N. 16 - Marzo 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Fernando Tavares Pimenta

La rivoluzione portoghese e le decolonizzazioni africane (1974-1975)

Il presente studio costituisce un primo approccio allo studio della dimensione coloniale della rivoluzione portoghese del 25 aprile 1974, la cosiddetta ?Rivoluzione dei Garofani?. Il nostro obiettivo è dare un'idea dell'impatto politico dei conflitti coloniali nella caduta della dittatura in Portogallo, e, contemporaneamente, dell'interdipendenza politica tra il processo rivoluzionario nella metropoli e i processi di decolonizzazione delle colonie africane, nello specifico dell'Angola.


In termini generali, possiamo dire che la rivoluzione portoghese nacque da un golpe militare che depose il regime portoghese dell' Estado Novo (Stato Nuovo) il 25 aprile 1974. L' Estado Novo fu la dittatura di destra creata da António de Oliveira Salazar ? professore dell'Università di Coimbra ? nel 1933 e da lui stesso capeggiata fino al 1968. Prima c'era stata una dittatura militare instaurata dai settori conservatori dell'esercito portoghese il 28 maggio 1926, durante la quale Salazar era stato inizialmente Ministro delle finanze (1928), poi Ministro delle colonie (1930) ed infine Presidente del consiglio (1932). Messi in secondo piano i militari, Salazar aveva fatto approvare nel 1933 la Costituzione politica di un nuovo regime di dittatura civile, da lui denominato ?Stato Nuovo? (Pimenta 2007a). Dopo il 1968, con l'allontanamento dal potere del vecchio dittatore per motivi di salute, ci fu un tentativo di auto-riforma da parte del regime portato avanti da Marcelo Caetano, suo successore nella carica di Presidente del consiglio (Fernandes 2006). Questo tentativo di auto-riforma ? forse di transizione verso un regime liberale, ma non ancora democratico ? fallì perché fu bloccato sia dall'ala destra del regime ? il cui leader era il Presidente della repubblica, Américo Tomaz ? , sia dall'incapacità di Caetano di risolvere il problema della guerra coloniale (Pimenta 2007b) . Incapacità anche di adattare il regime alle nuove circostanze politiche, economiche e culturali del mondo in trasformazione. Un mondo dove non c'era più posto per i vecchi imperi coloniali; ed un'Europa in fase di integrazione economica, sempre più seducente non solo per la borghesia portoghese, ma anche per le classi medio-basse.


Internamente, il regime andò perdendo uno ad uno i suoi principali appoggi sociali. Dapprima, ci fu il declino dell'antica aristocrazia e borghesia agraria, provocata dall'esodo di un milione e mezzo di proletari rurali (circa il 15% della popolazione portoghese) verso l'Europa occidentale tra il 1960 e il 1974. A questo si associò lo spostamento del centro degli interessi economici da parte della borghesia delle colonie africane verso l'emergente Comunità economica europea (Schmitter 1999). Dopo, ci furono trasformazioni in seno alla chiesa cattolica, in conseguenza del Concilio Vaticano II, che privò il regime di una certa legittimazione morale fondata sulla dottrina cattolica (Cruz 1999). Infine, la guerra coloniale provocò profonde divisioni nelle Forze Armate, creando gruppi antagonisti tra gli ufficiali generali ed un'insoddisfazione crescente dei ranghi inferiori (capitani, maggiori, ecc.) e tra i soldati ( Carrilho 1975; Carvalho 1991) . Di fatto, la guerra coloniale fu l'elemento decisivo che accelerò il cambiamento di posizione delle Forze armate, che erano state, durante quasi mezzo secolo, il garante della continuità della dittatura. La crisi del regime nacque quindi da una crisi coloniale. In altre parole, fu la periferia ? le colonie ? che determinò gli avvenimenti nel centro ? la metropoli. Soffermiamoci allora su questo punto.


