Fiorenza Tarozzi
Claudia Dall'Osso
Voglia d'America
Il mito americano in Italia tra Otto e Novecento Roma, Donzelli, 2007 In maniera piacevole, accurata nella forma come nella ricerca documentaria, Claudia Dall'Osso invita in questo breve saggio, ricco di stimolanti suggestioni, a riflettere sul crescere nella cultura occidentale e italiana in particolare, del mito del modello americano; un mito sovente indagato per il secondo Novecento che l'autrice, invece, dimostra avere le radici nei decenni che precedono la Grande guerra, periodo su cui si sofferma in maniera analitica. È la stagione della grande emigrazione verso il continente immaginato come pieno di città le cui strade erano lastricate d'oro, ma non sono le testimonianze di coloro che in America vanno per cercare lavoro che utilizza Dall'Osso, bensì i resoconti di viaggio, le rubriche sui periodici “che influenzarono un'opinione abbastanza vasta, anche senza essere voci di una esperienza immediata, bensì prime elaborazioni, primi approcci” (p. 7).
È la parola degli intellettuali e degli artisti a venire vista e utilizzata quale strumento della costruzione del “sogno americano”, una parola capace di coltivare l'immaginario e di cullare la fantasia. Fa parte di tutto ciò la prima immagine che l'America offre di se stessa agli occhi di chi sbarca dai transatlantici: i grattacieli, simboli della modernità, la statua della libertà, simbolo della democrazia.
Chi poi vi può restare e osservarne i caratteri, vede un Paese in movimento: “il bello propriamente americano pare agli italiani intimamente connesso ai ritmi frenetici delle città, al succedersi rapido di mode, all'abbattimento di un edificio
e alla subitanea riedificazione di un altro nuovo di zecca, insomma al moto perpetuo applicato a ogni aspetto della società segno di sviluppo indefinitivamente progressivo” (pp. 81-82). I protagonisti di quelle realizzazioni sono diversi: i lavoratori, i capitalisti (che sanno coniugare ricchezza e beneficenza in sintesi diverse da quelle conosciute in Italia ed ereditate dal paternalismo ottocentesco), le donne (emancipate nel lavoro, sulla scena pubblica, nella vita domestica). Non mancano, ovviamente, le critiche o meglio l'individuazione di situazioni in cui la tradizione e la storia danno lezione alla modernità. È il caso dell'architettura priva di quelle armonie che secoli di esperienze hanno dato alle città europee un volto insostituibile. “L'architetto europeo è artista, quello americano un costruttore” che non rispetta le proporzioni, l'armonia, l'estetica. Ciò nondimeno il modello americano cresce e se ne fanno divulgatori principalmente i giornali illustrati – in primis “ la Domenica del Corriere” – attraverso le copertine affidate alla creatività di grandi illustratori e le pagine affidate alla penna di giornalisti curiosi e capaci di trasmettere curiosità.
Una curiosità che il saggio di Dall'Osso ci fa rivivere con leggerezza, ma anche attraverso stimolanti analisi.