N. 15 - Novembre 2007

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Enrica Sensoli

Marco Renzi
La strage di Fragheto (7 aprile 1944)
Nuove verità, reticenze, contraddizioni

Società di studi storici per il Montefeltro, San Leo 2007



Fragheto piccolo borgo sconosciuto arroccato sulle colline dell'Appennino tosco-romagnolo-marchigiano, frazione del comune di Casteldelci, diventò il 7 aprile del 1944 il fulcro di una strage inumana e proprio per questa resterà nella storia e nella memoria dell'uomo per sempre. Paese di settanta anime, verrà decimato e devastato dalla ferocia dell'uomo e dalla crudeltà della guerra.


A più di 60 anni da quel tragico giorno ancora il mistero avvolge la vicenda e la domanda inevitabile non ha ancora risposta: perché?


E poi ancora: perché proprio il piccolo borgo di Fragheto? Chi ordinò e compì la strage? E perché i principali inquisiti furono assolti e i principali accusatori ritrattarono?


Il volume di Marco Renzi cerca di dare una nuova luce a questo tragico episodio riportando e analizzando documenti storici, testimonianze, ricordi e ricerche. Proprio per dare una risposta alle domande, le principali fonti di cui si avvale l'opera sono documenti d'archivio fino ad oggi sconosciuti agli storici.


La fonte principale è, infatti, il fascicolo processuale a carico dei collaborazionisti che furono inquisiti con l'accusa di aver organizzato e partecipato al rastrellamento dell'aprile del 1944, durante il quale avvennero i fatti di Fragheto. La busta, ritrovata da Marco Renzi, si trova presso l'Archivio di stato di Perugia ed è composta da 11 fascicoli divisi per contenuti e cronologia.


Grazie a questi nuovi documenti Renzi cerca di portare alla luce una nuova verità. Si vuole in qualche modo rendere giustizia a quelle persone che, per motivi ancora oggi sconosciuti sono state le vittime di questa inspiegabile e atroce tragedia.


L'autore ha deciso di scrivere un nuovo libro sulle vicende di Fragheto perché, a questa strage, non è mai stata data abbastanza importanza dagli storici; inoltre il periodo di stesura del volume è coinciso con la riapertura del processo a carico dei responsabili tedeschi presso la procura militare di La Spezia , sia per la strage di Fragheto, sia per le altre stragi avvenute durante la resistenza italiana le cui vittime furono soprattutto donne, vecchi e bambini, come è avvenuto anche a S. Anna in Stazzema.


Il motivo principale che ha spinto Renzi a scrivere questo libro, resta, come detto, il ritrovamento da lui stesso fatto dei documenti processuali inediti. Una messe di documenti in grado di dare nuova luce su ciò che accadde nel piccolo borgo del Montefeltro il del 7 aprile 1944. La furia e la ferocia dell'uomo in quel pomeriggio si scagliò su innocenti, persone semplici che in quel giorno persero la vita venendo uccisi barbaramente.


Ma la tragicità dell'evento, sta nel fatto che a perire sotto i colpi dei fucili tedeschi (e forse anche italiani), furono donne, bambini e anziani, colpiti all'interno delle loro abitazioni le quali furono poi in gran parte date alle fiamme. I giovani e gli uomini del borgo, infatti, si erano in precedenza nascosti nelle vicinanze, perchè avvisati dai partigiani di un'imminente incursione nazista e, forse sottovalutando la ferocia dell'uomo, essi avevano pensato che nulla sarebbe stato fatto a donne, bambini e vecchi e, che solo gli uomini sarebbero potuti diventare oggetto di rappresaglie perchè scambiati per possibili partigiani.


L'atrocità dell'evento non troverà mai spiegazione, ma è giusto cercare di capire gli eventi che portarono alla strage fermo restando che niente potrà giustificarla. Vero e proprio crimine che rimarrà per sempre anche nell'animo dei superstiti.


