N. 16 - Marzo 2008

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Antonia Liguori

Archivi audiovisivi e aggiornamento professionale, l'indagine di Multi.Co.M.


 

Il punto sulla situazione italiana al termine della prima fase del progetto europeo

Comunicazione e nuove tecnologie sono diventate parole d'uso comune anche nelle biblioteche, negli archivi e nei centri di documentazione. Con la crescita del potere dell'informazione e il progressivo passaggio dalla carta stampata al digitale, infatti, le strutture che custodiscono i patrimoni librari e documentari hanno acquisito nuove funzioni che impongono competenze professionali più ampie e diversificate.

Gran parte della storia del Novecento e di quella futura potrà essere indagata dagli storici non solo attraverso lo studio e l'interpretazione di testi scritti o di rappresentazioni grafiche, ma anche attraverso il suono e le immagini in movimento, che testimonieranno sia i grandi avvenimenti sia la vita quotidiana dei cittadini di tutto il mondo.

L' ?audiovisivo? è figlio del XX secolo e si propone agli storici come nuovo oggetto di indagine: un oggetto prezioso quanto delicato, che al progresso delle tecnologie deve la sua nascita ma anche la sua breve vita, visti i notevoli rischi di deterioramento. Una grande quantità di documenti audiovisivi dei primi anni di produzione è stata definitivamente persa e, secondo l'Unesco, la maggior parte delle attuali collezioni potrebbe svanire nei prossimi vent'anni. Il rimedio da opporre all'obsolescenza tecnica e al deterioramento fisico dei supporti può consistere soltanto nel miglioramento delle politiche e dei servizi per la tutela di questi materiali, a cominciare dall'aggiornamento di chi già opera negli archivi audiovisivi e dalla formazione di chi si accosta alla professione al termine degli studi universitari. Volendo tracciare un profilo ideale, si dovrebbe porre tra le priorità l'acquisizione di competenze specifiche attraverso lo studio del linguaggio di settore, della descrizione delle immagini, del restauro, della estrazione dei metadati e, non ultimo, di competenze specifiche sulle tecnologie e sui modelli economici e sociali applicabili ai singoli prodotti. Soltanto se si pensa che le collezioni audiovisive rappresentano un fenomeno recente - paragonato ai manoscritti e ai documenti a stampa - si può trovare una spiegazione al fatto che la formazione dello staff impegnato nella gestione di questo genere di collezioni non preveda generalmente voci specifiche nei percorsi didattici e di aggiornamento professionale. Ecco perché la richiesta di personale qualificato assume carattere d'urgenza.

 

Il progetto Multi.Co.M.

(La brochure)

Il progetto europeo Multimedia Collection Management ? finanziato nell'ambito del programma dell'Unione Europea ?Leonardo da Vinci? ? ha come finalità principale quella di facilitare l'identificazione di una soluzione comune a livello europeo per superare alcune criticità emerse al termine di un'indagine preliminare svolta dai partner coinvolti (provenienti da Italia, Francia, Germania e Spagna). Facendo riferimento in particolare all'analisi della situazione italiana viene fuori che generalmente lo staff attualmente occupato negli archivi audiovisivi non ha qualifiche specifiche poiché il personale risulta in gran parte composto o da bibliotecari e archivisti ?tradizionali? o da tecnici audio e video o da esperti in aree specifiche come la musica, la storia e l'antropologia. A ciò si aggiunga che la formazione professionale dello staff per la gestione, valorizzazione e conservazione delle collezioni multimediali non è formalizzata né standardizzata a nessun livello.

L'indagine sul ?caso? italiano (che, in alcuni casi, amplifica elementi e criticità ricorrenti nel più ampio contesto europeo) è avvenuta attraverso due percorsi paralleli: una descrizione generale delle istituzioni che gestiscono collezioni audiovisive, con riferimenti ai corsi di formazione interna eventualmente offerti, e una sintesi dei percorsi formativi proposti dalle Università e dai centri di formazione.

Le istituzioni maggiori sono state identificate attraverso la guida agli archivi audiovisivi pubblicata dalla Fondazione Archivio audiovisivo del Movimento operaio democratico (Aamod), che sta per essere trasformata in Anagrafe degli archivi audiovisivi italiani (Aaav), un portale dedicato agli archivi audiovisivi italiani, che permetterà sia la consultazione di una banca dati di strutture sul territorio nazionale sia la raccolta di documenti che consentano l'approfondimento e la discussione delle problematiche riguardanti le strutture archivistiche audiovisive. La Guida , prodotta nel 2001, censisce 249 collezioni audio e video e fornisce informazioni che è stato necessario aggiornare attraverso una ricerca sul web, che ha messo in evidenza come nella maggior parte dei casi si tratti di istituzioni che possiedono anche altre tipologie di documenti.

