Paolo Mencarelli
Genesi e storia di un progetto editoriale: le edizioni Avanti!
1953-1964
Nell'immediato dopoguerra il lavoro editoriale prodotto direttamente dal Partito socialista si tradusse essenzialmente nella pubblicazione di opuscoli riguardanti la natura, il programma e i presupposti ideologici del partito. Il fine propagandistico e di formazione dei militanti si imponeva quasi necessariamente, se pensiamo alla cesura costituita dal ventennio fascista e al problema non solo di riannodare i fili di una storia e di una tradizione ma anche e soprattutto di presentare quasi ex novo gli obiettivi di fondo del partito, il senso stesso della propria esistenza in quanto organizzazione 1. Veste grafica, formato e caratteri non si discostano significativamente da quelli anteguerra della storica casa editrice del partito, mentre il linguaggio semplice e accessibile segnala l'esigenza della larga divulgazione solo in alcuni casi pensata a ben definiti strati sociali, come le donne, i contadini o gli intellettuali 2. Alcuni testi, pubblicati sotto la denominazione Libreria Avanti!, Società anonima editrice Avanti! o Società editrice Avanti! e con il tradizionale simbolo del sagittario, riproducono interventi e discorsi di Pietro Nenni, la commemorazione di figure esemplari (Matteotti, Buozzi) o documenti di partito, mentre altri editi a cura dell'Istituto di studi socialisti, su impulso di Lelio Basso, si caratterizzano per un maggiore approfondimento di argomenti legati all'attualità economica e sociale. Collane come quella di “Cultura politica”, “Biblioteca di propaganda socialista” o “Documenti socialisti” ospitano scritti o prefazioni di militanti e intellettuali attivi anche durante il periodo prefascista: è questo il caso di Olindo Vernocchi, Gustavo Sacerdote, Franco Lombardi solo per citare i nomi più ricorrenti. La produzione editoriale a cura del Centro diffusione stampa del partito e della sezione editoriale collegata al quotidiano, continuò questa impostazione negli anni seguenti mentre piccole iniziative editoriali come “La foresta rossa” vicine al partito pubblicavano alcuni testi di memorialistica o inchieste giornalistiche. Solo intorno al 1952, in occasione delle celebrazioni per il sessantesimo della fondazione del partito e con la collaborazione per gli inserti storici dell'Avanti! del gruppo milanese attorno a Gianni Bosio, si può parlare di una ripresa dell'attività editoriale secondo un piano prestabilito.
La crisi aperta all'interno di “Movimento operaio” e il successivo allontanamento di Gianni Bosio dalla rivista ad opera dell'editore Feltrinelli e del Pci spinsero lo stesso Bosio e il gruppo dei suoi collaboratori a lavorare attivamente per la ripresa di un organico lavoro editoriale all'interno del Partito socialista 3. I primi risultati furono la produzione di quattro opuscoli apparsi, tra la fine del 1952 e i primi mesi del 1953, ancora sotto la denominazione di Editrice Avanti!, due di questi celebrativi ( Genova 1892. Nascita del Partito socialista in Italia e Sessant'anni di socialismo a Milano) , uno che raccoglieva alcuni interventi di Pietro Nenni sotto il titolo complessivo di Legge truffa e Costituzione ed uno con la corrispondenza di Fernando Santi da New York per l'Avanti! America 1952. Taccuino di un viaggio negli USA 4. Dopo una complessa trattativa con il partito tra la seconda metà del 1952 e la prima del 1953, che vide protagonista il responsabile stampa e propaganda Raniero Panzieri, inizialmente propenso a spostare a Roma la sede delle Edizioni per un più diretto controllo politico sulle stesse, il gruppo delle Edizioni Avanti! fu in grado di cominciare la propria attività in una piccola stanza presso la sede milanese dell'Avanti!, in piazza Cavour 2. Il 1 ottobre 1953 il quotidiano socialista dette notizia in terza pagina della “ripresa” di un'attività editoriale di partito, mentre il Comitato editoriale delle Edizioni si dette una prima organizzazione con Luciano Della Mea direttore, Arturo Foresti vice-direttore, Cesare Brunelli all'amministrazione, Eleonora “Nori” Giorgi e Gioia Dallò alla segreteria e al lavoro redazionale con Gianni Bosio ancora impegnato nella vertenza legale con Feltrinelli e che alcuni mesi dopo subentrerà ufficialmente a Luciano Della Mea nella carica di direttore 5. Compiti del Comitato di redazione erano la preparazione dei programmi editoriali, l'esame dei piani di vendita e di pubblicità, la discussione dei bilanci di previsione e di gestione della casa editrice in collaborazione con la “Commissione di collegamento” nominata dalla Direzione del partito. Il gruppo di redattori subirà negli anni un consistente turn over dimostrando comunque, malgrado un clima interno non sempre facile, una rilevante capacità di lavoro tenendo conto che la casa editrice non uscirà mai dall'ambito di una condizione a metà tra la dimensione professionale o semiprofessionale e quella militante 6.
