N. 17 - Giugno 2008


ISSN 1720-190X





Sergio Di Giacomo

Il terremoto di Messina del 1908 e gli aiuti tedeschi

Il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908 – uno dei più disastrosi della storia che provocò circa centomila morti tra le due coste dello Stretto di Messina e la distruzione della città peloritana – ha visto per la prima volta la mobilitazione sia di ogni città e regione italiana ma soprattutto delle diverse nazioni europee e di altri continenti che si attivarono sia a livello di assistenza diretta sui luoghi della tragedia sia nella raccolta di fondi e di beni necessari per i sopravvissuti. Gli aiuti che i diversi stati offrirono alle popolazioni terremotate furono massicci, veloci e spesso determinanti per la salvezza di migliaia di profughi e per la ricostruzione dei siti distrutti. Non a caso, nella sua corrispondenza da Messina per “Il Giornale d'Italia” del 9 gennaio 1909, Goffredo Bellonci omaggiava i tanti benefattori, soccorritori, volontari di varia provenienza e qualifica che stavano percorrendo “in lungo e largo le rovine, compiuti difficilissimi salvataggi, fatti prodigi di abnegazione” . Il panorama della solidarietà internazionale risulta veramente ampio e articolato, come si può evincere dall'elenco della partecipazione ai soccorsi dei diversi paesi.

Gran Bretagna: i primi marinai a sbarcare nella Messina ricoperta di macerie furono il capitano Owen e cinque marinai del mercantile Afonwen e l'equipaggio del vapore Ebro, che salvarono diversi feriti insieme ad altri mercantili inglesi (Mariner, Drake, Chesapeake, Ophir, Vito, Cretic); le navi inglesi da guerra Sutlej e Boxer, di stanza ad Agusta, furono le prime a arrivare in città alle 7 di mattina del 28 allestendo i primi ospedali da campo e raccolta viveri a Messina e trasportando i feriti a Siracusa. 250 uomini furono sbarcati in Calabria. Successivamente arrivarono a dare sostegno diversi incrociatori (Minerve, Exmouth, Lancaster, Aboukir). Il volume ancora inedito in Italia Angels in Blue Jacket racconta le vicende dei marinai britannici. A Londra si organizzarono commemorazioni e ricche raccolte di fondi, raggiungendo la somma di 140.000 sterline.

Russia: le grandi navi russe, gli incrociatori e corazzate della Marina militare Cesarevic, Slavia e Makarof arrivarono alle 8 del 28 e caricarono i superstiti assistiti da centinaia di marinai russi portandoli nei centri di raccolta di Napoli.

Francia : 16 unità per un totale di 2.500 uomini. Una divisione francese composta dalle navi di linea Justice e Veritè da Tolone scortate da due torpedinieri si attivò per soccorrere i paesi della riviera tra Messina e Torre Faro mentre il Dunois distaccato da Biserta è utilizzato nella costa calabrese. Gli incrociatori protetti Fanfare e Carquiois portarono abbondanti soccorsi di viveri, medicinali e legname da costruzione.

Danimarca : Le due navi Heymdal e Thor giunsero il 5 gennaio e fino all'8 si attivarono sia sulla costa calabra che nella costa ionica tra Messina e Taormina.

Impero austro-ungarico: i volontari della Società viennese di soccorso e della Società viennese per le cucine popolari si mobilitarono per offrire razioni costanti di cibo ai profughi messinesi ospitati a Catania, mentre si segnalarono le navi della marina mercantile ungherese e le navi asburgiche Zringi, Nagy Lajos, Matcecovitz e piroscafi Andrassy e Olga.

Grecia : La nave Sfacteria giunse a Messina il 21 e si attivò per consegnare a Catania i soccorsi inviati dal governo greco.

Spagna: la nave Principesa De Asturias sbarcò a Milazzo 100 tende e 45.00 razioni di cibo , mentre il Catulana venne allestito dal marchese di Comillas come nave ospedale con 350 posti letto per il trasporto degli orfani.

Portogallo: l'incrociatore Vasco De Gama il 16 gennaio sbarcò indumenti e viveri nella costa messinese

Stati Uniti: cibo e materiale di soccorso in grandissima quantità vennero portati dalle navi della Marina statunitense Culgoa, Connecticut, Ilinois, e dal vapore della Croce rossa Americana Bayern mentre si segnalava l'opera del console Cutting Jr, padre della scrittrice Iris Origo; grazie al legname trasportato alle navi della Marina statunitense si realizzò il Villaggio americano di Messina costituito da tremila casette nella zona Moselle della città peloritana.

Un ruolo significativo e poco noto è quello relativo ai paesi di lingua tedesca, e la Germania in particolare. La mobilitazione della Marina tedesca, così come la donazione di abitazioni in legno sia a Palermo che a Messina da parte del Kaiser Guglielmo II, sono elementi di grande valenza che segnarono un marker germanico su questo evento di significato universale. Un filo di congiunzione che si collegava ad una antica e intensa tradizione tedesca in Sicilia, isola dove erano presenti diverse comunità mercantili tedesche e dove i viaggiatori, da Goethe in poi, permisero la diffusione internazionale del “mito siciliano” e delle leggende dello Stretto di Messina cantate da Schiller.

