N. 15 - Novembre 2007


ISSN 1720-190X





Giulia Stegagno

Storia ed evoluzione della stampa quotidiana gratuita in Italia

La stampa gratuita è oggi un fenomeno consolidato, un nuovo mezzo di comunicazione entrato a far parte a tutti gli effetti del panorama mediatico attuale.

Esperienze di questo tipo si compiono in ogni parte del mondo, si moltiplicano i prodotti editoriali che basano il loro successo sulla gratuità, sulla capillarità della distribuzione, sulla capacità di conquistare un nuovo tipo di pubblico, non avvezzo alla lettura dei quotidiani, sulla rapida fruibilità del prodotto editoriale, che propone un tipo di informazione semplice e veloce da consumare, sulla capacità di differenziarsi dai quotidiani tradizionali.

Con la stampa gratuita nasce un nuovo modello di comunicazione giornalistica che ben si inserisce nel sistema mediatico attuale dominato dalla televisione e dalle nuove tecnologie, basato su una cultura essenzialmente visiva e percettiva.

I nuovi quotidiani gratuiti, in Italia, hanno avuto l'indiscutibile merito di ottenere un enorme successo laddove la stampa tradizionale aveva fallito, sono riusciti a smuovere un mercato editoriale che da decenni era praticamente immobile, conquistando nuovi lettori.

Se le peculiarità e i tratti distintivi che caratterizzano ogni sistema mediatico rispecchiano le condizioni in cui lo stesso sistema è nato e si è poi consolidato, questo è particolarmente vero nel caso italiano dove la stampa non è mai divenuta un fenomeno realmente di massa, dove il giornalismo si presenta ancora oggi come un sistema incompiuto e fragile, per quanto riguarda la sua legittimazione e la sua condivisione sociale, ancora imperfetto e debole, incapace di ritagliarsi una sua indipendenza, un suo spazio, un suo pubblico (Morcellini 2001, 31).

Nel nostro paese non si è mai assistito al naturale aumento della diffusione dei giornali proporzionalmente alla crescita del livello di alfabetizzazione della popolazione e il processo di radicamento storico dei grandi mezzi di comunicazione è avvenuto in maniera rovesciata rispetto a quanto accaduto negli altri paesi (Morcellini 2001, 29).

L'Italia, pertanto, non ha conosciuto una stagione preliminare di diffusione dell'istruzione e di espansione della lettura e della carta stampata, seguita, successivamente, da una forte crescita dei più antichi mezzi audiovisivi, la radio e il cinema, che, interagendo con la lettura e con l'informazione, creano un substrato socioculturale su cui, solo in seguito, si innesta la televisione.

Questo processo, in Italia, si è invertito e lo sviluppo degli apparati culturali ha avuto come protagonista la televisione che si è fatta portatrice di un messaggio socioculturale sostanzialmente preliminare a una generalizzazione dell'istruzione e dell'informazione, perfino precedente al consolidamento del cinema e della radio (Morcellini 2001, 30).

Tale situazione ha fatto sì che i mezzi comunicativi che in altri paesi vantano la primogenitura del processo di modernizzazione culturale, ovvero i libri e i giornali e, successivamente, la radio e il cinema, siano stati costretti, in Italia, alla rincorsa e comunque a una sorta di subalternità rispetto alla centralità della televisione (Morcellini 2001, 30).

Ne è derivata la supremazia del modello della comunicazione sul modello dell'informazione, ovvero, nel tempo, ha prevalso un forte interesse per la comunicazione in tutti i suoi aspetti relazionali e interlocutivi, caratteristici di una cultura essenzialmente audiovisiva che erode lo spazio del testo e della scrittura, ed è rimasto secondario e minoritario il bisogno di informazione (Morcellini 2001, 28).

In Italia il giornalismo si afferma con il processo di unificazione, nonostante il permanere di un tasso di analfabetismo piuttosto alto e di un benessere economico assai poco diffuso.

Pertanto la stampa, fin da subito, presenta un forte carattere elitario, centrato sul primato della politica e della letteratura; non riesce a proporsi come anello di congiunzione tra sistema politico e società civile, come collante tra i diversi ambienti sociali, come strumento per comprendere la direzione delle trasformazioni che investono la società; bensì si impone in modo pedagogico mirando a formare più che informare, a istruire più che a coinvolgere e interessare (Sorrentino 1995, 40).

Un'impostazione di tipo elitario e l'attiva partecipazione alla vita politica, che ne porta alla dipendenza, sono, quindi, caratteristiche del giornalismo italiano delle origini, ma che permangono, seppure con connotazioni differenti, ancora oggi.