Durante la dittatura di Salazar, l'Impero coloniale portoghese inglobava cinque colonie in Africa ? Angola, Mozambico, Guinea Bissau e le isole di Capo Verde e di San Tomé e Principe ? e tre piccole enclaves in Asia ? Goa, nel subcontinente indiano, Macao, in Cina, e la metà orientale dell'isola di Timor, attualmente la repubblica di Timor-Est. Così, un piccolo Stato europeo, con appena 90.000 km 2 , dominava un territorio con più di due milioni di km 2 , il terzo maggiore Impero coloniale europeo per estensione (Chaudhuri, Bettencourth 1998-2000). Però, al contrario delle altre potenze coloniali europee ? l'Inghilterra soprattutto ? il Portogallo rifiutò di decolonizzare e di dare l'indipendenza alle sue colonie africane (Pinto 2001). Il rifiuto portoghese portò alcuni dei movimenti nazionalisti africani ad iniziare la lotta armata per l'indipendenza delle colonie. La guerra di indipendenza o guerra coloniale cominciò dapprima in Angola, la maggiore e più ricca colonia portoghese, nel 1961 (Marcum 1969-1978; Messiant 1983; Pélissier 1978; Pimenta 2007b). Nel 1963 la guerra esplose nella Guinea Bissau ( Davidson 1970) e, nel 1964, in Mozambico ( Isaacman 1985) . Nel frattempo, in Asia, l'Unione indiana mise fine alla sovranità portoghese in Goa, nel dicembre 1961. Ma l'inizio della guerra coloniale non modificò la posizione del Portogallo, che continuò a rifiutare di dare l'indipendenza alle sue colonie.


La sostituzione di Salazar con Marcelo Caetano, nel settembre 1968, portò alcuni cambiamenti nella politica coloniale portoghese, nella misura in cui Caetano non rifiutava in assoluto l'idea dell'indipendenza delle colonie. In realtà, Marcelo Caetano, da ?vecchio? colonialista (egli era stato Ministro delle colonie nella decade del 1940), accettava l'idea di un'indipendenza portata avanti dalle minoranze bianche che allora erano presenti in Angola e in Mozambico. Si trattava di una sorta di ?indipendenza bianca? ispirata al modello di indipendenza americano, in cui erano stati i colonizzatori bianchi ? e non le popolazioni colonizzate amerindie ? a costruire i nuovi Stati indipendenti. Un modello che non era ?sconosciuto? politicamente nell'Africa australe, dove c'erano già due regimi di egemonia bianca: il Sud Africa dell' apartheid e la Rodesia del Sud di Ian Smith. Però, a differenza del governo di Pretoria, Marcelo Caetano non ragionava in termini di segregazione razziale, almeno in strictu senso , nella misura in cui accettava la partecipazione politica delle classi medie nere, meticce e di origine asiatica nella costruzione dei nuovi Stati indipendenti. Questa partecipazione politica non significava però governare, ma piuttosto ?aiutare? le èlites bianche nell'amministrazione dei rispettivi paesi. Marcelo Caetano manifestò quindi la sua intenzione politica di promuovere la creazione di Stati di matrice ?lusitana? in Angola e in Mozambico, cioè Stati multirazziali, governati dai colonizzatori bianchi di origine portoghese. In altre parole, una sorta di nuovi ? Brasis ?. Un'idea che affascinava politicamente molti coloni bianchi, soprattutto nell'Angola, dove il numero dei coloni era più consistente e dove c'era anche una significativa corrente nazionalista di stampo politico euro-africano (Caetano 1971, 1973, 1974a, 1974b, 1976; Pro 1973; Pimenta 2007b).


Ma il progetto coloniale di Caetano fu da subito contrastato dai settori più conservatori della dittatura portoghese, che non accettavano qualsiasi forma di autonomia politica delle colonie e tantomeno la loro indipendenza. Di conseguenza, il tentativo di autonomizzazione politica delle due maggiori colonie portoghesi promosso da Caetano fu bloccato negli stessi ?corridoi del potere? di Lisbona. Inoltre, le guerriglie africane non erano ? ovviamente ? interessate a questa forma di indipendenza promossa da Caetano. E, siccome il governo portoghese continuò a rifiutare di negoziare l'indipendenza delle colonie con le guerriglie indipendentiste, la guerra andò avanti senza che si presentasse una soluzione valida dal punto di vista politico (Pimenta 2007b; Waals 1993).