Nel numero del 13 febbraio 1909 di “Ordine e Notizie”, il giornale nato subito dopo il terremoto del 28 dicembre 1908 e fondato dall'on. Giuseppe Micheli, si metteva in rilievo l'intervento della Germania per i profughi del terremoto:

 

In Germania la notizia del disastro ha colpito profondamente gli animi, perché moltissimi conoscono il paese colpito; che per i touristes tedeschi è diventato una delle mete preferite da quando l'Imperatore ha scelto per più volte Taormina come una sua villeggiatura. Lo slancio della carità corrispose all'emozione grandissima e se la stampa finora ha tenuto poco conto dell'attività tedesca lo si deve certamente al fatto che il carattere nazionale dei tedeschi li spinge ad agire senza farsi un auto-reclame. Il Comitato centrale finora ha raccolto più di 4 milioni e mezzo senza tener conto dei doni in natura e se vi si aggiungono i doni pervenuti da tedeschi a comitati italiani, certamente si completa il quinto milione. Si sono visti degli esempi di nobile gara. A Francoforte sul Meno, per esempio, la “Gazzetta di Francoforte”, che è il più importante giornale della Germania, ha raccolto più di 50000 marchi, e quasi altrettanto la Camera di Commercio di quella città.

 

Anche il numero speciale della rivista “Natura e Arte” metteva in evidenza che la Germania “partecipò al dolore italiano in modo commovente.Oltre le disposizioni prese da Guglielmo II, va segnalata l'opera dell'incrociatore germanico Hertha , che con navi inglesi e russe recò i primi aiuti suoi luoghi della catastrofe”.

I brani danno il senso della mobilitazione tedesca – per molto tempo sottovalutata e ancora oggi poco conosciuta e apprezzata – che si sviluppò sia sul fronte della raccolta di fondi e beni da parte dei comitati benefici sorti sia a livello centrale che locale, che attraverso l'intervento dei marinai di due navi da guerra (e altre imbarcazioni) dell'Impero di Germania che cooperarono insieme ai soccorritori italiani e a quelli degli altri paesi intervenuti sui luoghi del disastro.

Basti pensare che la nave-scuola Hertha – che aveva avuto l'ordine dal Kaiser di partire da Venezia per Messina – impegnò il suo equipaggio a ritmo continuo per assistere i sopravvissuti e trasportare i feriti nei luoghi di raccolta e di soccorso, riuscendo a salvare circa 900 profughi. La rivista “Il secolo XX”, descrivendo il via vai delle navi straniere sullo Stretto, scriveva che “ai russi, agli inglesi, si aggiungono gli aiuti di una squadra francese, che opera tra il Faro di Messina e il Paradiso. Arriva la nave scuola tedesca Hertha , con medicinali e viveri. Si continua a imbarcare i feriti e gli scampati, che si affollano, formanti strane processioni, lungo la marina”.

La mobilitazione di alcune navi militari seguiva le “condoglianze germaniche” dell'ambasciatore di Germania De Monts che aveva scritto al presidente del consiglio Giolitti il giorno dopo la tragedia.

Nella sua dettagliata relazione alle autorità governative (inserita nel saggio della Di Paola sulla marina inglese), l' attachè britannico, il colonnello Delmè-Radcliffe, il 31 dicembre registrava l'arrivo della Hertha , la quale depositava una gran quantità di viveri nella nave-deposito italiana Stura e imbarcava circa 300 profughi (220 secondo Boatti) che la stessa notte venivano trasferiti nel piroscafo mercantile Bremen , il cui arrivo a Messina è registrato già il giorno 30. Esso, a quanto riferisce il ministro della Marina Mirabello al “Corriere della Sera”, era stato requisito insieme al piroscafo inglese Ophir per trasportare feriti e superstiti verso le località di raccolta.

Il Bremen veniva segnalato in occasione della visita del duca di Genova all'Arsenale di Napoli, dove il piroscafo tedesco era giunto da Messina con oltre 800 profughi: durante la visita il nobile strinse la mano e rivolse in tedesco “elevate parole di ringraziamento per l'opera” compiuta dai marinai del bastimento, prima di salire a bordo. Il primo gennaio l' Hertha partiva per Napoli con 144 feriti gravi, per imbarcare materiale medico che veniva offerto dalla Stazione zoologica tedesca e ritornare a Messina dove arrivava la mattina del 3 gennaio insieme al cruiser Victoria Louise , per poi tornare il giorno 5. Il giorno 2 arrivava a Messina la corazzata tedesca Vetha inviata dal Kaiser: il comandante offriva al generale Mazza “comandante della piazza” centinaia di tende, pacchi, farina, carne e grande quantità di pane da portare a bordo della Stura.

