 2002 degli annali del turismo, con l'obiettivo di creare una sede editoriale nazionale per gli studi turistici. Parallelamente si è sviluppato un percorso di riconoscimento di una dignità sociale e (perché no?) culturale dello stesso fenomeno turistico, nei suoi vari aspetti, compreso il tanto vituperato turismo di massa (Furlough 1998). Il turismo è così diventato una importante chiave di lettura per fenomeni di rilevanza assoluta negli studi storici, quali il processo di nation building (Koshar 2000), l'americanizzazione degli stili di consumo e dei modelli di produzione (Battilani 2007a), la elaborazione del concetto di heritage (Walton, Wood 2006), i sentieri di sviluppo delle economie arretrate.

Il segnale più visibile di tale trasformazione ci viene forse dalla recente candidatura di Blackpool a patrimonio mondiale per l'umanità, in quanto primo esempio di turismo di massa, già alla fine dell'Ottocento. Tale candidatura ha sollevato un ampio dibattito in Gran Bretagna, dove l'oggetto del contendere era rappresentato proprio dall'idea che le testimonianze del passato turistico potessero venire riconosciute come ?patrimonio culturale?. Sulla scia di tale dibattito la World archeological society ha inserito nel suo prossimo convegno mondiale (29 luglio-4 agosto 2008) diverse sessioni sul tema della possibilità di costruire un heritage delle attività ricreative, così come in passato lo si è fatto per il patrimonio industriale e agricolo.

Sicuramente alla costruzione di un nuovo status per il turismo ha contribuito il lavoro degli storici, quello fatto dal basso, con l'individuazione di nuove fonti sia visive che documentali, che hanno permesso di ampliare l'oggetto dell'indagine e di uscire dalla ?fortezza? dei diari di viaggio. Si tenga conto che per molti decenni gli studi sul turismo si erano incentrati sul solo Grand tour, fenomeno sicuramente importante ma non esaustivo e che tra l'altro aveva completato il suo ciclo di vita nell'ottocento, cioè all'alba delle trasformazioni più importanti attraversate dal settore.

In questo saggio trarremo spunto dalle fonti visive per ragionare sui percorsi di differenziazione e di omologazione del fenomeno turistico in Europa e in Italia. Gli archivi che utilizzeremo come fonte saranno in primo luogo due musei virtuali, ?balnea.net? (che ci consentirà la proiezione a livello europeo) e ?imago? (utile soprattutto per ragionare sul livello regionale) che integreremo con le immagini storiche che spesso compendiano le pagine di storia dei numerosi siti delle località turistiche.

 

Il turismo d'élite e la creazione di una sociabilità europea

Dallo studio dei ?prodotti turistici? elaborati nell'Ottocento e nella prima metà del Novecento emerge l'esistenza di un percorso comune in tutta l'Europa. Si potrebbe paradossalmente affermare che oltre al fantasma del socialismo anche quello del turismo aleggiò per il continente: a dispetto del permanere di differenze culturali e climatiche, emerse ad esempio un vero e proprio modello europeo di soggiorno termale e poi di rapporto con il mare, che progressivamente si estese e si uniformò nei diversi paesi.

Le fonti visive hanno fornito un supporto importante a tale ricostruzione. La riproduzione virtuale di dipinti e di fotografie delle spiagge ottocentesche, proposta dal museo virtuale Balnea 1 è una fonte insostituibile per leggere il dispiegarsi del processo di europeizzazione delle spiagge. Tutte le spiagge fredde, da Wyk a Travemunde, da Brighton a Dieppe, si arricchirono degli stessi elementi funzionali: le bathing machines , uno stabilimento di impronta monumentale lungo la skyline e, infine, un fitto passeggio di uomini e donne rigorosamente vestiti e protetti dal sole da vari tipi di ombrellini. Il cuore della vita sociale restò comunque per tutto l'Ottocento il centro cittadino delle località turistiche, nei grand hotel di lusso e nelle strutture per il tempo libero, dai teatri alle sale concerto, ai camminamenti, alle piazze.