Però, all'inizio del 1974, tredici anni di guerra avevano sfiancato l'esercito portoghese senza che si intravedesse nessuna soluzione al problema dei conflitti nelle colonie. Al contrario, la sconfitta militare portoghese era evidente nella Guinea Bissau, dove i nazionalisti del Paigc (Partido africano de independência de Guiné e Cabo Verde) avevano proclamato l'indipendenza del paese nel settembre del 1973. In Mozambico, la situazione militare portoghese era altrettanto complicata, nella misura in cui la guerriglia nazionalista del Frelimo (Frente de libertação de Moçambique) stava agendo a meno di 100 km dalla seconda città del paese, Beira. Nel gennaio 1974, la morte della moglie di un fazendeiro bianco durante un attacco della Frelimo, provocò l'ira dei coloni bianchi del Mozambico, che manifestarono violentemente contro l'esercito portoghese, accusandolo di incompetenza e di mancanza di protezione. Paradossalmente, le proteste dei coloni bianchi di Beira ebbero un ruolo determinante nella mobilitazione politica dei ranghi inferiori dell'esercito portoghese contro la continuazione della guerra coloniale. Cioè, dopo gli incidenti di Beira, una parte dell'esercito portoghese si convinse della necessità di andarsene dalle colonie il più presto possibile, anche se contro la volontà del governo di Lisbona (Carvalho 1991; Spínola 1974).


In Angola, la situazione militare portoghese era completamente differente. Al contrario delle altre due colonie (Guinea e Mozambico), il Portogallo dominava completamente il territorio angolano ed i guerriglieri non controllavano nessuna zona del paese. Durante il 1973, l'attività militare dei guerriglieri era praticamente scomparsa, al punto che l'esercito portoghese aveva avuto appena quindici soldati morti in combattimento (Marques S. S. 1977; Pimenta 2007b). La principale ragione dell'insuccesso dei guerriglieri in Angola fu la grande divisione all'interno del nazionalismo angolano, che provocò la formazione di movimenti nazionalisti antagonisti. Al contrario della Guinea e del Mozambico, dove i nazionalisti si erano organizzati in un fronte nazionalista unito, in Angola esistevano cinque gruppi di guerriglia opposti. Il Mpla (Movimento popular de libertaçao de Angola), il Fnla (Frente nacional de libertaçao de Angola) e l'Unita (União nacional para independência total de Angola) erano i tre movimenti militarmente più importanti e con appoggi internazionali. Poi esisteva il Flec (Frente de libertaçao do enclave de Cabinda), che lottava per l'indipendenza separata dall'enclave di Cabinda, e la Revolta de Leste (Rivolta dell'est), formata da dissidenti del Mpla. Nel 1974, apparve un nuovo gruppo di dissidenti del Mpla, denominato Revolta Activa (Rivolta Attiva). In realtà, questi cinque/sei movimenti, invece di lottare contro il colonialismo portoghese, lottarono tra di loro per l'egemonia in campo nazionalista. La lotta più violenta era combattuta tra il Mpla e il Fnla, in quanto l'Unita aveva raggiunto un accordo segreto con le autorità portoghesi nel 1970 e si era messa a lottare contro il Mpla nell'est dell'Angola (Marcum 1969-1978; Pélissier 1979; Pimenta 2006a; Tali 2001). Inoltre, c'erano diversi movimenti nazionalisti clandestini che lottavano per l'indipendenza con mezzi pacifici, in particolare il Fua, ( Frente de Unidade Angolana), formato soprattutto da angolani bianchi nazionalisti, liberali e progressisti (Pimenta 2005, 2006b). L'Angola contava allora una minoranza bianca d'oltre trecentotrentamila persone, più del 5% della popolazione angolana (Castelo 2006; Pimenta 2007b). In questo contesto, le divisioni in seno alle guerriglie indebolirono il nazionalismo angolano e screditarono i movimenti nazionalisti tra l'èlite e le classi medie angolane. Non solo, circa la metà dell'esercito coloniale era composto da soldati reclutati localmente tra la popolazione angolana, bianca, meticcia e soprattutto nera (Cann 1997).