È proprio una lettera del direttore provvisorio Luciano Della Mea ai segretari e ai responsabili delle sezioni stampa e propaganda delle federazioni del partito ad annunciare la nascita della casa editrice e la sua presenza con un proprio stand alla “Festa dell'Avanti!” di Napoli (9-11 ottobre 1953), a tratteggiare i primi passi organizzativi, i rapporti che si intendevano intrecciare con le strutture territoriali del partito, viste come una risorsa indispensabile per la riuscita dell'iniziativa e insieme l'intenzione esplicita di entrare in concorrenza con le collane economiche presenti sul mercato (Rizzoli, Mondadori, Longanesi oltre alla Universale della già citata Colip) 7. Il dialogo con la direzione del Psi non fu mai facile, pur godendo Bosio della stima di Nenni: a diffidenze reciproche di ordine politico o temperamentale si accompagnarono ristrettezze economiche che condizionarono non poco lo sviluppo della casa editrice, pure fin da subito attenta ad inserirsi nel mercato editoriale (soprattutto quello del movimento operaio), con un proprio profilo culturale legato alla tradizione socialista ma anche fortemente segnato dalla personalità di Gianni Bosio, sensibile all'emergere di quella che veniva ormai definita “l'editoria di massa” con i problemi,le sfide ma anche le opportunità che essa presentava. I momenti di sconforto, di scontro, di rassegnazione o di orgogliosa difesa del proprio lavoro vissuti dai redattori della casa editrice, ampiamente presenti nella corrispondenza dei fondi archivistici consultati, sono il segno della consapevolezza proprio di questo scarto tra l'ampiezza e l'ambizione dei progetti e la possibilità materiale di realizzarli. Fino al 1957 il bilancio fu di fatto annesso a quello del quotidiano e le forti tensioni con l'amministratore dell'Avanti!, Celso Ghinelli, sfociarono in un vero e proprio caso politico di cui fu investito anche il Nucleo aziendale socialista del giornale 8. I rapporti con il partito vennero tenuti nei primi due anni soprattutto attraverso Panzieri per la direzione e la sezione stampa e propaganda e con Livio Trentin per l'Ufficio diffusione edizioni. Tali rapporti consentirono, malgrado le difficoltà accennate, di consolidare un lavoro editoriale che alla fine del 1956 poteva annoverare una rete sufficientemente estesa di depositi (circa settanta) presso le federazioni di partito, oltre ai canali di vendita nelle librerie e nelle edicole delle stazioni, all'apertura di tre collane (Il Gallo, l'Attualità, Saggi e documentazioni) per un totale di 54 titoli con una tiratura complessiva di mezzo milione di copie 9. Le difficoltà finanziarie, la mancanza di capitali furono una vera e propria costante nella vita della casa editrice se si pensa che lo stesso Bosio annovera polemicamente l'assegno di 100.000 lire versato nel 1957 dal gruppo dei senatori socialisti come il “primo riconoscimento concreto al nostro lavoro” proveniente dal Psi 10. La possibilità di poter usufruire del credito bancario giungendo così ad una reale autonomia dal giornale, sancita anche dal trasferimento in tre locali in via Senato 38, verrà soddisfatta solo alla fine del 1958, con la costituzione delle Edizioni in Società a responsabilità limitata. Il Psi risultava in possesso del 51% delle azioni equivalenti a dodici milioni di lire e il restante delle azioni veniva sottoscritto da singoli militanti e personalità del mondo della cultura socialista e democratica. Nell'estate del 1960 le Edizioni si trasferiscono in una palazzina di due piani in Via Sansovino 13, che al pianterreno ospitava l'Istituto Rodolfo Morandi iniziale sede dei “Quaderni rossi”, i cui primi tre numeri vengono editi proprio dalla casa editrice socialista. L'ampliamento del catalogo e dell'organico, che nel 1961 risultava composto da 12 dipendenti e 15 collaboratori esterni, spinge intanto verso la costituzione delle Edizioni in Società per azioni, trasformazione sancita dall'atto costitutivo registrato il 19 gennaio 1962 con presidente Giovanni Pirelli, figura chiave in quegli anni e da sempre assai vicino al gruppo delle Edizioni, e Gianni Bosio consigliere delegato. Nello stesso tempo andava maturando una crisi politica profonda tra gli stessi Pirelli, Bosio e Dallò (che deteneva un'ampia quota di azioni) e la scelta del Psi di partecipazione governativa. Il conflitto sfociò poi nel cambio di denominazione della casa editrice in “Edizioni del Gallo”, annunciato ufficialmente il 23 dicembre 1964 e nella conseguente totale autonomia dal Psi 11. Grazie all'intercessione di Giovanni Pirelli alcuni titoli della casa editrice verranno ceduti ad Einaudi e sempre Pirelli si attiverà per sostenere economicamente le Edizioni, soprattutto a partire dal 1958.