Come ricorda Rauch (1996), analizzando il caso francese, il primo centro di animazione delle stazioni termali e balneari fu l'Hotel des baines, ricco di sale comuni: sale di lettura, con la stampa nazionale e internazionale, sale di conversazione, salone delle feste spesso animato anche da concerti e spettacoli teatrali, terrazza con chiosco per i pomeriggi musicali. Dopo la Restaurazione, fecero la loro comparsa le sale da giochi: almeno due, una per il bigliardo e una per i giochi con le carte. Progressivamente si passò così dal modello sei-settecentesco di riunione delle diverse funzioni in un unico edificio a quello nuovo caratterizzato dalla dispersione delle funzioni in edifici specifici disseminati nella città (Jarrassé 1992). Nella seconda metà dell'Ottocento, quando la trasformazione poteva dirsi completata, tre edifici determinavano il prestigio di una stazione turistica: lo stabilimento dei bagni, il casinò e l'hotel. Nel nuovo contesto urbanistico i Grand hotel di lusso divennero il barometro del successo di una località: non a caso tutte quelle che tentarono il salto di qualità e si proposero per un turismo internazionale se ne dotarono 2.

Questa tendenza all'uniformità di luoghi e paesi che proprio in quegli anni stavano rafforzando il loro percorso di costruzione di un'identità nazionale e, quindi, di differenziazione dagli altri, aveva la sua ragione più profonda nel tratto internazionale dell'élite di quegli anni. Come è noto si trattava di un'aristocrazia che condivideva i percorsi di formazione e gli stili di vita e che di conseguenza tendeva a promuovere forme simili di socialità: non sorprende, allora, che il prodotto turistico ad essa destinato tendesse a presentare le medesime caratteristiche in tutti gli stati europei. L'ingresso sui mercati turistici internazionali del mediterraneo invernale, con l'invenzione della francese Costa azzurra e della sua propaggine italiana (la costa ligure), non modificò il modello elaborato nei mari freddi se non per il fatto di proporsi nei mesi primaverili e autunnali piuttosto che in quelli estivi e per l'approfondirsi della ricerca del lusso e dell'esclusività.

In questa fase caratterizzata dal prevalere del turismo di élite, le spiagge europee cercarono di imitarsi reciprocamente, come ci rivelano le campagne pubblicitarie dell'epoca e i modelli di riferimento proposti dalla letteratura coeva. Ricordiamo per esempio la vicenda turistica riminese, le cui origini vengono abitualmente fatte risalire al 1843, data di costruzione del primo stabilimento balneare: tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, questa località balneare cominciò a confrontarsi con le spiagge europee e individuò almeno due diversi modelli di riferimento dapprima la Nizza invernale, con la sua promenades des Anglais (Del Piano 1911) e successivamente Ostenda.

?Rimini diventò allora l'Ostenda d'Italia [nel 1908 quando costruì il Grand hotel]: i vetturini raddoppiarono le tariffe; i negozianti del Corso di Augusto diedero acqua e spugna alle insegne e qualcuno riverniciò i telai delle vetrine; le fanciulle appesero l'uso delle calze di seta; i concittadini consci dei nuovi fati smisero di spogliarsi sulla spiaggia dietro l'ombrello e di adattarono all'uso della compiacente capanna di stuoia? ( Rimini e l'Azienda Bagni , Cronache azzurre, 31 luglio 1920).

Altrettanto evidente è il processo di imitazione reciproca da parte delle diverse località nella costruzione dei Grand hotel e degli stabilimenti balneari di lusso, dove ben presto si impose lo standard francese (Battilani 2007b).

In conclusione il turismo ottocentesco rappresentò sicuramente uno degli elementi di unificazione delle abitudini e della socialità europea.

 

L'arrivo del turismo di massa e la comparsa delle differenze

Il panorama cominciò a farsi meno omogeneo con le prime anticipazioni di quella trasformazione delle abitudini di socializzazione e di impiego del tempo libero che prenderà il nome di turismo di massa. Ricordiamo che almeno a partire dalla fine dell'Ottocento, alcune spiagge cominciarono ad acquisire componenti ?popolari?, se non proprio di massa: Blackpool aprì la strada inventando nuove soluzioni ricettive ed elaborando, quindi, il primo prodotto turistico accessibile al mondo operaio, o almeno all'?aristocrazia operaia dei distretti cotonieri inglesi? 3.