“La nave scuola tedesca Hert a – scriveva una breve agenzia il giorno 6 gennaio – che giunse a Messina il 31 dicembre dopo aver partecipato attivamente al salvataggio, imbarcò numerosi malati e feriti che trasportò a Napoli ed ora ritorna a Messina ove il suo equipaggio, composto di 600 uomini, riprese insieme alle altre truppe lavori di salvataggio. A bordo dell' Hertha furono imbarcati altri malati e feriti che si trasporteranno a Napoli” (“L'Unione Sarda” del 7 gennaio 1909). “L'abnegazione e lo zelo dei marinai tedeschi – scrisse la rivista ‘Natura ed Arte' – riscossero l'ammirazione di quanti si trovarono a Messina e in Calabria durante le giornate angosciose dei salvataggi”, aggiungendo che “tutte le città germaniche, con Berlino alla testa, organizzarono spettacoli e sottoscrizioni per le vittime”, pubblicando una fotografia della “spedizione dei soccorsi in natura raccolti Pro Messina a Berlino”.

L' Hertha , tra l'altro, è citata dallo scienziato Meyer nel suo resoconto da Messina, come protagonista di assistenza a una madre e al proprio piccolo appena estratti dalle macerie: “arrivò una barca dell' Hertha , una nave da guerra tedesca. Riuscimmo a ottenere alcune bottiglie di acqua. Ristorammo ancora alcuni superstiti estratti dalla fossa che era diventata la loro casa”, scrive accorato il fisico e poeta svizzero-tedesco, che sei anni prima aveva effettuato ricerche sullo Stromboli.

Tra i feriti incontrati nei centri di soccorso vi era anche un commerciante – uno dei tanti tedeschi legati a Messina – che viveva da molti anni a Leipzig (Lipsia), ed era venuto a trovare la famiglia per le feste: “Il destino lo aveva accolto così! Le sue ferite non erano proprio gravi, ma il viso era tutto un'ecchimosi bluastra. Ad eccezione del figlio più giovane, la sua famiglia era salva. Aveva potuto estrarre dalle macerie il cadavere del bambino e lo voleva seppellire, prima di far ritorno a Leipzig”. Meyer informa del fatto che nel porto messinese si aspettava anche un'altra nave tedesca, la Bayern del “Norddeutschen Lloyd”, nave di cui però non si hanno notizie ulteriori, così come non si hanno informazioni della nave germanica Woche citata dal “Corriere della Sera” tra quelle dirette nel luogo del disastro. I marinai tedeschi si impegnavano nel distribuire una larga quantità di cibo e acqua potabile soprattutto nei villaggi della Riviera tra Messina e Torre Faro, trasportando i feriti gravi nelle navi ospedale italiane. Il 31 dicembre, di notte, arrivava a Messina la nave mercantile a vapore Therapia che faceva la spola con Napoli. La Therapia era una nave di linea, un piroscafo da 3871 tonnellate di stazza, varato nel 1902 dal Norddeutscher Lloyd di Brema. Il 30 dicembre il Therapia giungeva al porto di Napoli con circa 400 feriti e profughi di Messina.

Così il diplomatico inglese Delmè-Radcliffe descriveva le operazioni delle navi tedesche vissute in prima persona partendo da Napoli:

 

Il 30 dicembre […] avevo ricevuto il pass dal generale che comandava l'armata, con l'ordine di imbarcarmi nella Tebe per Messina, ma io preferivo prendere un passaggio che mi aveva offerto il Capitano del vapore del North German Lloyd Therapia […] la Therapia aveva trasportato 550 rifugiati da Messina quella mattina e io ho incontrato a bordo il nipote del Console tedesco a Messina, che mi diede i primi particolari diretti che potevo avere del disastro. Presi questo gentleman con me per poter fornire informazioni alle autorità militari. Ho convinto l'Ispettore della North German Lloyd Comany, Herr Manneking, di venire con me per fermare la Bremen , così come intendevo fare per la Ophir , attesi il giorno dopo nello stretto di Messina.

 

Il vapore Theraphia viene ricordato nella testimonianza rilasciata a “Il Mattino” di Napoli dal prof. Arnaldo Bruschettini, arrivato a Napoli insieme al commerciante di origine svizzera Vittorio Tobler; entrambi ricevettero l'aiuto del console tedesco Jacob, salvo con tutta la famiglia, e del segretario del consolato Edoardo Duden, i quali guidarono i due alla Marina di Messina dove si trovava il mercantile tedesco guidato dal comandante Hermann von Hey, il quale era sceso sulle rovine della città per soccorrere la moglie del pastore tedesco Mullesiefen, rimasta ferita. C'è inoltre da ricordare che uno dei testimoni degli effetti del maremoto fu il giovane capitano di origine tedesca Ermanno Falkenburg, della famiglia di commercianti molto attivi nella città peloritana, che guidava il traghetto Calabria che faceva da spola tra Messina e Reggio Calabria, la cui testimonianza venne riportata dal giornale Roma del 22-23 gennaio 1909.