II. LE COLLANE E GLI INDIRIZZI CULTURALI
Nelle note dattiloscritte preparate da Bosio per la presentazione della collana destinata ad essere l'asse portante delle Edizioni soprattutto dal punto di vista commerciale, il termine “verità” ricorre quattro volte in meno di quindici righe con accanto aggettivi come “semplice” e “nuda” a rimarcare uno spirito, un'impronta ben presente negli oltre settanta titoli che in dieci anni vi troveranno posto. La collana sarà “schiettamente popolare”, argomenta Bosio con tono quasi socratico, perché basata su di “una democratica ricerca della verità nuda e semplice in ogni uomo, fatto, pensiero, a vantaggio di tutti, accessibile a tutti” [sottolineato dall'A.] 12. Il simbolo del Gallo riassume esplicitamente una vera e propria poetica che si riflette coerentemente, come vedremo, sui titoli scelti: “il gallo canta all'alba e canta per tutti. Canta all'alba quando le energie sono fresche e bella è la speranza e forte è l'invito ad alzarsi e a mettersi in cammino per realizzarla; canta per tutti perché tutti hanno orecchi per sentire”. In effetti a distinguerla dalle altre collane delle Edizioni, che pure non intesero mai rivolgersi ad un pubblico di alta cultura, è innanzitutto proprio l'impostazione largamente divulgativa unita ad un linguaggio semplice e accessibile, a fronte di una grande varietà di generi e temi: dal romanzo breve al racconto, dalla memorialistica a reportages giornalistici, dalla poesia alla saggistica tecnica e scientifica. Il tutto in un formato, una veste grafica (che si avvalse della prestigiosa collaborazione di Albe Steiner) e un prezzo che intendevano esplicitamente ispirarsi alle edizioni economiche di case editrici sempre più connotate da una vera e propria struttura industriale e che nei primi anni cinquanta potevano annoverare collane economiche di largo successo commerciale: è questo il caso, solo per citare quello più clamoroso, della Biblioteca Universale Rizzoli (la presto leggendaria BUR dalla copertina grigia) destinata a rivoluzionare gusti e tendenze del mercato editoriale italiano 13. Aperta nell'ottobre 1953 da Il maggiore è un rosso di Fausto Nitti, ricordi di un volontario antifascista della guerra di Spagna, Il Gallo annovera in pochi anni alcuni titoli che troveranno un loro significativo spazio editoriale, anche per i riconoscimenti critici ricevuti: è questo il caso,oltre allo stesso volume del Nitti, Premio Prato 1954, anche e soprattutto di Si fa presto a dire fame di Piero Caleffi, Premio Venezia per la Resistenza nel 1955 e piccolo best-seller con otto tra edizioni e ristampe fino al 1960 o ancora di Terza liceo di Marcella Olschki Premio Bagutta sempre nel 1955. La pubblicazione di romanzi brevi e raccolte di racconti, almeno fino alla metà degli anni cinquanta è pervasa da una forma di neorealismo attento, più che alle formule ideologiche, a ritrarre spaccati di vita delle classi popolari con protagonisti animati da un'etica solidaristica tanto ingenua e istintiva quanto ben radicata e intensamente vissuta, che Fortini (1954) definì felicemente “il socialismo degli umili”. Il Tobia di Luciano Della Mea, il Carlone di Libero Bigiaretti, i personaggi di Bruno Cara o Giorgio Ognibene, solo per citarne alcuni, rispondono ad una poetica di gusto