Tuttavia, se Blackpool rappresentò l'anticipazione del turismo di massa, le spiagge orientali degli Stati Uniti ne guidarono il completamento (Aron 1999; Shaffer 2001; Rothman 1998; Jakle, Sculle, Rogers 1996). Ancora una volta le immagini fotografiche illustrano meglio di tante parole i cambiamenti in atto 4. Molti autori tra cui Gary Cross, John Walton (2005) e Robert Bennett (1983) hanno sottolineato l'aspetto carnevalesco dei soggiorni balneari e la funzione di fuga dalla noia e dalla rigida organizzazione del lavoro che gli eccessi nel bere e nei comportamenti assunsero sia nel caso di Blackpool sia di Coney Island. Inoltre le due località erano accomunate dal ruolo centrale assunto nella creazione del prodotto turistico dai grandi parchi divertimento, i quali assorbivano anche la quota più elevata di investimenti: nel 1908 fu inaugurato Pleasure Beach nella cittadina inglese, mentre in quella americana Steeplechase Park risaliva al 1897 e Dreamland al 1904. Tuttavia i percorsi di sviluppo turistico delle due località iniziarono ben presto a differenziarsi: Blackpool divenne meta di vacanza di tutte le classi sociali, compresi gli operai, tanto che ciascuna di esse colonizzò un proprio quartiere, mentre Coney Island si trasformò da località turistica a meta di gite domenicali del ceto medio-basso newyorkese. Inoltre, mentre Coney Island non elaborò nessun modello alternativo agli alberghi di lusso localizzati nell'East end, Blackpool fece dell'invenzione di un nuovo tipo di struttura ricettiva e di una nuova figura sociale, la landlady , il fulcro del suo successo: le strade costeggiate da boarding house e i quartieri in cui si concentravano le company-houses 5 furono determinanti per rendere Blackpool un luogo di villeggiatura per la classe operaia, piuttosto che una semplice meta di visitatori del parco divertimenti.

Nei mari caldi, vale a dire le coste italiane e spagnole, l'apertura verso un turismo ?popolare?, e di conseguenza anche l'elaborazione di nuove forme di ospitalità, cominciò più tardi, ma nello stesso tempo si innestò su consuetudini molto più antiche. Come ha ricostruito il bel libro di Alain Corbin (1990), la tradizione del bagno di mare era ben radicata nella società italiana: i diari di viaggio dei grandturisti riferiscono sin dalla fine del Cinquecento di bagni e di giochi in acqua di gruppi di ragazzi lungo le coste italiane. Per quanto riguarda la costa adriatica diverse testimonianze, spesso tratte dalla cronaca nera, ci rivelano che tale consuetudine si era mantenuta sino all'Ottocento ed era praticata da tutte le classi sociali e fasce di età (Giangi 1823 6).

Anche le ordinanze pubbliche ci forniscono una prova ulteriore del fatto che nell'Adriatico centro settentrionale la moda delle bagnature aveva raggiunto una certa diffusione, tanto da richiedere l'intervento moralizzatore delle autorità. Si legge, infatti, in un editto emanato a Pesaro il 15 luglio 1814: ?nessuno si deve far vedere nudo a riva in tempo di bagno [?] tutti quelli i quali vorranno bagnarsi non possono spogliarsi delle loro vesti se non giunti che saranno in riva al mare e precisamente nel punto immediatamente prossimo al luogo del bagno, entrandovi senza indugio? (De Nicolò 1993). Nella stessa ordinanza si invitavano le amministrazioni comunali a separare in modo visibile gli spazi riservati alle donne da quelli per gli uomini.

