Marco Galleri
Il Portogallo dei garofani: rivoluzione, controrivoluzione, normalizzazione
(1974-1976)
When Portugal becomes a local point of world attention,
the news about it is usually bad.
(Robert Ball, Fortune , agosto 1975)
La cosiddetta Rivoluzione dei Garofani è, nell'immaginario della maggior parte degli stranieri, ridotta alla giornata del 25 aprile 1974, ai fiori nelle giacche dei militari, alla folla che inneggia sui carri armati alla libertà conquistata. Ma il Portogallo dovette affrontare ben altri e più oscuri sconvolgimenti prima di poter incontrare un equilibrio. Il nocciolo delle contraddizioni che spaccheranno il paese su molteplici fronti nei due anni e mezzo successivi si delineò già lo stesso giorno del 25 aprile quando i giovani ufficiali del Mfa (Movimento das forças armadas, gruppo nato all'interno dell'esercito coinvolto nella guerra coloniale e protagonista del sollevamento) si scontrarono con la volontà dei generali, riuniti nella Jsn (Junta de salvação nacional) a cui avevano affidato il compito di dare un volto rassicurante a livello internazionale. Fra questi il più importante era il nuovo presidente della Repubblica António de Spínola, già comandante in capo delle truppe portoghesi in Guinea, che dopo la pubblicazione del suo libro critico riguardo alla guerra coloniale, Portugal e o Futuro , era stato obbligato alle dimissioni dall'esercito dal regime di Marcelo Caetano, successore di Salazar.
Tuttavia quella che era stata un'unione tattica fra Spínola, che sosteneva una sorta di soluzione neocoloniale per il problema oltremarino e aveva negli anni precedenti abbracciato tematiche democratiche (peraltro in maniera ondivaga), e i giovani capitani del Movimento, che avevano maturato durante l'interminabile guerra coloniale idee ben più radicali, mostrava già dopo poche ore i suoi inevitabili limiti. Durante il 1974 Spínola non fu capace di contrastare la forza di cui potevano disporre gli ufficiali progressisti dell'Mfa, per di più appoggiati dal Pcp (Partido comunista português) e dal Ps (Partido socialista) nella loro linea di decolonizzazione il più rapida possibile, ben lontana dai sogni federalisti di Spínola.
I tentativi di quest'ultimo di imporre la propria idea di “rivoluzione” fallirono su tutti i versanti. Il primo governo provvisorio di Adelino Palma Carlos non riuscì a far passare il cosiddetto Golpe Constitucional del giugno 1974 mirante a rafforzare i poteri di Spínola, e dovette cedere il passo al governo di Vasco Gonçalves (uno dei generali più vicini all'ala radicale del Mfa), la Comissão coordenadora dell'Mfa continuò a essere un contrappeso formidabile alla Junta nominata da Spínola il 25 aprile, e le trattative con i movimenti di liberazione condotte da Soares (ministro degli Esteri socialista) si conclusero rapidamente con l'indipendenza pura e semplice della Guinea (accordi di Algeri, 26 agosto 1974) e del Mozambico (accordi di Lusaka, 7 settembre 1974).
Nel tentativo di salvare quantomeno l'Angola, la gioia della corona , Spínola tentò di creare un contrappeso politico a destra del Ps e del Pcp ben più forte del Ppd (Partido popular democrático, centrodestra) e del Cds (Centro democrático social, destra). Ma i suoi tentativi di creare dei partiti politici che avessero un peso vero sia in Angola, come anche in Portogallo, erano ovviamente destinati al fallimento, perché privi di una vera base e di un vero consenso. Spínola manifestava la sua ingenuità politica (che più volte lo avrebbe tradito) immaginando che il Partido liberal, il Movimento federalista português, il Partido do progresso, il Partido da democracia cristã, potessero calare dall'alto e sopravvivere in una situazione in ebollizione come quella portoghese. Scomparvero infatti quando Spínola dovette rassegnare le dimissioni, in seguito al fallimento della manifestazione del 28 settembre 1974, in cui tali partiti avrebbero dovuto organizzare la protesta della “maggioranza silenziosa” proposta da Spínola per salvare il Paese, a suo dire, dalla rovina in cui forze totalitarie lo stavano facendo scivolare. Ma le barricate montate da socialisti e comunisti a Lisbona, appoggiati da grandi masse popolari e soprattutto dall'organismo militare più importante dell'Mfa, il Copcon (Comando operacional do continente) guidato da Otelo Saraiva de Carvalho, uno degli ufficiali più radicali, fecero fallire completamente questo tentativo di svolta di Spínola.
Il vecchio Comandante-Chefe dunque, dimessosi dalla presidenza della Repubblica lasciata al generale Costa Gomes, riceveva gli ufficiali a lui più vicini nella sua casa di Massamá, progettando una rivincita che avrebbe dovuto avvenire il più presto possibile, stante l'imminenza delle elezioni per l'Assemblea Costituente e l'accordo di Alvor, firmato nel gennaio 1975 con i movimenti di liberazione angolani. Il golpe progettato, malamente, da Spínola e i suoi ufficiali più fedeli (in particolare Alpoim Calvão e Rafael Durão) per l'11 marzo 1975 fallì miseramente, costringendo i putschisti a una precipitosa fuga verso la Spagna.
L'effetto ottenuto fu esattamente contrario a quello voluto: la radicalizzazione a sinistra del governo e dell'Mfa, già in atto, ricevette uno straordinario incentivo. Il governo di Vasco Gonçalves proclamò immediatamente la nazionalizzazione di banche e assicurazioni, creò il Conselho da revolução, e obbligò i partiti a siglare un patto di accordo con l'Mfa prima delle elezioni del 25 aprile, in cui garantivano di condividere la scelta socialista per il futuro del Portogallo.
L'11 marzo dava l'inizio al Período revolucionário em curso, comunemente noto come Prec. Iniziava la Rivoluzione, e con essa, la Controrivoluzione.
Già prima del golpe Spinolista dell'11 marzo giunse notizia della creazione del primo movimento in esilio di opposizione armata al governo di Lisbona. Tra il febbraio e il marzo del 1975 cominciarono ad arrivare in Portogallo le prime notizie sulle attività spagnole dell'Elp (Exército de libertação de Portugal), e sui suoi legami con le organizzazioni di estrema destra europee: le indagini portoghesi avevano portato a conoscere l'identità di almeno uno degli agenti dell'Elp ( Castor , alias Hugh C. Franklin) e la loro copertura dietro apparentemente innocue aziende spagnole: in questo caso la Tecnomotor S.A. con sede a Madrid nella Calle Fleming 51 ( Jornal de Notícias , 27 marzo 1975). Su questi oscuri intrecci con l'estrema destra internazionale avrebbe tentato di far luce anche il periodico italiano “ L'Europeo” , che il 24 ottobre 1974 con un articolo (intitolato L'ombra di Spinola e l'uomo di Piazza Fontana ) di Corrado Incerti e Stefano Ottolenghi sottolineava i legami con l'Elp di Yves Guérin Serac, già capitano dell'Oas algerino e a capo dell'Aginter Press, agenzia di stampa operante a Lisbona durante il governo Caetano e che serviva da copertura per le attività di vari gruppi di estrema destra europea; i due giornalisti italiani affermavano essere lo stesso Serac a organizzare il reclutamento dei quadri per l'Elp attraverso la copertura di una finta azienda ortofrutticola (la Cruzada verde internacional, con sede a Barcellona) che offriva in vari annunci pubblicati in Portogallo stipendi astronomici di 15.000 escudos . Dopo il 25 aprile il secondo responsabile della Pide (Polícia internacional de defesa do Estado, la famigerata polizia politica salazarista), il Subdirector Geral Agostinho Barbieri Cardoso, si era rifugiato a Madrid e qui, con la protezione tacita delle autorità spagnole, aveva fondato l'Exército de libertação de Portugal; d'altronde, in questo gioco di influenze incrociate ben disegnato dallo storico catalano Sanchez Cervellò anche il governo portoghese forniva aiuto all'Umd (Unión militar democrática) del colonnello Luis Otero (Sanchez Cervellò 1993, 350) all'Eta e alla Frap – Frente revolucionária antifascista y patriótica, che svolgevano attività cospirative in Portogallo con la protezione dei numerosi movimenti della sinistra extraparlamentare.
Alberto Oliart, ministro della Difesa spagnolo tra 1980 e 1982, ha ricordato recentemente le preoccupazioni occidentali e spagnole:
la maggioranza delle cancellerie occidentali, dati i precedenti della guerra civile e i quasi quaranta anni di dittatura del generale Franco, temevano che si riproducesse in Spagna la situazione rivoluzionaria portoghese, appoggiata da un settore degli ufficiali più giovani dell'Esercito. Questa fu l'opinione che, espressa all'unanimità, raccogliemmo io e Luis Usera, presidente del Banco Hispano Americano, quando cenammo con i presidenti delle sette banche più importanti di New York, e che ci fu riferita tra gli altri da Nelson Rockefeller, fratello dell'influente senatore repubblicano David Rockefeller, e dal presidente del Morgan, assistente personale del Presidente degli USA, che in quel momento era Gerald Ford” ( Juan Carlos I, 30 Años, 28, allegato a El País , 22 novembre 2005).
Nel frattempo dopo il 28 Settembre Spínola si era “rifugiato” nella sua residenza di Massamá, nella periferia di Lisbona. Secondo Salgueiro Maia Spínola contava sull'appoggio nel golpe imminente di Costa Gomes, che però si sarebbe defilato una volta constatata l'impreparazione dei golpisti (intervista di Salgueiro Maia al Centro Documentação 25 de Abril, Coimbra).