verista ampiamente presente prima che l'interesse per la poesia, l'ampio spazio alla saggistica e la saturazione della produzione narrativa nel mercato editoriale segnassero, alla fine degli anni '50, un deciso mutamento di indirizzo della casa editrice 14. In effetti dopo il 1956 la pubblicazione di testi poetici andrà decisamente arricchendosi con autori importanti, fra cui Brecht, Hikmhet, Hughes e titoli decisamente inconsueti come quelli dedicati alla poesia dialettale di Egidio Meneghetti, ai poeti esquimesi, al bulgaro Vapzarov o alla produzione poetica di Mao. A questi sono da aggiungere inchieste o denunce su alcuni temi riguardanti la condizione femminile, i diritti civili e di libertà largamente presenti nell'intero catalogo della casa editrice, a cui peraltro non sempre corrispose un adeguato successo di vendite, tra questi: Lettere dalle case chiuse raccolte da Lina Merlin e Carla Barberis, I fuorilegge del matrimonio di Renato Sansone, Donne come te a cura di Joyce Lussu ecc. Reportages giornalistici e appunti di viaggio come Buongiorno Cina di Gaetano Tumiati o I corvi scherzano a Varsavia di Tommaso Fiore si alternano a vibranti atti d'accusa verso episodi di esclusione sociale come Roma ore 11 di Elio Petri, crudo resoconto del crollo di una palazzina che ospitava centinaia di ragazze per un concorso. Non mancano all'interno della collana titoli decisamente eterodossi per la cultura politica dell'epoca: è il caso del volume, uscito nel 1954, di K. Kosik dedicato ad un campione dello sport, Emil Zatopeck, mezzofondista cecoslovacco che incarnava le austere virtù del campione “socialista”, degli scritti sulla guerra per bande di un allora (1962) sconosciuto dirigente della rivoluzione cubana, tale Ernesto che Guevara, della pionieristica attenzione per i movimenti di liberazione nazionale del Terzo Mondo come I kikuyo di Yomo Kenyatta, Africa aperta di J.Favrel o ancora Algeria anno 7 di Mario Giovana. La saggistica, oltre ad un'intensa produzione legata alla storia della resistenza o del movimento socialista, darà uno spazio significativo anche alla divulgazione scientifica e tecnica con un interesse non occasionale al punto che si giungerà anche ad ipotizzare una collana manualistica sullo storico modello della Hoepli, mai realizzata, ma che venne ampiamente discussa 15. Nei primi anni sessanta la collana omnibus dimostrava però di aver ormai esaurito i propri motivi di fondo, la caratterizzazione “popolare” doveva infatti confrontarsi con un mercato editoriale profondamente mutato, il tutto nel contesto di grandi trasformazioni sociali e politiche con l'avvento dei primi segni della società dei consumi, delle prime manifestazioni del risveglio operaio e il declino ormai irreversibile di quel mondo semplice, povero e picaresco in cui si erano mossi i personaggi che avevano animato la collana nella prima metà degli anni cinquanta. La riunione dei direttori di collana delle Edizioni del 25 novembre 1962 sancisce programmaticamente questo passaggio: Luciano Della Mea, responsabile de “Il gallo”, ne dichiara esplicitamente l'esaurimento almeno nella forma nella quale era stata originariamente concepita e in effetti verranno successivamente editi solo alcuni titoli fino al 1964, anno in cui cessò definitivamente 16.
