N. 16 - Marzo 2008


ISSN 1720-190X





Sabrina Pignedoli

La notizia televisiva: i mutamenti dell’ultimo decennio

Arriviamo a casa dopo una giornata di lavoro, ci sediamo a tavola e accendiamo la tivù come fosse ormai un gesto automatico che è entrato nella nostra quotidianità.

Sappiamo che dall'apparecchio televisivo a quell'ora possiamo avere un po' di svago grazie ai vari quiz, ma soprattutto possiamo finalmente metterci in contatto con ciò che è successo nel mondo. Sono notizie che probabilmente abbiamo già sentito attraverso la radio tornando a casa e che il telegiornale ci confermerà arricchendole di dettagli e immagini.

Certamente oggi la televisione non è il mezzo più immediato per avere informazioni: Internet permette di accedere alle notizie praticamente in tempo reale. Tuttavia il telegiornale rimane il mezzo più economico, diretto e diffuso per poter apprendere ciò che succede intorno a noi.

Anche ripercorrendo la storia del giornalismo, possiamo notare che in Italia, in mancanza di una stampa rivolta ad un pubblico veramente popolare come poteva essere per esempio la penny press che fiorì negli Stati Uniti a partire dall'Ottocento, fu solo grazie alla televisione che l'informazione poté godere veramente di un pubblico di massa.

in Italia vi è una storica assenza di due distinti pubblici dell'informazione. Il primo orientato a una lettura d'élite, il secondo interessato a storie prodotte dalla stampa popolare. Soltanto con l'avvento della televisione si ha il primo contatto del grande pubblico con l'informazione. [...] La televisione ha svolto quindi quel lavoro di popolarizzazione dell'informazione altrove assunto dai tabloid quotidiani (Sorrentino 1995, 223).

Quindi la televisione diventa il mezzo principale attraverso cui gli individui possono entrare in contatto con informazioni provenienti dal mondo esterno e formare così una propria opinione. Infatti, non è solo “l'esperienza diretta ma anche quella mediata” (Silverstone 1994, 281) che ci permette di formare una propria visione del mondo. Attraverso le sit-com e i telefilm, la televisione ci mostra modelli di vita e valori che possono modificare quelli derivati dalla nostra educazione famigliare.

Inoltre le notizie che vengono presentate nei telegiornali, il modo di presentarle e l'ordine in cui sono esposte condizionano notevolmente la nostra agenda setting ovvero la graduatoria di ciò che percepiamo come importante.

La televisione è diventata il comune ambiente simbolico che interagisce con la maggior parte delle cose che pensiamo e facciamo (Morgan, Signorelli 1990, 23).

Certamente affermare che la televisione oggi sia l'unico mezzo di comunicazione attraverso cui i cittadini formano una propria conoscenza della realtà e quindi una propria opinione, sarebbe fuorviante o quantomeno riduttivo. Occorre, infatti, considerare che viviamo nella società della comunicazione per cui i mass media di cui ogni individuo occidentale può usufruire sono molteplici.

Il Rapporto Censis-Usci sulla comunicazione in Italia nel 2005, mostra quali sono i mezzi principalmente utilizzati per ottenere informazioni e la rilevanza di ognuno di essi nella formazione di un'opinione pubblica a seconda della cultura, del sesso, dell'età e della classe sociale di appartenenza.

 

Questi dati ci confermano quanto abbiamo affermato in precedenza e cioè che la televisione e in particolare i telegiornali rimangono il mezzo preferito e maggiormente utilizzato dal grande pubblico per reperire informazioni, nonostante l'incalzare di altri mezzi, specie tra i giovani, come la rete. “Il giornalismo televisivo è la fonte informativa più importante per la popolazione italiana, su tutti gli argomenti di importanza generale: politica e attualità, cultura e costume, moda e sport, arte e religione” (Calabresi, Volli 1983, 5).

I giornalisti di un telegiornale nazionale hanno quindi una grossa responsabilità per quel che riguarda la formazione del pubblico pensiero. Il telegiornale deve scegliere tra i vari fatti che ha a disposizione. Non tutto diventerà notizia:

l'informazione su qualcuno o su qualcosa diventa notizia giornalistica solo quando è il rapporto, fatto da mezzi di informazione, su un avvenimento che interessa il pubblico. Un fatto, per quanto straordinario e grandioso esso sia, diventa notizia giornalistica solo quando entra nel circuito della comunicazione mediatica (Di Salvo 2004, 21).

Selezionare un fatto piuttosto che un altro significa ovviamente far esistere un avvenimento e oscurarne un altro, poiché solo ciò che passa attraverso il tubo catodico sembra avere statuto di realtà.

Anche il modo in cui una notizia viene data non è indifferente. L'utilizzo delle immagini, l'intonazione e il punto di vista attraverso cui viene comunicato allo spettatore un avvenimento possono modificarne la percezione. L'oggettività della notizia è un'utopia. Certamente occorre che il giornalista cerchi di essere il più obbiettivo possibile ovvero distaccato, neutrale, imparziale, e, qualora decida di esprimere opinioni personali, occorre che lo palesi e che le distingua nettamente da ciò che costituisce la notizia in sé.

Ma com'è cambiato il modo di selezionare e presentare le notizie nei telegiornali? Proviamo intanto a percorrere la storia dei notiziari dal momento in cui videro la luce in Italia.