Però, nonostante la situazione militare favorevole, il Portogallo affrontava in Angola una forte opposizione politica alla continuazione della dipendenza coloniale da Lisbona. Di fatto, la minoranza bianca e le classi medie nera e meticcia (circa mezzo milione di persone) non sopportavano lo ?sfruttamento? delle risorse minerarie/economiche angolane da parte del capitale straniero legato alla borghesia metropolitana. Per esempio, i diamanti erano controllati dalla Diamang , dominata dal capitale belga e sud africano, mentre il ferro era controllato dall'industria tedesca Krupp. Ma era il controllo delle ingenti risorse petrolifere angolane che costituiva il nodo centrale nel conflitto di interessi tra Lisbona e Luanda. L'Angola ? o meglio l' Enclave de Cabinda ? produceva allora circa quindici milioni di tonnellate di petrolio all'anno, ma la sua produzione era controllata esclusivamente dalla Gulf Oil , una compagnia dominata da capitale americano. E soltanto una piccola parte del lucro della produzione di petrolio rimaneva in Angola. Inoltre la colonia doveva importare il suo stesso petrolio sotto forma di prodotti raffinati in Portogallo, perché Lisbona rifiutava l'aumento della capacità angolana di raffinazione di petrolio. Questa situazione favoriva le finanze metropolitane, ma impediva lo sviluppo industriale ed economico in generale dell'Angola, in particolare del micro-capitalismo coloniale bianco (Pro 1974a; Pimenta 2007b). Così, all'inizio del 1974, la minoranza bianca e le classi medie nera e meticcia avevano preso coscienza che per porre fine al controllo esterno dell'economia angolana era necessario realizzare la secessione del Paese, cioè ottenere l'indipendenza dell'Angola. Per questo, cominciarono ad organizzare un golpe destinato a prendere il potere in Angola, con l'appoggio di una parte dell'esercito e la complicità del Governatore generale, che era un angolano bianco. Un golpe che non fu mai portato avanti, perché nel frattempo la dittatura cadde in Portogallo ( Marques 1995; Pimenta 2007b; Waals 1993).


Infatti, a Lisbona il governo di Marcelo Caetano era troppo debole per evitare sia la disfatta militare portoghese in Guinea e Mozambico, sia la secessione dell'Angola. Marcelo Caetano era stato abbandonato dalle Forze armate, i cui vertici erano divisi in tre gruppi rivali. Da un lato, l'estrema destra capeggiata dal Presidente della repubblica, Américo Tomaz e dal generale Kaúlza de Arriaga, che difendeva il rafforzamento delle attività militari e la continuazione della guerra a tutti i costi (Thomaz 1983). Dall'altro lato, un gruppo ?radicale?, influenzato da alcune idee social-democratiche e di sinistra, capeggiato dal generale Costa Gomes, che difendeva la consegna delle colonie ai guerriglieri africani e l'integrazione del Portogallo nella Comunità europea (Avillez 1996). Tra questi due, esisteva un gruppo liberale, moderato, capeggiato dal generale Spinola, autore del famoso libro Portugal e o Futuro . In questo libro, pubblicato nel febbraio del 1974, Spinola denunciò l'impossibilità di una soluzione militare per la guerra coloniale e propose quindi il raggiungimento di una soluzione fondamentalmente politica. In altre parole, Spínola difese la fine della guerra coloniale e l'ottenimento di una soluzione politica per le colonie che doveva passare attraverso il riconoscimento del diritto dei popoli delle colonie portoghesi all'autodeterminazione. L'autodeterminazione, però, sarebbe stata raggiunta dopo un periodo di transizione, o meglio di preparazione, e tramite la realizzazione di un referendum. Spínola auspicava che tale referendum portasse alla costituzione di una Comunità di stati di lingua portoghese, una specie di Commonwealth Lusitana (Galleri 2006; Spínola 1974).