A tutto ciò si è, poi, aggiunta la concorrenza televisiva che ha portato al prevalere di una logica sensazionalistica e spettacolare; i quotidiani hanno trasformato il loro linguaggio, i loro contenuti e la consueta veste grafica per cercare di avvicinarsi e conquistare il pubblico popolare, in Italia nato e sviluppatosi come pubblico televisivo. Ne è derivata un'eccessiva omogeneizzazione dei contenuti e un notevole conformismo; i quotidiani, nel corso degli anni, si sono progressivamente assomigliati, perseguendo un modello massificato e generalista con poca originalità a livello di contenuti e di modalità di espressione, che trova conferma nella formula ibrida cosiddetta “omnibus” che unisce giornalismo popolare e d'élite all'interno dello stesso prodotto, per andare incontro a un pubblico il più vasto ed eterogeneo possibile.

Queste caratteristiche intrinseche rendono i quotidiani lontani dal grande pubblico e distanti dalle loro esigenze e sensibilità; la carta stampata non è ancora riuscita a portare a termine il processo della propria autonomia, è tuttora considerata un prodotto culturale di tipo elitistico e continua ad occupare nel panorama della produzione culturale una posizione di subalternità rispetto ad altri media, prima fra tutti la televisione.

Nel nostro paese, infatti, i quotidiani continuano a vendere poco, 102 copie ogni mille abitanti (Murialdi 2000, 303), nonostante l'applicazione di ampie e diversificate strategie di marketing, e raramente si registra un aumento delle copie vendute; al contrario, altri mezzi di comunicazione ottengono un notevole successo e una vasta audience, è il caso del trionfo dei media audiovisivi e del discreto successo dei periodici che soddisfano principalmente il bisogno di relazione del pubblico e, solo successivamente, si pongono come fornitori di informazione (Morcellini 2001, 28).

Negli ultimi decenni si è assistito a una notevole crescita del sistema mediatico che ha avuto, come conseguenza diretta, una notevole articolazione del campo con la nascita e la presenza di nuovi e diversi mezzi di comunicazione che, per le loro peculiarità e la rapidità dell'evoluzione, provocano un profondo cambiamento dell'intero sistema.

Nell'era digitale le nuove tecnologie rivoluzionano il mondo della comunicazione, e del giornalismo in particolare, consentendo la nascita di nuovi mezzi, nuovi formati e nuovi linguaggi.

Dapprima nascono i quotidiani on line, che consentono numerose innovazioni, dalla tempestività e la possibilità di aggiornamenti continui al coinvolgimento, alla partecipazione e all'interattività del lettore: i quotidiani telematici, attraverso il loro linguaggio asciutto, pratico e veloce, i criteri di notiziabilità specifici, la scelta degli argomenti, esercitano una notevole influenza sul giornalismo tradizionale.

Poi nasce la stampa gratuita che incarna in modo paradigmatico il processo di adattamento dei media cartacei ai nuovi linguaggi dell'informazione, nati e sviluppatisi, prima, attraverso la radio e la televisione, e poi attraverso Internet e il giornalismo on line.

I nuovi quotidiani si presentano come prodotti ibridi, realizzano una sorta di integrazione tra una tecnologia e dei formati consolidati, quali sono quelli della carta stampata, e quelli innovativi propri dei nuovi media, fornendo un esempio emblematico di quel processo di mediamorfosi (Marinelli 2001, 47), che spiega la dipendenza evolutiva dei nuovi media dai precedenti, in un continuo processo di adattamento in cui ogni mezzo comunicativo si adegua alle trasformazioni degli altri che coevolvono nello stesso ambiente.

Ogni mezzo di comunicazione, pertanto, deve oggi coltivare le proprie peculiarità, differenziarsi dagli altri e fornire un tipo di informazione adeguata alle modalità di fruizione del mezzo stesso e al tipo di supporto utilizzato, integrandosi nella più vasta rete mediatica.

I media a stampa sopravvivono nel nuovo contesto mediatico, ma, consapevoli di trovarsi in una situazione di interattività con gli altri media presenti nel sistema, devono ridefinire la propria natura e le proprie caratteristiche secondo il naturale processo di mediamorfosi, in particolare, devono sperimentare modalità comunicative ibride e canali diversi per intercettare pubblici differenti.