Le navi tedesche lasciarono Messina il 5 gennaio, con il Victoria Louise che si dirigeva a Palermo dove scaricava sanitari e medicine per i centri di raccolta e assistenza internazionali e sei padiglioni smontabili per i sinistrati che aveva inviato in Sicilia il Kaiser Guglielmo II. Appena saputo della tragedia, il Kaiser scrive all'amico Rekowski, console tedesco di Messina, che gli faceva da cicerone nelle visite messinesi agli amici della colonia tedesca e degli imprenditori inglesi Sanderson, che lo ospitavano nelle splendida ville di Pace e di Castanea:

 

Il 29 dicembre 1908, a tarda sera, abbiamo improvvisamente ricevuto a Wiesbaden il seguente telegramma inviato da Knesebeck per conto del Kaiser: “Berlino, Neues Palais. Sua Maestà chiede di sapere se avete notizie dei vostri parenti residenti a Messina”. Ma solo la mattina seguente abbiamo capito il significato di quella domanda. Dai giornali abbiamo appreso la terrificante notizia che la città di Messina era stata interamente distrutta da un tragico terremoto! È arrivato poi un altro telegramma dell'imperatore: “Sono profondamente sconvolto per l'orribile catastrofe che ha colpito la splendida Sicilia e la nostra amata Messina! Il mio telegramma di ieri al Consolato di Messina per chiedere notizie del console, della colonia tedesca e dei vostri aprenti, è rimasto fino ad ora senza risposta. Tutte le richieste inviate per mio conto dall'Ambasciata di Roma non hanno avuto risposta. Anche dalla Prefettura di Palermo nessuna risposta. Spero di poter inviare la nostra nave scuola a Messina per dare soccorso. Iddio vi consoli! Wilhelm” .

 

Il 9 gennaio arrivava da Berlino la notizia che l'imperatore tedesco aveva incaricato il medico personale dottore Niepnea di “procedere alla costruzione e alla organizzazione delle sei baracche donate ai profughi rifugiatasi a Palermo, le quali sono ognuna capace di quindici letti e di una cucina. Il dottor Niepnea arriverà domani a Roma per proseguire per Palermo”. Già il 31 dicembre veniva data la notizia che l'imperatore Guglielmo aveva “pregato” la società di Navigazione “Hamburg Amerika Linie” di imbarcare sul piroscafo Illiria in partenza il 5 gennaio sei padiglioni sistema Daecker.

Una bella fotografia pubblicata da “L'illustrazione Italiana” del 1909 mostra le costruzioni tedesche allestite a Palermo, esempio efficiente di mobilitazione internazionale che coinvolsero anche i centri di raccolta dei rifugiati. A quanto pare i prefabbricati erano state voluti dall'imperatore per il suo viaggio a Gerusalemme, ma venuto a sapere della tragedia dello Stretto, decise subito di inviare queste palazzine di legno smontabili in Sicilia come “alberghi ai profughi”. Il 19 gennaio i marinai tedeschi della nave scuola Victoria Luisa si adoperavano per installare le costruzioni in Piazza Indipendenza di Palermo: “Sono dipinte in bianco a smalto, illuminate da finestre a vetrate eleganti e poggiano sopra una piattaforma impermeabile, sollevata dal suolo, su cui uno strato di ciottoli. Ogni baracca è capace di una dozzina di letti” (“Natura ed Arte”, 200). “L'Illustrazione Popolare-Giornale per le famiglie” del 21 febbraio 1909 pubblicava in copertina una grande fotografia del “Villaggio in legno per i superstiti del terremoto di Messina fatto costruire da Guglielmo II a Palermo”. La rivista metteva in evidenza la gradevolezza delle costruzioni:

 

“Nella nobile gara delle nazioni civili per soccorrere alla sventura dei calabresi e dei messinesi, l'imperatore Guglielmo ha avuto una delle sue geniali iniziative, ha mandato in Sicilia un villaggio di legno! In fatto, a Palermo, nella prima metà di gennaio, sbarcò una squadra di marinaj tedeschi, recanti sei complete e graziose casette in legno. Essi si accinsero prontamente a montarle, di modo che in breve si vide sorgere, in piazza Indipendenza, un villaggio di case di legno, belle, comode, igieniche, attorniate da viuzze bene inghiajate, bene illuminate, e fiancheggiate da una allegra vegetazione improvvisata. Ogni casa, con tutte le più moderne comodità, occupa un'area di circa 54 metri quadrati, e può alloggiare una ventina di persone. Questo grazioso e caratteristico villaggio Guglielmo II ha le impronte della più assoluta stabilità. Si direbbe che a Palermo, in Piazza Indipendenza, vi sia sempre stato; e se i messinesi rifugiati vi si trovano bene, molti Palermitani, che si recano a visitarlo, esclamano con evidente desiderio: “Come vorrei possedere una così bella casetta!”.