I preparativi dell'operazione erano del resto tanto evidenti che il giornale francese Temoignage Chretien dava il 6 marzo notizia dell'imminente golpe e della sua direzione da parte di Spínola, che per la buona riuscita del piano avrebbe ricevuto appoggi sia dall'ambasciatore americano Carlucci, che dal governo francese. Sugli errori tattici di Spínola negli avvenimenti dell'11 marzo è stato assai efficace il giudizio che ne dava un anno dopo Ramalho Eanes, che ben conosceva il vecchio generale, avendo lavorato nel suo gabinetto di Bissau dal 1969 al 1971:
Spínola] fallisce come politico per non avere uno Stato Maggiore che gli dia una conoscenza corretta delle situazioni, e che gli proponga soluzioni che possa adottare; e fallisce come uomo con dimensione storica, quando, l'11 marzo, decide di uscire di casa, cosa che non avrebbe dovuto fare, e di assumere il comando di qualcosa che non esisteva […] doppiamente ingannato; perché lo convinsero che sarebbe stato arrestato e liquidato, e perché, pensando di conoscere le influenze a cui erano sottoposti i militari ed essendogli stati presentati schemi di organizzazione e piani che non esistevano, fu persuaso che la situazione imponesse che assumesse il comando, quando, alla fine, non poteva esserci un comando, dato che non esisteva un'organizzazione formata, né forze coinvolte, etc. ( Expresso , 19 giugno 1976).
Appena arrivato in Spagna, Spínola ripartì per Rio de Janeiro, ma i suoi uomini di maggiore fiducia, in particolare Alpoim Calvão, rimasero a Madrid cominciando a tessere una rete per la creazione di un'organizzazione controrivoluzionaria che si opponesse con mezzi anche militari alla “deriva sovietica” del paese. La figura di Spínola, nonostante i fallimenti del 28 settembre e dell'11 marzo ne avessero indebolito il prestigio, era ancora di grande impatto, specie all'estero, ed era la più adatta a coagulare un'opposizione in esilio al governo gonçalvista estremamente eterogenea, andando da posizioni assimilabili a quelle del Cds o del Ppd fino a quelle dei vecchi salazaristi. Occorreva dunque creare un movimento che fosse più “presentabile” rispetto all'Elp di Van Uden e Barbieri, movimento quest'ultimo che, pur proclamando una certa diffidenza verso Spínola, finì specie nell'estate del 1975, per sovrapporsi all'Mdlp (Movimento democrático de libertação de Portugal) fondato in seguito da Spínola, condividendone molti dei suoi collaboratori e quasi tutti i finanziatori (Sanchez Cervellò 1994). In particolare le critiche erano rivolte allo stile di vita e alle ingiustificate agiatezze di cui godettero durante il periodo controrivoluzionario molti dei dirigenti dell'Mdlp, in particolare Calvão, accusato di essersi occupato più dei suoi affari personali che degli obiettivi del Movimento (Jorge 1976). Il 5 maggio 1975 nasceva così l'Mdlp, contro la “minaccia comunista” e la “crisi dello stato di diritto”, auspicando un ritorno al programma “originale” delle forze armate (cioè quello che Spínola aveva faticosamente espurgato, nelle trattative con l'embrionale Mfa, da tutte le questioni più spinose, a partire da quelle coloniali). Il nome fu fortemente voluto da Spínola, ancora una volta, così come negli anni convulsi precedenti al 25 aprile, amante più delle soluzioni “cosmetiche” volte ad accattivare l'opinione pubblica piuttosto che dei veri contenuti. Il nome inizialmente proposto era stato infatti Frente de salvação nacional, ma Spínola aveva preteso l'inserimento dell'aggettivo democratico nel nome (Calvão 1976, 154). Il movimento sarebbe stato diretto da Spínola, vice il tenente-coronel Dias Lima, Alpoim Calvão sarebbe stato incaricato dell'ala operacional , Santos e Castro dei rapporti con le colonie, mentre Pacheco de Amorim e José Valle e Figueredo sarebbero stati i responsabili della linea politica; un'organizzazione che tuttavia non arrivò mai a funzionare compiutamente. In realtà il principale organizzatore dell'Mdlp, anche considerando le lunghe assenze di Spínola dalla Spagna, finì per essere Alpoim Calvão, che andò raccogliendo poco a poco gli “ operacionais ” tra i suoi vecchi compagni d'arme in Guinea e tra gli esiliati del vecchio regime (come per esempio alcuni appartenenti alla Pide) in Spagna, i quali via via si portarono nelle zone di frontiera, come la Galizia, e cominciarono a montare i primi contatti nel Nord del Paese.
Alle azioni portate sul territorio nazionale dagli uomini dell'Mdlp e dell'Elp, corrispondeva anche dall'altra parte della frontiera una serie di strutture di addestramento più o meno organizzate. In Spagna la controrivoluzione portoghese si organizzò con la cognizione, la collaborazione e l'appoggio del governo. Il suo centro logistico stava a Madrid, il suo servizio di informazioni ad Alcalà de Henares e le sue basi di addestramento nelle vicinanze del Vale de los Caidos, di Avila e delle zone di frontiera con il Portogallo (Sanchez Cervellò 1993, 351). Tra i contatti dell'Mdlp con i militari spagnoli spiccava José Magalhães Fonseca Sousa e Silva che poteva vantare uno stretto rapporto con il capo della Casa militare del Re Juan Carlos, Victoriano Sanchez Aznar. Il giornalista del Público Eduardo Dâmaso ha ricevuto dallo stesso Magalhães un biglietto da visita di Sanchez Aznar, in cui il capo della Casa militare del re raccomandava nel 1978 ai suoi sottoposti di fare per Magalhães “tutto il possibile”, essendo il portoghese “amico di lunga data” e persona “buona e onesta” (archivio personale Eduardo Dâmaso).
Nella lettera spedita da Spínola a Calvão il 12 maggio con le prime istruzioni politiche circa la nascita del movimento si intravedevano chiarissimi gli obiettivi di Spínola e le sue debolezze di sempre: il vecchio governatore coloniale immaginava possibile una riconquista della Guinea Bissau tramite un fantomatico esercito di liberazione stanziato alle frontiere con il Senegal, incoraggiava i legami (che come vedremo vennero effettivamente instaurati) con Jorge Jardim, giudicato elemento chiave per giocare un ruolo nelle colonie australi, e puntava su un'infiltrazione all'interno dell'Mfa, presso i suoi membri più moderati e tra coloro che avevano fatto parte del gruppo spinolista :
concordo al 100% con l'impiego del Maggiore Ramalho Eanes e anch'io credo che potrà prestare migliori servigi da fuori. Concordo ugualmente con la scelta del Col. Duarte Silva e del Tenente- Colonnello Engrácia Antunes, che soddisfano tutte le condizioni per lo svolgimento delle missioni che si pensa di attribuire loro (archivio personale Eduardo Dâmaso) .
Nella stessa lettera Spínola annunciava l'arrivo in Spagna di Champalimaud, il più grande industriale legato all' Estado Novo 1, quando gestiva vari campi dell'economia nazionale (in particolare quello cementifero e siderurgico) in condizioni di monopolio. Costretto all'esilio dopo il 25 aprile, a seguito delle nazionalizzazioni imposte alle sue imprese, Champalimaud avrebbe potuto essere un importante appoggio per Spínola, che aveva lavorato come dirigente alla Siderurgia Nacional negli anni Cinquanta. Tuttavia Champalimaud, a Peniche in casa del banchiere Manuel Bollosa in una riunione con i dirigenti del movimento, pur mostrandosi disposto a finanziare l'Mdlp, subordinò il suo appoggio all'allontanamento di Spínola, di cui non stimava certo le doti politiche e dirigenziali, e a un suo diretto coinvolgimento nella linea politica del progetto controrivoluzionario. Essendo impossibile l'accettazione di tali ferree condizioni, Sanches Osório e gli altri dovettero accontentarsi degli aiuti che invece accordarono i due banchieri Miguel Quina e Manuel Bollosa, e soprattutto della grande quantità di fondi che provenivano dalle comunità portoghesi all'estero spaventate dall'evoluzione della situazione a Lisbona (intervista di Sanches Osorio al Cd25A, Coimbra).
L'attività del movimento si orientò ovviamente anche ad ottenere appoggi presso i paesi occidentali e in particolare europei. Mário Soares, che a capo del Ps guidava la lotta parlamentare e legale contro i governi di Vasco Gonçalves, ricorda che Giscard d'Estaing, durante una visita in Francia ai tempi del Verão Quente 2, gli aveva mostrato di condividere le idee di Kissinger riguardo all'irreversibilità del processo rivoluzionario in Portogallo, e che riteneva possibile viste tali promesse appoggiare l'Mdlp di Spínola, nonostante la contrarietà di Soares che avrebbe in tale occasione definito “una sciocchezza controproducente” l'Mdlp (Avillez 1996, 491). L'allora ministro degli Esteri portoghese riteneva necessario mettere in guardia dall'appoggiare Spínola anche le altre cancellerie europee durante i suoi viaggi (Avillez 1996, 463). Tuttavia Soares conosceva molto bene perlomeno uno dei grandi finanziatori dell'Mdlp, l'imprenditore Manuel Bollosa, padrone del Crédito Predial, della Sacor, e della Banca franco-portuguaise: era stato lui a finanziare infatti l'esilio di Soares in Francia (Avillez 1996, 230-231). Bisogna aggiungere inoltre che Edmundo Pedro (che in seguito sarebbe stato coinvolto nell' affaire della consegna di armi ai civili il 25 novembre) e Manuel Alegre, importanti esponenti del Psp, avevano frequentato spesso la casa di Spínola a Massamá nei mesi precedenti al golpe dell'11 marzo (Avillez 1996, 362), e certamente non mancarono contatti di esponenti socialisti con l'Mdlp nel nord del Portogallo (Intervista di Sanches Osorio al Cd25A, Coimbra).