La carta stampata, infatti, nel nuovo panorama informativo, sembra essere il mezzo che ha meno attrattiva per il grande pubblico; presenta evidenti segni di insofferenza, accusa il peso della concorrenza dei nuovi media e si trova ad affrontare una profonda crisi d'identità; non è in grado di capire e assimilare il cambiamento in tutte le sue dimensioni, tanto che si può affermare che sia cambiata più velocemente la società rispetto ai giornali che la dovrebbero descrivere, spiegare e rappresentare. Mai come oggi ci sarebbe bisogno di un giornalismo che si facesse specchio della società e del sentire collettivo. E, invece, purtroppo, è in atto un progressivo allontanamento fra le dinamiche sociali e la loro rappresentazione mediatica.

Al contrario, la stampa gratuita sembra essere il naturale prodotto del nuovo millennio, riuscendo a inserirsi perfettamente nel contesto attuale, caratterizzato da una sempre maggiore centralità del sistema dei media all'interno della società e dal crescente bisogno informativo da parte degli individui. Aumenta, infatti, la conoscenza e l'interesse per questioni di carattere globale che spinge un maggior numero di persone alla ricerca di informazione, attraverso pratiche di fruizione caratterizzate dalla multimedialità e dalla diversificazione; si allarga la partecipazione dei fruitori che sentono la necessità di sapere, attraverso un tipo di informazione che diviene sempre più facilmente reperibile, immediata e gratuita.

La stampa gratuita, pertanto, risulta assolutamente idonea all'attuale contesto di facile e veloce reperibilità delle informazioni, dominato da una sorta di “filosofia del gratuito”, ovvero il non pagare per ottenere dei contenuti. Su Internet ci sono migliaia di quotidiani e giornali ad accesso gratuito ed è reperibile qualsiasi tipo di informazione in modo pressoché gratuito, i canali delle radio e delle televisioni commerciali sono gratuiti e i nuovi quotidiani rappresentano, oggi, l'ultimo anello di questa catena informativa, funzionali alla messa in circolo di una grossa mole di notizie consegnate gratuitamente a un pubblico il più vasto ed eterogeneo possibile.

La stampa gratuita entra nel mercato editoriale italiano all'inizio del nuovo millennio; è il 3 luglio del 2000, quando, per la prima volta, si diffonde a Roma un quotidiano gratuito, distribuito nelle stazioni della metropolitana. È “Metro”, il quotidiano edito dal Modern Time Group, che, nato nel 1995 in Svezia, ha raggiunto l'edizione numero venti, essendo già presente in altre diciannove città; ancora oggi “Metro” è il quotidiano gratuito più diffuso del mondo con le sue 68 edizioni in 88 grandi città e in 19 paesi (Ifra Special Report).

Nell'ottobre dello stesso anno “Metro” arriva a Milano dove comincia ad essere distribuito dagli strilloni nei punti di maggior passaggio, davanti alle stazioni ferroviarie e alle fermate della metropolitana. Un'iniziativa che scompiglia il panorama editoriale e porta una ventata di freschezza in un mercato da troppo tempo statico e chiuso, perché “Metro” è un giornale diverso dagli altri, essenziale, con molte notizie e pochissime opinioni.

Fino a marzo 2005 “Metro” resta distribuito solo nelle città di Roma e Milano, poi si diffonde anche in altre città italiane raggiungendo una tiratura di 850mila copie.

Il 5 marzo 2001 arriva sul mercato italiano un altro quotidiano gratuito, “Leggo”, edito da Caltagirone Editore; è un giornale di piccolo formato, tutto a colori con cronache anche locali, sport e spettacoli. Nasce a Roma e ottiene un successo immediato, tanto che, nell'arco di un anno, conquista molte province italiane e riesce a diventare “un fenomeno che in Italia non era mai riuscito a nessuno: quello di essere il nostro primo vero quotidiano popolare” (Pozzi 2002).

Preceduto da un'intensa campagna pubblicitaria, volta a preparare il terreno, che si è già fatto assai competitivo, e dopo aver vinto il concorso per l'esclusiva della distribuzione nella metropolitana, “City” arriva a Milano il 3 settembre 2001. Il nuovo quotidiano gratuito, edito da Rcs, ottiene un notevole successo, anche grazie al suo essere differente rispetto alle altre due testate concorrenti; si presenta, infatti, come più vicino alla realtà giovanile, attento alla vita cittadina, cui dedica diverse pagine piene di utili informazioni. La diffusione del quotidiano nelle principali città italiane continua con Bologna e Firenze, poi Roma e Napoli, arrivando nel 2006 a coprire gran parte del territorio nazionale.