La televisione italiana comincia le sue sperimentazioni già nell'anteguerra, tuttavia sono ancora esperimenti di piccola portata. È solo a partire dal 1952 che le sperimentazioni si fanno più stringenti. Il 9 settembre di quell'anno si assiste alla messa in onda di una prima rudimentale forma di telegiornale che però presentava molti degli ingredienti delle edizioni che siamo abituati a vedere quotidianamente oggi. Vi era, infatti, uno speaker che leggeva alcune notizie e inoltre vi erano quattro servizi filmati. Spesso i servizi arrivavano in studio durante la diretta, ad indicare, fin dalla sua preistoria, l'immediatezza che il telegiornale, rispetto al giornale stampato, poteva avere. Tuttavia le trasmissioni non erano quotidiane ma erano limitate a tre o quattro edizioni alla settimana, andando ovviamente a discapito della rapidità informativa.

Dal 3 gennaio 1954, con l'inaugurazione ufficiale delle trasmissioni televisive regolari, il telegiornale diventa quotidiano e, quattro anni dopo, proprio per poter essere sulla notizia non appena essa avveniva, le edizioni giornaliere passarono da una soltanto a tre. Occorre considerare, tuttavia, che nonostante la presenza degli ingredienti principali che lo caratterizzano, il telegiornale rimaneva fortemente condizionato dai mezzi informativi a esso anteriori come la radio o i cinegiornali.

l'informazione televisiva quotidiana stenta a trovare una sua dimensione veramente televisiva, una ‘specificità' televisiva che la allontani dai modelli esterni a cui è costretta a fare riferimento: la radio, innanzitutto, ma anche il cinema nelle forme del documentario e del cinegiornale (Simonelli 2005, 26).

Il 4 novembre del 1961 nasce il secondo canale Rai anch'esso dotato di un proprio telegiornale. L'informazione televisiva si arricchisce.

Il notiziario del primo canale era concentrato prevalentemente su temi di politica e risultava essere il portavoce ufficiale del Governo. Col secondo canale cominciano a diventare notizia anche temi di cronaca e di attualità non politica. Ovviamente anche il secondo canale risente delle forti influenze politiche che in Italia da sempre gravano sulla televisione.

La Rai [...] ha avuto una caratteristica: una particolare sensibilità verso le vicende politiche, anzi partitiche che hanno condizionato e formato i governi del paese. [...] i partiti italiani, e particolarmente quelli di governo, hanno sempre capito l'importanza di controllare il mezzo (Albert, Tudesq 1983, 6).

Inoltre, in questo periodo, nascono nuovi programmi informativi. Il telegiornale infatti viene affiancato da lunghe dirette, documentari, reportage e dibattiti, come per esempio Tv7 .

Nel 1968 nasce l'edizione pomeridiana delle 13.30, che rimarca ulteriormente la necessità di avere un'informazione rapida, sempre disponibile e con aggiornamenti diffusi. Inoltre, questa edizione diventa un luogo di sperimentazione di nuovi formati e di nuovi modi di produrre il discorso informativo.

Nel dicembre del 1972 scade la convenzione tra Stato e Rai che garantiva a quest'ultima il monopolio delle trasmissioni televisive. In questo vuoto legislativo cominciano a fiorire alcune reti private che hanno una tiratura limitata a livello locale. È il caso di TeleBiella che trasmette da una cantina con mezzi tecnologici rudimentali.

I mezzi tecnici e la programmazione della tv biellese, che trasmetteva via cavo, non erano tali da impensierire la Rai: una cantina adattata a studio televisivo, un paio di telecamere, la moglie del regista come annunciatrice, poche ore di trasmissione alla settimana dedicata a brevi notiziari di carattere locale (Favari 2004, 13).

Tuttavia questa piccola emittente rimarrà nella storia perché ha aperto uno spiraglio importante per la diffusione delle emittenti private. La Corte costituzionale, il 28 luglio del 1976, sancirà il permesso per le emittenti private di trasmettere il proprio segnale televisivo purché operino a livello locale.

Sono rari i notiziari trasmessi da queste reti, hanno carattere locale e la maggior parte delle volte si limitano alla lettura di una serie di notizie. Infatti, i telegiornali, per essere redatti adeguatamente, richiedono una quantità di risorse economiche piuttosto rilevanti che, ovviamente, le emittenti locali preferiscono spendere in programmi più remunerativi come quelli d'intrattenimento.

La Rai, in risposta al diffondersi delle reti commerciali, progetta il suo nuovo canale su base locale. Il 15 dicembre 1979 nasce Rai Tre che si divide tra emittente nazionale e regionale. Infatti parte del palinsesto ha le stesse caratteristiche dei primi due canali Rai, ovvero copre tutto il territorio nazionale con lo stesso programma. I telegiornali di Rai Tre, invece, sono differenziati per regioni e ogni testata può contare su una propria redazione locale.

Benché le emittenti locali, soprattutto quelle più diffuse, compiano vari tentativi per realizzare una loro testata telegiornalistica, l'informazione rimane saldamente in mano alla Rai.

E fu così che il telegiornale rimase per tutti gli anni Ottanta un'esperienza indissolubilmente legata alla storia della Rai. [...] Il tg di Antenna 3, di Rete A, di Euro tv denotano chiaramente la loro ispirazione al telegiornale della Rai. C'è, insomma, in Italia, un solo modello di tg, quello che si è venuto formando, ormai nell'arco di vari decenni, sulle reti pubbliche (Simonelli 2005, 20).

Tuttavia occorre riconoscere che l'influenza fu reciproca. Infatti, i modelli neotelevisivi delle emittenti locali, misero in discussione le formule consuete dei telegiornali Rai, aprendo la strada a nuove sperimentazioni.