Però, l'equilibrio delle forze politico-militari mutò rapidamente nel gennaio del 1974, quando l'estrema destra ? capeggiata dal Generale Kaúlza de Arriaga ? fece un abbozzo di colpo di Stato a Lisbona. Si trattò di una cospirazione di alcuni ufficiali generali delle Forze armate, che però non riuscì ad abbattere Marcelo Caetano perchè non aveva avuto l'appoggio della maggior parte dei capi militari portoghesi (Pro 1974b). Ma anche se fallita, la cospirazione fu sufficientemente forte da mettere ? in termini politici ? il Presidente del consiglio nelle ?mani? del Presidente della repubblica, Américo Tomaz, da cui Caetano dipendeva istituzionalmente. Pressato allora dai settori più conservatori della dittatura, Marcelo Caetano fu ?obbligato? a dimettere i generali Costa Gomes e Spínola nel marzo del 1974 (Galleri 2006).


Le dimissioni di Costa Gomes e Spínola fecero precipitare gli eventi. Costa Gomes mobilitò gli ufficiali dei ranghi più bassi (maggiori, capitani, etc.) scontenti della guerra e, con l'appoggio del gruppo di Spínola, abbatté il regime di Marcelo Caetano il 25 aprile del 1974. Fu un golpe quasi senza sangue, perché il regime ? dilaniato internamente dalle divisioni politiche provocate dal problema della guerra coloniale ? non ebbe alcuna capacità di reazione militare. Così, Caetano decise di cedere il potere a Spínola praticamente senza opporre resistenza, probabilmente perché sapeva che non aveva nessuna possibilità di vincere. Inoltre, la popolazione di Lisbona uscì in massa sulle strade della capitale ad appoggiare i militari rivoluzionari, accerchiando Caetano nel Quartel do Carmo , proprio nel centro di Lisbona. La dittatura cadeva quasi mezzo secolo (quarantotto anni) dopo il suo inizio in modo incruento ( Crimi 1975) .


Dopo il golpe militare, Spínola fu scelto per capeggiare la giunta militare ? Junta de Salvação Nacional ? e poi come Presidente della repubblica perché rappresentava una linea politica più accettabile sia da parte delle forze conservatrici metropolitane, sia da parte della minoranza bianca (e delle classi medie meticcia e nera) angolane. Però, le differenze di posizione relative alla politica coloniale resero inevitabile il confronto tra Spínola e Costa Gomes. Il progetto politico di una Comunità di stati di lingua portoghese proposto da Spinola finì per essere messo da parte nel luglio del 1974, in conseguenza alle pressioni politiche dei settori più radicali del Movimento das Forças Armadas (Mfa, Movimento delle Forze armate). Il Mfa era costituito da quegli stessi ufficiali dei ranghi medio-bassi delle Forze armate che avevano fatto di persona il colpo di stato del 25 aprile 1974 e che appoggiavano in maggioranza il generale Costa Gomes. Spínola fu anche obbligato ad accettare il trasferimento di poteri direttamente alle guerriglie nella Guinea Bissau (Paigc) e nel Mozambico (Frelimo), il che provocò la rivolta fallita dei coloni bianchi del Mozambico il 7 settembre del 1974. In un atto di disperazione, i bianchi mozambicani cercarono di impedire il trasferimento di potere alla Frelimo, organizzando un putsch nella capitale, Maputo, allora Lourenço Marques. Il putsch fallí in virtù dell'intervento tempestivo delle Forze armate portoghesi comandate dal generale Costa Gomes, che mise la parola fine alla ribellione bianca solo pochi giorni dopo il suo inizio. Le settimane seguenti furono però segnate da diversi disordini, scontri armati nelle principali città (Lourenço Marques e Beira) che provocarono un numero elevato di morti tra la popolazione civile e l'esodo massiccio di migliaia di bianchi verso il Sud Africa, la Rhodesia del Sud ed il Portogallo (Cervelló 1998; Oliveira 1978; Pimenta 2007b).