All'inizio la diffusione di quotidiani distribuiti gratuitamente per le strade e finanziati per intero dalla pubblicità viene vista con sospetto dagli editori dei quotidiani tradizionali e non mancano polemiche e forti critiche; la stampa gratuita viene accusata di produrre un'informazione dozzinale, fasulla, parziale e frammentaria, nonché di essere una reale minaccia per la stampa tradizionale.

In poco tempo, però, la situazione è cambiata e questi timori sono stati smentiti dal grande successo di pubblico e dalle prime ricerche che, indagando il fenomeno, ne confermano la positività: il mercato italiano dei quotidiani, da anni depresso, si è effettivamente arricchito di circa 1,7 milioni di copie, dimostrando che con il prodotto giusto è possibile conquistare nuovi lettori senza sottrarre copie ai quotidiani tradizionali (Rapporto Fieg 2000); infatti, il 72% dei lettori di free press non consuma altri quotidiani e sono meno di 500mila coloro che leggono oltre la stampa gratuita anche giornali a pagamento (Ricerca Eurisko 2005).

La leadership è di “Leggo”, presente in un maggior numero di città rispetto ai due concorrenti, che registra un aumento del 18,2%, con una media di 1.157.000 lettori nel giorno medio contro i 979.000 del 2003; “City” risulta essere il secondo quotidiano per diffusione, con una crescita del 1,8% e circa 747.000 lettori. “Metro”, invece, perde terreno e scende dai 692.000 lettori del 2003, ai 626.000, con un decremento del 9,5% (Ricerca Eurisko 2005).

Pertanto, divisi da una feroce concorrenza, che si gioca contemporaneamente su tre livelli, ovvero la formula dei giornali, le strategie di distribuzione e la raccolta pubblicitaria, “Leggo”, “City” e “Metro” si trovano, nel 2005, a superare insieme, come alleati, le resistenze degli editori dei quotidiani al loro ingresso nella rilevazione Audipress, l'indagine sulla lettura dei giornali italiani, che certifica il numero dei lettori e ne disegna il profilo, da cui i tre quotidiani sono, al momento, esclusi.

L'ammissione negata delle tre testate gratuite in Audipress si aggrappa a un cavillo tecnico: Audipress può certificare solo le testate che sono iscritte a Ads (Accertamenti diffusione stampa), società che certifica solamente le testate che sono vendute in edicola; “Leggo”, “City” e “Metro” sostengono che la mancata rilevazione li danneggi notevolmente, poiché non possono presentarsi al mercato pubblicitario con dati ufficiali.

Il 25 gennaio 2006 il consiglio direttivo di Audipress approva una deroga al regolamento sulla certificazione delle diffusioni e dà il via libera all'apertura dell'indagine alla free press, eliminando l'impedimento tecnico all'ingresso della stampa gratuita nella rilevazione (Antonini 2006).

I risultati della prima indagine Audipress sono stati divulgati nella primavera del 2007 e dimostrano un'ulteriore crescita del mercato della stampa gratuita che ha raggiunto i 5.346.000 lettori al giorno; “Leggo” risulta essere ancora il free paper preferito dagli italiani, arrivando a essere il quarto quotidiano più letto nel paese, dopo “Gazzetta dello Sport”, “Repubblica” e “Corriere della Sera” (Audipress 2006).

L'autunno 2006 si presenta come l'autunno caldo per la free press in Italia.

I giornali gratuiti sono in pieno boom, gli investimenti pubblicitari nella stampa gratuita stanno crescendo del 15% contro il 2% della stampa quotidiana nel suo complesso. “Leggo”, “City” e “Metro” sfiorano il milione di copie diffuse (Lisbona 2006) , nasce “24 Minuti” del Sole 24 Ore e il progetto “E Polis” di Grauso raggiunge una diffusione di portata nazionale, facendo sì che si cominci a parlare di una stampa gratuita di seconda generazione.

Il progetto “E Polis” nasce per creare una sorta di network nazionale di testate quotidiane diffuse con il sistema di distribuzione mista, free e vendita in edicola a metà prezzo rispetto ai concorrenti .

Il primo quotidiano del gruppo, il “Giornale di Sardegna”, nasce in Sardegna nell'ottobre 2004; in breve tempo i quotidiani del gruppo “E Polis” conquistano l'Italia, raggiungendo una distribuzione complessiva di un milione di copie in 15 diverse città. Ora il quotidiano capostipite è diventato “il Sardegna”, affiancato dagli altri “fratelli”, tutti rigorosamente identificati con la città di diffusione (“il Bergamo”, “il Mestre”, “il Padova”, “il Bologna”, “il Firenze”) a rimarcare la prima delle caratteristiche del progetto: un quotidiano che si identifica fortemente con ogni città capoluogo in cui esce (Greco 2006).