Inoltre se è vero che i primi stabilimenti balneari si rivolsero ad una clientela ricca, è altrettanto vero che alcune località cercarono sin dalla fine dell'Ottocento di differenziarsi proponendosi a turisti meno ricchi. Interessante da questo punto di vista è la vicenda dello stabilimento della città di Cervia, fatto costruire nel 1882 dal Comune per contribuire alla diffusione dei bagni di mare presso il ceto medio, come recitava la pubblicità dell'epoca:

Essa [Cervia] dichiara di non poter fare concorrenza alle altre città né per magnificenza di stabilimento né per tutti gli altri accessori che vogliono rendere dilettevole e gradito il soggiorno dei bagnanti. Quindi Cervia non invita tutti quei figli prediletti dalla fortuna che hanno il beneficio di una rendita giornaliera dalle L.20 in su, invita invece il povero Impiegatuccio dallo stupendio mensile dalle L. 60 fino alle L.150; invita il piccolo Commerciante che in ogni anno stenta a trovare il pareggio fra il Dare e l'Avere; invita l'Operaio che è riuscito a riunire un gruzzolo di L.100, frutto dei continui lavori, per mandare ai bagni la malaticcia consorte o qualche figliolo; invita in una parola tutti i poveri diseredati dalla fortuna pei quali è pio desiderio il poter disporre di L.10 al giorno.

A tutti costoro Cervia offre una spiaggia eccellente [?], parecchi casotti [?], un magnifico ombreggiato viale [?]. Chi avesse bisogno di provvedere stanze d'alloggio disposte e preparate prima di giungere sul luogo non avrà che rivolgersi per lettera alla Segreteria Comunale ( Pilandri 1985).

In alcuni paesi del Mediterraneo il processo di democratizzazione dei bagni venne avviato solamente dopo la seconda guerra mondiale. In Spagna, ad esempio, il turismo degli anni Venti e Trenta mantenne caratteristiche del tutto simili a quelle di inizio secolo: come emerge dalla storia delle principali località balneari spagnole, quali Malaga, le Canarie e le Baleari, gli investimenti realizzati in quel periodo mirarono al rafforzamento dell'hotellerie di lusso e cercarono di rendere questi luoghi attraenti per le fasce alte della società (Pellejero Martinez 2004).

In generale sulle coste del Mediterraneo, anche nelle realtà che seppero elaborare delle anticipazioni non si ebbe alcuna rapida diffusione del turismo di massa, per le ben note vicende politiche ed economiche degli anni Venti e Trenta, le quali resero molto più lungo nonché profondamente diverso il percorso democratizzazione del turismo: in primo luogo l'instabilità economica dei primi anni Venti rese più complessa la vita della classe media, secondariamente la diffusione dell'ideologia socialista e il radicamento del cattolicesimo stimolarono la creazione di reti turistiche basate sull'associazionismo o sull'intervento pubblico e pertanto alternative a quelle commerciali, inoltre l'elaborazione del concetto di cittadinanza portò ad identificare anche il tempo libero e la vacanza come un diritto, infine l'avvento dei regimi dittatoriali trasformò il turismo in uno strumento di propaganda 7.

Il quadro cambiò radicalmente nella seconda metà del Novecento, quando l'Europa meridionale divenne il vero simbolo del turismo di massa europeo e le sue coste offrirono un prodotto che restò a lungo senza rivali, quello del ?mare caldo? e dell'?abbronzatura?.

Nella prima fase di questo lungo passaggio dal turismo di élite a quello di massa, le località turistiche e le spiagge si differenziarono le une dalle altre, sospinte dalla ricerca di prodotti da offrire ad una clientela con minore capacità di spesa. Il processo di omologazione poi ricominciò, quando il turismo di massa raggiunse la sua maturità e la competizione fra le diverse località stimolò una nuovo processo di imitazione.