Il 6 agosto del 1990 è l'anno del varo della legge Mammì che sostanzialmente legalizza la situazione che si era venuta a creare fino a quel momento. I costi per portare avanti la programmazione di un'emittente anche solo a carattere locale sono molto alti per cui naturalmente il mercato selezionò quelle che avevano una copertura finanziaria adeguata portando le altre alla chiusura. In questo panorama cominciarono ad acquistare sempre più visibilità le reti del gruppo Fininvest, che, di fatto, raggiunsero un'utenza praticamente nazionale. Per cui la legge Mammì non fece altro che sancire il duopolio televisivo Rai-Fininvest. “

La legge, com'è noto, pone fine a tre lustri di deregulation televisiva riconoscendo le posizioni conquistate dai network della Fininvest, concedendo alle reti private la diretta e ‘obbligandole' a produrre il telegiornale (Simonelli 2005, 22-23).

Nel gennaio del 1991 nasce su Italia 1 Studio Aperto, su Canale 5 il 13 gennaio 1992 viene fondato il tg5 e il 1° giugno dello stesso anno Emilio Fede fonda il tg4.

Se prima la concorrenza tra testate telegiornalistiche era tutta interna alla Rai e basata principalmente sul conflitto politico causato dalla lottizzazione delle reti, ovvero dalla loro spartizione per aree politiche, ora la concorrenza si basa soprattutto sul versante commerciale.

L'ultimo periodo della storia del telegiornale è segnato da una dimensione nuova: la concorrenza tra le testate e, per mezzo di queste, tra le reti. [...] Canale 5 si pone in concorrenza a Rai Uno, Italia 1 a Rai Due, Rete 4 a Rai Tre. [...] il telegiornale è un prodotto, un programma da piazzare, da vendere, meglio dei suoi concorrenti, sul mercato pubblicitario (Simonelli 2005, 23).

Cerchiamo ora di vedere in concreto come si sviluppa questa concorrenza e che influenza può avere sul modo di selezionare e di esporre una notizia.

Se ne avete la possibilità, guardate, per esempio, la registrazione di un'edizione qualunque di un tg di dieci e di cinque anni fa, e confrontatela con quella andata in onda ieri sera, e noterete come i telegiornali italiani rimangano immutati nel tempo quanto ad agilità di linguaggio, essenzialità di montaggio, impaginazione, grafica a corredo delle notizie. Indipendentemente da chi li diriga (Quintino 2003, 2).

Per vedere se l'affermazione di Quintini è corretta abbiamo deciso di testarla individuando tre notizie, una di carattere politico come il varo della legge finanziaria, una di sport come il Gran premio di Formula 1 di Monza e infine una di spettacolo riguardante il festival di Sanremo. Tali notizie sono state scelte non perché particolarmente significative ma in quanto hanno una periodicità regolare e perciò vi può essere svolta un'analisi con cadenza quinquennale. Infatti, abbiamo preso in esame le edizioni del 1995, 2000 e 2005 sia della Rai (tg1, tg2, tg3) che di Mediaset (tg4, tg5, Studio Aperto) poiché sono da considerarsi le emittente televisive nazionali principali. Abbiamo deciso di selezionare solo l'edizione serale di tutti i telegiornali, perché è la più completa e significativa dell'intera giornata.

In modo specifico abbiamo scelto le edizioni da visionare col seguente criterio. Per quel che riguarda il festival di Sanremo sono stati presi in esame i giorni in cui si è svolta la notissima gara canora e in più il giorno dopo quello di chiusura poiché sicuramente avrebbe contenuto la classifica dei vincitori. Concretamente si tratta dei giorni che vanno dal 21 al 26 febbraio per il 1995, dal 21 al 27 febbraio per il 2000 e dal 1 al 6 marzo per il 2005.

Il Gran premio di Monza, prendendo il via nel primo pomeriggio, permette di avere i risultati della gara la sera stessa in cui si svolge, per cui abbiamo deciso di considerare solamente il giorno in cui si correva la gara ufficiale: 10 settembre 1995, 10 settembre 2000 e 4 settembre 2005.

Per quel che riguarda il varo della legge finanziaria la scelta è stata più complicata. Infatti, il dibattito politico che solitamente suscita si estende spesso per vari giorni prima e dopo la sua approvazione da parte del Parlamento. Abbiamo quindi deciso di adottare un criterio comune ovvero quello di considerare sei giornate intorno al suo varo. Quindi abbiamo analizzato i telegiornali nei giorni che vanno dal 26 al 31 dicembre 1995, dal 20 al 25 dicembre 2000 e dal 21 al 26 dicembre 2005.

In tutto è stata presa visione di duecentoquaranta notiziari. Ed effettivamente i cambiamenti che abbiamo potuto riscontrare nei telegiornali nei dieci anni da noi esaminati non sembrano particolarmente rilevanti.

Ma vediamoli nel dettaglio, cominciando dalla finanziaria.