Nel novembre 2006 l'editrice di Confindustria, dopo aver studiato il mercato europeo, si è convinta delle grandi possibilità della stampa gratuita e lancia un suo quotidiano gratuito del pomeriggio, “24 Minuti”. Il nuovo quotidiano è il primo esempio italiano di stampa gratuita specializzata, nato con l'obiettivo preciso di convincere i lettori che stampa gratuita non è sinonimo di stampa popolare. Il gruppo Sole 24 Ore crede molto in questo progetto, convinto che sappia completare l'offerta informativa del gruppo, rivolgendosi a un pubblico di non lettori rimasto finora parzialmente escluso, e che possa renderlo protagonista in un mercato che oggi un grande editore non può permettersi di ignorare (Bara 2006).

È proprio la differenza fra vecchio e nuovo, la ricerca di nuovi lettori e nuovi guadagni, che spinge gli editori a intraprendere la strada della stampa gratuita.

In Italia, quindi, negli ultimi sei anni, sono nate e hanno ottenuto successo molte testate gratuite, diverse tra loro; in particolare, si può distinguere una free press di prima generazione, rappresentata dai primi tre quotidiani diffusisi sul mercato, “Metro”, “Leggo” e “City”, e una free press di seconda generazione, “E Polis” e “24 Minuti”, che nasce sull'esempio dei primi, ma contemporaneamente se ne distanzia, proponendo prodotti differenti.

La prima generazione di stampa gratuita nasce dalla televisione e dall'informazione on line, riprendendo e sviluppando caratteristiche, formati e linguaggi dei due mezzi comunicativi che rappresentano, nella catena evolutiva mediatica, i suoi naturali e necessari predecessori.

I nuovi giornali cercano di recuperare la generazione perduta dei lettori, coloro che non leggono i quotidiani perché non sufficientemente interessati all'informazione o perché fruiscono altri media. L'obiettivo viene raggiunto consegnando il giornale direttamente nelle mani del lettore, intercettato durante il percorso mattutino verso il lavoro, quando ha il tempo di leggere, seppur velocemente, un piccolo quotidiano e soddisfare, così, parte del proprio bisogno informativo; si tratta di un'informazione in movimento, un'informazione che segue il cittadino nei suoi itinerari, in contesti lontani da quelli del tradizionale consumo. La modalità distributiva scelta, assolutamente nuova e lontana da quella degli altri quotidiani, permette una più veloce circolazione del prodotto e, di conseguenza, una più veloce veicolazione dei messaggi, sia editoriali che pubblicitari, rendendo, anche in questo, i quotidiani gratuiti più affini ai media elettronici che ai quotidiani tradizionali.

Il segreto del successo dei nuovi quotidiani, quindi, non risiede solo nella loro gratuità, ma fonte di attrazione sono anche la facile reperibilità e la rapida fruibilità; vince il fascino di una sorta di telegiornale di carta, poco impegnativo da fruire, ma utile per tenersi aggiornati.

La stampa gratuita di prima generazione, attraverso un linguaggio semplice, informa sommariamente sui principali avvenimenti nazionali e sugli appuntamenti cittadini, focalizzando l'attenzione sulla cronaca, l'attualità e lo spettacolo, senza approfondimenti, né commenti.

Nei nuovi giornali, infatti grande spazio viene dato all'attualità, ai fatti di cronaca, agli argomenti più vicini alla realtà giovanile, come il cinema e la musica, ai temi legati ai new media e alle tecnologie, agli avvenimenti dal mondo dello spettacolo, del gossip e della televisione, a notizie di costume e di moda, allo sport; tutti i quotidiani hanno una parte locale, diversa a seconda della città di edizione, con gli appuntamenti, gli eventuali concerti, gli spettacoli teatrali e il cinema.

Il contenuto editoriale dei nuovi quotidiani, prevede la pressoché totale mancanza di commenti e opinioni a tutto vantaggio della notizia; si registra la mancanza quasi totale di riferimenti politici e religiosi. È a questo livello che la stampa gratuita informa poco e male, i fatti di cronaca e le notizie di gossip cui viene dato largo spazio, hanno, infatti, un valore informativo e formativo di opinione uguale a zero; sono giornali che presentano un'informazione superficiale e ridotta, una sorta di sotto-informazione, nel senso di un'informazione che impoverisce e riduce troppo la notizia, un'informazione limitata che impedisce al pubblico di esercitare al meglio il proprio spirito critico.