 

Il percorso italiano verso il turismo di massa: differenze e similitudini fra le regioni

Questo movimento ciclico che va dalla differenziazione alla ricerca di uniformità e poi ripropone differenze che a loro volta saranno destinate ad essere superate, non si espresse solamente a livello nazionale, ma anche regionale. Da questo punto vista l'Italia si presenta come un caso particolarmente interessante e utile da studiare, proprio in virtù dei suoi storici e mai superati divari regionali. Nell'Ottocento si consumò il progressivo ingresso delle diverse spiagge italiane nel novero delle località di villeggiatura, con l'imitazione dei modelli emersi negli altri paesi. Il processo seguì un chiaro gradiente nord-sud, come si può dedurre dal semplice confronto della data di costruzione dei primi stabilimenti balneari: si comincia da Viareggio nel 1826, per andare a Rimini nel 1843, a Grado, a Fano e a Senigallia nel 1853; per vederne uno in Sicilia occorre, invece attendere il 1913.

In generale, sino al 1940, le immagini delle spiagge italiane sembrano riflettere con chiarezza il livello di sviluppo economico dell'area circostante. É illuminante a questo proposito il confronto fra le foto di ImaGo che ritraggono da una parte Senigallia nel 1908, Albissola, nel savonese, nel 1914 e Rimini nel 1905 e quelle di Balnea.net relative al lido di Mondello (in Balnea.net) negli anni trenta 8. Le immagini sembrano ritrarre il medesimo periodo storico, quando, invece, fra le prime e le seconde intercorrono almeno venti anni: l'aspetto che più stupisce è l'assoluta somiglianza dei comportamenti, degli abiti e delle strutture presenti sulla spiaggia: tutte ci descrivono un ambiente ancora fortemente aristocratico e un rapporto con il mare di stampo ottocentesco, caratterizzato dalle gonne lunghe delle signore, dalla presenza di un grande stabilimento, da una frequentazione della spiaggia sporadica e limitata a poche ore al giorno. D'altra parte la storia turistica di Mondello, il lido di Palermo, e quindi del maggiore centro generatore di domanda dell'intera Sicilia, era iniziata appena nel 1913, con la costruzione del primo grande stabilimento in muratura su progetto dell'ingegnere Rodolfo Stualker, nell'ambito di un progetto complessivo di risanamento, che aveva permesso la bonifica della zona, e la costruzione di quasi trecento villini, ad opera di una società belga. Il modello di riferimento era stato, ancora una volta, Nizza, quella ottocentesca del turismo di élite, a conferma del processo di imitazione e di europeizzazione dei modelli di vacanza sviluppato in quel secolo, e nelle località arretrate perseguito anche per buona parte del novecento.

Al contrario negli anni Venti e Trenta, le spiagge delle regioni centro settentrionali erano già profondamente cambiate, come si può vedere dalle foto di ImaGo e dai siti di alcune località 9. Infatti, le foto relative al periodo fra le due guerre di Rimini, Varazze, Ostia, Senigallia ci rivelano un mondo in fortissima trasformazione non solo nell'uso della spiaggia, ma anche per quanto riguarda lo sviluppo delle attività economiche ad essa collegate. Infatti, a fianco dei grandi stabilimenti di lusso, negli anni Venti e Trenta cominciano a proliferare strutture più piccole e meno pretenziose, che offrono servizi, bar e ristoranti, adatti ad un pubblico con minore capacità di spesa.

Non solo la vita di spiaggia assume connotati meno esclusivi, ma diventa un luogo sempre più importante per la socialità dei villeggianti, che qui cominciano a trascorrere la quasi totalità della giornata. Anche gli abiti cambiano: le gonne delle donne si accorciano, compaiono i primi costumi molto castigati.

L'avvio del processo che porterà verso il turismo di massa sembra quindi accentuare le differenze fra le diverse regioni italiane, in base al loro livello di sviluppo economico: alcune realtà conservano i modelli elitari, altre cominciano ad elaborarne di nuovi. Non si tratta certo di una conclusione originale, ma è interessante notare come sia le fonti documentarie (dagli archivi delle camere di commercio sulla nascita di nuove imprese, ai dati sul flusso dei villeggianti) sia quelle visive ci conducono verso conclusioni simili.

