N. 14 - Maggio 2007


ISSN 1720-190X






Paolo Sorcinelli

Sentimenti in b & n
Un'operazione editoriale della Bononia University Press attraverso le fotografie di ImagoOnline e di altre raccolte


Figura 1 - Partenza per il viaggio di nozze , 1942

1.Un saluto prima che il treno lasci la stazione. La foto è stata scattata nel 1942, probabilmente alla stazione di Pesaro, con l'intento di immortalare la partenza per il viaggio di nozze di una coppia di sposi. L'immagine è stata custodita per più di mezzo secolo ed è sicuramente una di quelle che almeno una volta all'anno ha suscitato la curiosità di figli, parenti, amici e nipoti durante le riunioni natalizie. In queste occasioni succedeva e ancora può succedere che immancabilmente i padroni di casa, loro sponte o su sollecitazione, abbiano sciorinato sul tavolo la grande, miracolosa, entusiasmante scatola con l'iconografia sentimentale di una vita, di solito riposta in un armadio o in cassetto. Ho fatto riferimento ad una “scatola” forse per una citazione personale, ma a volte si trattava e si tratta di veri e propri album o, in altre circostanze, di immagini appese fra il vetro e il bordo di legno della credenza, in cucina, per una quotidiana esternazione di matrimoni, cresime, fidanzamenti, lutti, nascite e persone lontane.

2.Sono ormai tre anni che il “Laboratorio sulla memoria del quotidiano” (Imago) 1 è al lavoro per catturare da questi giacimenti familiari suggestioni, emozioni e sentimenti che prima l'obbiettivo di una macchina fotografica e poi la naturale selezione del tempo hanno salvato. Non è la caratteristica tecnica in sé che abbiamo posto in prima piano e dunque poco ci interessa dell'apparecchio, dei tempi di esposizioni e delle pellicole usate dagli occasionali fotografi che hanno creduto opportuno fissare certi momenti in cui più o meno direttamente si sono trovati coinvolti. Le immagini ci interessano per quello che possono dire e lasciare intendere sotto il profilo emozionale e sentimentale; in una duplice ottica: quella del momento fissato e quella del momento rivisitato. In questo senso l'immagine dei due sposi che salutano parenti e amici dal finestrino di un treno contiene un significato sentimentale contestuale e un indotto emozionale estemporaneo. Da qui una doppia potenzialità di lettura: “allora per allora” e “ora per allora”, operazione che poi è alla base del procedere metodologico di qualunque ricercatore alle prese con un documento del passato nel tentativo di capirne il contesto e interpretarlo nella maniera più idonea.

3.In questi anni Imago ha raccolto fotografie (“spontanee e anonime”, cioè “non professionali” 2) avvalendosi della complicità di studenti disponibili a frugare nei ricordi di famiglia per poi costruire i percorsi intergenerazionali del proprio gruppo parentale. Si tratta per la stragrande maggioranza di fotografie che si potrebbero definire alla stessa stregua di “nodi nel fazzoletto” 3, idonei cioè a sollecitare una memoria del privato. Talmente privata da richiedere, a volte, un occultamento. Come nella poesia I ripostigli di Eugenio Montale: “Non so dove io abbia nascosto la tua fotografia. /Fosse saltata fuori sarebbe stato un guaio”. Talmente intima, in altri casi, da indurre la signora protagonista di Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini a ritornare in possesso delle fotografie che aveva regalato nella sua vita. “Ella aveva sempre parcamente dispensato il proprio corpo in effigie. E per una calcolata prudenza non aveva mai acconsentito a farsi ritrarre in compagnia. Doveva rintracciare sedici fotografie, ne recuperò quattordici. Della quindicesima si convinse, per testimonianza diretta, che la donna a cui era capitata fra le mani, ‘tanti anni fa', l'aveva fatta in minutissimi pezzi e, ‘sì, buttata nel gabinetto'. Dell'ultima ottenne una dichiarazione scritta in cui l'ex possessore affermava, ‘sul suo onore di deputato e di penalista', di averla data alle fiamme e disperse al vento le ceneri, il giorno – ma questo le fu aggiunto a voce – anzi, la notte in cui aveva creduto di essere ‘diventato una persona seria'. Raggiunto il suo scopo, ella disse: ‘Ora più nessuno potrà dimostrare come ero una volta. Le parole se le porta il vento. Io sono quella che sono e che tutti possono vedere'. Nel corso delle sue ricerche ella aveva profanato e distrutto memorie fino ad allora incorrotte, sollevato postume gelosie, rinverdito di ricordi membra intorpidite. Su tutto ella era passata con indifferenza, perseverante e cinica come la giovane di cui gradatamente uccideva l'immagine”. Occultare un'immagine, sottrarla agli altri è in fondo il tentativo di negare a se stessi e agli altri un momento, una fase della vita: cancellare qualcosa. Come le immagini di sposi nel giorno del loro matrimonio che ci sono state affidate dopo un'accurata pulitura dei visi. In questi rettangoli di carta gli ovali dei volti sono stati volutamente corrosi o sbiancati e ci hanno fatto subito pensare a proprietari che hanno voluto rimuovere se stessi non riconoscendosi più come attori e protagonisti di quella situazione, davanti all'altare o davanti alla chiesa. Volti cancellati perché la fotografia non riveli – forse - i protagonisti di un matrimonio fallito.