D'altra parte è ovvio che questo tipo di riduzione informativa è intrinseca alla natura stessa del mezzo, indirizzato a un pubblico il più vasto possibile e fruibile in un tragitto metropolitano.

Lo stile comunicativo usato è semplice e immediato, perfetto per fruire velocemente il quotidiano durante un lasso di tempo piuttosto breve; gli articoli sono brevi, redatti facendo uso di un linguaggio caratterizzato dalla semplificazione grammaticale e dalla sinteticità periodale, nettamente influenzato dal lessico televisivo. A questo si aggiunge l'uso mirato del colore e la vasta presenza di immagini e grandi fotografie di commento, sempre corredate da didascalie, che comportano una notevole facilitazione nella lettura, che diviene più facile e ritmata.

Il formato, che predilige la tipologia tabloid, è maneggevole e facilmente leggibile in posizioni scomode e transitorie, quali quelle degli spostamenti sui mezzi pubblici; sia le prime pagine che quelle interne dei nuovi quotidiani sono strutturate in modo analogo alle pagine web dei maggiori siti di informazione: i contenuti vengono suddivisi in piccoli riquadri e brevi blocchi di informazione, paragonabili ai frame del web; le inserzioni pubblicitarie sono organizzate in spazi che ricordano i banner dei siti internet, le fotografie sono spesso le protagoniste all'interno delle pagine, così come avviene on line e le colonne di rimandi sintetici agli articoli, collocate nei bordi delle pagine, si trovano nella stessa posizione in cui, sui siti web, si trovano i link di collegamento a diversi contenuti.

Le immagini e la grafica acquistano un'importanza notevole e contribuiscono a creare un'ideale continuità tra il linguaggio e i formati propri degli schemi multimediali e quelli dei nuovi quotidiani.Le pagine sono composte in modo asimmetrico, lo spazio delle notizie, quasi sempre brevi colonne verticali o riquadri orizzontali, è continuamente spezzato da inserti di altro genere come fotografie, piccoli schemi, didascalie; non esiste una direzionalità precisa che guida la lettura, che diviene pertanto frenetica e sincopata, necessariamente collegata a una fruizione delle notizie più rapida e discontinua, funzionale al mantenimento dell'attenzione anche del lettore più distratto e svogliato.

I tre quotidiani gratuiti, identificabili come la free press di prima generazione, pur essendo simili sotto alcuni aspetti, presentano anche caratteristiche differenti.

“Leggo” si pone come quotidiano popolare, rivolgendosi a un pubblico televisivo; pone l'attenzione su notizie di cronaca, spettacolo, televisione, gossip; nessun tipo di notizie economiche e politiche. Vengono affrontate tematiche popolari e contenuti assolutamente non specialistici, viene enfatizzato l'aspetto emotivo delle notizie La struttura interna delle pagine è disordinata e frammentata; l'eccessiva presenza di oggetti visivi e la confusa disposizione degli articoli nella pagina, veicolano una sensazione di disordine e di poca coerenza.

Prima pagina di “Leggo” del 29 settembre 2006

“Metro” si presenta come un giornale glocal, rivolto a una comunità locale, ma partecipe alle problematiche provenienti dal resto del mondo e attento a determinati argomenti e tematiche di fondamentale conoscenza per il cittadino responsabile e partecipe della vita nazionale. È un quotidiano di pure notizie che presenta una panoramica dei principali avvenimenti locali, regionali, nazionali e internazionali in modo serio ed essenziale per sottolineare la neutralità nell'esposizione dei fatti e la apoliticità che contraddistingue la testata. È più vicino ai quotidiani tradizionali rispetto a “Leggo” e “City” e molto vicino al giornalismo on line e alla forma espressiva del web.

Prima pagina di “Metro” del 27 novembre 2006

“City” nasce come quotidiano molto diverso dagli altri due, puntando a un'informazione complementare rispetto agli altri media. È un quotidiano molto innovativo, vicino alla realtà giovanile con un forte impatto visivo. La sua foliazione è caratterizzata da immagini e fotografie molto forti e spettacolari, notizie curiose e originali, una parte locale molto particolareggiata.

Ma non riesce a rispondere a quelle esigenze di mercato che lo vogliono capace di raggiungere un target il più vasto e articolato possibile. Nel marzo 2005 “City” subisce un profondo restyling, uniformandosi maggiormente agli altri due gratuiti ed eliminando alcune di quelle caratteristiche che lo rendevano così diverso e per certi versi così lontano dal grande pubblico.