L'analisi dell'archivio di ImaGo, ci conferma il permanere di differenze significative almeno sino agli anni Settanta, anche se per poter trarre conclusioni più sicure occorrerà attendere che le fonti fotografiche relative alle vacanze nelle regioni meridionali si arricchiscano di nuove testimonianze in modo da rendere il campione più significativo. Le foto rimandano ad un diverso immaginario, soprattutto per quanto riguarda le donne: se nelle spiagge settentrionali le foto con i gruppi famigliari e i bambini si alternano a scatti dedicati a giovani donne in costume che imitano il portamento delle attrici famose, nelle regioni meridionali sembra permanere un maggiore imbarazzo di fronte alla macchina fotografica, tanto che spesso si preferisce comparire in prendisole. Nello stesso tempo è evidente che un qualche processo di omologazione sia già cominciato, almeno per quanto riguarda il rapporto con la spiaggia e il mare.

Tutte queste differenze sembrano scomparire negli anni settanta, quando, al di là della diversa morfologia della spiaggia, le foto conservate in ImaGo sembrano rinviare ovunque ad un comune modo di vivere la spiaggia, dalla scelta dei passatempi al look.

Questo a dispetto del permanere di profonde differenze sia nell'organizzazione sia nella performance del settore turistico nel suo complesso: sappiamo dai numerosi saggi di storia locale e da alcuni lavori di sintesi, che in realtà il divario nello sviluppo del turismo, fra centro-nord e sud non è ancora stato colmato, tanto che le regioni centro settentrionali possono contare su maggiori flussi turistici, su una rete di attività più estesa e anche su una migliore dotazione di infrastrutture, che complessivamente rende il turismo un'attività molto più importante in termini di valore aggiunto 10.

Si potrebbe allora concludere che l'omologazione degli stili di vita dei turisti balneari abbia in un certo senso preceduto il livellamento delle condizioni economiche e dell'efficienza produttiva. Una conclusione se vogliamo non troppo diversa da quella riscontrata dagli studiosi della questione meridionale fra i livelli di reddito e l'indice di sviluppo umano (Felice 2006).

 

Conclusioni

La progressiva costruzione di importanti archivi fotografici virtuali ha notevolmente arricchito le conoscenze storiche sul fenomeno turistico e ha consentito di avviare studi comparativi sui prodotti turistici, sulle socialità dei villeggianti, nonché sull'impatto ambientale e paesaggistico generato dallo sviluppo di questo settore.

In questo saggio abbiamo cercato di ragionare sul passaggio dal turismo di élite a quello di massa utilizzando proprio le fonti fotografiche disponibili in rete, allo scopo di dare una dimensione internazionale e nazionale ad un fenomeno spesso studiato attraverso singoli case-studies.

Anche se alcuni di temi introdotti meriterebbero ulteriori approfondimenti ci sembra di poter offrire alcune conclusioni di un qualche interesse. In primo luogo la dimensione europea dello sviluppo turistico ottocentesco: sicuramente questo settore fu fra i protagonisti della prima globalizzazione, quella che normalmente gli storici datano dagli anni trenta dell'ottocento alla prima guerra mondiale. Essa ebbe un significato economico (aumento dell'interscambio commerciale e, relativamente al turismo, dei viaggiatori oltre frontiera) ma anche uno più prettamente sociale, vale a dire la diffusione di modelli simili di impiego del tempo libero.

In secondo luogo ci consente di fornire ulteriore sostegno alla tesi di Ellen Furlough, secondo la quale la concezione del turismo come versione degradata dalla democratizzazione della cultura difficilmente si adatta alla profonda rielaborazione dei valori della società e dei modelli di socialità che lo accompagnarono.

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

1908, Senigallia (AN)

 

1908, Senigallia (AN)

 

1908, Senigallia (AN)

 

1914, Albissola (SV)

 

1916, Pesaro

 

1924, Rimini

 

1947, Cervia (RA)

 

1948, Rimini

 

1950, Marina di Ragusa (RG)

 

1950, Marina di Ragusa (RG)

 

1953, Serracapriola (FG)

 

1954, Marina di Lesina (FG)

 

1956, Carmiano (LE)

 

1959, Marina di Ragusa (RG)

 

1965, Pescara

 

 






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Fonti
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