4.L'operazione recupero di Imago ha codificato dei momenti esistenziali rappresentati a suo tempo con una testimonianza visiva; da parte nostra ora, c'è la pretesa di procedere più in profondità per captare non soltanto momenti della vita ma anche gli stati dell'animo. Scattare una fotografia non è un puro automatismo, ma sottintende una partecipazione e un coinvolgimento emotivo suscitato dai soggetti inquadrati e dalla loro localizzazione spaziale e temporale. Ma se la fotografia può rendere emozioni e sentimenti e se chi fa storia ha il compito di portare alla luce il passato anche attraverso i modi di vivere i sentimenti, ecco allora che la fotografia deve essere posta sullo stesso piano di dignità e di validità di qualsiasi altro documento utile per la ricostruzione di ciò che è stato.

 

Figura 2 - In spiaggia , 1955

La memoria è legata al concetto visivo: chi ricorda di solito vede nella memoria, cioè nel passato, e il ricordo può essere diretto oppure mediato da un familiare o da altri ed è anche indubbio che la memoria confluisce con gli opportuni accorgimenti nella storia, termine che nella sua derivazione greca rimanda al concetto di “vedere” e al racconto di ciò che si è visto. L'iconografia in generale e la fotografia nello specifico permettono di confrontarsi con una mappa visiva e quindi di “vedere”, di porsi come “testimoni” 4. Dunque, a differenza di un documento scritto, concede più ampi spazi alla manovra interpretativa e - attraverso una più marcata sollecitazione - a concettualizzare visivamente ciò che si legge.

      

Figura 3 - Primi piani

Il mondo è pieno di fotografie e forse ne sarà ancora più pieno se è vero che “ogni settimana si producono più di un miliardo di nuove foto”. Che vanno ad aggiungersi a quelle già prodotte da più di cento anni e che intasano i cassetti, finiscono nella spazzatura, s'accumulano sui banchi dei mercati delle pulci 5. Solo una piccola parte finisce in qualche libro. Ogni paese e ogni città ha un suo fotolibro che

Figura 4 - Sposa in abito bianco , anni ‘50

 

Figura 5 - Sognatrice , 1975

quasi sempre è una “operazione nostalgia” del “come eravamo”, all'insegna del rimpianto di un “mondo perduto” e con la conseguente sottolineatura in chiave positiva o negativa delle trasformazioni avvenute sull'onda del progresso.

Figura 6 - Coppia di sposi , 1951

Certo esistono operazioni editoriali che si muovono su altri livelli: i volumi Album italiano a cura di Valerio Castronovo per la Laterza , la Storia fotografica della società italiana proposta in numerosi volumetti da Editori Riuniti e gli Annali della Einaudi, hanno dimostrato che l'uso della fotografia come “fonte” storiografica può dare buoni risultati. D'altra parte non si capisce perché una così abbondante documentazione iconografica abbia incontrato tante difficoltà ad imporsi a tutti gli effetti, mentre altre tracce semantiche precedenti al dagherrotipo non abbiano avuto intoppi ad essere accettate nel novero della strumentazione utile alla ricostruzione del passato.