“Una pubblicazione periodica e monografica, alternata a qualche numero di varietà, impostata tecnicamente sul modello della ‘Selezione' americana rappresenterebbe un passo avanti nel processo di rinnovamento della nostra pubblicistica pamphlettistica . L'esperimento potrebbe essere tentato sul tronco della nostra collana l'Attualità in via di trasformazione”. Così Bosio nel suo Giornale di un organizzatore di cultura , alla data 28 giugno 1955, affronta con accenti anticonformisti il tema della necessità del rinnovamento delle forme di comunicazione politica in rapporto alla incipiente “americanizzazione” del costume, della mentalità e infine delle stesse modalità della lettura di quello che veniva definito il “ceto medio occidentale”. Ma l'esigenza di riflettere su questo passaggio e sulle sue possibili risposte era nata nel cuore stesso di un'istituzione cardine del movimento operaio: la Camera del lavoro milanese. Qui più volte, nel corso del 1955, ci si era posti il problema di come funzionari, militanti politici o sindacali potessero essere aggiornati su quanto veniva pubblicato. Proprio la collana l'Attualità, che fin dal 1953 ospitava titoli legati in generale all'attività del Psi e che perciò più direttamente dipendeva dal rapporto, non di rado conflittuale, con le strutture del partito (a partire dalla sezione stampa e propaganda) fu in effetti investita da un tentativo di rinnovamento grafico e contenutistico 17. Il 1956 è l'anno in cui tale tentativo trova la sua principale espressione con le pubblicazioni dedicate a Salvatore Carnevale, sindacalista socialista ucciso dalla mafia, e all'attività di Danilo Dolci in Sicilia, da sempre seguita con simpatia degli organi di stampa socialisti 18. Obiettivo della rinnovata collana sarebbe stato, secondo il catalogo del 1957, quello di “fornire al pubblico una informazione precisa sui fatti quotidiani della nostra società; proporre linee di spiegazione, motivi di interpretazione non contingenti e univoci, ma politici […] in brevi, precise, chiare pubblicazioni.” In effetti le esigenze più immediate e pressanti di materiali da usare nelle campagne elettorali e per l'attività contingente di partito impedirono l'allargamento tematico e formale auspicato, al punto che l'attenzione per la documentazione di avvenimenti contemporanei andò spostandosi verso la produzione, a partire dal 1962, di “fogli volanti” in due colori. Al primo di questi Milano, la sera di Cuba , compilato da G.Finzi e G.Guerreschi riguardante l'uccisione dello studente Giovanni Ardizzone in occasione di una manifestazione a favore di Cuba, seguirono altri dedicati all'Angola, alla resistenza spagnola, greca ecc. Esclusivamente sul terreno dell'informazione su fatti e movimenti di politica internazionale si mosse la collana “I dossier”, a cura di Silvia Boba, Chiara Robertazzi e Dante Bellamio con l'uscita di un numero dedicato al Portogallo ed uno sul comunismo cinese a cura della Libreria Terzo Mondo che anticipa di alcuni anni l'attenzione dell'editoria per il maoismo e la sua larghissima fortuna la nuova sinistra italiana.
Ma sempre sul terreno della comunicazione politica, di un suo rinnovamento nel solco di una tradizione che veniva considerata ancora fertile, si inseriscono ad esempio i titoli relativi al disegno politico. Ecco quindi la riproposizione dell'opera di Scalarini, quella di Galantara, ma anche l'elaborazione di pannelli per mostre celebrative del partito o dell'Avanti! che si valsero della collaborazione di Albe Steiner o ancora le cartelle “I proletari” con riproduzioni di personaggi ed episodi della storia del movimento operaio 19.
Anche la riproposizione di “lunari”, dal 1956 al 1961, si inserisce nel solco dell'attenzione per la propaganda elementare socialista, che portò Bosio a progettare una mai realizzata collana dedicata proprio ad alcuni “classici” dell'editoria popolare socialista 20.