 

1995

26 dicembre

27

dicembre

28

dicembre

29 dicembre

30 dicembre

31 dicembre

TG1

servizio Sorgonà

 

servizio Sorgonà

servizio Sorgonà

tre servizi Sorgonà

no servizi

no servizi

TG2

no servizi

 

no servizi

servizio*

servizio Santarelli

no servizi

no servizi

TG3

no servizi

 

no servizi

no servizi

servizio*

no servizi

no servizi

TG4

no servizi

 

servizio Buffa,

collegamento Pascotto

collegamento e servizio Laurelli

servizio Laurelli

servizio Pascotto

no servizi

TG5

no servizi

 

no servizi

notizia letta in studio

servizio De Filippi

no servizi

no servizi

Studio Aperto

no servizi

 

no servizi

notizia letta in studio

servizio Sterpa

no servizi

no servizi

 

2000

20 dicembre

21 dicembre

22 dicembre

23 dicembre

24 dicembre

25 dicembre

TG1

servizio Piga

 

no servizio

no servizi

due servizi (Piga, Pionati)

no servizi

no servizi

TG2

servizio Laruffa

 

servizio*

no servizi

servizio Conti

no servizi

no servizi

TG3

servizio Paterniti

 

no servizi

servizio Paterniti

no servizi

no servizi

no servizi

TG4

no servizi

 

no servizi

no servizi

notizia letta in studio

no servizi

no servizi

TG5

no servizi

no servizi

notizia letta in studio

servizio Della Seta

no servizi

no servizi

 

Studio Aperto

no servizi

no servizi

no servizi

notizia letta in studio

no servizi

no servizi

 

 

2005

21 dicembre

22 dicembre

23 dicembre

24 dicembre

25 dicembre

26 dicembre

TG1

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

 

TG2

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

 

TG3

no servizi

servizio Paterniti

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

 

TG4

no servizi

servizio Sualdi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

 

TG5

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

 

Studio Aperto

no servizi

 

servizi Toti

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

* = DATI RELATIVI ALL'AUTORE DEL SERVIZIO NON REPERITI.

 

Analizzando i telegiornali del 1995, abbiamo potuto notare che il tg1 e il tg2 cercano di minimizzare gli aumenti e rendere più accettabile ai cittadini una finanziaria piuttosto pesante per le loro tasche. In particolare, lo storico legame tra il telegiornale della prima rete pubblica e il governo risulta del tutto evidente: nei servizi presentati il giornalista sembra piuttosto il portavoce dell'allora presidente del consiglio Lamberto Dini che tenta di convincere gli italiani, attraverso il grande medium della televisione, sulla necessità e la bontà di tale legge.

Anche nel tg2 il controllo del governo è piuttosto evidente anche se non risulta così invasivo come nel caso del tg1.

Il tg3 non si occupa delle possibili reazioni degli spettatori, ma fornisce un sintetico e neutrale elenco dei provvedimenti previsti dalla finanziaria.

Il tg4, diretto da Emilio Fede, si schiera in aperta polemica col governo che considera, nelle pagine politiche, privo del sostegno effettivo degli elettori. Si tratta, infatti, di un governo tecnico. Della finanziaria vengono rilevati soltanto i rincari, con pochissimi accenni ai tagli delle spese superflue e al concordato fiscale. Da questo punto di vista si può considerare che il tg4 tratta la legge finanziaria in modo totalmente opposto a come viene presentata nel tg1.

Il tg5 punta la sua attenzione prevalentemente sulla crisi di governo e sull'accordo Berlusconi-D'Alema, ponendo la finanziaria a introduzione del servizio relativo a questi argomenti. Il tono con cui è presentata la notizia non è polemico come quello di Fede ma abbastanza neutro e il contenuto piuttosto superficiale in quanto non vi è alcuna analisi dei contenuti della finanziaria.

Lo scarso uso della grafica e il modo in cui vengono letti i vari rincari della manovra dal giornalista di Studio Aperto rendono del tutto inaccessibile la notizia anche ad uno spettatore attento: l'unico elemento che può essere percepito è solo che la finanziaria prevede grossi aumenti di prezzo. Per esempio, quando si parla del rincaro delle sigarette, il giornalista ci informa che i tabacchi aumenteranno del 20% portando nelle casse dello Stato cinquemila miliardi. Lo spettatore rimane impressionato dalla cifra astronomica che frutterà il rincaro per cui è portato a pensare che un singolo pacchetto sarà venduto a prezzi proibitivi.

Questo modo di trattare un argomento già di per sé non particolarmente semplice per il grande pubblico, potrebbe essere un espediente per porre ulteriormente l'accento della notizia sulla pesantezza della manovra per le tasche degli italiani.

I servizi relativi alla finanziaria del 2000 presenti nel tg1, nel tg2 e nel tg3 trattano l'argomento in modo piuttosto completo: viene presentato nel dettaglio il contenuto della manovra con l'aiuto di esempi e della grafica che ne facilitano la comprensione al grande pubblico. Non viene trascurato nemmeno il dibattito politico che dà voce sia alla maggioranza, sia all'opposizione.

Nel tg4 e in Studio Aperto la legge finanziaria è un argomento considerato del tutto periferico. La scelta di trattare la notizia dell'approvazione della manovra leggendola semplicemente in studio, senza trattarla in alcun servizio, è giustificata dal fatto che questi telegiornali, e in particolare Studio Aperto, si presentano prevalentemente come testate che mettono in primo piano la cronaca nera o rosa, spesso corredata da notizie di spettacolo o da curiosità leggere vicine al gossip dei rotocalchi settimanali. La politica e la finanza sono presenti solo quando si tratta di avvenimenti molto rilevanti o, come in questo caso, sono appena accennate solo per non “bucare la notizia”.

Il tg5 tratta prevalentemente della finanziaria, ma il modo in cui l'argomento viene presentato dal conduttore del telegiornale e l'incipit del servizio ad esso dedicato, lo iscrivono in una cornice più leggera come quella dello shopping natalizio. Evidentemente il contenuto della legge finanziaria è considerato dalla redazione del tg5 un argomento abbastanza ostico e poco interessante per il grande pubblico, per ciò deve essere riportato alla quotidianità più stringente: le spese per l'arrivo ormai prossimo del Natale.