 

I volontari della Croce rossa tedesca – come annota il 14 gennaio 1909 Goffredo Bellonci su “Il Giornale d'Italia” – erano tra i più attivi, insieme ai soccorritori americani, nel fornire vestiario, biancheria e medicine agli 800 feriti rifugiati nel piroscafo Regina d'Italia, coprendo un vuoto organizzativo mostrato dalle autorità italiane guidate dal generale Mazza.

Tra i soccorritori che si attivarono tra le macerie di Messina, vi era – come rileva la Crea – anche il nipote siciliano di Richard Wagner, Manfred Gravina, che giungeva a bordo della “Regina Elena”, riuscendo a salvare diversi feriti e a collaborare alla costruzione delle prime baracche in legno.

Nonostante il loro costante e ammirevole impegno, i dirigenti navali e militari tedeschi, come quelli austriaci, furono quelli che, secondo l' attachè inglese, ricevettero il trattamento peggiore, non ricevendo aiuto e assistenza adeguata per operare a Messina, cosa che li costrinse a rimanere in loco per pochi giorni. C'è da ricordare che, come osserva la D'Angelo, la comunità tedesca di Messina subiva delle dolorose perdite durante il sisma (500-600 secondo la Crea), che colpiva anche una famiglia nota e affermata di imprenditori e di benefattori come i Grill (morivano Adolfo Grill e la moglie Elisa Wolf, i figli Paolo, Alberto e Ester e la suocera Concettina La Corte, vedova di Federico Wolf), i Vogelsang della “Dolceria Tedesca” e la governante tedesca Else Ahlers che lavorava presso il console inglese Ogston. Il Täglische Rundschau di Berlino del 31 dicembre 1908 dedicava la prima pagina al sisma e pubblicava i nomi dei superstiti della colonia germanica della città peloritana, tra cui le famiglie Jacob e Peratoner, e quelle di Eduard Duden, Emil Better, Karl Mǘller, Hans Schneider, e degli Steinmann, Sternickel, della signorina Gawerki; il pastore Mǘllensiefen perdeva i figli e aveva la moglie ferita in modo grave.

C'è da ricordare come tra le vittime del sisma vi era anche il noto poeta e germanista dell'università di Roma Edoardo Giacomo Boner, di origine svizzera, autore delle Novelle Boreali e di tanti scritti sulle tradizioni dello Stretto, morto sotto le macerie della sua casa di via delle Fabbriche (oggi a lui intitolata), a cui dedicarono toccanti testi commemorativi importanti letterati quali Concetto Marchesi, G. Cesareo e Luigi Pirandello. Si salvò invece la signora De Angelis, parente del famoso viaggiatore e africanista tedesco Herrmann von Wissmann e moglie dell'ufficiale in pensione dell'esercito italiano che faceva da “informatore” sia per Meyer che per Gor'kij. Alba Crea ricorda come la Therapia avesse salvato e trasportato a Berlino cinquantuno persone della comunità germanica messinese, che vedeva il console Jacob e il vice Peratoner effettuare operazioni di soccorso al porto, coordinando gli aiuti provenienti dalla Germania tramite l'ambasciata di Napoli.

Il giorno 2 gennaio l'imperatrice aveva presieduto il Comitato di soccorso al Reichstag e aveva inviato un telegramma alla regina d'Italia. Il giorno 5 gennaio l'agenzia da Berlino informava che l'imperatrice aveva ricevuto il dottor Franz Colmer, capo della delegazione della Croce rossa tedesca che aveva guidato anche la delegazione della Croce rossa nella guerra russo-giapponese, “dovente partire per Napoli, dietro domanda del Comitato di soccorso”, mentre in tutte le parti dell'Impero “formansi comitati locali e provinciali sotto gli auspici del comitato nazionale tedesco, così a Dresda, a Stoccarda, a Lipsia”, e a Darmstadt si riuniva il comitato locale di Assia.

Intanto, sotto la presidenza del Cancelliere Von Bulow, si mobilitava con grande dinamismo il Comitato centrale di aiuto tedesco, a cui partecipavano il ministro degli Interni Moltke, il ministro di Baviera Barchaim, il sindaco di Berlino, il vice presidente del Parlamento e le grandi banche. La Baviera, in particolare, si adoperava notevolmente tanto da ricevere dal governo italiano una ventina di onorificenze, tra cui la medaglia d'argento alla Croce rossa bavarese e alla città di Monaco, oltre la menzione d'onore al 19 reggimento Vittorio Emanuele III, la Società Riunione Italiana di Monaco a la Società italiana di mutuo soccorso Vittorio Emanuele III raccoglieva più di 4 milioni e mezzo, e, come visto, in città come Francoforte la Gazzetta locale raccoglieva più di 50000 marchi come la Camera di commercio e il municipio di Berlino stanziava subito 20 mila marchi, mentre le case bancarie tedesche elargivano in poco tempo la somma di 60 mila marchi.