Il primo passo è stato quello di inviare ai responsabili degli archivi audiovisivi un questionario nel quale specificare i criteri di selezione dello staff, le qualifiche e il curriculum del personale impiegato, i requisiti richiesti e le attività di formazione interna.

Con i direttori delle istituzioni di maggiore interesse per la tipologia delle collezioni possedute, per i servizi offerti e per l'importanza attribuita alle attività di formazione, inoltre, sono state realizzate una serie di interviste frontali, che hanno preceduto il confronto dei quattro partner italiani (Consorzio Baicr Sistema cultura, Osservatorio dei programmi internazionali per le biblioteche, Discoteca di Stato e Amitié) con alcuni gruppi di professionisti creati ad hoc per analizzare quattro aree specifiche di attività (la catalogazione, la conservazione, la digitalizzazione e i servizi) e per avere una descrizione del lavoro e un'idea dei punti deboli delle rispettive aree di interesse.

L'analisi dell'offerta formativa presente sul territorio italiano, invece, oltre a una mappatura dei contenuti pubblicati all'interno dei siti delle Università, con particolare attenzione per i corsi attinenti la conservazione dei beni culturali, ha previsto l'invio di questionari e una serie di interviste telefoniche con i responsabili delle strutture più avanzate.

 

Gli archivi audiovisivi in Italia

Esiste un rapporto di reciprocità tra le problematiche già anticipate e la legislazione italiana in materia. Soltanto con il Testo Unico del 1999 e poi nel 2004 codice Urbani (articoli 10-11) , infatti, viene riconosciuto il valore di beni culturali ai documenti audiovisivi, in una forma che tuttavia denuncia una modesta conoscenza delle caratteristiche e del valore di questo genere di patrimonio: un vuoto normativo che si pone come primo concreto ostacolo per l' ?emersione? e la tutela di una realtà come quella italiana, così ricca e complessa. Nel nostro Paese, infatti, sono presenti poche strutture di grandi dimensioni e una miriade di medi e piccoli archivi, sorti a partire dagli anni Sessanta, grazie all'evoluzione delle tecnologie che hanno permesso anche a istituzioni non specializzate di produrre e raccogliere documentazione sonora e video anche di tipo commerciale. A partire dagli anni Novanta, infatti, il digitale ha notevolmente ampliato le possibilità di conservare, restaurare e rendere fruibile la documentazione audiovisiva in modo più agevole e a costi minori. Lo sviluppo delle reti e del web, inoltre, ha fornito nuovi strumenti per la valorizzazione anche economica di questo patrimonio diffuso.

I partner italiani del progetto europeo Multi.Co.M. hanno ritenuto utile effettuare una serie di interviste frontali per analizzare con maggiore dettaglio quattro grandi archivi audiovisivi - ciascuno con peculiarità significative - al fine di evidenziare la tendenza di sviluppo del settore e le problematiche legate alla definizione delle professionalità e delle competenze necessarie.

In essi, accanto a realizzazioni progettuali interessanti, coesistono persistenti difficoltà legate all'ancora incompleto riconoscimento istituzionale (e quindi finanziario e organizzativo) dell'importanza delle collezioni audiovisive.

 

 

Rai Teche appare una realtà particolarmente significativa nel panorama italiano sia per le dimensioni della collezione sia per la consistenza e l'importanza del patrimonio conservato. I responsabili dell'archivio sono estremamente consapevoli della necessità di competenze professionali specifiche quale presupposto per poter correttamente ed efficacemente svolgere le attività di gestione, catalogazione e organizzazione dei servizi. Il profilo professionale tracciato come modello ideale è quello di un archivista in cui le competenze tecniche si vanno a sovrapporre a una cultura sia generale sia di settore (in funzione del materiale da trattare). Il documento audiovisivo, infatti, ha la sua specificità nel suo essere ?non parlante?, cioè nel dare pochissime informazioni esplicite su di sé, a differenza di un documento cartaceo. Per un suo corretto trattamento descrittivo e catalografico è necessario ascoltare, vedere, indagare il documento stesso: sono per questo indispensabili conoscenze tecniche per la valutazione dei supporti e della loro eventuale manipolazione (tagli, interventi correttivi, riproduzioni) oltre a conoscenze culturali e storiche per una corretta datazione, contestualizzazione e quindi descrizione, del documento.