Per quel che riguarda il modo in cui vengono trattate le notizie relative alla legge finanziaria nel 2005 possiamo osservare che il tg1, il tg2 e il tg5 non menzionano mai l'argomento nonostante trattino abbondantemente di questioni relative alla finanza e all'economia e legate in qualche modo alla politica, come lo sono quelle relative alla scalata di Fiorani alla banca Antonveneta e quella parallela di Ricucci a RCS-Corriere della Sera che hanno portato alle dimissioni di Antonio Fazio, direttore della Banca d'Italia accusato di aver illecitamente favorito tali scalate.

Probabilmente queste testate reputano la pagina economico-politica delle loro edizioni già sufficientemente completa.

Il tono con cui il tg3 parla della manovra è abbastanza neutro: ne vengono spiegati i contenuti e si dà spazio sia alle considerazioni della maggioranza che a quelle dell'opposizione.

Il tg4 e Studio Aperto legano in un unico servizio la notizia sulla finanziaria a quella relativa alla legge sul risparmio e alla nomina del successore della Banca d'Italia.

La prima cosa che si può rilevare da quanto detto fino ad ora è il progressivo disinteresse di tutte le testate telegiornalistiche rispetto a questo tema.

Infatti, nel 1995 tutti i notiziari, compresi quelli più rivolti alla cronaca, come Studio Aperto, dedicavano ampi servizi al contenuto della manovra. Già nel 2000 il tg4 e Studio Aperto cominciano a non dedicare alcun servizio all'argomento, limitandosi alla lettura della notizia in studio. L'attenzione, poi, comincia a spostarsi dal contenuto della legge al dibattito politico da essa suscitato.

Nel 2005 la finanziaria scompare dai telegiornali che, negli anni precedenti, l'avevano trattata più diffusamente e cioè dal tg1, dal tg2 e dal tg5. Rimane un servizio all'interno del tg3 mentre Studio Aperto e il tg4 ne parlano in generale all'interno di servizi relativi alla pagina politica.

Spariscono anche le contrapposizioni tra i telegiornali Rai e quelli Mediaset. Nel 1995, come abbiamo visto, troviamo una forte contrapposizione tra le testate della Rai e quelle di Mediaset. Le prime tendono a rendere i rincari più accettabili, definendoli con perifrasi, minimizzandoli o, in certi casi, non parlandone proprio, ma dando invece spazio agli altri provvedimenti previsti dalla finanziaria come i tagli alle spese e il concordato fiscale. I notiziari di Mediaset, con quello diretto da Emilio Fede in testa, si concentrano quasi esclusivamente sugli aumenti di prezzo tentando di demonizzare il governo che l'ha approvata. Da ciò si può dedurre un'influenza diversa che subiscono i due poli televisivi: la Rai è succube del governo, Mediaset segue una linea voluta da Berlusconi che in questo caso rappresenta il capo dell'opposizione.

Il telegiornale si riscopre voce politica, spesso accusato – a torto o a ragione – di partigianeria, elemento cardine di una nuova lottizzazione partitica, esempio dell' ‘anomalia italiana dei media' che lega il potere politico, l'azienda radiotelevisiva pubblica e la maggiore azienda televisiva privata (Simonelli 2005, 47).

A partire dal 2000 la polemica tra maggioranza e opposizione assume un'importanza maggiore, però in questo caso non sono i telegiornali a schierarsi apertamente dall'una o dall'altra parte: il microfono viene lasciato ai politici che possono, attraverso l'intervista, esprimere le loro opinioni in merito. Ovviamente la scelta dei politici a cui dare la parola o l'ordine in cui vengono presentate le interviste può condizionare il modo in cui gli spettatori valuteranno la notizia: la imparzialità del telegiornale rimane un traguardo lontano.

Per quel che riguarda il Gran premio di Monza assistiamo a un cambiamento di una certa rilevanza, sia per quel che riguarda i telegiornali Mediaset, sia per la Rai.

 

 

 

10 settembre 1995

10 settembre 2000

4 settembre 2005

TG1

servizio Franzelli

 

tre servizi Franzelli, Gaudenzi, Giovanelli)

servizio Franzelli

TG2

no servizi

 

tre servizi (Balestrieri, Crocco, Bruno)

servizio Mazzoni

TG3

collegamento con redazione sportiva

servizio

due servizi (Balestrieri, Giovanelli)

servizio Bruno

TG4

servizio Gatti

tre servizi (Gatti, Rollero, Poria)

collegamento Briatore

notizia letta in studio

TG5

collegamento Crosa

servizio Gatti

tre servizi (Gatti, Piva, Terruzzi)

 

servizio Budel

Studio Aperto

servizio Gatti

 

tre servizi (Budel, Gatti, Cereda

servizio Beltami

 

La Rai nel 1995 cura lo sport come una notizia non propriamente appartenente al telegiornale. Il tg1 e il tg3 fanno ricorso al collegamento con la redazione sportiva per presentare il servizio relativo alla Formula 1. L'attenzione dei servizi è puntata sugli incidenti avvenuti che rappresentano i momenti più interessanti per gli spettatori. Un altro punto focale è rappresentato dalla gara delle Ferrari poiché è, ovviamente, la scuderia che interessa in misura maggiore gli italiani.

Una notizia come quella del Gran premio, presente in tutti gli altri telegiornali, non è minimamente toccata dal tg2. La conduttrice, dopo i saluti, ricorda l'appuntamento con Domenica sprint , che inizierà subito dopo uno stacco pubblicitario. Il telegiornale, in questo caso, non ha “bucato” la notizia ma semplicemente ne ha affidato la trattazione all'apposito notiziario sportivo che se ne sarebbe occupato in modo approfondito.