5.Non più soltanto documenti scritti, ma anche tracce iconografiche, come ha pionieristicamente dimostrato Emilio Sereni nella Storia del paesaggio agrario italiano , o Aby Warburg per la storia della cultura attraverso le espressioni artistiche e innumerevoli altri esempi che riguardano la religiosità popolare (ex voto e raffigurazioni pittoriche sacre), il concetto di infanzia e il rapporto di coppia attraverso la ritrattistica di singoli e di gruppi familiari, la visione della donna nella iconografia del movimento socialista o di altri particolari momenti storici, il sentimento della morte, nella sua evoluzione attraverso i secoli, studiato nelle rappresentazioni funebri dei monumenti, dei dipinti e delle lapidi. Naturalmente a patto che si abbia sempre ben presente che “il linguaggio delle immagini è solo apparentemente immediato” e che queste “richiedono delle tecniche di lettura e di analisi puntuali e certamente diverse da quelle applicate alle fonti cui più comunemente ricorre lo storico”.

Figura 7 - Ballo sull'aia , 1938

Ma in generale le raccolte fotografiche, da quelle degli studi fotografici agli album di famiglia, caso strano, non sono state utilizzate appieno, anche se dalla fine dell'Ottocento agli anni trenta in più occasioni è stata avanzata la necessità di creare grandi archivi fotografici, nella convinzione che le immagini “sarebbero state i documenti più preziosi entro un secolo”. O è stato esaltato l'aspetto tecnico della fotografia, o le fotografie sono servite per la ricerca del tempo perduto, con finalità nostalgiche e rievocative: “L'enorme avvolgente sapore dell'archivio totale, del vissuto collettivo che emana dalla fotografia storica, non è ancora riuscito a invadere adeguatamente la nozione di memoria positiva, e sembra piuttosto limitarsi, ogni volta, al ricordo di costume e alla citazione personale. La grande divulgazione della fotografia, insomma, anziché imporsi come il primo, gigantesco archivio della società moderna, ha finito per agevolare l'uso personale e intimistico dell'informazione. Questo grande strumento […] non possiede ancora la potenza evocativa del documento archivistico e storico tradizionale”.

6.Le fotografie spesso sono state usate per rappresentare il fulcro della memoria collettiva. È, per esempio, il caso dei fotolibri che illustrano la vita di paesi e città in un nostalgico confronto a distanza fra passato e presente (com'era una certa strada, la cinta muraria abbattuta, i negozi d'altri tempi, i lavori di una volta), affidandosi al concetto positivista per il quale “una immagine vale mille parole” e scordandosi di aggiungere che questo può essere vero soltanto se chi guarda l'immagine dice o pensa le “mille parole”.

Si tratta invece di usare la fotografia come qualsiasi altra fonte storica, destrutturarla, smontarla e quindi collegarla ad altre fonti, farla rivivere, interpretarla. La prima fase è dunque quella della ricerca, la seconda della catalogazione, la terza della interpretazione storica, soprattutto per conoscere “l'evolversi delle strutture mentali e della loro connessione con le strutture materiali”. In questo senso, forse, la strada più battuta è stata quella di far rivivere la struttura urbana del passato: le fotografie ci consentono di studiare la città e i quartieri non in una dimensione nostalgica del tempo andato ma alla luce delle trasformazioni urbanistiche avvenute nel corso degli anni. Le strade, la vita che vi si svolge, il traffico servono a contestualizzare rapporti sociali ed economici, ma la foto non rappresenta soltanto una realtà colta nella fissità di un momento. Come un documento scritto, anche l'immagine contiene numerosi parametri informativi e interpretativi; va dunque letta nei particolari e rivitalizzata anche per i sentimenti che nasconde.

Figura 8 - Festa in casa , 1961

L'immagine fotografica è una rete di appunti che l'obiettivo ha schiacciato in un'immagine d'assieme; a chi legge le immagini spetta il compito di recuperare i diversi tasselli di cui queste sono composte. Ecco, allora, che da una prima catalogazione delle fotografie che esprimono i momenti delle varie attività umane – della struttura urbana, inseguendo le tracce dei mutamenti della configurazione cittadina a livello di viabilità, architettura e trasformazioni paesaggistiche; delle condizioni di vita, sfruttando le foto che si soffermano sulla quotidianità negli spazi abitativi e negli spazi pubblici; delle cerimonie familiari, prendendo in considerazione i funerali, i matrimoni, i pranzi; delle funzioni religiose, come le processioni, le cresime, le comunioni; dell'abbigliamento, di tutti i giorni e della festa; del tempo libero con i giochi, i ritrovi pubblici, gli sport, le vacanze e le gite; degli aggregati sociali omogenei, per esempio i mezzadri, i braccianti, i pescatori; degli strumenti di lavoro e dei luoghi di lavoro, come gli utensili domestici; della coppia: fidanzati, sposi; della famiglia e dei gruppi di parentela, per studiare i diversi ruoli degli anziani, dei bambini, dei coniugati e dei celibi – si può passare allo studio dei particolari: le mani, gli sguardi, gli ornamenti, la pettinatura, gli oggetti di uso comune, le calzature, le vesti ecc. Particolari che esprimono la quotidianità, ma che si prestano anche alla lettura dei sentimenti e degli stati d'animo, anche se – riprendendo una poesia di Montale - “l'istantanea non era di gran pregio / un volto in primo piano, un arruffio di capelli”.