Marco Renzi cerca di trovare attraverso un confronto delle varie dichiarazioni e testimonianze, prima il percorso che portò all'ideazione dei rastrellamenti, presentando il contesto storico in cui ci si trovava, poi prosegue la ricerca focalizzandosi sull'eccidio e sulle varie circostanze o forse sulla concomitanza di avvenimenti che portarono proprio Fragheto al centro della storia.


Si può supporre ad esempio, che a fare scattare tanto odio da parte dei militari tedeschi nei confronti delle vittime, sia stato il fatto che a Fragheto vi erano stati dei partigiani e che qualche civile avesse dato loro accoglienza. Infatti, in una delle abitazioni dove avvenne il massacro, e più precisamente in quella di Giovanni Albini, vi era nascosto un partigiano ferito, Remigio Saviotti.


Da vari particolari, come quello che gli aggressori spararono non appena aperto l'uscio di casa, si può supporre che la sorte di Fragheto e dei suoi abitanti era già stata decisa. ?La violenza, la mancanza di freni inibitori, avevano raggiunto il momento topico e non c'era pietà per nessuno, né per le donne né per i bambini?.


Va anche ricordato che il piccolo borgo di Fragheto si trova in una zona non facilmente raggiungibile; le truppe tedesche senza l'aiuto di qualcuno della zona non sarebbero mai potute arrivare fin lassù. Qualcuno che forse oltre ad indicare la via ai tedeschi partecipò anche all'eccidio stesso. E questo fa diventare ancora più triste e inspiegabile la vicenda.


Un possibile coinvolgimento di persone del luogo si può supporre, in quanto leggendo e rileggendo le varie testimonianze e dichiarazioni rilasciate a distanza di poco tempo dopo la fine della guerra, si nota che molte volte queste non coincisero più con quelle successive. Non sarebbe da escludere quindi, che proprio il coinvolgimento di persone conosciute o familiari possa aver giocato un ruolo a sfavore nelle prime ricostruzioni della vicenda. Così si scopre che molte volte le accuse furono ritrattate per timore di rappresaglie; e anche questo ci può far supporre che all'eccidio vi parteciparono o comunque furono complici italiani abitanti dei luoghi.


Questo può essere confermato da una lettera che Renzi riporta nel testo, lettera di don Gaetano, parroco di Montefotogno, presso San Leo, al fratello don Adolfo, parroco di Fragheto; la missiva è datata 12 luglio 1944, quasi tre mesi dopo gli avvenimenti di Fragheto. Don Gaetano chiede al fratello di non esporsi troppo con le sue dichiarazioni perchè, a pochi mesi dalla fine della guerra, cominciarono a fare ritorno nella zona ex fascisti, come Flaminio Mainardi, e c'era paura di ritorsioni.


L'opera è rivolta soprattutto alle nuove generazioni che non devono dimenticare mai quello che l'uomo può essere capace: ?la verità va cercata assiduamente e condivisa con la libertà di ogni coscienza disposta ad ascoltare, rivedere e a prestare attenzione ad ogni fatto, anche il più scomodo?.


È difficile oggi calarsi nelle vicende tristi del passato, e una strage di vittime è più triste di tante altre storie, proprio perché il male tende a rinascere in ogni tempo e in ogni luogo, dice l'autore, come si fa prevenzione per le malattie occorre curarsi e prevenire ogni suo possibile ritorno.


La ricerca della verità, come affermano i piccoli alunni della scuola elementare di Casteldelci, è un ?vaccino? non soltanto consigliato ma assolutamente indispensabile. Non bisogna dunque dimenticare la furia e la ferocia dell'uomo che in quel pomeriggio del 7 aprile 1944, si scagliò su innocenti, persone semplici che persero la vita venendo uccisi barbaramente e, soprattutto ciò che non bisogna mai dimenticare è che oggi, a distanza di più di 60 anni, ancora non si sa quello che è veramente successo, ed è per questo motivo che bisogna continuare a cercare la verità.



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