Diversamente da quanto accaduto nel caso mozambicano, Spínola cercò di garantire la realizzazione di un processo di decolonizzazione democratico in Angola, con la partecipazione di tutte le forze politiche angolane, e cercò anche di evitare lo spargimento di sangue e l'esodo della popolazione bianca. Il piano di Spínola prevedeva la realizzazione di elezioni generali per un governo angolano di transizione, che avrebbe dovuto preparare la futura Costituzione ed il sistema politico angolano dopo l'indipendenza. Le elezioni sarebbero state democratiche e controllate dall'Onu. Tutte le forze politiche angolane, inclusi i movimenti guerriglieri, avrebbero potuto partecipare a queste elezioni. La permanenza e i diritti politici della minoranza bianca nella futura Angola indipendente sarebbero stati assicurati dalla sua partecipazione politica nel processo di decolonizzazione tramite i loro movimenti e rappresentanti politici, tra cui la Fua (Pimenta 2007b; Pro 1974d). Ma il progetto di Spínola fu rifiutato dal generale Costa Gomes, dai socialisti di Mário Soares e dal Partito comunista portoghese di Álvaro Cunhal, che volevano trasferire i poteri direttamente alle guerriglie e andare via il più presto possibile dall'Angola. Spínola cercò allora di ottenere l'appoggio popolare, convocando una manifestazione della popolazione portoghese a Lisbona il 28 settembre 1974. Ma la manifestazione ? detta della Maioria Silenciosa (Maggioranza Silenziosa) ? fu bloccata alle porte della capitale dall'azione coordinata delle forze opposte a Spínola. Così, il 30 Settembre del 1974, Spínola fu obbligato a dare le dimissioni da Presidente della repubblica da una vasta coalizione formata da militari di sinistra, socialisti e comunisti. Il generale Costa Gomes diventò il nuovo Presidente della repubblica (Pimenta 2007b; Spínola 1978; Pro 1974c).


Il cambiamento di potere in Portogallo portò alla firma di un accordo per l'indipendenza dell'Angola con i tre movimenti guerriglieri con appoggi internazionali, il Mpla, il Fnla e l'Unita, il 15 gennaio 1975. L'accordo prevedeva il trasferimento di poteri esclusivamente nelle mani di quei tre movimenti guerriglieri. Tutti gli altri movimenti ? armati e non armati ? furono considerati illegali e severamente repressi. È da notare che alcuni dirigenti politici bianchi furono imprigionati dalle autorità portoghesi e la commissione locale del Mfa minacciò di usare la forza contro qualsiasi manifestazione di protesta della popolazione angolana ? specificatamente bianca ? contro l'andamento politico del processo di decolonizzazione. L'indipendenza, senza democrazia, fu fissata per l'11 novembre 1975 ( A Província de Angola , n.º 15.911, de 28 de Novembro de 1974; Pimenta 2007b; Pro 1974e).


