N. 15 - Novembre 2007

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Annarita Lamberti

Sei giorni e quarant'anni
Il Medio Oriente dopo la guerra del 1967

Convegno SeSaMO, Firenze, 10-12 maggio 2007

 

A proposito della Guerra dei sei giorni, Murid al-Barguti scrive:

La sconfitta di giugno è un problema psicologico che appartiene a me solamente, oppure alla mia generazione, o a tutti gli arabi di quest'epoca? A quella sconfitta sono seguite altre delusioni e sventure non meno gravi: sono scoppiate guerre, si sono perpetrati massacri, discorsi politici e intellettuali si sono alterati, ma il '67 continua a rimanere una cosa a parte. Ne stiamo pagando lo scotto ancora oggi (2005, Ho visto Ramallah , Ilisso).

La breve guerra del 1967 si pone come spartiacque nelle relazioni politiche, economiche e sociali dei paesi del Medio Oriente e dell'Africa mediterranea, ma muta anche il modo con cui storici, scienziati sociali e politici elaborano le loro prospettive su questo composito contesto geopolitico. Nel corso dell'ultimo convegno della Società per gli studi sul Medio Oriente ? Sesamo, dal titolo Sei Giorni e Quarant'anni. Il Medio Oriente dopo la Guerra del 1967 , svoltosi a Firenze tra il 10 e il 12 maggio 2007, i sei giorni della guerra del '67 sono stati presentati come un catalizzatore di eventi storici. La naksa ha spesso richiamato la precedente nakba e le successive Intifada e guerre del Golfo, facendo emergere una geografia che connette luoghi e sensi del luogo in una dinamica transcalare, neutralizzando i confini e sottolineando il proliferare di molteplici frontiere culturali. Il convegno si è articolato in sette sessioni, sei delle quali svoltesi a coppie parallele nelle suggestive sedi di palazzo Vecchio e del Palagio dell'Arte della Lana; i lavori dei singoli panels sono stati preceduti da una interessante relazione di Mario Primicerio, intervenuto al convegno come portavoce della f ondazione Giorgio La Pira , che ha esortato gli studiosi presenti ad affrontare gli aspetti culturali e psicologici delle questioni politiche mediorientali, facendo riferimento in particolare al conflitto israelo-palestinese. Il suo invito è stato implicitamente soddisfatto dai contributi di alcuni relatori, spesso giovani, in modo particolare nell'ambito della settima sessione, specificamente dedicata alla memoria della Guerra dei sei giorni nelle forme di rielaborazione letterarie e ideologiche. La prima sessione Dalla fine del nazionalismo arabo alla rinascita islamica: il Medio Oriente fra ra î s e sceicchi , presieduta da Marta Petricioli (Università di Firenze), ha aperto i lavori del convegno con interventi dall'ampio respiro regionale. Così si può definire il contributo di Matthew Elliot (Università degli Emirati), Potere e leadership dopo il 1967: dall'Egitto al Golfo , che riguardava lo spostamento verso oriente degli assi geopolitici regionali dopo la guerra del '67, determinato dalla marginalizzazione del ruolo di leadership dell'Egitto e dalla ascesa dei paesi del Golfo, concentrandosi poi sulla differente relazione che Egitto, Siria, Giordania e Iraq hanno intrattenuto con questi ultimi, nonché sul nuovo sguardo geopolitico dei paesi occidentali sul quadrante del Golfo.

Inserendosi in questa ampia narrativa geo-storico-politica a scala regionale, il contributo di Massimiliano Trentin (dottorando in Storia delle relazioni internazionali, Università di Firenze) dal titolo La Siria dal nazionalismo arabo alla rinascita islamica ha affrontato il tema del mutare del progetto panarabista in senso inter-governativo dopo la débacle militare delle forze nazionaliste e laiche capeggiate dall'Egitto di Nasser e dalla Siria ba'thista. Si è concentrato in particolare sulla politica del regime arabo-nazionalista laico siriano nei confronti della rinascita islamica a partire dal 1970, tracciando le linee-guida della complessa rete di relazioni con soggetti sia governativi sia transnazionali.

Con un intervento di carattere giuridico, La cittadinanza tra qawmiyya e sahwa , dall'insolito taglio culturale, Gianluca Paolo Parolin (Università di Torino) ha affrontato il complesso quanto attualissimo tema della cittadinanza nei nuovi assetti costituzionali dei paesi della regione a partire dalle riforme degli anni Novanta.

