Roberto Parisini
Storiografia e insegnamento della storia
Vita e miracoli delle SsisA metà dell'VIII ciclo di vita delle Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario e stante una letteratura in materia non certo sovrabbondante, appare utile avviare una riflessione che analizzi i percorsi e le tendenze della didattica della storia di cui le Ssis si sono fatte portatrici, e che ormai, con questa sedimentazione cronologica, si possono ritenere in qualche misura consolidati.
Indubbiamente, pur sempre in procinto di essere trasformate o soppresse, le Scuole sono un agente rilevante nel percorso di strutturazione nella ricerca universitaria delle questioni che ruotano intorno all'insegnamento della storia e alla formazione di quelli che quell'insegnamento sono chiamati a realizzare. Allo stesso tempo esse sono sembrate positivamente profilare, per la prima volta, un terreno d'azione comune tra ricercatori e insegnanti, tra università e scuola per costruire, in alternativa all'episodica avventurosità di concorsi proposti con cadenze quasi sempre imprevedibili, un approdo credibile e consapevole all'insegnamento e a una rinnovata professionalità docente.
È altrettanto vero però che, nate fra consistenti entusiasmi come primo presidio di quella vasta terra di nessuno che si estendeva tra l'insegnamento accademico e la didattica scolastica, esse hanno scontato in primo luogo un bagaglio di specifiche competenze tutto da costruire, nel contesto di precarietà che andavano dagli aspetti più quotidiani e terra-terra dell'organizzazione di strutture e docenze adeguate, a quelli più epistemologici connessi alle aspre contingenze della riforma universitaria da una parte, e della doppia (e non di rado contraddittoria) riforma dei programmi scolastici dall'altra.
Le Ssis hanno scontato perciò una certa dose di approssimazione tanto teorica che pratica (Greci 2004), poca chiarezza nello “stile” didattico idoneo al raggiungimento del proprio scopo, ossia insegnare ad insegnare fornendo, come da più parti viene invocato, preparazione e, soprattutto, motivazione ai futuri insegnanti di storia.
Tutto quanto detto finora solleva già una prima serie di questioni che è tempo di mettere a bilancio, a cominciare da quale sia la ricaduta, sull'effettivo ruolo esercitato dalle Scuole, all'interno e all'esterno, di questo insieme di innovazioni e debolezze degli inizi e di aspre contingenze attraversate.
Più dettagliatamente: quale contributo reale stanno offrendo le Ssis alla messa a punto di una riflessione comune tra storiografia e insegnamento?
È già stato notato come la grande varietà di interpretazioni su cosa significhi tenere un corso di storia alle Ssis ( ad esempio affrontare singole questioni storiografiche ritenute utili per le scuole, ovvero offrire essenziali carrellate di tutte le principali categorie di lavoro correntemente utilizzate dagli storici; lavoro sui manuali e analisi degli stereotipi; studio dei programmi di storia o semplice riproposizione dei corsi universitari; percorsi di epistemologia e analisi delle tecniche di insegnamento; originali percorsi di fusione di singoli aspetti di tutti questi percorsi), non farebbe che ribadire il persistere di una grande incertezza al loro interno rispetto al problema della formazione ( Zannini 2004; Greco s.d.). Comunque sia, non è giunto il momento di cominciare ad indagare più approfonditamente, all'interno di questo mare magnum, persistenze e mutamenti, e relative motivazioni?
Quali terreni, tra le diverse questioni più recentemente aperte (identità, dimensioni spaziali, manualistica, ecc.), cominciano ad essere sondati 1?
Quale ruolo hanno i Laboratori di didattica della storia, e in che rapporto stanno con le lezioni effettivamente svolte? Che peso acquistano nell'elaborazione, nelle tesi e tesine varie, di percorsi o di unità d'insegnamento propriamente dette?
E ancora. In che misura è possibile parlare di positiva influenza dell'esperienza Ssis nell'avviare un corrente interscambio di ruoli e competenze didattiche e scientifiche tra scuola e università?
Si può parlare di un patrimonio diffuso, o prevale un'ampia frammentazione nella realtà territoriale delle diverse Scuole, quando non addirittura in quella dei diversi insegnamenti (medievale, moderna, contemporanea)?
Quella che si propone qui è solo una prima, veloce carrellata di questioni a cui, certamente, se ne possono aggiungere molte altre. Il nostro scopo è infatti di cominciare a formalizzare una prima griglia degli orizzonti della discussione, di costituire un punto di orientamento necessariamente aperto a ulteriori problemi e sviluppi della ricerca.
Certamente è giunto il momento di cominciare a porre questi problemi, occorre non dimenticare infatti che, qualunque sarà il destino delle Ssis, esse sono state comunque un passo necessario, e che avrebbero già assolto una parte considerevole del proprio compito cominciando a costituire una prima, forte occasione di riflessione che coinvolga tutti, didatti della storia e ricercatori, insegnanti e storici. “Fra tutti – ha scritto Antonio Brusa (2004) proprio su questa rivista a proposito delle Scuole di specializzazione all'insegnamento – proprio questo è il campo che non dovrebbe essere lasciato allo stato selvaggio”.