Questa scelta è da imputare alla volontà di non soddisfare la curiosità degli ascoltatori per quel che riguarda il Gran premio travasando così l'audience, desiderosa di avere informazioni circa questa notizia, verso il telegiornale sportivo.

Benché provengano da un'unica redazione, i servizi presentati nei vari telegiornali Rai risultano abbastanza diversificati tra loro.

Nel 2000 la notizia sportiva relativa al Gran premio è già stata incamerata a pieno titolo all'interno del notiziario tradizionale. Benché i servizi siano diversificati alcuni giornalisti curano lo sport per varie testate dei telegiornali Rai come, per esempio, Federica Balestrieri ed Ettore Giovanelli. Questo è dovuto al fatto che ogni telegiornale non dispone di una propria redazione indipendente dalle altre, ma vi è un'unica redazione sportiva, Rai Sport, che cura i servizi per i telegiornali e gli altri programmi di approfondimento sportivo trasmessi dalla tv pubblica.

Non si segnalano particolari cambiamenti di linguaggio durante i successivi cinque anni. Nel 2005, infatti, i tre telegiornali Rai offrono nel corso dei loro servizi una breve sintesi del Gran premio incentrandosi in particolare sui suoi protagonisti: Raikkonen, Schumacher e Alonso.

Per Mediaset il discorso è un po' diverso.

Nel 1995, la notizia sportiva è già presente a pieno titolo all'interno dei telegiornali, tuttavia non c'è variazione tra una testata e l'altra. Il tg5 e Studio Aperto presentano esattamente lo stesso servizio relativo alla Formula 1 mentre nel servizio del tg4 i contenuti sono stati adattati per non presentare due servizi perfettamente identici, offrendo però una trattazione della notizia molto simile. Questa rassomiglianza va imputata principalmente al fatto che oltre a provenire da un'unica redazione sportiva, i due servizi sono stati curati dallo stesso giornalista, cioè Stefano Gatti.

La situazione cambia poco nel 2000, c'è qualche tentativo di diversificazione del modo di trattare l'argomento, ma il servizio principale rimane sempre lo stesso. A volte cambia il montaggio delle immagini, a volte sono diverse le parole ma rimane abbastanza evidente che gli elementi di base sono gli stessi. Inoltre, poiché nel Gran premio di Monza del 2000 si è verificato un incidente che ha portato alla morte di un addetto alla sicurezza, la notizia sportiva viene trattata approfonditamente anche dal tg4 e da Studio Aperto che solitamente le dedicavano minor spazio, collocandole spesso in chiusura del notiziario. In questo caso, la tematica sportiva è fortemente agganciata con l'avvenimento di cronaca e in parte da esso oscurata: nessun servizio di nessuna testata telegiornalistica tratta il Gran premio di Monza senza fare riferimento alla morte del ragazzo. Ciò è da imputare al riflesso del diverso interesse mostrato dal pubblico verso notizie di cronaca o verso quelle di sport. Le prime vengono considerate centrali e hanno un seguito più ampio; le altre, invece, sono rivolte a un pubblico più ristretto e sono mediamente considerate di minor importanza.

Nel 2005, invece, troviamo finalmente una vera diversificazione della notizia nelle varie testate. A differenza delle edizioni del telegiornale prese in esame per l'anno 2000, in questo caso non abbiamo similitudini troppo evidenti tra i servizi delle varie testate benché la redazione dello sport sia unica per tutti e tre i telegiornali del gruppo Mediaset e precisamente si tratta di Sport Mediaset nata nel 2003. Certo ci sono somiglianze tra i servizi mandati in onda dai tre telegiornali, ma ciò è dovuto al fatto che siano relativi allo stesso argomento e non all'uguaglianza del materiale di partenza.

Anche il modo di dare la notizia del festival di Sanremo subisce qualche cambiamento, concentrato in particolar modo su alcune testate.

1995

21 febbraio

22 febbraio

23 febbraio

24 febbraio

25 febbraio

26 febbraio

TG1

servizio Zeppi,

collegamento Mollica

servizio Zeppi,

collegamento Mollica

servizio Zeppi,

collegamento Mollica

due servizi*

collegamento Mollica

servizio Zeppi,

collegamento Mollica

due servizi Mollica

TG2

collegamento Bosco

 

servizio Bosco

servizio*

servizio Manucci

collegamento Bosco,

schede infografica

servizio Bosco

TG3

servizio Marchesi

 

servizio Marchesi

servizio Marchesi

servizio Marchesi

servizio Marchesi

servizio Marchesi

TG4

due servizi (Cimino, Sarno-Dalcerri)

 

servizio Marchi

servizio Marchi

servizio Marchi

servizio Dalcerri-Sarno

servizio Marchi

TG5

servizio Falciola

 

servizio Falciola

servizio Falciola

servizio Falciola

collegamento Falciola, due servizi*

intervista in studio

Studio Aperto

copertina,

servizio Prussia

due servizi (Prussia, *)

servizio Sterpa

copertina,

servizio Prussia

servizio Prussia

servizio Bogi

 

2000

21 febbraio

22 febbraio

23 febbraio

24 febbraio

25 febbraio

26 febbraio

27 febbraio

TG1

tre colleg. Mollica, servizio Curone

due servizi*,

due collega-menti Mollica

due servizi*

due colleg. Mollica,

due servizi (Curone, Molco)

colleg. Mollica,

due servizi*

tre colleg. Mollica,

due servizi*

tre servizi*

TG2

tre servizi (Moreno, Amendola, Valeri)