Soares riuscì comunque nel corso del 1975 a ottenere l'appoggio internazionale desiderato. Di certo il blocco occidentale guardava sempre più preoccupato agli sviluppi della situazione a Lisbona, con la crescita dell'influenza del Pcp in seno ai governi provvisori guidati a partire dall'estate del 1974 da Vasco Gonçalves. L'iniziale atteggiamento di sfiducia di Kissinger nei confronti del presidente della Repubblica, il generale Costa Gomes e del Psp di Soares, fu contrastato dal forte appoggio dato invece dalle cancellerie dell'Europa Occidentale, dove i partiti socialdemocratici erano quasi ovunque al governo, dalla Germania di Helmut Schmidt all'Inghilterra di Harold Wilson (con l'eccezione della Francia di Giscard d'Estaing). Soares, che aveva tessuto durante i suoi anni di esilio importanti rapporti con il mondo dell'Internazionale Socialista, seppe presentarsi come l'uomo adatto a fronteggiare la “minaccia comunista” a Lisbona. Nel corso del 1975 la pressione delle socialdemocrazie europee si esplicitava soprattutto attraverso i ricatti economici: i finanziamenti della Cee, indispensabili all'economia portoghese dissanguata dalla fuga dei capitali e dall'instabilità sindacale, venivano artatamente rinviati o cancellati. Simbolo di questo clima fu la dichiarazione della Spd tedesca appoggiata dal gruppo socialista al parlamento europeo il 16 aprile 1975, in cui il distanziamento di Vasco Gonçalves e dell'Mfa dal Pcp veniva esplicitamente legato alla concessione o meno degli aiuti Cee, che infatti furono largamente elargiti dopo le dimissioni di Vasco Gonçalves: il Banco di Investimenti Europeo concesse ben 180 milioni di dollari il 7 ottobre 1975 (Einsfield 1985, 86-88). Gli Usa, il cui potere esecutivo attraversava una fase di estrema fragilità a seguito del Watergate e della sconfitta in Vietnam, finirono per accodarsi ai paesi europei nella linea di appoggio al Psp, evitando clamorosi interventi. L'ambasciatore Frank Carlucci, a Lisbona dal gennaio 1975, in sostituzione di Stuart Nash Scott, fu tra i maggiori promotori di questa linea, che finì per vincere le perplessità di Kissinger. Ha ricordato Rui Mateus, uno dei responsabili del Departemento internacional del Psp:
“ Carlucci capì che né il Ppd né la destra, dopo Spínola, avevano la necessaria rispettabilità per sconfiggere il Pcp. Solo il Psp ce l'avrebbe fatta. E in questo senso sconfisse le convinzioni opposte di Kissinger che riteneva il Portogallo un caso perso e un pedone da sacrificare per il ritorno di una linea dura a Washington, scossa e indebolita dall'affare Watergate (Mateus 1996, 75).
Il “ New York Times” del 25 settembre 1975 affermò che fu durante la riunione della Nato a Bruxelles il 30 maggio il gli Usa abbracciarono ufficialmente la linea dei socialdemocratici europei e iniziarono a appoggiare il Ps, finanziandolo attraverso i Partiti socialisti europei.
Altro elemento decisivo di questa strategia fu l'atteggiamento tenuto durante la Conferenza sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa tenutasi ad Helsinki dell'agosto 1975. Si trattava di un traguardo da tempo inseguito da Mosca, che finalmente vedeva pienamente riconosciuto lo status quo dell'Europa orientale. I socialisti europei si schierarono a fianco delle tesi soariste: fecero chiaramente intendere a Mosca che un eventuale intervento nella situazione portoghese avrebbe significato la denuncia immediata degli accordi di Helsinki da parte dei governi socialisti europei (Avillez 1996, 477; AA. VV. 1976, 294) d'altronde lo stesso Breznev affermò in più occasioni a Costa Gomes l'interesse dell'Urss a che la situazione sancita da Helsinki venisse conservata in Europa e il Portogallo non uscisse dalla Nato (Cruzeiro 1998, 306).
Ma oltre all'attività diplomatica, le socialdemocrazie europee lanciarono a favore del Psp una campagna di finanziamenti massiccia, iniziata già dall'estate e incrementata dopo la creazione a Londra il 5 settembre del “Comitato di solidarietà e amicizia con la democrazia e il socialismo in Portogallo” presieduto da Willy Brandt, in cui sedevano nomi prestigiosi e influenti come Harold Wilson, François Mitterand e Olof Palme. Rui Mateus ha tenuto il conto vertiginoso delle decine di migliaia di contos che entrarono nelle casse del partito a partire da settembre (Mateus 1996, 89).
Difficile, se non impossibile, per ovvie ragioni documentali, è allo stato attuale quantificare esattamente quale fu effettivamente il ruolo dei servizi segreti e delle influenze straniere sul processo che intercorreva in Portogallo, ma l'affresco vivace della Lisbona di quei giorni tracciato da Varela Gomes è suggestivo:
Lisbona fu la sede del ‘Festival Mondiale delle Spie 1975'. Pseudopsicologi, pseudogiornalisti, pseudorivoluzionari, nugoli di ragazze, entrarono nell'Mfa, nel Psp, come coltelli nel burro. Non deve esistere nessun militare dell'Mfa che non sia stato avvicinato da uno o più agenti internazionali, che non abbia la sua storia di spie da raccontare (Varela 1981, 223).
Gli appoggi offerti a Spínola e all'Mdlp, invece, segreti o meno che fossero, seppure probabilmente valutati soprattutto dalla Francia, cozzarono contro l'impreparazione e l'avventurismo di molti dei componenti dell'organizzazione. Ricorda Sanches Osório che, durante un incontro organizzato tra Spínola e il generale di cavalleria francese Conte Alexandre de Marenches, responsabile dello Service de documentation extérieure et de contre-espionnage (il controspionaggio francese), nella cui sede si svolgeva l'incontro, il vecchio generale aveva avventatamente richiesto ai francesi il pieno sostegno al piano di invasione del Portogallo organizzato da Alpoim Calvão, e così esposto nella Directiva n. 3/1075 dell'Mdlp:
Il processo di esecuzione si sviluppa secondo il seguente schema:
1ª Fase. Piattaforma comune
2ª Fase. Pianificazione e organizzazione3ª Fase. Radicamento sul territorio
4ª Fase. Inizio della sovversione
5ª Fase. Azioni armate
6ª Fase. Guerra di liberazione
7ª Fase. Creazione delle condizioni per l'avvento di un sistema democratico libero e pluralista
Marenches avrebbe poi espresso a Sanches Osório assoluta contrarietà nel seguire piani tanto “megalomani” (intervista di Sanches Osorio al Cd25A).
La strategia di Spínola suscitava perplessità nella base dell'Mdlp in Portogallo:
si trattava infine di due ottiche differenti nel trattare il problema: mentre io credevo che i comunisti dovessero essere affrontati sul terreno, Spínola preferiva cospirare a Copacabana, in Spagna e in Svizzera, collocare militari a Madrid e Parigi, per tentare di ottenere che cosa dai governi occidentali? Niente (Paradela de Abreu, 1983, 134).
Nel processo controrivoluzionario faceva intanto il suo ingresso con tutto il suo peso anche Jorge Jardim, personaggio legato a doppio filo a Salazar. Durante l' Estado Novo Jardim, agente segreto, avventuriero e uomo che poteva disporre di grandi fortune, era stata l'eminenza grigia del regime in Mozambico. La situazione nelle colonie (dove conservava gran parte dei suoi interessi) era probabilmente causa prima del suo intervento. Anche Jardim si trovava nel 1975 in esilio in Spagna, dopo essere scampato a un mandato di cattura spiccato da Costa Gomes nel giugno 1974. Qui aveva cominciato a pubblicare un giornale d'opposizione al governo di Lisbona, Viriato (Freire Antunes, 1996, 595) . A Madrid si incontrò con i nuovi esiliati dell'11 marzo e i vecchi salazaristi che si trovano nella capitale spagnola. Ne fu fortemente deluso (intervista di Sanches Osorio al Cd25A), e invece di immettersi direttamente nel Mdlp, decise di incoraggiare la formazione di una struttura che facesse da ponte fra i vertici militari della “controrivoluzione” all'estero e la Chiesa, capofila della reazione al Prec nel Nord conservatore. Nasceva così il Plano Maria da Fonte , con Jardim che metteva in contatto Sanches Osório e Paradela de Abreu con l'arcivescovo di Braga, Dom Francisco Maria da Silva, a cui i due si presentarono con una lettera scritta dallo stesso Jardim, che nel frattempo si era recato brevemente nel Nord del Portogallo insieme a Alpoim Calvão (Freire Antunes 1996, 596). L'anticomunismo del vecchio arcivescovo era stato opportunamente “rinvigorito” da uno stratagemma di Jardim, che attraverso una lettera anonima al Copcon lo aveva accusato di esportare valuta illegalmente, il che aveva portato a una polemica e umiliante perquisizione ai suoi danni all'aeroporto di Porto (Dâmaso 1999, 58).
Così Paradela ha spiegato la nascita e il funzionamento della Maria da Fonte :
il piano Maria da Fonte 3, in termini di ideazione, fu l'uovo di Colombo. […] Evidentemente esisteva, in Portogallo, un'unica istituzione in grado di fronteggiare la struttura del Pcp: la chiesa cattolica. […] Tutte le strutture della chiesa cattolica erano praticamente intatte. In ogni parrocchia c'è perlomeno una chiesa e un sacerdote […]. Ogni chiesa ha perlomeno una campana […]. Ogni diocesi ha molte parrocchie, quindi molte chiese, quindi molte campane. Migliaia di campane a nord del fiume Douro. Centinaia di migliaia di cattolici. Al pensare a questa struttura in termini di eventuale guerra interna, constatai che il paese era già organizzato militarmente. Ogni parrocchia sarebbe stata una “base”. Ogni chiesa […] un ridotto. Ogni campana una “radiotrasmittente”. Ogni fattoria perduta nelle campagne, un “appoggio logistico”. La “rivoluzione di Lisbona” appariva contraria alla chiesa cattolica, contro la sua spiritualità e morale nonostante, apparentemente, l'unico atto evidente fosse stata l'occupazione e l'utilizzazione di Rádio Renascença (proprietà della Chiesa) e appariva ugualmente contraria alla proprietà privata, quindi contro migliaia di piccoli possidenti che proliferavano al nord. Dovevano essere rare le famiglie di agricoltori che non avessero parenti a lavorare nell'Europa occidentale o a compiere il servizio militare nelle caserme del nord. Così tutte le condizioni oggettive convergevano per realizzare la celebre regola maoista: il guerrigliero si deve muovere tra il popolo come il pesce nell'acqua. Sarebbe stato necessario solo rendere operativa questa struttura e organizzare gruppi di “guerriglieri”. Perché essi, naturalmente e senza grande sforzo, sarebbero diventati pesci che nuotavano nel proprio acquario, un acquario che aveva tre frontiere: il mare, la frontiera con Franco ancora vivo e il fiume Douro. Fu questo inizialmente il territorio del Plano Maria da Fonte (Paradela de Abreu 1983, 114).