Dal punto di vista dei servizi al pubblico, la struttura interna all'azienda RAI rende disponibili diverse postazioni per accedere al catalogo e al materiale d'archivio, sia all'interno della struttura centrale sia nelle sedi locali della RAI sia presso altre strutture informative (come la Discoteca di Stato o Santa Teresa a Milano).

http://www.teche.rai.it

 

 

La Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia possiede una collezione relativamente piccola ma molto organizzata, con un approccio multidisciplinare e un alto livello di interoperabilità. Il catalogo multimediale che permette all'utente finale l'accesso ai metadati rende contemporaneamente ricercabili documenti di natura diversa, dai libri alle fotografie, ai brani audio, ai documenti di archivio. L'organizzazione del lavoro interna prevede uno scambio quotidiano e costante tra figure professionali molto differenti, come bibliotecari, catalogatori, archivisti, tecnici dell'archiviazione del materiale audio-video. Questo dato testimonia un approccio evidentemente necessario nella gestione di una collezione che è multimediale e digitale e che vuole offrire servizi coerenti con gli sviluppi tecnologici e risposte adeguate alle nuove aspettative degli utenti per l'accesso ai documenti.

A proposito dell'aspetto formativo, da parte dei catalogatori, viene manifestata l'esigenza di approfondire conoscenze e competenze musicali che sono di fondamentale importanza per la descrizione di un materiale molto specifico.

http://www.santacecilia.it/scw/index.jsp

 

 

Dds - Museo dell'audiovisivo

La Discoteca di Stato ha finalità istituzionali di conservazione poiché è destinataria del deposito legale dei ?documenti sonori e video prodotti totalmente o parzialmente in Italia o offerti in vendita o distribuiti su licenza per il mercato italiano? (Legge 15 aprile 2004, n. 106). Questa missione rende opportune all'interno dell'archivio competenze tecniche specialistiche sulla gestione di supporti e attrezzature che vanno scomparendo: la conservazione di saperi ormai in disuso appare infatti necessaria quanto una corretta gestione dei formati contemporanei (prevalentemente file ). Anche la direzione della Discoteca di Stato auspica che si raggiunga la massima complementarietà tra le diverse professionalità che operano nell'archivio: il catalogatore non può ignorare la natura dei supporti dei documenti che descrive, né trascurare l'importanza storica e documentaria della collezione conservata e gestita. Tuttavia, anche all'interno della Discoteca di Stato, che pure è un'istituzione con una grande storia e una dichiarata missione conservativa istituzionale, si fa poca attività formativa interna.

http://www.dds.it

 

 

Aamod ? Fondazione archivio audiovisivo del Movimento operaio e democratico

La Fondazione opera nel campo degli audiovisivi e della multimedialità per favorire la conoscenza storica, la comunicazione e la trasmissione della memoria collettiva del lavoro, del movimento operaio e della vita sociale. Svolge attività di catalogazione, conservazione e produzione ed è particolarmente impegnata in attività di sensibilizzazione politica sull'importanza delle collezioni audiovisive e in iniziative di formazione in collaborazione con altri istituti e associazioni.

La direzione della Fondazione ritiene utile la formazione di professionalità ben differenziate e specializzate, per fronteggiare efficacemente la sempre maggiore complessità di gestione dell'archivio audiovisivo, viste le molteplici problematiche tecniche, catalografiche e più ampiamente culturali. Tuttavia lamenta il fatto che la formazione del documentalista audiovisivo non sia codificata, a tal punto che spesso la provenienza degli archivisti è casuale. Infine, sottolinea l'assenza di percorsi formativi ?completi?: corsi di formazione ce ne sono tanti, ma la realtà è frammentata, anche se l'Università italiana sta mostrando un rinnovato interesse, confermato anche dall'organizzazione di seminari con esperti del settore.

http://www.aamod.it

Le quattro strutture illustrate più in dettaglio sono evidentemente realtà consolidate che, per gestire adeguatamente il proprio patrimonio, in alcuni casi hanno dovuto (e potuto) provvedere da sé alla formazione del personale impiegato, organizzando attività formative specifiche, che si sono sedimentate sul ricco bagaglio d'esperienza che è andato crescendo insieme al volume e al valore delle collezioni.