7.Ci sono altri percorsi storiografici da realizzare su documenti e su immagini fotografiche. Si tratta di seguire un certo numero di famiglie, quelle di cui possediamo gli album fotografici, possibilmente di varia estrazione sociale, attraverso i cicli generazionali. Si può partire dalla foto di due sposi della fine dell'Ottocento e combinare le testimonianze fotografiche che questi ci hanno lasciato con i dati del loro curriculum anagrafico – età al matrimonio, professione, numero dei figli, cambiamenti di residenza, seconde nozze, chiamata alle armi – e con altre tracce esistenziali lasciate in tribunali, atti notarili, contratti di lavoro, conti familiari, lettere. La stessa operazione dovrebbe essere ripetuta per le generazioni successive fino ad arrivare ai giorni nostri. In questa maniera si avrebbero storie di vita familiare riferibili a vari contesti cronologici, fino a permettere una lettura diacronica valida non soltanto a livello di mutazioni strutturali ma anche sul piano della storia della cultura e delle mentalità collettive.

 

Figura 9 - Uomini soli , 1953

 

Figura 10 - Ballo di carnevale , 1959

Le istituzioni hanno schedato con i documenti scritti la gente per quanto riguarda la parte pubblica della loro vita; le fotografie hanno colto i momenti della loro vita pubblica e privata. Attraverso la combinazione dei diversi aspetti e ruoli si potrebbero capire molto meglio le trasformazioni avvenute, spesso in maniera traumatica e repentina, nell'arco dell'ultimo secolo nel nostro modo di venire al mondo, di vivere, di partecipare alla vita collettiva e di morire. Ad ogni modo, si tratterebbe di ripensare ex novo al rapporto che potrebbe instaurarsi fra la ricerca storiografica e il patrimonio di immagini fotografiche che si è costituito da circa centocinquanta anni a questa parte. Questo materiale, infatti, non ha soltanto profondamente rimodellato la sensazione che gli uomini hanno di se stessi e del mondo in cui vivono, ma ha creato le condizioni per una inedita lettura del passato anche a livello di sentimenti.

8. Sentimenti in bianco e nero. La memoria quotidiana negli album fotografici è il titolo della collana editoriale in dieci volumi previsti fra il 2007-2008 per l'editore Bononia University Pressa cura di chi scrive questa nota e da Angelo Varni.

I volumi saranno composti da una parte “discorsiva” (una specie di “introduzione”, dallo stile arioso, suggestivo, evocativo) di alcune cartelle e ripartiti in tre o quattro sezioni sottotematiche, ciascuna delle quali presentata (nel senso di offrire una chiave interpretativa al lettore) da un breve testo. In ogni volume sono previste 80-90 immagini ognuna delle quali sarà corredata da didascalie brevi (anno, località, soggetto…) o, in certi casi, a discrezione degli autori, da commenti più articolati (anche citazioni di brani letterari, in prosa e in poesia, storici, sociologici, ecc.).

Le istantanee saranno perlopiù amatoriali e inedite , (cioè scattate per fissare un momento “privato” e per confluire negli album di famiglia – www.imago.rimini.unibo.it ), rigorosamente in bianco e nero e cronologicamente comprese fra il 1920 e il 1980 .

 

Questo il piano completo dell'opera:

•  Momenti d'amore

•  Insieme all'altare

•  Vacanze e gite

•  Il corpo in posa

•  Le mode

•  La musica e il ballo

•  Identità familiari

•  L'osteria e il bar

•  Volti in primo piano

•  Gioie e motori

 

I primi volumi saranno realizzati da Marco Antonio Mazzocchi e Mirella Baroncini, Ada Gigli Marchetti, Silvia Grandi, Alberto Malfitano, Daniela Calanca, Luca Gorgolini, Federica Muzzarelli.

 

Figura 11 - Innamorati bolognesi , 1938






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