Josep Sanchez Cervelló ha descritto efficacemente quei mesi del Verão Quente , proponendo un'interessante analisi dell'interrelazione dei vari fattori coinvolti nel quadro così convulso del Portogallo del Prec:
la strutturazione dell'anticomunismo terrorista si basò su quattro componenti: appoggio della gerarchia ecclesiastica, cui epicentro fu il vescovato di Braga; l'aiuto operativo tecnico e economico della Spagna, che garantiva la retroguardia; la collaborazione con i militari contrari al 25 aprile che davano la colonna dorsale al movimento, dandogli una certa efficacia; infine la concordanza di tutte le forze politiche dai socialisti fino alla destra, maggioritarie nelle circoscrizioni del centro e del nord del paese. Il risultato della interrelazione di questi fattori portò a che a cinquanta chilometri a nord della capitale non esistesse il potere del governo di Lisbona, che si circoscriveva alla zona della grande Lisbona, alla sua area industriale e all'Alentejo. Il resto del paese ribolliva in un anticomunismo primitivo che esplodeva quando i gruppi di destra, in giorni di feste patronali o locali, facevano infiammati discorsi nazionalisti e cristiani. Al grido di “morte ai comunisti” le moltitudini assaltavano e distruggevano le sedi del Pcp e delle organizzazioni ad esso vicine. A volte gli attacchi avvenivano finite le manifestazioni di appoggio al vescovo locale. Queste azioni si effettuavano anche negli arcipelaghi atlantici capitanate dalla Flama e dal Fla […] che propugnavano l'indipendenza in caso dell'avvento dei comunisti a Lisbona. L'importanza di tutti questi gruppi fu fondamentale poiché oltre al loro radicamento reale, ebbero un effetto psicologico innegabile sul potere gonçalvista e contribuirono a rafforzare la componente moderata (Sanchez Cervellò 1993, 237).
Seppure non arrivò a diventare un progetto concreto, l'indipendenza delle isole atlantiche o la loro trasformazione in un avamposto per un governo portoghese “democratico” in esilio era una preoccupazione che inquietava Lisbona (il 12 marzo, per esempio, all'indomani del golpe fallito la 2ª Divisão de Informações preavvisava Costa Gomes riguardo la possibilità che Spínola in fuga verso il Brasile potesse invece atterrare alle Azzorre e costituire un governo controrivoluzionario con l'appoggio statunitense, come riferito da Dâmaso 1995, 25), e allo stesso tempo, non era un'eventualità del tutto posta da parte, seppure in ultima ratio , tra le cancellerie occidentali: l'Institute for the study of Conflict di Londra teorizzava per la Nato la necessità di instaurare un governo portoghese in esilio nelle Azzorre, qualora l'Urss avesse incoraggiato l'uscita di Lisbona dall'Organizzazione (Rees David 1975, 2-13).
Non vi fu tuttavia necessità di arrivare a queste misure estreme, dato che come abbiamo visto, l'azione internazionale si concentrò sempre più verso l'aiuto al Psp.
Gli scontri fra le varie fazioni dell'esercito a Lisbona si facevano sempre più aperti nei mesi successivi, coniugandosi anche con la lotta tra i partiti, in particolare Psp e Pcp. Soares criticava l'influenza egemonizzante dei comunisti all'interno dei governi di Vasco Gonçalves e dell'Mfa, giudicandolo uno stravolgimento dei risultati elettorali delle elezioni per la Costituente in aprile (in cui il Psp aveva riportato il 37% dei voti), ma il Pcp e una parte dell'Mfa ritenevano errato sottomettere la “dinamica rivoluzionaria” alle percentuali elettorali. Lo scontro si fece sempre più acuto nei mesi successivi: casi come la battaglia sul Sindacato Unico (che il Psp temeva finisse egemonizzato dal Pcp), le tensioni fra delegazioni comuniste e socialiste durante il primo maggio, l'occupazione del giornale socialista República , divennero veri e propri casi internazionali. Il tutto in un Paese che attraversava cambiamenti sociali e economici epocali (le nazionalizzazioni, le tensioni salariali e sindacali, l'occupazione delle terre nell'Alentejo e la necessità di varare una riforma agraria) mentre durante l'estate il peggioramento della situazione in Angola con il fallimento sempre più evidente degli accordi di Alvor si accompagnava a un massiccio esodo di retornados portoghesi (alla fine saranno oltre 500.000) assumendo un impatto gravissimo su un Portogallo già prostrato economicamente.
Era il brodo di coltura ideale per l'esplosione della violenza nel nord del paese, da sempre più conservatore e tradizionale rispetto al sud (anche per ragioni legate alla piccola proprietà rurale e all'assenza di una classe operaia numericamente forte come a Lisbona). L'estate del 1975 fu caratterizzata a nord di Santarém da una serie lunghissima e pressoché quotidiana di assalti, bombe e incendi appiccati nelle sedi dei partiti di sinistra e di estrema sinistra, concentrandosi in particolare contro le sedi del Pcp. Josep Sanchez Cervellò ha calcolato che furono più di cento le sedi del Pcp e dei partiti ad esso vicini ad essere attaccate tra luglio e novembre 1975 (Sanchez Cervellò 1994). La strategia e la dinamica di questi attacchi erano simili. Le bombe venivano generalmente programmate per esplodere durante la notte, quando le sedi erano deserte, mentre gli assalti e gli incendi si svolgevano durante il giorno, con una partecipazione popolare inequivocabile, in parte spontanea, ma ovviamente guidata e organizzata dagli uomini dell'Mdlp o Maria da Fonte . La collaborazione dei vescovi e della Chiesa era altresì chiara: molte delle manifestazioni (per esempio a Braga e a Leiria) che degenerarono negli assalti furono proclamate proprio dai vescovi, e il tenore delle prediche tenute in quei mesi nelle chiese del nord del paese non era certamente sereno. Il suono delle campane di ogni paese o città era il segnale per lo scatenarsi della violenza, come si legge in questo volantino del Mdlp che venne distribuito in quei mesi, e che incitava la popolazione a partecipare alle rivolte: “quando sentirai le campane del tuo paese suonare a martello, scendi in strada con le armi che possiedi: fucili, pistole, picconi, zappe o falci.[…] Gli elementi delle Brigate antitotalitarie ti aiuteranno a organizzare la difesa del tuo paese” (Archivio Cd25A).
Nonostante la virulenza di questi attacchi, che spesso demolivano letteralmente le sedi del Pcp, e alcuni sporadici tentativi di reazione da parte dei militanti nelle sedi, vi furono pochissime vittime, dato che la resa di eventuali occupanti era pressoché immediata.
Nondimeno si raggiunsero momenti drammatici in particolare a Ponte de Lima, il 18 agosto, quando venne ucciso un militante che resisteva all'attacco della sede locale del Pcp, e soprattutto a Leiria, a seguito di una manifestazione della “maggioranza silenziosa” a favore del vescovo di questa città dove, dal 25 al 28 agosto 1975, si scatenò una vera e propria battaglia urbana, con la distruzione delle sedi di numerosi partiti della sinistra radicale, con la passività complice della polizia.
Lisbona non riusciva a mantenere l'ordine nel nord anche perché, come ha ricordato Costa Gomes:
era difficile fermare la violenza nel nord, sia per la quasi totale assenza di polizia, Guarda Nacional Republicana e Guarda Fiscal, sia per il ritorno dall'Africa nel frattempo di compagnie che per mentalità e formazione erano pregiudiziali alle forze moderate che tentavano di contenere le agitazioni(Cruzeiro 1998, 342).
Alle agitazioni fomentate dal Mdlp partecipavano molti elementi locali delle basi non solo dei partiti di destra come il Ppd o il Cds, ma anche del Psp: Paradela de Abreu ha ricordato che Romeu Maia, commissario di distretto dei socialisti, fu tra gli organizzatori delle manifestazioni avvenute a Braga il 10 agosto 1975 in appoggio all'arcivescovo (Paradela de Abreu 1983, 117).
E l'appoggio alle violenze anticomuniste proveniva anche da settori interni alle stesse forze armate di stanza nel Nord: il generale Eurico Corvacho, a capo della Região Militar Norte , vicino a Vasco Gonçalves, ricevette una mozione di sfiducia da parte di numerosi ufficiali il 30 luglio 1975, e l'11 agosto nel contesto dell'assalto alle sedi del Pcp di Braga, il comandante del reggimento di fanteria di Braga, tra i firmatari di quella mozione, ammise di non avere pieno controllo sui propri uomini, che non intervennero (Varela Gomes 1981, 167).
Quell'agosto non venne contrassegnato solo dall'ondata di violenza anticomunista nel nord, ma anche dalla battaglia istituzionale che nel frattempo era in corso a Lisbona all'interno dell'Mfa e del governo gonçalvista, quella che passò alla storia come “battaglia dei documenti”.