 

due servizi (Caputi, *)

servizio Moreno

tre servizi (Terlizzi, Moreno, Bragaglia)

servizio*

no servizi

tre servizi (Valeri, Terlizzi, Ditommaso)

TG3

due servizi (Bosco, *)

 

due servizi (Bosco, Marchesi, Cangemi)

servizio Marchesi

servizio Marchesi

servizio*

colleg. Marchesi,

servizio Bosco

servizio Marchesi, Cangemi

TG4

tre colleg. Marchi

cinque colleg. (4 Marchi, 1 De Angelis)

colleg. Marchi

due colleg. Marchi,

servizio Gnocchi

colleg. Dallara

colleg. Dallara,

servizio Gnocchi

colleg. De Barba

TG5

servizio Bonsignore - Rivetta

 

due servizi (Bonsignore - Rivetta)

servizio Rivetta

servizio Bonsignore

 

tre servizi (Luciano, *, Bonsignore - Rivetta)

colleg. Bonsigno-re

colleg. Bonsignore e Rivetta

servizio Sardo

Studio Aperto

colleg. e servizio Pancera

due servizi (Pancera, Parodi)

colleg. e servizio Pancera

colleg. Pancera,

due servizi (Parodi, Pancera)

colleg. Parodi,

servizio Pancera

due servizi (Parodi, Pancera)

servizio Parodi

 

 

2005

1 marzo

2 marzo

3 marzo

4 marzo

5 marzo

6 marzo

TG1

 

due colleg. Mollica,

servizio Curone

due colleg.

Mollica

tre colleg. Mollica,

due servizi (Curone, Mollica)

colleg. Mollica

colleg.

Mollica

due servizi (Mollica, Curone)

TG2

colleg.Moreno

 

colleg.Moreno

colleg. Moreno

colleg. Moreno

colleg. Moreno

servizio Colucci

TG3

due servizi (Labate, Ferrandino),

collegamento Marchesi

colleg. Marchesi,

servizio Ferrandino

due colleg. Marchesi,

due servizi (Marchesi, Ferrandino)

no servizi

servizio Marchesi

servizio Marchesi

TG4

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

servizio Gnocchi

 

TG5

no servizi

no servizi

no servizi

no servizi

no servizio

servizio Praderio

 

Studio Aperto

no servizi

no servizi

 

no servizi

no servizi

no servizi

servizio Bogi

* = DATI RELATIVI ALL'AUTORE DEL SERVIZIO NON REPERITI.

 

 

A livello generale, il cambiamento più significativo è dato dal maggior interesse che, negli anni, gli elementi di contorno, come gossip, polemiche e curiosità di vario tipo, hanno rivestito, mettendo un po' in ombra la gara canora nella sua sostanza. Ciò può essere iscritto nella progressiva contaminazione avvenuta negli ultimi tempi tra informazione e intrattenimento che ha portato al conio della parola infotainment.

i telegiornali italiani, ciascuno con le sue caratteristiche proprie, non [… sono] più riconducibili al genere classico dell'informazione, ma [… sono] invece a pieno titolo ascrivibili all'interno di uno dei nuovi ‘generi' neotelevisivi: l'infotainment, inteso come quell'ambito (può essere considerato un “macrogenere”) dell'offerta televisiva che utilizza contenuti informativi allo scopo di produrre intrattenimento e spettacolo (Simonelli 2005, 66).

L'unico telegiornale in controtendenza risulta essere il tg3 che, nel 1995, aveva puntato esclusivamente sul gossip dichiarando che la musica a Sanremo era “solo un optional”, per arrivare nel 2005 ad essere l'unico telegiornale che incentri la propria attenzione sul festival in sé.

Un altro aspetto che può essere valido per tutte le testate è il picco di attenzione avuto nel 2000 con molti collegamenti e servizi presentati in vari momenti dell'edizione, attenzione che non si ritrova più così accentuata nel 2005. Entrando nel particolare, ci rendiamo conto che il tg1 e il tg2 sono i telegiornali che hanno subito i minori cambiamenti: continuano a trattare l'argomento con servizi e collegamenti dal teatro Ariston diffusi nel corso dell'edizione e a considerare la manifestazione come una notizia di una certa rilevanza. Viene dato uno spazio prevalente ai protagonisti della gara canora, incentrandosi soprattutto sul gossip e le curiosità. Non mancano tuttavia, soprattutto per quel che riguarda l'edizione del 1995, alcuni servizi piuttosto approfonditi relativi alla gara canora in sé.

Maggiori cambiamenti sono riscontrabili nei telegiornali Mediaset. Nel 1995, essi trattano il festival di Sanremo in modo non particolarmente dissimile da quello delle testate Rai. È tuttavia possibile riscontrare nelle parole dei conduttori o dei giornalisti che si occupano di questo argomento un tono lievemente polemico, come se il festival fosse una manifestazione noiosa e desueta.

Nel 2000, le cose non cambiano molto per tg5 e Studio Aperto. Troviamo infatti ancora servizi incentrati sui protagonisti del palcoscenico di Sanremo, con una particolare attenzione di Studio Aperto per il gossip, e rimane presente anche la vena polemica che ha animato la trattazione della notizia cinque anni prima. Il tg4, invece, indice un “contro-festivalino” cioè una riduzione canzonatoria della manifestazione canora basata quasi esclusivamente sui collegamenti e le imitazioni farsesche del festival, tralasciandone in modo vistoso i contenuti effettivi: i cantanti non vengono quasi mai nominati, le loro rare apparizioni nel telegiornale sono dovute a un loro legame con fatti periferici alla manifestazione sanremese, come le polemiche o i gossip che li circondano.