La seconda sessione, La politica di colonizzazione nei territori occupati palestinesi , è stata, insieme alla terza, quella più seguita da un pubblico composito di relatori e studenti dell'Università di Firenze. I suoi contenuti concernevano temi di grande attualità ampiamente narrati, come egregiamente hanno fatto con le loro relazioni Andrea Merli (Università di Bethlehem, L'occupazione civile israeliana dei territori palestinesi: economia e sfruttamento delle risorse ) e Carla Pagano (Gaza, La colonizzazione israeliana della Striscia di Gaza e il ritiro unilaterale. Caratteristiche, impatto, conseguenze ). Forte tensione interpretativa hanno mostrato le relazioni di Francesca Gilli (Gerusalemme), Maria Grazia Enardu (Università di Firenze) e Maurizio Tardocchi (Università di Napoli ?L'Orientale?).

Francesca Gilli, con il contributo Le colonie e la società israeliana: percezioni contrapposte , ha presentato gli esiti di una sensibilissima ricerca sul campo dal taglio di antropologia visuale, analizzando i contenuti politici e la struttura linguistica di stickers posizionati sulle automobili, veri e propri ?veicoli? propagandistici, e di manifesti che comunicano messaggi di sostegno ideologico nonché pragmatico al processo di colonizzazione della Cisgiordania, ovvero, della Giudea e della Samaria.

Con lo stimolante intervento su Le parole dell'occupazione, tra lingua e politica , Maria Garzia Enardu ha introdotto l'uditorio in un viaggio filologico tra le diverse valenze di termini della quotidianità politica e culturale di Israele, quali coloni , territori o, ancora, ritiro , convergenza , soffermandosi sulla inefficace resa della loro traduzione in inglese o in italiano, che ne attenua o offusca la pregnanza culturale, spesso un contrappunto tra ebraico biblico e moderno, e la portata ideologica.

Maurizio Tardocchi con il contributo dal titolo Gerusalemme una nessuna centomila?tre? ha presentato le tre fondamentali componenti etnico-religiose della città come identificative delle sue tre denominazioni Yerushalayim (Gerusalemme ebraica), Urshalim (Gerusalemme cristiana) e AlQuds (Gerusalemme musulmana), realizzando un racconto territoriale della storia urbana in cui la città nella sua interezza, nonostante l'unificazione del '67, si perde per essere soppiantata da una molteplicità di significati e di geografie politiche e culturali mobili, simulando la dinamica di subduzione e sovrapposizione della tettonica delle placche: qualsiasi visione etnico-religiosa in espansione determina una costrizione delle altre visioni concorrenti e produce al proprio interno sottovisioni, marginali o di respiro ?cittadino?.

La terza sessione, Il Libano e i suoi nemici nell'era dell'egemonia israeliana in Medio Oriente , presieduta da Rosita di Peri e Michelgugliemo Torri (entrambi dell'Università di Torino), è stata connotata da una molteplicità di prospettive narrative all'interno della più ampia impostazione storica degli interventi. Oltre alle analisi critiche storico-politiche sulla situazione libanese degli interventi dei due presidenti di sessione, che hanno presentato rispettivamente L'esperienza libanese fra crisi dello stato e paradigma democratico e La guerra dei 32 giorni: verso una valutazione militare e politica dell'aggressione israeliana al Libano nell'estate 2006 , si segnalano i contributi di Mattia Toaldo (Università di Roma Tre) e Massimo Di Ricco (Università di Tarragona ), che entravano dentro il paese rilevando un'attitudine spaziale nella prospettiva analitica.

In 1982: il tentativo di egemonia israeliana sul Libano e la convergenza americana Toaldo ha presentato il Libano e il suo assetto etnico-religioso come perno degli equilibri geopolitici regionali al centro dei grand desings israeliano e statunitense, che oscillavano tra l'ipotesi del suo smantellamento a quella della sua conservazione, mantenutasi in virtù di una solidità interna.