Il progetto di una “Storia del movimento operaio (popolare, monografica, illustrata)” fu tra i primi obiettivi della casa editrice al momento della sua ripresa: l'idea di fondo era quella di divulgare i risultati che la ricerca specialistica, a partire dall'esperienza di “Movimento operaio”, aveva raggiunto nell'ambito della storiografia marxista 21. Il volume del 1954 su I fasci siciliani scritto da Aldo Romano (con lo pseudonimo di Renato Marsilio), curatore per le stesse Edizioni Avanti! di sette volumi di scritti di Carlo Pisacane usciti tra il 1957 e il '63, il primo della progettata collana non avrà però un seguito immediato data l'esigenza di rafforzare “Il Gallo”, come collana trainante della casa editrice anche dal punto di vista commerciale, esigenza che si tradusse fino al 1957 in una netta prevalenza proprio della collana omnibus. La “Storia del movimento operaio (popolare, monografica, illustrata)” verrà comunque ripresa, grazie al sostegno della Fondazione Dallò, nel 1958 con lo studio di P.C. Masini sugli internazionalisti e la Banda del Matese secondo un piano che avrebbe dovuto prevedere una trentina di titoli ruotanti intorno alla valorizzazione piena della storia del movimento operaio precedente al 1921. I titoli ospitati in collane come “Biblioteca socialista” e “Saggi e documentazioni” (poi denominata “Sotto le bandiere del marxismo”) connotano e rafforzano un indirizzo storiografico autonomistico e insieme rigidamente classista, come ha più volte sottolineato Gaetano Arfè spesso in più o meno esplicita polemica con la storiografia legata al Pci. Proprio un volume di Arfè Storia dell'Avanti! aprì nel 1956 “Biblioteca socialista”, diretta da Lelio Basso, che si distingue per un carattere più specialistico con la raccolta di scritti e documenti quali le Autodifese di militanti operai e democratici italiani davanti ai tribunali raccolte da Stefano Merli o i volumi dedicati ai congressi del Psi a cura di Franco Pedone, mentre un tentativo di riprendere la tradizione degli almanacchi, l'ultimo dei quali era uscito nel 1946, portò all'uscita di tre volumi (1960, 1961 e 1962) ricchi di informazioni e indirizzi relativi alle istituzioni sindacali e politiche del movimento operaio e di rassegne sui principali temi nazionali e internazionali caratterizzanti l'anno di riferimento. Nella collana “Saggi e documentazioni” appaiono invece testi di carattere più propriamente teorico e ideologico: è il caso degli Scritti italiani di Marx ed Engels curati da Bosio stesso, in origine una sezione della sua tesi di laurea, ma anche pubblicazioni decisamente anticonformiste quali gli inediti per l'Italia Scritti scelti di Rosa Luxemburg a cura di Luciano Amodio (successivamente acquistati da Einaudi) o La libertà comunista di Galvano Della Volpe, ma è presente anche la memorialistica con Spagna di Nenni o Da Garibaldi al socialismo di Luigi Musini a cura di Gianni Bosio.
La ripresa dell'attenzione per il mondo della fabbrica e più in generale per le trasformazioni sociali indotte dallo sviluppo produttivo, oltre al tentativo di rispondere alla fortiniana “catena dei perché” aperta dagli eventi del 1956, sono alla base della nascita di una collana come “La condizione operaia”. La collaborazione di giovani studiosi quali Aris Accornero e Idomeneo Barbadoro consente alle Edizioni di mettere in cantiere una collana, aperta nel 1959 con un volume a cura dello stesso Accornero Fiat confino.Storia della OSR da subito attenta a legare i temi più propriamente storici alla necessità di inchieste riguardanti le condizioni di lavoro e di vita nelle fabbriche, ma anche a indagini su problemi, aspettative e inquietudini che attraversavano le sezioni dei partiti del movimento operaio. Ecco quindi titoli decisamente inconsueti nel panorama editoriale dell'epoca dedicati alla Vita di base di Oscar Maggiolini e Giorgio Manunza o alla Sezione Serrati di Libero Traversa, attenti a dare una rappresentazione realistica e non agiografica delle organizzazioni territoriali di Psi e Pci in quartieri della periferia milanese sottoposti alle intense trasformazioni urbanistiche e sociali dei primi anni sessanta. È insomma l'altra faccia del Miracolo all'italiana messo sotto la lente d'ingrandimento da Giorgio Bocca, all'epoca brillante giornalista de “Il giorno”, mentre le inchieste di Cantieri sugli immigrati a Torino e gli studi di Daneo sull'agricoltura e lo sviluppo capitalistico nel decennio 1951-61 arricchiscono gli strumenti conoscitivi forniti dalla collana sulle contraddizioni sociali innescate dal processo di intensa industrializzazione vissuto in quegli anni dal nostro paese. Ancora nel settembre 1961 esce, per i tipi delle Edizioni Avanti!, il primo numero de “I quaderni rossi” di Raniero Panzieri, ormai fuori dal Psi, che collaborerà con la casa editrice curando i primi tre numeri della rivista, prima del passaggio della stessa alla Nuova Italia. Il rapporto stretto e inscindibile tra lavoro e cultura, secondo la concezione di Bosio, traspare nel suo Giornale di un organizzatore di cultura e ne I quaderni di Piadena a cura di Giuseppe Morandi e Mario Lodi, usciti entrambi nel 1962. Proprio Mario Lodi, tra i più attivi collaboratori della casa editrice dal 1960, aveva tratto spunti ed esperienze dall'attività presso la Biblioteca popolare di Piadena per la collana “Universale ragazzi” che ospitò sei titoli tra il 1961 e il '62, tutti all'insegna di una pedagogia antiautoritaria che intendeva proporsi come strumento di radicale rinnovamento didattico anche rispetto alla scuola attiva 22.