Le agenzie del 10 gennaio da Berlino annunciavano che il Comitato nazionale tedesco aveva raccolto fino a quel giorno oltre a denaro anche 859 casse pesanti complessivamente 39 mila chilogrammi contenenti “medicamenti, istrumenti chirurgici, prodotti farmaceutici, letti, materassi, pagliericci, biancheria e coperte di lana, indumenti, conserve, latte condensato per bambini”. L'invio dei soccorsi era accompagnato da “tre medici, dieci suore e quattro infermiere”. Intanto a Palermo si riuniva a capodanno la colonia tedesca e costituiva un comitato guidato dal console barone Schaverlburg e si veniva a formare un comitato composto da dame tedesche e svizzere “per provvedere la biancheria e gli indumenti per i profughi seminudi” (corrispondenza de “L''Unione Sarda” del 3 gennaio 1909).

Lo stesso 10 gennaio si dava notizia che a Messina, insieme alla squadra americana con l'ambasciatore statunitense, era giunto anche il piroscafo Carrara con a bordo molti viveri offerti dalla compagnia Sloman Hambourg. Un ruolo particolare di assistenza diretta per i feriti veniva svolto dall'Ospedale della Croce rossa germanica che era stato allestito al Quartiere Vecchio di Siracusa guidato dalla Baronessa Von Kendel. La didascalia di una foto d'epoca riporta: “Il corpo dell'Ospedale sotto la sapiente ed instancabile direzione della Superiora Baronessa von Kendel e del chiaro chirurgo Professore Colmanc fece addirittura miracoli – Dobbiamo alla cortesia della tanto nota pittrice Carlotta Popert la superiore istantanea”. La Popert era presumibilmente la stessa “signorina” che apriva ai profughi provenienti dai luoghi del disastro il suo villino di Lungo Tevere Flaminio a Roma, coinvolgendo tante dame romane nell'accoglienza dei rifugiati nella capitale. Tra le navi che contribuirono ai soccorsi vi fu anche la Khalif che per conto della Germania trasportò materiale d'emergenza da Amburgo a Napoli, dove si trovavano tanti rifugiati messinesi e calabresi. Turiaco (2007) osserva come l'imperatrice Augusta Viktoria promosse delle spedizioni organizzate dal Comitato centrale della Croce rossa tedesca di Berlino e dalle sedi di Coblenza, Monaco, Dresda, Stoccarda, Karlsruhe, Darmastadt, Dusseldorf, Francoforte, Diedenhofen, Geisenheim, Offenbach e Pfaffenhofen. Tali aiuti venivano distribuiti tramite i centri di soccorso di Siracusa, il consolato di Germania di Palermo, il console di Germania competente per Messina Eduard Jacob, che operava a Catania, il Club tedesco di Napoli, il Comitato centrale di soccorso di Roma, la Cri di Reggio Calabria e le dame di Napoli Duchessa di Andria, prof.ssa Capaldi, signora Heneken, Lady Haldon, Donna Nora Ruffo, contessa Gasparini. Dalla Germania giunsero 59 vagoni ferroviari e 429 singoli colli (dal peso complessivo di kg.17.390.00), a cui si aggiungono pacchi e case spediti da singoli e da ditte tedesche e le spedizioni – comprendenti anche 8.600 bottiglie di acqua minerale – effettuate tramite le navi Etruria , Flaviau , Illyrius , Cristoforo Colombo , Marco Polo , Adria , Galielo Galilei e Tisza . Turiaco riporta nel suo articolo le testimonianze del marinaio tedesco Ferdinand Leder e del militare Emil Schmick, oltre a fare riferimento all'opera della squadra tedesca operante a Siracusa inviata da Heidelberg e diretta dal dott. Franz Colmers, costituita da 5 medici e 12 infermiere.

Anche alcune ditte tedesche furono coinvolte per fornire attendamenti per i sopravvissuti, come le tende Gottschalk utilizzate per i primi ricoveri dell'Ospedale civico di via Santa Cecilia e per l'Ospedale di isolamento di Ritiro. La Croce rossa Italiana utilizzò, per una spesa di 133.542.00 lire, 300 tende fornite dalla ditta Begr.Cassel di Frankfurt. Non a caso, il giornalista Pietro Longo nel suo libro Il Duplice flagello (1911) racconta dell'arrivo a Messina di tende che avevano la scritta “Francoforte al Prefetto di Napoli, testimonianza di un dono tedesco”. A questo proposito, un breve articolo dell'“Unione Sarda” da Messina il giorno 14 gennaio 1909 rileva come fosse arrivato in città l'architetto tedesco Recht, “incaricato dal comitato tedesco di erigere baracche da darsi gratuitamente ai superstiti più bisognosi”. In particolare, la guida “Baedeker” per Il Sud Italia e la Sicilia del 1912, fa riferimento ai “children's asylums” allestiti sia nel Quartiere Americano che nel Villaggio Svizzero del Quartiere Giostra “by the Germans”. Complessivamente, grazie al “Comitato Germanico” si installarono dieci casette e sedici padiglioni per asilo, e si raccolse la somma di lire 98.809 lire. La guida del 1914 Messina prima e dopo il disastro , fa riferimento alle Baracche tedesche , cinque a Giostra e cinque a Moselle, che erano “villine di legno, eleganti, leggieri, in cui è curata ogni più piccola particolarità dell'igiene della casa; dalla ventilazione, all'illuminazione; dalla protezione dell'ambiente interno rispetto allo esterno, al triplice incastro degli infissi; dal Vestisas sulle finestre, alla botola nel soffitto; dalla camera d'aria nel pavimento; alle valvole di ventilazione nello stesso; dalla disposizione delle tavolette nelle pareti, la cartone incatramato frapposto per maggiore difesa della umidità”. La guida elogia molto questa tipologia di casette, ognuna dal costo di 7000 marchi, considerate “quanto di meglio si può desiderare dal punto di vista igienico ed estetico in costruzioni di legno”, rilevando come esse fossero villini usati in Germania per villeggiatura.