La relazione di Massimo Di Ricco, Il sistema consensuale libanese: confessionalismo, giochi di potere e deterrenza inter-comunitaria , penetra lo spazio culturale della solidità interna spiegandola in termini di carattere consensuale di una struttura politica confessionale, affermatasi dopo la guerra del '67. Quello libanese appare come un sistema che vive spesso momenti di crisi quando la lotta per il predominio politico soverchia il suo carattere di consensualità, e quando vuoti di potere devono essere colmati.

La quarta sessione, Dopo la sconfitta: visioni della crisi politica, sociale e culturale nel mondo arabo , presieduta da Federico Cresti (Università di Catania), è stata caratterizzata da interventi politologici diversamente connotati per impostazione e metodologia di ricerca.

Con la relazione Da ?avaguardia' della Rivoluzione a ?resistenza' alla reazione: gli intellettuali di al-Tali?ah e la Naksah Gennaro Gervaso (Università di Napoli ?L'Orientale?) ha analizzato l'evoluzione dei rapporti tra la ?sinistra ufficiale? e il potere nel regime nasseriano tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta del XX secolo. L'analisi si basava sull'esame degli articoli più importanti pubblicati sulla rivista al-Tali?ah (?L'avanguardia?).

Ancora in riferimento all'Egitto Aldo Nicosia (Università di Catania) con La Naksa raccontata dal cinema egiziano: per chi? ha affrontato il tema della riformulazione identitaria operata dagli intellettuali egiziani, soffermandosi su come la cinematografia ha rappresentato la sconfitta del '67, vissuta come trauma e disillusione nei riguardi della politica nasseriana.

Con il contributo Nasser e Gheddafi: due figure a confronto Massimiliano Cricco (Università di Urbino) e Alessia Melcangi (Università di Catania) hanno esplorato l'incontro ideologico tra il leader nazionalista libico e Nasser, inserendolo nel contesto degli esiti del conflitto del '67 in cui si cercavano formulazioni di proposte e piattaforme d'accordo, al fine di trovare una possibile linea comune del mondo arabo nei confronti dell'Occidente e dell'egemonia di Israele .

Lorenzo Medici (Università di Perugia) con la relazione Una breve parentesi: l'influenza del nasserismo in Iraq dopo la guerra dei Sei Giorni ha analizzato, invece, il rimodellamento locale dell'influsso nasserista in Iraq, all'indomani del conflitto del 1967, secondo connotazioni claniche, che ne provocheranno il declino e la progressiva ascesa di Saddam Hussein.

? Les problèmes de ?là-bas' qui se sont répercutés chez nous ? . Gli ebrei di Tunisia e la frattura del '67 è il titolo della ricerca condotta da Daniela Melfa ( Università di Catania ) sulla scorta di dati di archivio e testimonianze dirette, raccolte attraverso interviste in profondità, con cui ha ricostruito gli eventi del 5 giugno 1967, giorno in cui una violenta manifestazione antisemita ebbe luogo a Tunisi in seguito allo scoppio della guerra e all'emergere dentro il paese di un fronte favorevole alla politica nasseriana in Medio Oriente. L'analisi si è concentrata sui dati politici del rafforzamento del ruolo e della politica di Bourguiba per passare alle conseguenze sul piano sociale, economico e culturale come la fuga di migliaia di ebrei e le tensioni intercomunitarie.

La quinta sessione, L'area dei paesi MENA dal 1967 a oggi: economie, spazi e società , presieduta da René G. Maury (Università di Napoli ?L'Orientale?) è stata pensata per presentare contributi dal taglio di scienze sociali e territoriali nel più ampio ambito del convegno, in cui le narrative storiche, politologiche e letterarie sono generalmente prevalenti. Vi hanno preso parte Franco Zallio dell'Ispi di Milano, che con il contributo Le relazioni economiche tra Israele e Palestina e gli aiuti internazionali ha sottolineato l'importanza di concepire le strategie di sviluppo dei territori palestinesi e in particolar modo della Striscia di Gaza non in termini rigidamente localistici ma piuttosto nel riferimento al collegamento di questa economia in fieri con una rete sovra-locale, sottolineando l'importanza delle infrastrutture di collegamento e trasporto come l'aeroporto e il porto. Eugenia Ferragina dell'Issm di Napoli ha affrontato il tema del degrado e uso predatorio delle risorse idriche palestinesi come elemento strategico del conflitto (Ambiente e sicurezza nel Mediterraneo: gli effetti del conflitto israelo-palestinese sulla risorse idriche dei Territori palestinesi ). Felicita Scapini (Università di Firenze) con il contributo Aree costiere del Mediterraneo tra conservazione e sviluppo. WADI, uno sforzo di integrazione ha comunicato l'esperienza del gruppo di ricerca transfrontaliero, che presiede, al fine di realizzare ricerche dal taglio inter-disciplinare che intrecciano competenze scientifiche quali l'ecologia, la geografia, la sociologia e l'economia, effettuando interessanti scambi di competenze scientifiche localizzate, prevedendo scambi e incontri nei percorsi formativi di giovani ricercatori. Annarita Lamberti (Università di Bergamo) ha presentato un contributo di geografia culturale dal titolo ? Medinat Gush Dan?: lo stato/Stato di Tel Aviv in cui una porzione del territorio israeliano è stata proposta nel suo aspetto di dimensione politica e psicologica oltre che fisica, presentando un aspetto del dibattito post-sionista nel quale narrative storiche e geografiche si intrecciano profondamente.