Roberto Leydi e Alberto Mario Cirese contribuirono fin dalla metà degli anni cinquanta ad arricchire il catalogo delle Edizioni grazie alle loro competenze specialistiche in campo rispettivamente musicale e antropologico. Le ricerche di Leydi avevano già portato alla pubblicazione, nel 1954, di Ascolta Mister Bilbo! raccolta di canti di protesta americani curata insieme a Tullio Kezich e uscita nella collana omnibus de “Il gallo”. L'interesse per il canto sociale avrà una continuità ben oltre il carattere, per l'Italia assolutamente pionieristico, della raccolta citata. Essa sarà anzi alla base per una ricerca simile in ambito italiano, ricerca che segnerà profondamente non solo la produzione editoriale ma addirittura l'identità stessa delle Edizioni Avanti!, almeno a partire dal 1960 con l'uscita de I canti della resistenza italiana a cura di T. Romano e G. Solza. Questa raccolta esce per la collana “Mondo popolare” animata e diretta proprio da Roberto Leydi che nel 1958, in collaborazione con la moglie Renata Mezzanotte l'aveva inaugurata con Marionette e burattini volume inizialmente concepito come strenna (“Il gallo grande”) e a cui seguiranno, La piazza. Spettacoli popolari italiani di A. Bragaglia ed altri sempre sotto la supervisione di Leydi tra cui una storia del circo italiano di A. Cervellati riccamente illustrata. Ma il lavoro di Leydi sarà tra i contributi più significativi anche e soprattutto per la messa a punto dell'attività de “Il Nuovo Canzoniere Italiano” fino alla nascita dell'Istituto Ernesto De Martino nel 1965 23.
L'incontro tra Bosio e Alberto Mario Cirese avviene invece sul terreno dell'interesse per le tradizioni popolari e gli studi demologici in Italia. Le Edizioni Avanti! editarono il terzo anno della rivista trimestrale “ La Lapa. Argomenti di storia e letteratura popolare”, fondata da Eugenio Cirese e diretta da Alberto Mario Cirese con l'intenzione dichiarata di far uscire anche questi studi, come quelli sul movimento operaio, dall'ambito strettamente specialistico: Bosio si attivò per trovare argomenti e collaboratori per la rivista, di cui uscirono due numeri nel corso del 1955, e per una veste grafica e tipografica adeguata ad una sua più ampia diffusione 24. Ma anche qui l'interesse per lo studio del folklore, nella particolare angolatura di Ernesto de Martino e Cirese, travalicò presto la dimensione strettamente editoriale per diventare uno dei temi portanti dell'intera attività di Gianni Bosio e della casa editrice 25. L'attenzione verso il canto sociale, il progressivo distacco dal partito, la necessità di ricollocare il profilo della casa editrice in un contesto politico radicalmente trasformatosi con il progressivo affermarsi della linea nenniana favorevole ad un governo dei Centrosinistra segnano alcuni degli elementi caratterizzanti i primi anni sessanta. La piena autonomia dal Psi, ottenuta alla fine del 1964 con il cambiamento della denominazione in Edizioni del Gallo consentirà a Bosio e ai suoi collaboratori di sviluppare più ampiamente il proprio progetto culturale nella sua originalità, di orientarlo verso indirizzi (il canto sociale, l'intervento culturale sul territorio, il canto sociale) se non incompatibili certo estranei alle problematiche del partito ormai entrato stabilmente nell'area di governo. La costituzione dell'Istituto De Martino, avvenuta come già detto nel 1965, consentirà inoltre di produrre e organizzare una variegata e intensa attività destinata a durare nel tempo, pur tra crisi e difficoltà gestionali. L'influenza sui movimenti della contestazione giovanile degli anni sessanta-settanta delle ricerche di Bosio e dei suoi collaboratori (canto sociale e storia orale) e le attività di diffusione della cultura popolare legate alla casa editrice saranno alla base dei mille rivoli (politici, musicali, storiografici, antropologici) in cui è circolata, praticamente fino ad oggi, l'eredità di un progetto culturale.