Prima pagina di “City” del 21 dicembre 2006

La stampa gratuita di prima generazione è una stampa metropolitana, concepita per essere consumata durante i viaggi urbani; il pubblico a cui è indirizzata è dichiaratamente composto da persone che non vogliono o non possono investire più di un certo tempo della loro giornata nella lettura dei giornali, che necessitano di un tipo di informazione superficiale, semplice e concisa e che, per averla, non sono disposti a pagare.

I primi quotidiani gratuiti abituano e familiarizzano i lettori a una tipologia di giornali distribuiti gratuitamente nei punti di maggior passaggio urbano, preparano il terreno per l'avvento della seconda generazione.

La stampa gratuita di seconda generazione, quindi, nasce sulla scia della prima, riprendendo quelle caratteristiche che ne hanno determinato il grande successo, ma contemporaneamente se ne distanzia per andare incontro a un segmento di pubblico diverso che la free press di prima generazione non è riuscita a fidelizzare, perché non è riuscita a incuriosirli, a rispecchiare i loro interessi e bisogni informativi.

Le caratteristiche che accomunano i quotidiani gratuiti di seconda generazione ai predecessori sono principalmente la loro gratuità, l'avere un formato tabloid, piccolo e maneggevole, facilmente fruibile in contesti diversi da quelli del tradizionale consumo, l'essere distribuiti in punti di grande passaggio urbano e, di conseguenza, il loro essere facilmente reperibili.

Molto più evidenti sono, invece, le differenze tra le due tipologie di quotidiani; gli ultimi arrivati sul mercato si rivolgono a un target differente e questo influenza sia i contenuti editoriali, sia la loro veste grafica.

Sulle pagine dei nuovi quotidiani viene dato maggior rilievo alle notizie di politica, di economia, di attualità; a sondaggi, inchieste e reportage; al contrario viene riservato uno spazio più limitato alle notizie di cronaca e sono del tutto assenti le notizie di gossip o riguardo la vita privata di personaggi di spettacolo.

La veste grafica è più pulita e sobria; complessivamente le pagine dei nuovi quotidiani sono ordinate e poco confuse, gli spazi delle inserzioni pubblicitarie sono ben separati rispetto agli spazi delle notizie; la foliazione, in generale, è caratterizzata da un uso del colore meno appariscente e da un ridotto numero di fotografie.

La nuova stampa gratuita comprende esperienze differenti, prodotti editoriali non assimilabili come i primi tre quotidiani, ma uniti dalla volontà di allontanarsi dalla vocazione popolare della prima generazione, per fornire un giornalismo di maggiore qualità, più approfondito e meno spettacolare.

Prima pagina di “E Polis Roma” del 1 novembre 2006

Prima pagina de “il Bologna” del 21 dicembre 2006

Con il progetto “E Polis” nasce un nuovo modo di fare il giornalismo, un prodotto innovativo sotto più punti di vista, dalla distribuzione mista, che permette di coprire il territorio in modo capillare, ai contenuti editoriali, che lo rendono un quotidiano capace di porsi come strumento per una interpretazione della realtà e della società portata avanti con spirito critico.

Uguale nel modello, ma diverso in ogni città, “E Polis” è un progetto editoriale nato per dare ai lettori la possibilità di avere un forte radicamento nella realtà locale e, insieme, un quotidiano di respiro nazionale.

“E Polis” si presenta come un quotidiano assolutamente innovativo, di qualità e dalla grafica pulita, non più un giornale “usa e getta”, da leggere e poi abbandonare sui sedili della metropolitana, ma un giornale “prendi e porta a casa”, perché la media di lettura è decisamente superiore ai venti-trenta minuti di lettura canonici dei free press, e perché ricco di contenuti, che spaziano dall'attualità alla cultura, dalla politica all'economia, con approfondimenti, commenti e opinioni.

Il giornale, infatti, ospita interventi di personaggi del mondo della politica e della cultura, che non impegnano direttamente la posizione del giornale, ma hanno la funzione di stabilire un rapporto privilegiato, un colloquio confidenziale con i lettori, per creare dei riferimenti chiari in un linguaggio vicino ai lettori.

Dal punto di vista grafico, non si tratta di un quotidiano colorato e graficamente accattivante come i gratuiti di prima generazione, ma più sobrio e semplice; molte sono le pagine in bianco e nero che contengono solo uno o due articoli e anche la presenza di fotografie è ridotta.

Elementi diversi, quali testo, immagini e, a volte, riquadri che riassumono il senso dell'articolo, sono disposti con agio all'interno della pagina, secondo uno schema compositivo armonico, che suggerisce al lettore l'idea di uno spazio chiaro e armonico, e, quindi, di un giornale di ampio respiro e razionalmente organizzato, attento all'interpretazione della realtà e all'esposizione di fatti.

