N. 15 - Novembre 2007


ISSN 1720-190X





Alessandro Visani

20 settembre 1870: la Breccia di Porta Pia
Convegno del Comune di Roma, 20 settembre 2007

Il 20 settembre 1870, con l'episodio della Breccia di Porta Pia, si chiudeva il lungo periodo del Risorgimento, finiva il potere temporale della Chiesa e a Roma si aprirono i cancelli del ghetto. L'Italia sembra avviarsi verso un percorso laico dove, almeno formalmente, la religione era invitata ad attenersi alla sfera privata di ogni cittadino. Dopo 137 anni qual è il bilancio che si può fare di questo percorso? Il nostro paese si può considerare realmente uno stato laico a tutti gli effetti? È garantita, di fatto, e non solo di fronte alla legge, la libera espressione e la risposta adeguata alle esigenze di tutte le minoranze etniche, culturali, religiose?
A queste domande si è cercato di rispondere in un convegno organizzato dal Comune di Roma presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, giovedì 20 settembre 2007. L'appuntamento è stato l'occasione per ribadire l'importanza dell'evento non solo per “l'Italia laica” ma per la nazione intera.

Franca Eckert Coen, delegata del sindaco alle politiche multiculturali, ha sottolineato il fatto che la scuola laica, la fine del ghetto e l'istituzione del matrimonio civile sono atti direttamente legati al 20 settembre 1870, ribadendo la necessità, in questo particolare momento della storia del Paese, di riaffermare con determinazione la libertà dello Stato.

Lo storico Lucio Villari da parte sua ha ricordato che la festa del 20 settembre fu abolita dal fascismo “per servilismo e opportunità politica”, da un Mussolini desideroso di venire incontro alle aspettative e ai desideri del Vaticano. Secondo Villari l'altra data troppo spesso dimenticata è quella del plebiscito popolare tenutosi nell'ottobre del 1870 che coincide con il suggello popolare espresso a Roma capitale. Da quel momento finisce la storia dello Stato della Chiesa e comincia una fase nuova nel cammino dell'Italia che varrebbe la pena di tenere bene a mente anche oggi, intendendo il patrimonio del Risorgimento come punto di riferimento e ispirazione ideale.

Franco Ferrarotti, sociologo e scrittore, nel sottolineare come solo con uno stato autorevole è possibile mettere in pratica il postulato liberale della “libera Chiesa in libero Stato”, ha ricordato che proprio dalla tradizione laica deriva l'attuale tendenza di Roma ad essere la “città dell'accoglienza e dell'ascolto”, un fatto questo che ha impedito, salvo sporadici episodi, fenomeni di intolleranza e violenza verso gli stranieri che in gran numero sono affluiti e continuano ad affluire nella Capitale.

La storica Anna Foa ha invece incentrato il suo intervento, in linea con i suoi numerosi studi sull'argomento, sulla fine del ghetto. Gli ebrei romani, come noto comunità assai numerosa e radicata, hanno dovuto aspettare proprio il 20 settembre del 1870 per uscire da una penosa esistenza e iniziare una nuova fase di protagonismo nella vita culturale e politica della città.

Anna Maria Isastia, docente all'Università di Roma “Sapienza”, ha concluso il dibattito ripercorrendo le fasi che hanno portato alla Breccia di Porta Pia e quelle successive, ricordando le “leggi delle guarentigie” (vero e proprio “monumento della cultura laica e liberale”) e il continuo attacco della Chiesa di Roma allo stato liberale. Singolare è poi la vicenda della celebrazione della data, divenuta festa nazionale assai tardi, nel 1895, dopo che per anni essa era stata ricordata solo dalle associazioni. Furono Cairoli prima, e Crispi dopo, a valorizzare l'evento simbolo del Risorgimento italiano e dell'Unità che torna però ad essere celebrato in modo assai sfumato negli anni di Giolitti, riproponendosi, di fatto, più come festa romana che nazionale fino ad arrivare alla definitiva abolizione da parte del fascismo nel 1930, a un anno dai Patti Lateranensi, logica conseguenza di un coerente avvicinamento tra fascismo e cattolicesimo.

La questione infine arriva ai giorni nostri, passando per le vicende dell'Italia repubblicana che, almeno fino a questo momento, non ha voluto reintrodurre la data del 20 settembre come festa nazionale. Ed è sulla “viltà della classe politica” che ha posto l'accento Gustavo Raffi, Gran maestro del Grande oriente d'Italia, stigmatizzando l'incapacità dimostrata da tutti i governi di avere il coraggio di porsi in modo autorevole nei confronti dell'ingerenza vaticana. L'unica soluzione possibile sembra essere quella suggerita da un pronipote di uno dei bersaglieri che parteciparono direttamente all'impresa della Breccia di Porta Pia: il 20 settembre come festa nazionale e celebrazione dell'Unità italiana, ma senza alcun intento dichiaratamente anticlericale.




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