Il Comitato tedesco “Pro Sicilia e Calabria” a beneficio dei danneggiati del terremoto fu tra i primi a emettere uno specifico francobollo da 10 pfennig, ideato dal prof. Dopler, che si può considerare un prototipo dei “francobolli di carità” promossi per questo evento. Due di questi francobolli con la riproduzione di un tipico carretto siciliano e di donne locali venivano pubblicati dal numero speciale di “Natura e Arte”. A Berlino, intanto, la colonia italiana costituiva un comitato di soccorso sotto la presidenza d'onore dell'ambasciatore Pansa, la quale si impegnava a fare emettere una serie di dieci francobolli.

La Croce rossa Italiana – come viene notificato nel registro ufficiale al 31 dicembre 1910 – riceveva dalla Germania come oblazioni “con destinazioni ad altri enti”, la cifra di 8,117 lire, con offerte diversificate: 7,500 lire frutto della sottoscrizione della “Vossische Zeitung” a mezzo di S.E. Monts, Ambasciatore imperiale a Roma, le 517 lire dall'anonimo di Lipsia e 100 lire da Heinrich Sachs di Friedenau. Tra i sottoscrittori presenti nell'elenco nominativo degli “oblatori” della Croce rossa si trovano anche per la Germania: Berlino, Sottoscrizione della “Vossische Zeitung” – a mezzo di S.E. Monts, Ambasciatore imperiale a Roma (7,500); Friedenau-Heinrich Sachs (100 lire); Lipsia-Anonimo (517 lire) , per un totale di 328,688.40 lire. Anche le autorità germaniche vollero premiare il simbolo stesso della solidarietà e della fratellanza, la regina Elena, che fu insignita dall'imperatore di Germania dell'Ordine prussiano di Luisa. Il Patronato per gli orfani intitolato alla regina d'Italia ricevette una significativa donazione dal Comitato tedesco “per doti alle orfane”: la notevole somma di 400.000 lire devoluta “a mezzo di S.M. Regina”, a cui si deve aggiungere anche la somma di 72.000 lire offerta al Patronato dal Comitato di soccorso della colonia di Berlino.

Per il suo impegno la Croce rossa germanica ebbe la medaglia d'oro del governo italiano, mentre la medaglia di bronzo fu data a 21 tra soccorritori e benefattori. La medaglia d'oro fu concessa all'imperatore e all'imperatrice tedeschi e alla Marina da guerra, mentre la medaglia d'argento fu riconosciuta alle due navi Hertha e Victoria Luise e ai comandanti M. Lourain Hugo, M. Mauve Franz e all'addetto militare barone Equord de Hammertstein. La medaglia d'argento fu concessa anche alle navi mercantili Bremen e Therapia . Tra gli enti e privati, riconoscimenti andarono alla città di Berlino (medaglia d'oro), alla Croce rossa sassone (d'argento), a nobili quali il duca di Meclembourg (il quale mandava una donazione direttamente al comitato della Croce rossa di Palermo), e il principe Von Bulow, al presidente del Comitato di soccorso italiano in Berlino e ad altri 28 benefattori. Tra l'altro, a guidare il Sotto comitato Croce rossa di Venezia vi era la Baronessa Luisa de Rothschild, vedova Fianchetti (che donava 3000 lire).

Bisogna ricordare come alcune ditte tedesche parteciparono attivamente alla rinascita economica della città dello Stretto, come nel caso della “Hugo Stinnes S.A. Italiana”, gruppo multinazionale che scelse Messina come sede di una sua filiale impegnata nel settore portuale. Come ricorda lo storico di Koblenz Ralf Worsdorfer, quando nel 1909 Hugo Stinnes, di passaggio a Taormina, visitò Messina, rimase colpito dalle possibilità che il porto offriva, così che le agevolazioni finanziarie indussero il gruppo tedesco a costruire un deposito galleggiante di carbone ed acquistare il monopolio per il trasbordo di questo importante materiale. La ditta disponeva di un deposito di 7.000 tonnellate di carbone e di 12 piccole e 5 grandi chiatte, oltre a una modernissima gru meccanica, che veniva vista come una minaccia dagli operai che organizzarono diversi scioperi.