Dopo l'11 marzo 1975 l'Mfa si era andato sempre più articolando in tre gruppi che agivano spesso in lotta fra di loro: i moderati raccolti attorno a Melo Antunes (da cui sarebbe uscito il Manifesto dei Nove), radicali di sinistra, ma diffidenti riguardo all'egemonia del Pcp e più vicini al Psp (a questa fazione si aggrapparono molti degli ufficiali conservatori “orfani” di Spínola, come Eanes); i gonçalvisti , rivoluzionari d'“avanguardia” la cui figura di riferimento era il Presidente del Consiglio Vasco Gonçalves, e che potevano contare sulla 5ª Divisão , la Marina, i Serviços de Informação , oltre che sull'appoggio del Pcp; infine i rivoluzionari “di base” legati al Copcon e al suo responsabile, Otelo Saraiva de Carvalho, vicini ai partiti dell'estrema sinistra, lontani dai modelli del Pcp e del Psp. Il processo controrivoluzionario ovviamente si giovò di queste contraddizioni, e a sua volta ne fu strumento. Il 7 agosto un gruppo di ufficiali del Conselho da Revolução (fra questi Vasco Lourenço, Franco Charais, Pezarat Correia, Melo Antunes, Canto e Castro, Vítor Alves, Vítor Crespo) consegnò direttamente al presidente della Repubblica Costa Gomes e ai giornali, oltrepassando completamente la gerarchia militare, un documento, che sarà conosciuto come Manifesto dei Nove, il quale rappresentava una chiara e dichiarata frattura all'interno dell'Mfa e un duro attacco alla visione della rivoluzione del Pcp e di Vasco Gonçalves. A partire da questo momento cominciò una guerra di comunicati e documenti con il Copcon di Otelo e una tensione sempre più chiara all'interno delle caserme, dove l'estrema sinistra rispondeva ai piani moderati con la creazione dei Suv (Soldados unidos vencerão), vera e propria organizzazione di classe all'interno dell'esercito, mentre il Pcp, con la creazione del Fur (Frente unido revolucionário), lanciava sul piano politico il progetto di Poder Popular .
Conseguenza di questi mesi di continuo logorio dei governi di Vasco Gonçalves e in particolare del clima di confronto armato in cui era avvolto il Paese, fu l'assemblea generale dell'Mfa tenutasi a Tancos il 5 settembre, in cui Vasco Gonçalves venne esonerato dal suo incarico nel Conselho da Revolução , insieme ai suoi principali consiglieri, tra i quali Eurico Corvacho, responsabile della Região Militar Norte . Pochi giorni dopo Vasco dovette lasciare il governo, sostituito dall'ammiraglio Pinheiro de Azevedo. Il VI governo provvisorio da egli diretto affidò gli incarichi ministeriali in base alle percentuali elettorali ottenute nelle precedenti elezioni, di fatto annullando la precedente influenza del Pcp.
Il Prec entrava nella sua fase finale, in cui si cominciavano a contare le baionette: i moderati, finalmente al potere, intendevano porre termine all'indisciplina rivoluzionaria, mentre i comunisti e l'estrema sinistra si sentivano sempre più messi in un angolo, intenzionati dunque a mobilitare la loro base sociale, specie nella capitale e nel sud del Paese, per reagire all'offensiva.
Il boato , cioè le voci incontrollate che durante tutto il Prec sconvolsero, influenzarono e inquinarono la vita politica portoghese, fu una caratteristica tipica di questo periodo, per quanto non certo assente in tutta la storia portoghese, ricchissima di complotti veri o immaginati. Il boato , tanto temuto da suscitare apposite campagne di stampa di sensibilizzazione sul problema da parte del governo attraverso la Quinta Divisão , serviva ai più svariati scopi: minacciare e impaurire una determinata parte del Paese o delle forze politiche, coalizzarle contro un nemico più o meno immaginario, lanciare sospetti, impedire la realizzazione di golpes possibili o presunti con la loro rivelazione, mandare messaggi cifrati, o ancora semplicemente inquinare le acque già torbide del processo politico, in un Portogallo in preda alle convulsioni.
Il 12 settembre 1975 la rivista Vida Mundial paventava una possibile invasione del Paese da parte di forze affette a Spínola, uno sbarco massiccio sulle coste lusitane o un'invasione con l'appoggio spagnolo, un'idea questa che come vedremo tornerà insistente a fine mese.
Nonostante la caduta del governo di Vasco Gonçalves e la sua sostituzione con quello dell'ammiraglio Pinheiro de Azevedo, per Spínola la minaccia comunista non si era affatto smorzata. In un'intervista a “ Le Monde” , il 10 ottobre 1975, l'allora ex-generale affermava che tale pericolo giustificava da parte dell'Mdlp la distribuzione delle armi alla popolazione civile e considerava la possibilità di una guerra civile: “purtroppo non si può escludere questa possibilità, ma, se ci sarà guerra civile, saranno i comunisti ad esserne responsabili per le loro azioni ” . E alla domanda di Charles Vanhecke, inviato de Le Monde a Rio, se questo scenario non avrebbe rischiato di trasformare il Portogallo in un nuovo Cile, Spínola mostrava non essere questa la sua maggiore preoccupazione: “con me, no. Ma non nego che ci sia un rischio. Tuttavia non posso restare a braccia conserte con la scusa che il rischio esiste. Non mi posso lasciare paralizzare dallo spettro del fascismo”.
Ma già in quel momento, nonostante Spínola fosse per i media internazionali il volto della “controrivoluzione” è probabile che la sua capacità effettiva di determinarne lo svolgimento e gli obiettivi a partire dalle residenze d'esilio a Rio o allo Sheraton di Parigi, fosse ben poca, sia nei confronti degli operacionais di Madrid, legati ad Alpoim Calvão, sia nei confronti degli uomini della Maria da Fonte , mentre i suoi elementi moderati come Mariz Fernandes e Sanches Osório avevano già abbandonato un ruolo attivo nell'organizzazione ad agosto, preoccupati per l'incapacità di Spínola di governarla efficacemente (intervista di Sanches Osorio, Cd25A). Ha notato con disincanto Vítor Alves, il principale esponente del Conselho da Revolução ad avere fatto da ponte con l'Mdlp, in un'intervista al giornalista Eduardo Dâmaso: “ma alla fine chi erano i vertici dell'Mdlp? Spínola? Non lo so, si dice che fosse lui, che non fosse lui… Di sicuro là [in Portogallo] non c'era” (Archivio Eduardo Dâmaso).
Ha aggiunto Melo Antunes:
Spínola] era fuggito verso la Spagna e poi verso il Brasile, ed era il mentore di tutte le azioni dell'Mdlp, non di tutte, credo, in particolare quelle relazionate con la distruzione delle sedi dei partiti, in particolare del Pcp […]. Non tutti questi atti sarebbero stati orientati dal Mdlp, ma molti lo furono. E gli altri che, per così dire, ebbero un certo carattere spontaneo, nacquero da tutta una atmosfera, creata dall'estrema destra o dal Mdlp, che condusse il paese a una situazione estremamente complicata, insomma, vivevamo davvero a un passo dal confronto totale (Cruzeiro 2004, 232).
Settembre e ottobre furono i mesi che Paradela ha denominato i “mesi delle spie”: secondo l'editore di Portugal e o futuro fu infatti in questo periodo che entrò in incubazione il golpe “normalizzatore” del 25 novembre, e in cui si intensificarono i contatti fra il “Gruppo dei Nove” e gli elementi principali della Maria da Fonte e dell'Mdlp (Paradela de Abreu 1983, 147); Canto e Castro, appartenente al Consiglio della Rivoluzione, offrì, secondo la testimonianza di Paradela, un cospicuo aiuto economico agli “uomini del Nord” per l'acquisto di armi, volte a garantire la difesa della base aerea di Cortegaça, ma tale aiuto sfumò per le condizioni poste da Paradela per la restituzione delle armi (Paradela de Abreu 1983, 148). In una riunione a Chaves, in casa di Rui Castro Lopo, operativo dell'Mdlp, Canto e Castro ricevette pressioni da parte di Paradela per far scattare un'azione che fosse partita dal Nord con il sostegno popolare, prima della prevista proclamazione di indipendenza dell'Angola da parte del Mpla (Movimento para a libertação da Angola, la guerriglia indipendentista comunista) (Paradela de Abreu 1983, 149-152).
Melo Antunes ha ammesso l'esistenza di contatti tra il Conselho da Revolução e i gruppi legati all'Mdlp, ma ha affermato che il Conselho da Revolução era totalmente all'oscuro dei legami del suo componente, Canto e Castro, con l'Mdlp e la Maria da Fonte (Cruzeiro 2004, 232).
Il 27 settembre avveniva un ulteriore svolta nel senso della radicalizzazione del clima politico: dopo la condanna a morte di 5 militanti baschi antifranchisti nel paese vicino, gruppi di manifestanti di estrema sinistra assaltarono, distrussero e saccheggiarono l'ambasciata, la cancelleria e il consolato generale a Lisbona e il consolato di Porto. Si tratta di uno degli episodi più oscuri del Prec, e di cui la paternità è in genere data al movimento di estrema sinistra Frap (Frente revolucionário de acção popular). Fu progettato forse di rapire l'ambasciatore, come sarebbe accaduto a Teheran alcuni anni più tardi? In questo caso si sarebbe forse potuto scatenare un attacco spagnolo, che sarebbe stato rovinoso per Madrid dal punto di visto internazionale, e avrebbe finito per rafforzare la sinistra portoghese, rappresentante dell'indipendenza nazionale (Sanchez Cervellò 1993, 355). Le voci ricorrenti circa una possibile invasione spagnola certamente destabilizzarono il clima politico, e furono ulteriori motivi di tensione in una situazione portoghese che certo non ne era carente.
Durante tutto ottobre si susseguivano imponenti manifestazioni e scioperi a Lisbona, scontri e gravi episodi di indisciplina nelle caserme, attentati nel nord del Paese, boatos pressoché giornalieri di golpe di destra o sinistra: il Portogallo si avvicinava a un confronto che avrebbe potuto degenerare in una guerra civile.