Però, l'interdipendenza tra rivoluzione portoghese e decolonizzazione angolana continuò lungo tutto il 1975. Per esempio, la guerra civile angolana tra il Mpla e il Fnla scoppiò simultaneamente al golpe fallito di Spinola in Portogallo, l'11 marzo 1975. Il golpe fallì e Spinola fu obbligato ad esiliarsi nel Brasile e poi in Spagna (Galleri 2006). In Angola la guerra dilagò in tutto il territorio perché nessuno dei tre movimenti guerriglieri angolani era disposto a spartire il potere con gli altri due. Per questo, l'Unita entrò nella guerra civile alcuni mesi più tardi, a fianco del Fnla, dopo esser stata attaccata dal Mpla. Nel luglio del 1975, il Mpla riuscì a prendere da solo il controllo della città di Luanda, espellendo il Fnla e l'Unita dalla capitale angolana. La vittoria del Mpla fu facilitata dall'appoggio del Partito comunista portoghese, che aveva avuto una grande influenza sul governo e sull'esercito portoghesi a partire dal marzo del 1975. Inoltre, l'intervento del Partito comunista portoghese favorì l'ottenimento dell'appoggio logistico e militare sovietico e cubano da parte del Mpla. Quindi, a partire dal settembre 1975, migliaia di soldati cubani erano sbarcati a Luanda per aiutare il Mpla a combattere contro il Fnla e l'Unita. Al contrario, il Fnla e l'Unita furono appoggiate dai settori politici conservatori portoghesi e dai socialisti di Mário Soares. Internazionalmente, il Fnla aveva l'appoggio finanziario e logistico nord-americano e cinese, così come il supporto militare dell'esercito zairese, che invase l'Angola da Nord. L'Unita disponeva dell'appoggio militare dell'Africa del Sud, che invase l'Angola da sud. Lo scoppio della guerra civile angolana e l'invasione degli eserciti stranieri provocò l'esodo della maggioranza della popolazione bianca e di parte delle classi medie nera e meticcia (Heimer 1980; Pimenta 2007b; Schneidman 2005).


La guerra civile angolana contribuì all'aumento della tensione politica in Portogallo nell'estate e nell'autunno del 1975. Da un lato c'era il Partito comunista portoghese, appoggiato da una parte dell'esercito, dai sindacati e dalla popolazione di Lisbona e del sud del paese. Dall'altro lato, c'era un'ampia coalizione di forze conservatrici, liberali e socialiste, che includeva il generale Costa Gomes e Mário Soares, appoggiata dai settori moderati dell'esercito e dalla parte della popolazione del centro e del nord. Il Partito comunista portoghese riuscì, nonostante l'opposizione socialista, a mantenere la sua influenza sul governo di Lisbona fino al novembre del 1975, il che favorì la vittoria del Mpla in Angola, che proclamò da solo l'indipendenza a Luanda, l'11 novembre del 1975 (Serra 2001).


Nel frattempo, in Portogallo le forze politiche moderate erano appoggiate da alcuni partiti socialisti o socialdemocratici di paesi europei (Francia, Germania Occidentale, Svezia), dagli Stati Uniti ed in particolare dal Regno Unito. Un esempio concreto ? e fondamentale ? dell'intervento britannico in Portogallo a favore dei moderati fu il piano di divisione del paese in due ?Stati? opposti: il nord sotto il controllo dei moderati; il sud sotto il controllo dei comunisti. Il risultato finale avrebbe dovuto essere la guerra civile fra i due e la vittoria dei moderati con l'appoggio militare britannico. Il piano britannico fu quasi messo in pratica il 25 novembre 1975, in conseguenza del tentativo fallito di golpe dei militari radicali di sinistra a Lisbona. Secondo il piano, Mário Soares ed alcune forze militari portoghesi moderate si diressero a Porto, in attesa dell'aiuto militare britannico nel caso in cui il Partito comunista avesse appoggiato il golpe dei militari radicali. Però, la minaccia dell'intervento militare britannico ebbe un ruolo dissuasivo determinante nella scelta politica dei comunisti portoghesi di non appoggiare il golpe dei militari radicali. Di fronte all'arretramento comunista, i moderati colsero l'occasione per prendere definitivamente il potere a Lisbona, mettendo da parte i comunisti e i militari radicali (Galleri 2006; Serra 2001). Il Portogallo iniziò allora il suo cammino verso l'instaurazione di un regime politico di tipo occidentale e verso l'integrazione europea. Al contrario, l'Angola affondò nel caos della guerra civile, che terminò solo nel 2002. Così, rivoluzione portoghese e decolonizzazione africana erano finite.


 



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Autore Tavares Pimenta Fernando
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