La sesta sessione, Israele dalla Green Line alla barriera di separazione: confini, frontiere, limiti , presieduta da Marcella Simoni (Università di Venezia) e Arturo Marzano (Università di Pisa), ha raggruppato interventi intessuti sul tema della ri-configurazione dei concetti di confine e frontiera all'indomani della guerra del '67 e del nuovo assetto geografico politico di Israele. In merito alla loro ri-concettualizzazione di tipo culturale e alla individuazione delle nuove soggettività che ne emergono, particolarmente interessante è stato l'intervento dal titolo 'Ahavah le ? lo ? gvulot? Femminismo e pacifismo queer lungo la barriera di separazione tra Stato d'Israele e Territori Palestinesi di Dario Miccoli (Università di Venezia), che attraverso gli strumenti analitici degli studi culturali e di genere ha narrato il confine tra Israele e i Territori palestinesi sulla base della sua ri-significazione operata da due gruppi pacifisti israeliani, dotati di uno spiccato carattere transnazionale: Nashim be ? shachor (Donne in Nero) e Kvisah Shechorah (Bucato Nero). Le posizioni liminari delle donne e degli omosessuali sono un punto d'osservazione privilegiato per analizzare come il conflitto del '67 costituisca un vero e proprio nodo storico e storiografico per analizzare la società israeliana contemporanea e le sue dinamiche sociali e identitarie.

La settima sessione, Costruzioni/decostruzioni della naksa. La memoria della Guerra dei sei giorni nella letteratura e nel pensiero arabi contemporanei , presieduta da Lidia Bettini (Università di Firenze) e Lucy Ladikoff (Università di Genova), ha esplorato in particolar modo i contesti letterari egiziano (Francesca Prevedello, Università di Venezia, Tharthara fawqa al-Nil: il romanzo di Naghib Mahfuz e l'adattamento cinematografico di Husayn Kamal. La guerra dei sei giorni "profetizzata" e rappresentata sul grande schermo ) e israeliano, in riferimento a quest'ultimo, i relatori si sono occupati di prospettive marginali di soggettività etniche minoritarie o femminili (Paola Viviani, Università di Napoli ?L'Orientale?, Figure femminili della letteratura araba d'Israele ). Lucia Antonazzo (Università di Lecce) ha proposto con il contributo Sahar Khalifa: l'utopia di un mondo senza frontiere la frontiera di genere all'interno della società araba, come ulteriore barriera oltre quella politica e psicologica che separa palestinesi e israeliani. Elvira Diana (Università di Pescara) con il contributo Salman Natur: un palestinese druso in Israele ha proposto la voce di una soggettività di confine/collegamento tra palestinesi e israeliani, che nel romanzo analizzato Camminando sul vento o ritorno a Beisan , attraverso un linguaggio diretto e immediato, dà voce all'altro volto di Israele, quello che si oppone all'occupazione e al conflitto.

L'intervento di Lucio Caracciolo ha concluso i lavori del convegno. Il direttore di Limes ha costruito una piattaforma sintetica, inquadrando il Medio Oriente nello sguardo di Stati Uniti, Unione Europea e Italia, alla luce della quale le narrative specifiche ed endogene dei relatori hanno costituito uno stimolante contrappunto.






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