Sono diversi i testi, le testimonianze, gli studi, le opere letterarie scritte ed elaborate da autori tedeschi sul terremoto del 1908, come quella del maestro Ditzel, di cui riportiamo alcuni brani per la prima volta in traduzione originale. Un testo ricco di testimonianze dirette e sguardi dentro il dramma, che riprende anche i resoconti originali di Wolfgang C. Ludwig Stein nella “Kreuz-Zeitung” pubblicati subito dopo la catastrofe . Una testimonianza che si accomuna a quella già citata, edita da Gbm nel 2005, dello scienziato-umanista M. Wilhelm Meyer, proveniente a Messina da Capri insieme al celebre amico scrittore Gor'kij 1.

Di grande effetto visivo è l'illustrazione che apparve su alcuni giornali tedeschi (che venne riportata poi da alcuni giornali italiani come “La Voce di Calabria” del 28 dicembre 1958) che riproduce una visione in stile favolistico del terremoto, con gli edifici incurvati, il terreno ingobbito e la gente che scappa a piedi o in carrozza.

Alcuni artisti tedeschi vollero promuovere la pubblicazione di un album benefico dal titolo Eine Deutsche Kunstspende unter dem Eindruck des Erdbebens in Sizilien und Kalabrien gesammelt Julius Bierbaum/Felix Mottl Franz Von Stuck . La stampa tedesca era presente sui luoghi del disastro: Giovanni Cena nella sua corrispondenza fa riferimento a due colleghi tedeschi che da Gioia Tauro attendono il piroscafo per Napoli; tra gli articoli sulla tragedia ricordiamo quello riportato da Turiaco del quotidiano “Taegliche Rundscahu” di Berlino. Ampio spazio alle vicende relative al terremoto, verrà dato in occasione del cinquantenario della tragedia su vari giornali e quotidiani, tra cui “Saarbrűcker Zeitung”, “Salzgitter Zeitung”, “Die Welt” di Amburgo e Essen, “Werra-Rundschau”, “Westfalische Nachrichten” di Munster e “Westfalische Volksblatt” di Paderbon.

Non pochi furono gli intellettuali e artisti tedeschi che inviarono i loro messaggi di solidarietà poi inseriti nell'album Messina e Reggio , oggi presenti nel fondo Canady della Harvard University e pubblicati in parte nel libro Il dolore condiviso : il filosofo Frank Funk Brentano, il saggista e commediografo Otto Ernst, il poeta Ludwig Fulda, il linguista Paul Von Heyse e il futuro premio Nobel Hermann Hesse. Una testimonianza particolare e preziosa è quella del celebre barone e fotografo Wilhelm Von Gloeden, che dal suo buen retiro di Taormina si diresse a Messina per realizzare un reportage della città distrutta, dando vita a vivide fotografie delle rovine – come quella delle “Macerie del consolato americano di Messina dopo il terremoto” (stampa originale all'albumina, cm. 21,5x15,7) – che rappresentano un documento raro, oggi al fondo Alinari; così come di grande valenza sono le foto donate al comune di Messina dal marinaio Emil Schmick e le cartoline realizzate con fotografie realizzate a Reggio Calabria di proprietà della casa editrice di origine tedesca Deutsche Enfindungen di Milano e quelle, di grande impatto visivo, che ritraggono il mare dello Stretto in movimento realizzate dal fotografo Hugo Reichner (Reichner Bros, Boston- Mühen, Leipzig, 1909). Un altro editore di Leipzig, Quelle & Mayer, pubblicò altre foto del terremoto, come quelle realizzate dal fotografo William H. Hobbs. Non bisogna dimenticare, infine, che l'unica copia ancora esistente del film ambientato tra le rovine del terremoto di Messina, L'orfanella di Messina , realizzato dalla casa di produzione Ambrosio di Torino (che fu musicato dal Maestro Ennio Morricone per il Messina FilmFestival del 1999), è la copia tedesca presente presso la “Stiftung Deutsche Kinemateken” di Berlino dal titolo Die Waise von Messina . Esempio di come in Germania fosse notevole l'eco del dramma dello Stretto, come dimostra il fatto che la breve pellicola, presentata nei cinema con didascalie in tedesco, fosse pubblicizzata su “Der Kinematograph” di Dusseldorf già nell'aprile del 1909 2.

 

DOCUMENTI ALLEGATI

Le caratteristiche della nave Hertha

Origine e caratteristiche della nave Therapia (1901-1930)

Das Erdbeben von Messina, del maestro benemerito Dr. Ditzel, Jaab & Kohlrautz, Hannover, traduzione dall'originale di Patrizia Ledda




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Autore Di Giacomo Sergio
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