Ogni fazione preparava le sue carte per il confronto imminente, a partire dagli spinolisti: il 31 ottobre 1975, nel seminario di Braga, si riunivano i vertici dell'Mdlp e della Maria da Fonte , gli ufficiali dell'Mdlp primo tenente della marina Benjamim de Abreu, e il maggiore dell'aeronautica Mira Godinho, ma soprattutto il comandante Alpoim Calvão, Paradela de Abreu e il Cónego Melo, che era stato incaricato dall'arcivescovo di Braga di fungere da contatto con i controrivoluzionari. La riunione venne però scoperta e poche ore dopo il suo inizio il seminario, situato nel pieno centro della città di Braga, venne circondato dalle truppe del Copcon di Leixões, dalla polizia locale, e dal reggimento di fanteria di stanza a Braga. Mentre Mira Godinho e Benjamim de Abreu vennero arrestati, Calvão e Paradela riuscirono a rifugiarsi, dietro indicazioni del Cónego Melo, nella soffitta del seminario (Paradela de Abreu 1983, 166; Calvão 1976, 164): nessuno nei giorni successivi sospettò la loro presenza nella struttura quel giorno.
Gli interrogativi suscitati da questa “retata”, a cui peraltro i due principali obiettivi fuggirono, non sono pochi: perché organizzare una riunione tanto delicata nel centro di una città come Braga, sede di una delle poche divisioni militari fedeli al governo di Lisbona nel nord del Paese? Chi effettivamente informò l'Esercito? E, infine, non può sfuggire il fatto che nel seminario, da diverso tempo, fossero ospitati centinaia di retornados dalle colonie, in particolare dall'Angola, il gruppo sociale che in quel momento era certamente il più disponibile a spendere tutte le sue energie per rovesciare con la violenza il governo di Lisbona, ritenuto da essi il principale responsabile della perdita di tutti i loro averi nelle colonie. Pochi giorni ormai mancavano alla presa del potere da parte dell'Mpla a Luanda.
Il 3 maggio 1991 in un'intervista al giornale Público , il Cónego Eduardo Melo Peixoto pur affermando la sua collaborazione con l'Mdlp e il Plano Maria da Fonte , dichiarava aver “accolto” i dirigenti di questi due movimenti nel Seminario, “così come farei con Álvaro Cunhal, se venisse da me e mi dicesse che intendono ucciderlo”, una tesi che sembra difficile da sostenere.
Il 16 Novembre avvenne il furto del tesoro della Colegiada da Nossa Senhora da Oliveira conservato presso il Museo Alberto Sampaio di Guimarães, nel nord del Paese: i sospetti conversero subito su elementi legati al Mdlp; Paradela de Abreu scrisse il 6 gennaio 1982 al Diário de Lisboa che l'autore del gesto era da individuare nel Primeiro Tenente Silva Horta, elemento dell'Mdlp, che in seguito avrebbe imboccato la strada della latitanza, e che si era impadronito a scopo personale della refurtiva, senza sapere però che il tesoro originale era stato rubato anni prima e che nella Chiesa era presente solo una copia.
L'11 novembre era stata proclamata nel frattempo l'indipendenza dell'Angola in una Luanda immersa in una guerra civile che era ormai da tempo in corso. Il 23 ottobre, tuttavia, il periodico francese Témoignage Chrétien (che già aveva dimostrato la bontà delle sue fonti portoghesi prevedendo esattamente il golpe dell'11 marzo) annunciava un golpe di destra guidato da Spínola alla vigilia di questo passaggio di sovranità, golpe che avrebbe dovuto stroncare la sinistra in Portogallo e, avvalendosi della collaborazione dell'Flna (Frente de libertação nacional da Angola, appoggiato dal Sudafrica per contrastare i comunisti) in Angola, impedire la presa del potere dell'Mpla a Luanda e tentare così di incamminare la decolonizzazione della provincia d'oltremare più importante verso obiettivi più vicini al sogno federalista di Spínola e ai desideri dei retornados. Tale progetto non aveva ovviamente l'appoggio necessario sia politico che militare, in Portogallo e all'estero, ma è lecito chiedersi se la riunione di Braga sia stata fatta fallire per evitare manovre avventate dell'Mdlp.
La presenza dell'Flna sul territorio metropolitano portoghese, che non è difficile presupporre fosse in appoggio ai movimenti anticomunisti portoghesi, fu testimoniata per esempio dall'arresto di un suo componente (nativo di Luanda) ad un posto di blocco a Soure, nel nord del paese, il 17 novembre 1975, armato di una G-3, la mitragliatrice in dotazione all'esercito portoghese; in quell'occasione i vertici militari della Região Centro annunciarono che l'arrestato faceva parte di una “estesa e profonda rete dell'Flna” nel Paese, come riportava il giornale A Capital il giorno seguente. L'Organizzazione non smise di avere buone radici in Portogallo, dove ancora due anni dopo reclutava apertamente mercenari portoghesi da utilizzare contro l'Mpla di Luanda (come si poteva leggere nel Jornal de Notícias e nell' Expresso del 13 agosto 1977). L'Flna era legata a doppio filo con la controrivoluzione portoghese: il responsabile dell'ala militare dell'Mdlp (insieme a Calvão e Dias de Lima), Gilberto Santos, era divenuto dall'agosto 1975 il consigliere militare del leader dell'Flna Holden Roberto (Calvão 1976, 163), mentre il banchiere Miguel Quina, uno dei principali finanziatori dell'Mdlp (intervista di Sanches Osorio con il Cd25A), era il rappresentante dell'Flna a Parigi (Archivio Eduardo Dâmaso). Il 16 settembre del 1975 quest'ultimo aveva permesso l'incontro dell'inviato dell'Mdlp Guilherme Augusto Costa con Holden Roberto (Archivio Eduardo Dâmaso): l'Mdlp con i suoi specialisti militari avrebbe dovuto minare il porto di Luanda e bloccare così l'arrivo dei rifornimenti all'Mpla da parte dei sovietici e dei cubani. In cambio l'Fnla avrebbe rifornito con 2000 fucili Mauser l'ala militare del movimento anticomunista. Tuttavia il minamento delle acque circostanti Luanda saltò per l'opposizione degli Usa (Dâmaso 1999, 38), che, pur appoggiando l'Flna, non avevano intenzione di rompere il fragile equilibrio fra i blocchi che si stava creando nello spazio portoghese dopo il 25 aprile. Comunque, come si vedrà in seguito, la consegna delle armi invece venne rispettata.
A partire dall'11 novembre il carico di armi (2000 fucili Mauser , migliaia di munizioni) concordato con l'Flna di Holden Roberto cominciò a essere sbarcato a Cadice, proveniente da Tunisi, e consegnato all'Mdlp: il responsabile dell'operazione, il tenente-coronel António Quintanilha effettuò il trasporto verso il magazzino del movimento a Tuy, in Galizia, con il tacito assenso del governo spagnolo (Dâmaso 1999, 39). Calvão ha dichiarato a Dâmaso che Fraga Iribarne, ministro degli Interni spagnolo contattato attraverso Manuel Bollosa, non volle essere coinvolto ufficialmente nella vicenda, e che il successo dell'operazione si dovette all'appoggio della Guardia civil e della Dirección general de seguridad spagnola. I mezzi incaricati del trasporto secondo la relazione dello stesso Quintanilha alla divisione logistica dell'Mdlp furono una Renault-16 , due Ford Cortina , una Opel 1204 e tre Land Rover . La notizia dell'arrivo delle armi in Spagna fu data anche dalla rivista di sinistra Cambio 16 il 21 novembre ((Dâmaso 1999, 86-94). Alcuni fucili arrivati in quel novembre del 1976 furono ritrovati nel 1979: Simão Ribeiro venne processato per porto illegale di tali armi dal tribunale di Pontevedra, ma intervenne in suo soccorso Alpoim Calvão, che testimoniò come la presenza dei fucili fosse da legare all'attività dell'Mdlp, e come la consegna avesse ricevuto l'appoggio spagnolo. La preoccupazione a Madrid riguardo la situazione portoghese era elevata, specie dopo il violento assalto portato dalle forze dell'estrema sinistra portoghese all'ambasciata di Spagna a Lisbona il 27 settembre.
Nel frattempo mentre nel nord l'Mdlp armava i suoi uomini, a Lisbona il governo di Pinheiro de Azevedo cercava di arrivare a un confronto risolutivo con il Copcon di Otelo e le forze vicine ai comunisti. L'obiettivo era quello di “forzare”, così come era stato fatto l'11 marzo, gli avversari a un avventura golpista (Cruzeiro 2004, 255). In questo senso vanno inquadrate le manifestazioni nel Terreiro do Paço a Lisbona, e a Porto, appoggiate principalmente dal Psp, dal Ppd e dal Cds in sostegno al governo di Azevedo, e la distruzione delle installazioni di Rádio Renascença fatta da elementi dei paracadutisti fedeli a Azevedo. Il 13 novembre lo sciopero degli operai edili si trasformò in una immensa manifestazione che tenne letteralmente in ostaggio la Costituente e il Primo ministro a São Bento, costringendoli dopo 36 ore ad acconsentire alle richieste sindacali. Lo stesso giorno il sindacato conservatore degli agricoltori, appoggiato dal Ppd e dal Psp, aveva innalzato barricate all'altezza di Rio Maior, dividendo per alcune ore il paese in due.
Nel frattempo si muovevano anche le grandi potenze, intuendo che lo scontro risolutore si avvicinava: Frank Carlucci visitava dal 3 al 7 novembre il nord del Paese, Viseu, Porto, Braga, Vila Real, Viana do Castelo, si intratteneva con le locali autorità civili e militari, incontrava un rappresentante dell'arcivescovo di Braga, prometteva l'aiuto americano ai retornados , soprattutto esprimeva la ferma volontà degli Stati Uniti di impedire il consolidamento del comunismo in Portogallo (come riferito dal giornale O primeiro de Janeiro il 5 novembre 1975). Il 19 novembre República annunciava la visita di Carlucci a Costa Gomes mentre Pinheiro de Azevedo riceveva Kalinine, ambasciatore sovietico.