Ampliando il discorso agli altri archivi oggetto di indagine, balzano ancora di più all'occhio gli elementi di debolezza di un settore fortemente penalizzato dall'assenza di una struttura di rete/sistema che permetterebbe una maggiore omogeneizzazione degli standard qualitativi e quantitativi di servizio.

 

L'offerta formativa in Italia

Le difficoltà incontrate nel reperimento delle informazioni da parte del gruppo di lavoro del progetto europeo Multi.Co.M. sono indicative degli ostacoli finanziari e quindi organizzativi che gli archivi di piccole e medie dimensioni devono necessariamente affrontare per adeguare la struttura alle risorse disponibili. Le risposte degli addetti ai lavori confermano che uno dei settori maggiormente penalizzati dalla scarsa disponibilità di risorse economiche sia proprio quello professionale-formativo: il problema, dunque, andrebbe risolto a monte, poiché scarsi investimenti sulla formazione interna producono una inadeguata gestione delle attività e dei servizi. Nei rari casi in cui invece è possibile investire sulle risorse professionali interne, la tendenza più diffusa è quella di promuovere un'attività di aggiornamento che verte sulla catalogazione, in modo circoscritto e quindi sintomatico dell'assenza di una visione d'insieme delle problematiche di gestione delle collezioni audiovisive.

Per verificare l'offerta formativa dedicata in Italia alle professioni dei documentalisti / archivisti audiovisivi, il gruppo di lavoro del progetto Multi.Co.M. ha effettuato una ricerca diretta che ha portato a prendere contatti complessivamente con 13 strutture, tra Università e centri di formazione. L'analisi è avvenuta per il tramite di questionari sottoposti per e-mail o per telefono, che hanno completato le informazioni raccolte attraverso un'ampia ricognizione sul web.

In Italia gli insegnamenti che mirano a formare i professionisti della documentazione sono generalmente inseriti all'interno delle facoltà di Lettere e filosofia o Conservazione dei beni culturali. In linea generale, si può constatare che tra gli atenei che offrono corsi di gestione dei beni culturali alcuni presentano specifici corsi per bibliotecari e archivisti, ma raramente corsi specifici per archivisti audiovisivi. Si tratta di corsi relativi ai beni culturali intesi in senso tradizionale, nei quali la maggior parte della didattica è rappresentata da discipline come Storia, Storia dell'Arte, Archeologia. Ciò comporta un approccio didattico generalista che lascia poco spazio all'approfondimento di discipline specifiche per la formazione di chi andrà a operare nelle collezioni audiovisive, nelle quali l'aspetto tecnico, intrinseco ai supporti, è prioritario. Diverso il contesto degli insegnamenti connessi alla produzione di filmati o sonori, a conferma di un generale interesse per questo settore che però non si è ancora tradotto in un'attenzione reale nei confronti delle problematiche di gestione, archiviazione, conservazione e valorizzazione delle collezioni.

All'interno di un contesto formativo generalmente in ritardo rispetto alle richieste di nuove professionalità, è tuttavia importante segnalare il curriculum ricco e coerente proposto dall'Università di Udine: un ?caso? interessante per l'integrazione dei diversi aspetti della gestione delle collezioni audiovisive, da quelli tecnici (ad esempio il restauro del suono) a quelli relativi alla gestione e ai servizi al pubblico. Si tratta di un percorso formativo che sembra coprire bene la complessità e la specificità del settore e che può essere considerato il più rilevante nel panorama universitario italiano.

I risultati dell'indagine sugli archivi audiovisivi e l'analisi dell'offerta formativa hanno costituito la premessa affinché il gruppo di lavoro del progetto Multi.Co.M., dopo aver verificato la mappatura delle competenze professionali nel confronto diretto con gli addetti ai lavori, gettasse le basi per la definizione di un percorso didattico sperimentale. Si tratta di una serie di moduli in fase di elaborazione (erogati attraverso una piattaforma e-learning sviluppata ad hoc dal partner tedesco) la cui efficacia sarà valutata nella seconda fase del progetto europeo da dieci persone per ciascun paese partner. Un test utile per verificare la validità del curriculum definito dal gruppo di lavoro Multi.Co.M. e ancor più efficace se accompagnato dalla condivisione di un auspicio - che è anche una condizione necessaria - e cioè che parallelamente acquisti forza quella cultura del ?fare rete? indispensabile per arrivare a definire un unico modello di trattamento dei materiali e di gestione dei servizi, valido per le grandi strutture quanto per le piccole collezioni audiovisive.

 

(Si ringrazia Claudia Zito per la collaborazione)






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Autore Liguori Antonia
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Fonti
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