Nel 2005 avviene un grande cambiamento per quel che riguarda la scelta editoriale delle reti Mediaset: Sanremo scompare dalle notizie dei telegiornali durante i giorni in cui si svolge il festival, per riapparire, in un solo servizio, il giorno successivo alla sua conclusione.

Questa scomparsa è ragionevolmente imputabile al fatto che la manifestazione vada in onda sulle reti concorrenti e, tacendo la notizia, probabilmente si spera di abbassare i picchi d'ascolto che fa registrare il festival.

I giornali, quali sia il mezzo con cui sono confezionati e veicolati, definiscono innanzitutto ciò che esiste e lo differenziano da ciò che non esiste. [...] ciò che è successo è quello che è scritto o che si ascolta o che si vede, il resto, semplicemente, non è (Mazzei 2001, 15).

Se pur in misura contenuta, i telegiornali italiani subiscono trasformazioni anche abbastanza evidenti. Tuttavia occorre riconoscere che questi cambiamenti sono dovuti più a influenze esterne, come la lotta politica o la contrapposizione economica, che agli effettivi mutamenti del linguaggio telegiornalistico, rintracciabili praticamente solo nell'evoluzione del modo di trattare la notizia sportiva. Certamente si possono notare rinnovamenti per quel che riguarda lo studio da cui il notiziario viene trasmesso: cambio degli arredi, uso di colori differenti benché permanga una predominante di blu, sigle e modi d'apertura diversi. Anche il conduttore, a partire già dal 2000, comincia ad alzarsi dalla scrivania per presentare alcune notizie in piedi.

Tuttavia il modo di dare le notizie e di costruire i servizi risulta piuttosto stabile.

Il telegiornale, diversamente dal giornale cartaceo, ha la possibilità di utilizzare in modo significativo le immagini.

È l'immagine [...] quella che prima di tutto differenzia la notizia televisiva dalla notizia scritta. La parola che accompagna l'immagine serve, semmai, a illustrare, richiamare l'attenzione, spiegare, aiutare a capire e, in casi particolari, quando ve ne sia una ragione valida, a enfatizzare, attenuare, correggere l'immagine stessa, non a sostituirsi ad essa (Di Salvo 2004, 32).

Tuttavia la televisione italiana sembra non sfruttare questa capacità, se non occasionalmente e, il passare degli anni, non ha minimamente mutato tale situazione. Le immagini sono un semplice corredo delle parole pronunciate dallo speaker, quasi una testimonianza visiva che ciò che viene detto è vero.

Nella nostra analisi troviamo effettivamente pochi momenti in cui le immagini svolgono un ruolo indipendente e preponderante rispetto alle parole. Ciò avviene, per esempio, in alcuni momenti del Gran premio di Monza del 2000. L'incidente avvenuto durante quella gara di Formula 1 è particolarmente complicato per poterlo semplicemente spiegare a parole, occorre, quindi, far ricorso alle immagini che assumono in questo caso maggior rilevanza della spiegazione del giornalista.

Durante il festival di Sanremo, le immagini sono principalmente usate per mostrare lo sfavillio e la ricchezza degli abiti delle vallette e della scenografia della manifestazione canora. Tuttavia esse risulterebbero piuttosto scarne se private dell'audio originale della manifestazione e dello speaker che le inserisce in un discorso compiuto e comprensibile anche per coloro che non hanno visto il festival in diretta.

Per quel che riguarda la finanziaria le immagini sono del tutto accessorie. Se si parla di rincari della benzina, vengono frequentemente mostrate pompe di benzina o automobilisti intenti a rifornire di carburante la propria auto. Lo stesso vale per l'aumento di alcolici e tabacchi, in cui le immagini mostrano pacchetti di sigarette o bottiglie di liquori. Ogni oggetto nominato dal giornalista viene semplicemente mostrato senza, con ciò, arricchire il servizio di alcunché.

Quello che risulta utile alla comprensione delle notizie relative alla finanziaria è la grafica che ne fissa i punti fondamentali illustrandoli in modo chiaro e sintetico. Tuttavia occorre ricordare che l'infografica non è uno strumento peculiare del telegiornale poiché può essere presente anche nei giornali cartacei.

Occorre, poi, notare lo scarso rinnovamento dei giornalisti. Una stessa notizia può essere trattata, tutti i giorni che va in onda, da un unico giornalista, offrendo quindi agli spettatori molti servizi che in realtà fanno capo a un unico autore. Il suo modo di vedere la notizia diventa la notizia tout court . Ne è un esempio Teresa Marchesi che nel 1995 si occupa di tutti i servizi relativi al festival di Sanremo mandati in onda dal tg3 della sera. Ma in realtà, il cambiamento del giornalista non avviene nemmeno a distanza di cinque anni o di dieci. Ne è un esempio palese Vincenzo Mollica che si occupa di Sanremo sia nel 1995, sia nel 2000, sia nel 2005. Un discorso simile può valere anche per Stefano Gatti, che cura le notizie di sport dei notiziari Mediaset sia nel 1995 che nel 2000. Per cui è facile immaginare che mantenendo stabile l'autore dei servizi, le possibilità che il loro contenuto e la loro forma cambi risulta abbastanza remota.

In dieci anni la notizia è cambiata? Giunti a questo punto della nostra analisi credo che si possa affermare che non è possibile parlare di un cambiamento reale. I mutamenti che abbiamo riscontrato nella nostra analisi sono dovuti principalmente a scelte editoriali, perciò non radicali, né particolarmente significativi per il progresso del linguaggio giornalistico televisivo.




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Autore Pignedoli Sabrina
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Fonti
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