Soares si incontrava con Callaghan, Ministro degli Esteri inglese, dal quale otteneva la garanzia di un aiuto militare ed economico nel caso di una ritirata verso il nord, qualora le forze comuniste avessero preso il sopravvento a Lisbona, aiuto che si sarebbe ovviamente esteso a tutte le forze anticomuniste (Mateus 1996, 88-89; Avillez 1996, 491). Nel caso della creazione di una Comune lisboeta, i destini dei militari moderati raccolti attorno al gruppo dei Nove e dell'Mdlp si sarebbero sicuramente intrecciati. Ha ricordato pochi anni fa Ramalho Eanes in un'intervista a “ Pública” del 19 novembre 2000:
i legami con l'Mdlp erano molto ridotti e mirati più a sapere ciò che loro potevano o volevano fare. Avemmo in realtà contatti perché in una situazione come quella [il 25 novembre] essi potessero azionare determinate risorse il che, per quanto io ne sappia, non avvenne.
Che fosse possibile il trasferimento del governo a Porto è stato confermato dallo stesso Soares: il Banco de Portugal avrebbe spostato in quei giorni, con l'autorizzazione di Eanes, gran parte delle sue riserve auree a Porto (Avillez 1996, 484). Non solo: il Ps ottenne una fornitura di mitragliatrici G-3 da distribuire ai suoi militanti da parte dell'esercito (Mateus afferma che il responsabile ne fu Eanes), circostanza che divenne di pubblico dominio nel 1978, quando Edmundo Pedro, militante socialista a cui erano state affidate, fu arrestato per porto illegittimo di armi. Il Psp lo difese in un comunicato l'11 gennaio 1978 in cui spiegava la provenienza dei G-3 (Dâmaso 1999, 43).
Il Paese precipitava nel caos mentre su iniziativa di Soares il governo si autosospendeva per protesta dalle sue funzioni. Nel frattempo il Gruppo dei Nove riunito a Laranjeiras il 15 novembre studiava la strategia militare da adottare allo scoppio di eventuali ostilità (Avillez 1996, 314). La nomina di Pires Veloso al posto di Eurico Corvacho al comando della Região Militar Norte (a settembre) aveva già posto i Nove in una posizione militare favorevole nel nord, ma fu la sostituzione di Otelo Saraiva de Carvalho con Vasco Lourenço alla guida della Região militar de Lisboa il 20 novembre che funse da elemento detonatore dello scontro. Quando, il 24, ufficiali del Copcon rifiutarono di accettare tale decisione e i sindacati lisboeti proclamarono uno sciopero in appoggio a Otelo per l'indomani, militari moderati, affiancati dalle forze popolari vicine al sindacato degli agricoltori conservatori, alzarono nuovamente le barricate sulla estrada nacional n.1 all'altezza di Rio Maior, isolando di fatto Lisbona dal nord del Paese.
La sollevazione durante la notte da parte dei paracadutisti della Base-Escola , che occuparono le basi aeree di Tancos, Monte Real e Montijo, e l'azione delle truppe dell'Escola prática de administração militar che si impadronirono degli studi televisivi a Lumiar, nella periferia di Lisbona, apparve ben presto condannata al fallimento. L'abbandono da parte di Otelo della sua postazione al Copcon gettava l'unico centro di potere in mano alla sinistra nella confusione, non essendo l'autorità di Varela Gomes sufficiente a governare efficientemente l'organismo. I comandos guidati dall'energico Jaime Neves si misero in movimento durante il pomeriggio per attaccare le caserme occupate.
Ma se il Copcon avesse avuto la guida prestigiosa di Otelo e le forze popolari legate al Pcp fossero scese in piazza, con l'enorme e compatta presenza operaia a Lisbona, il governo sarebbe stato molto probabilmente costretto alla fuga verso il nord. Gli scenari possibili a quel punto avrebbero visto un Paese spaccato in due, e la guerra civile sarebbe divenuta pressoché inevitabile.
Se tale catastrofe fu evitata lo si deve in gran parte al Presidente della Repubblica, il Generale Costa Gomes, che chiamò Otelo a Belém prendendo sotto il suo comando il Copcon, e nel pomeriggio contattò Álvaro Cunhal, segretario del Pcp, dal quale ottenne la garanzia che avrebbe scoraggiato il coinvolgimento popolare e sindacale nel golpe (Cruzeiro 1998, 355-360).
Tuttavia Mário Soares si era intanto diretto insieme a Manuel Alegre verso Porto, sotto la protezione di Pires Veloso, una decisione che a distanza di anni ancora amareggiava Costa Gomes:
trovai semplicemente ridicolo [la fuga di Soares al nord]. L'ho considerata una debolezza inesplicabile, forse causata da voci fantasiose. Considero il dott. Mário Soares una persona molto coraggiosa (come ha dimostrato molte volte) ma in quell'occasione non lo fu. Scappare dal luogo dove era in corso un'attività rivoluzionaria per recarsi in una zona sedicente pacifica – in una paz podre [“pace putrida”: espressione utilizzata durante la guerra coloniale per criticare l'informazione ufficiale che non riconosceva la guerra, N.d.A. ] all'ombra del Mdlp – non l'ho mai capito sinceramente. Ancora adesso mi confonde abbastanza (Cruzeiro 1998, 363).
Sconfitte dunque in serata le ultime resistenze golpiste, la normalizzazione portoghese si avviava ormai a compimento, con la vittoria del blocco riformista sulle forze rivoluzionarie.
L'apparizione di Melo Antunes alla Rtp (rádio televisão portuguesa) quella sera delineava i limiti di questa vittoria, riconoscendo comunque che “la partecipazione del Pcp alla costruzione del socialismo era indispensabile” (Archivi Rtp). Nei giorni successivi veniva sciolto il Copcon, destituiti Otelo e Fabião, e annullata in pratica la presenza della sinistra estrema all'interno dell'Mfa.
Chi non si accorse o non volle accorgersi della fine del Prec furono Spínola e l'Mdlp.
Nelle dichiarazioni apparse sul giornale O Dia e ne O Comércio do Porto del 31 gennaio 1976, il massimo responsabile dell'Mdlp, in esilio, pur vedendo gli avvenimenti del 25 novembre con occhi positivi, non considerava ancora il Paese “salvo” dal comunismo, convinto che il golpe autunnale fosse stato una machiavellica manovra del Pcp volta a eliminare l'ala della sinistra estrema dallo scacchiere del Prec.
Che le ambizioni dell'Mdlp, o almeno di una sua parte, non fossero finite immediatamente dopo il 25 novembre venne dimostrato dal libro-reportage del tedesco Gunther Wallraff, il quale riuscì con incredibile facilità a infiltrarsi all'interno della struttura dell'Mdlp fino a incontrarsi con Spínola. Spacciandosi come emissario di una non meglio precisata organizzazione tedesca intenzionata a finanziare la “controrivoluzione” portoghese, Wallraff riuscì a mettere insieme una documentazione tanto schiacciante contro Spínola (foto e registrazioni audio dell'incontro), da spingere il governo Svizzero a chiedere l'espulsione del Generale di Estremoz l'8 aprile 1976, poco dopo la pubblicazione della parte più compromettente del reportage sul periodico tedesco Stern. A Braga, Wallraff era riuscito nel marzo 1976 a entrare in contatto con Eduardo da Costa Leite, militante già dell'Elp e poi dell'Mpld, che lo aveva indirizzato verso i quadri locali immediatamente superiori, l'ufficiale dei Comandos Manuel Texeira, il capitano Luís Duarte e il tenente Pedro Meneses. A sua volta costoro avevano stabilito i contatti con la direzione dell'Mdlp. Già il 24 marzo Wallraff si poteva cosi incontrare a Düsseldorf, nel bar del Park Hotel , con José Valle de Figuereido e Luís Oliveira Dias che si presentarono come emissari di Spínola, portando con loro le credenziali consegnate dal presidente del Movimento e riportate in copia nel libro (Wallraff 1976, 56). Il giorno dopo nella stessa città Spínola incontrò quindi Wallraff nel lussuoso ristorante Schnellenburg ; il Presidente dell'Mdlp, auspicando un risveglio anticomunista dell'Occidente, chiedeva a colui che credeva essere l'emissario di un'organizzazione tedesca (coperta dai buoni auspici politici dell'esponente bavarese della Cdu Franz-Joseph Strass) finanziamenti e armi, che non avrebbero più potuto passare dalla Spagna, dove l'Mdlp aveva perso i suoi appoggi ( Wallraff 1976 , 91): Spínola era stato espulso a gennaio, e i ministri degli Esteri Melo Antunes e José Maria de Airelza si erano già incontrati a Guarda). Le richieste dell'Mdlp in dettaglio arrivarono a Wallraff nei giorni successivi.
Il 28 Marzo da Ginevra Luís Dias espose le spese necessarie alla creazione di un “Instituto de Reconstrução Nacional”, di una casa editrice, e dei costi necessari a finanziare la nascita di un partito politico che rilanciasse in politica Spínola, dopo il suo rientro in patria, per una richiesta totale di 11.170.000 marchi tedeschi ( Wallraff 1976 , 130-138). I versamenti avrebbero dovuto essere versati sul conto n.755313 del Crédit Suisse di Ginevra ( Wallraff 1976 , 98), intestato a Spínola, Dias e Valle de Figuereido. Che il conto dell'Mdlp dove giungevano i finanziamenti fosse a Ginevra è circostanza confermata da Sanches Osório, il quale testimonia avere partecipato, come rappresentante di Spínola, all'apertura del conto bancario, insieme a João Ferriera Fonseca, quest'ultimo in qualità di rappresentante del banchiere Miguel Quina (intervista di Sanches Osorio al Cd25A).