Un'altra innovazione dei quotidiani di Grauso riguarda la loro modalità distributiva; i nuovi giornali sono per il 90% distribuiti gratuitamente nei luoghi di maggior frequentazione urbana, mentre il resto delle copie è venduto in edicola al prezzo di 50 centesimi.

La presenza in edicola è, però, solo accessoria e marginale, e nasce per dare la possibilità, a coloro che non sono riusciti a trovare una copia del giornale, di leggerlo ugualmente a un prezzo ridotto rispetto a quello della concorrenza.

Lo scopo è quello di far leggere al maggior numero di persone un giornale, quello di far tornare alla lettura chi ha smesso di farlo. E anche far scoprire questo piacere sopraffino ai giovani, a chi non ha mai letto. Oltre che a far comprendere a chi non rinuncerebbe mai al quotidiano la mattina che possa esistere un prodotto che guarda al futuro, nel cambiamento del tempo (Cipriani 2006).

L'indiscutibile successo della free press di prima generazione e delle altre esperienze europee sta spingendo molti editori a seguirne l'esempio; nasce la stampa gratuita specializzata, di cui ne è esempio “24 Minuti” del Sole 24 Ore.

Prima pagina di “24 Minuti” del 6 giugno 2007

Il primo quotidiano free dedicato all'economia e alla finanza nasce per completare l'offerta informativa del gruppo editoriale e per convincere lettori e inserzionisti che stampa gratuita non è sinonimo di popolare.

“24 Minuti” è un quotidiano che, pur essendo generalista, è caratterizzato da una forte attenzione alla finanza personale e all'economia divulgativa, trattata dal punto di vista degli investimenti, del risparmio e dei consumi personali, nel pieno rispetto del brand editoriale.

Le diverse sezioni che compongono la sua foliazione sono dedicate all'attualità, all'economia e al risparmio, ai consumi, alla cronaca locale; inoltre non mancano le notizie sportive, le recensioni di film e spettacoli teatrali.

Il fatto di essere il primo quotidiano gratuito del pomeriggio fa sì che “24 Minuti” punti sull'effetto trainante delle notizie dell'ultima ora per rivolgersi a quella fetta di pubblico che, nel momento della distribuzione del giornale, sta rientrando dopo una giornata di lavoro.

Viene distribuito a Roma e a Milano, nelle zone centrali della città, negli aeroporti, negli alberghi di lusso, in ristoranti, locali da aperitivo, cinema e teatri; questa scelta è determinata dalla volontà di raggiungere un pubblico che abbia un profilo più qualificato rispetto a quello abituale dei lettori di stampa gratuita.

Anche la grafica più sobria rispetto a quella che caratterizza “Leggo”, “City” e “Metro”, lo rende un quotidiano più vicino a un target alto che non ha bisogno di colori forti o fotografie spettacolari per essere invogliato a prenderne una copia.

L'impostazione delle pagine e la posizione degli articoli al loro interno è più ordinata rispetto ai free papers di prima generazione e questo favorisce una lettura più distesa e dal ritmo meno frenetico; sebbene non manchi la presenza di notizie brevi, anche in riquadri, favorevole a una lettura fatta principalmente sui mezzi di trasporto, queste sono disposte in modo ordinato, secondo le linee ortogonali che compongono la pagina e nettamente separate dalle inserzioni pubblicitarie.

Oggi i quotidiani gratuiti fanno parte del panorama mediatico italiano e il loro successo ha dimostrato che, con un prodotto innovativo e attraverso la sperimentazione di modalità comunicative ibride, di nuovi linguaggi e nuovi canali distributivi, sia possibile conquistare nuovi lettori.

La prima generazione ha incuriosito e attirato coloro che non erano abituali lettori dei giornali tradizionali, ma, soprattutto, fruitori della televisione e dei media elettronici; la seconda generazione, attraverso un'informazione di maggiore qualità, ha ripreso la ragion d'essere del giornalismo, ovvero il suo essere strumento utile al cittadino per sapere, conoscere e partecipare alla vicenda pubblica.

Partendo dalla considerazione che il miglior lettore di un quotidiano sia colui che ha l'abitudine di leggere e informarsi, è possibile che, nel lungo periodo, i quotidiani gratuiti contribuiscano a sviluppare nel fruitore quella sensibilità che lo porterà a scegliere quotidianamente un giornale, anche a pagamento.

 




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Autore Stegagno Giulia
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