Il 31 marzo da Madrid José Valle de Figuereido richiese invece armamento per la rete clandestina dell'Mdlp: 4000 armi automatiche AR18, 250 lancia granate, 100 mortai da 60 mm, milioni di cartucce e migliaia di granate, cariche esplosive; una lista accompagnata da un elenco delle azioni portate a termine nel paese da parte del Mdlp, a dimostrazione della sua efficienza ( Ibidem , 119-128). Il terrorismo aveva colpito infatti per molto tempo dopo il 25 novembre: solo il 29 gennaio 1976 sei cariche esplosive erano state fatte saltare a Braga nelle sedi di un sindacato, dell'Intersindical, e di un partito di estrema sinistra, mentre a Covilhã bruciavano le sedi di tre movimenti affini al Pcp, negli stessi giorni in cui i comunisti denunciavano essere stati più di trecento dall'inizio del Verão Quente gli attacchi controrivoluzionari, nel 75% dei casi a nord di Santarém ( A luta , 29 gennaio 1976); gli attentati nel nord provocarono, come accadeva spesso, una serie di scioperi di protesta a Lisbona e Braga ( Diário de Lisboa , 31 gennaio 1976; Diário Popular , 2 febbraio 1976) .
La diffusione della trappola tesa a Spínola gettò di fatto nel ridicolo l'Mdlp e il suo presidente, screditandoli del tutto.
Tuttavia mentre ancora a marzo Spínola sperava di recuperare un ruolo politico con la violenza, già dopo il 25 novembre molti suoi luogotenenti, in particolare Alpoim Calvão, vera eminenza grigia dell'Mdlp, stavano realizzando accordi con le autorità per porre fine al terrorismo controrivoluzionario. Vítor Alves, membro del Conselho da Revolução, attraverso Valentim Loureiro, personaggio discusso, aveva combinato nella casa di quest'ultimo a Mindelo un incontro con Alpoim Calvão, l'11 gennaio 1976. Con la presenza del cónego Melo, Alves cercò, su mandato del presidente del consiglio Pinheiro de Azevedo, di arrivare alla fine delle azioni dell'Mdlp: dopo il 25 novembre la “minaccia comunista” era archiviata e bisognava arrivare alla stabilizzazione della situazione politica, come anche Alpoim Calvão accettava, nonostante l' operacional ammettesse la difficoltà di controllare tutti gli elementi dell'Mdlp. L'incontro è stato riferito a Eduardo Dâmaso sia da Vítor Alves che da Alpoim Calvão (Dâmaso 1999, 95-98). Tali contatti tuttavia, a dire di Vasco Lourenço (e per ammissione dello stesso Alves) non erano stati autorizzati dal Conselho da Revolução, ma erano piuttosto iniziative personali incoraggiate da Pinheiro de Azevedo (Dâmaso 1999, 101). Lo stesso ammiraglio aveva anche organizzato un incontro tra l'agente dei servizi d'informazione Marques Pinto, in seguito arrestato durante il 25 novembre, e Benjamim de Abreu, in Svizzera, durante il Verão Quente : le trattative, volte a negoziare il rilascio di alcuni prigionieri dell'11 marzo, tuttavia erano quasi subito fallite (Calvão 1976, 160). Per Melo Antunes invece, dietro l'azione di Vítor Alves vi era l'iniziativa di Eanes (Cruzeiro 2004, 233).
Nel febbraio 1976, si incontravano a Guarda il ministro degli Esteri spagnolo José Maria de Areilza e il suo collega portoghese, Melo Antunes: è lecito immaginare che, dopo le tensioni accumulate e la vittoria dei moderati a Lisbona, si sia parlato di ben più dei proclamati accordi di pesca sul Minho o della costruzione di ponti sul Guadiana. Come arguisce Cervellò, molto probabilmente si trattò di una reciproca assicurazione sulla fine delle protezioni date fino ad allora, più o meno apertamente, da parte di Lisbona e Madrid, ai movimenti di opposizione del paese vicino (Sanchez Cervellò 1993, 357).
L'Mdlp non aveva più di fatto né credibilità, né un appoggio logistico e neppure prospettive incoraggianti, dopo che, con il 25 novembre, l'“ordine” era tornato in seno all'esercito, il governo del paese era saldamente in mano all'ala moderata dell'Mfa e i comunisti non rappresentavano più una minaccia. A Spínola, spente le ultime illusioni, non rimaneva che dichiarare da Rio, il 29 aprile 1976, la fine delle attività dell'Mdlp e raccogliere le proposte di amnistia effettuate da Lisbona attraverso Eanes:
delibero, ascoltata l'opinione della direzione, la sospensione delle attività dell'Mdlp, lanciando un appello a tutti i suoi militanti perché indirizzino i loro sforzi verso i grandi obiettivi di ricostruzione del Paese, che è necessario vengano raggiunti in un quadro di riconciliazione di tutti i portoghesi (Mdlp, Directiva 29-4-1976).
Nell'estate di quell'anno, infine, dopo numerosi voci che si erano rincorse su un possibile ritorno del vecchio eroe di guerra della Guinea, Spínola, ormai solo e abbattuto, espulso dalla Spagna fin dal gennaio 1976, ritornava in Portogallo il 10 agosto. In dichiarazioni pubbliche nei giorni precedenti Soares aveva espresso la convinzione, insieme ai militari vicini a Ramalho Eanes, che ormai Spínola non avrebbe più potuto costituire una forza politica nel Paese, e che oltre a un chiarimento sul putsch dell'11 marzo, nulla di più si sarebbe dovuto pretendere dal vecchio Generale, anche per poter iniziare un processo di “riconciliazione” del Paese, il che significava di fatto un'amnistia per i gruppi controrivoluzionari ( Opção , 29 luglio 1976). Ppd e Cds si proclamavano favorevoli a questa posizione nei riguardi di Spínola, altrettanto prevedibilmente contrari erano invece Pcp e partiti affini ( Vida Mundial , 12 agosto 1976).
Il 10 agosto per il generale di Estremoz arrivava finalmente la fine dell'esilio: una sola notte di fermo nel forte di Caxias, poi pochi giorni di arresti domiciliari, dove Spínola ricevette gli ispettori della polizia militare. L'interrogatorio, pubblicato per la prima volta dal periodico Visão venti anni più tardi (15 agosto 1996), non rivela nessun particolare interesse: gli ispettori ricevettero ordini chiari di non mettere alle corde l'ex presidente della Repubblica, che incontrarono “abbattuto”. Spínola non rivelò nessun particolare interessante sul suo ruolo dall'11 marzo in poi, descrivendo se stesso come una vittima inconsapevole della reale dimensione degli avvenimenti in cui veniva coinvolto senza una vera capacità decisionale. Ramalho Eanes era in quel momento presidente della Repubblica, Mário Soares primo ministro, Firmino Miguel, vecchio subordinato di Spínola in Guinea, ministro della Difesa: nessuno fra loro aveva intenzione di scavare in profondità i dettagli di quegli anni torbidi, e di fatto neppure l'11 marzo ebbe mai un'indagine definitiva. Affermerà Ramalho Eanes 25 anni dopo (il 19 novembre 2000) al settimanale Pública :
neppure lui [Spínola] sapeva bene ciò che era successo l'11 marzo. Spínola era un uomo buono e nell'interrogatorio a cui fu soggetto al suo ritorno in Portogallo, fece una relazione e si riferì a determinate persone. Alcuni giorni dopo chiese di essere nuovamente ascoltato e disse che aveva alcune correzioni da fare perché aveva parlato con i suoi uomini di qua e c'erano informazioni che aveva dato che non erano corrette. Ciò rivela una preoccupazione di giustizia, ma rivela anche che lui nell'11 marzo fu “trascinato”. Non c'era uno, ma vari Mdlp, e quello di Spínola, non ho dubbi, intendeva restaurare una realtà democratica.
Nei mesi successivi, intanto, continuarono gli scambi di “cortesie” con la Spagna che si avviava alla transizione democratica: nel settembre 1976 Alpoim Calvão, il più importante dirigente dell'Mdlp ancora a Madrid, venne repentinamente espulso dal governo spagnolo, che gli lasciò solo 48 ore per lasciare il paese; questo poco tempo dopo che a Lisbona era stata proibita la realizzazione della “Settimana degli universitari europei con gli universitari spagnoli” prevista inizialmente a Santander, ma proibita dal governo spagnolo ( Expresso , 3 settembre 1976).
È probabilmente questo il sipario finale sulla “controrivoluzione”. La storia dei militanti dell'Mdlp e dell'Elp tuttavia non finì in quei primi mesi del 1976: in molti finirono coinvolti in quella che venne chiamata la Rede Bombista , che operò in Portogallo fino alla fine degli anni '70, e che ebbe il suo momento più drammatico nell'uccisione dell'imprenditore Joaquim Ferreira Torres, già legato all'Mdlp, il 21 agosto 1979. Ma questa non è più la storia del processo controrivoluzionario, bensì quella di “cani sciolti” senza futuro, incapaci di adattarsi al nuovo Portogallo e coinvolti in una rete di oscuri traffici e regolamenti di conti. La maggior parte dei dirigenti dell'Mdlp e delle forze controrivoluzionarie riprese la sua vita in Portogallo: Spínola fu addirittura onorato da Soares con il massimo grado (benché solo onorifico) all'interno delle forze armate, quello di Marechal, nel 1981.
Simbolo di questa tardiva riconciliazione è forse questa dedica a Costa Gomes apposta a mano da Sanches Osório sul frontespizio del suo libro “ O equívoco do 25 de Abril ”, virulento pamphlet contro il governo gonçalvista scritto nell'estate del 1975 e conservato presso il Centro Documentação 25 de Abril a Coimbra:
questo libro fu scritto durante l'apice della Rivoluzione. Nel 1990 saluto il maresciallo Costa Gomes, perché capisco che tutti gli equivoci sono stati dissolti con il promulgamento della Costituzione il 25 aprile 1976. Alla base di questa Costituzione vi fu l'azione brillante, intelligente e patriottica del Sig. Maresciallo. Un forte abbraccio di solidarietà.