N. 14 - Maggio 2007


ISSN 1720-190X






Luigi Balsamini

La biblioteca “Franco Serantini” di Pisa


 

La storia della biblioteca “Franco Serantini” ha inizio alla fine degli anni '70, nei locali della Federazione anarchica pisana. In quasi trent'anni di attività, grazie all'impegno collettivo dei curatori, al sostegno di amici, collaboratori e utenti ed al supporto – a dire il vero piuttosto discontinuo – delle istituzioni locali, la biblioteca è riuscita a caratterizzarsi come un importante centro specializzato in storia sociale e contemporanea, con una particolare attenzione dedicata ai movimenti antiautoritari, libertari ed anarchici.

La “Serantini” nasce come biblioteca a impostazione “militante”, non dissimile da altre esperienze che si sviluppano nel corso degli anni '70 e '80. Anche tra gli anarchici infatti, sull'onda della “stagione dei movimenti” e del ciclo di lotte che segna una significativa ripresa dell'intervento politico, si assiste alla nascita di istituti culturali, per lo più limitati ad una funzione interna al movimento, deputati alla raccolta di materiali archivistici e bibliografici al fine di approfondire una conoscenza critica del proprio passato e di radicarsi con consapevolezza nel presente. In altre parole, gli anni '70 portano, da un lato, l'esigenza di salvare da futura e probabile dispersione quanto prodotto nell'ambito delle lotte quotidiane, dall'altro, quella di conservare la propria memoria, testimonianza di una presenza attiva degli anarchici nella storia dei movimenti di emancipazione. Due bisogni, questi, a lungo colpevolmente ignorati da un movimento tutto proteso verso l' avvenire , che fin dalle sue origini ha mostrato una scarsa – se non nulla – accortezza verso la conservazione della memoria storica, come se le “carte” possano rappresentare un'inutile zavorra piuttosto che un prezioso bagaglio per la costruzione di una solida identità politica.

Questi nuovi istituti culturali vanno ad affiancare l'Archivio “famiglia Berneri”, aperto e curato da Aurelio Chessa fin dal 1962, mentre già dai primi anni '70 si era conclusa l'esperienza della biblioteca “Max Nettlau”, collezione personale di Pier Carlo Masini, socialdemocratico dall'anima libertaria e principale storico del movimento anarchico, aperta alla fruizione pubblica nella sua casa di Bergamo. Archivi, biblioteche e centri studi dell'area anarchica e libertaria si trovano presto ad affrontare difficoltà, superandole in taluni casi e rimanendone travolti in altri, legate a croniche carenze finanziarie, ad un inevitabile affidamento sul volontarismo e, non ultimo, alle alterne vicende dei gruppi promotori. Alcuni sono scomparsi nel riflusso degli anni '80, altri sono sopravvissuti fino a tempi recenti, altri ancora, oggi attivi e aperti al pubblico come la biblioteca “Serantini”, hanno incrementato il proprio patrimonio documentario, sottoscritto accordi e convenzioni con gli enti locali, stabilito rapporti di collaborazione sia nella propria realtà territoriale sia con istituti di affine specializzazione, mentre i curatori approfondivano le competenze professionali necessarie alla loro migliore gestione 1.

 

Il progetto e le raccolte

Il primo nucleo librario presente nella sede degli anarchici pisani è il materiale donato già nel 1976 da Gino Giannotti, militante di Santa Croce sull'Arno: circa 1.500 libri e opuscoli stampati a partire dal 1840, di interesse non solo strettamente politico, ma anche storico, filosofico, economico e letterario, in grado di offrire uno spaccato delle letture e quindi della crescita culturale e politica di un militante autodidatta nella prima metà del Novecento.

L'idea di valorizzare questa donazione si coniuga, nella proposta avanzata da Franco Bertolucci, al desiderio di mantenere vivo il ricordo dell'anarchico Franco Serantini, ucciso a Pisa dalla polizia nel corso di una manifestazione antifascista, nel 1972. Al suo nome viene dunque intitolata la biblioteca che a partire dal 1982 si dota di un proprio Statuto e apre le porte agli studiosi e al dialogo con la cittadinanza. Il progetto culturale delineato dai promotori mira a costruire un istituto non solo di raccolta delle fonti, bensì di stimolo e supporto alla ricerca storica sul movimento operaio e socialista, con una particolare attenzione all'istanza libertaria. Una scelta “militante” ben precisa, coniugata ad un metodo di indagine storiografica critico e scientificamente fondato:

per noi la “storia militante” – sostiene Bertolucci, fondatore e attuale direttore della biblioteca – non è una storia subalterna all'ideologia, come in passato lo sono state diverse scuole storiografiche, bensì una storia critica costruita dal basso con passione e serietà, perché per noi la storia è un continuo processo di interazione tra lo storico e i fatti storici, un dialogo senza fine tra il presente e il passato, i fatti e la loro interpretazione. Inoltre, siamo sempre stati convinti che la storia del socialismo, nelle sue due correnti antiautoritaria e autoritaria debba uscire dal campo della sacralità e della retorica per approdare alle problematiche della storia sociale, perché il movimento socialista nel suo insieme non poteva essere considerato una categoria a sé stante dall'evoluzione della società contemporanea ma è in essa che è nata la sua azione ed in essa è il suo divenire 2.

Su queste basi, le prime attività di ricerca culminano nell'allestimento di una mostra documentaria sulla storia dell'anarchismo in provincia di Pisa. Dalla ricostruzione emerge con tutta evidenza come la componente anarchica non sia affatto un “corpo estraneo” alla storia cittadina, ma parte integrante del movimento operaio pisano, sul quale ha esercitato in diversi momenti una significativa influenza 3.

Accanto al lascito di Gino Giannotti vanno crescendo un fondo “di aggiornamento”, collocato a scaffale in base alla classificazione Dewey, e una “Serie storica”, ospitante edizioni ottocentesche e delle prima metà del Novecento – alcune significative per la loro rarità – acquisite grazie a donazioni mirate da parte di collaboratori della biblioteca e ad acquisti effettuati sul mercato antiquario. Soprattutto, la “Serantini” riesce ad attrarre, conservare e gestire adeguatamente donazioni ricevute dai militanti e dalle organizzazioni protagonisti della scena extraparlamentare, non solo anarchica, degli anni '60 e '70, che evidentemente vedono nella biblioteca un luogo sicuro cui affidare con fiducia le testimonianze della propria vita politica e sociale. Tra le carte, pervenute in genere non ordinate, è abitualmente presente una vasta tipologia di materiali: manoscritti, dattiloscritti, ciclostilati, documenti a stampa e fotografici, nonché grandi quantità di cosiddetta “letteratura grigia” (volantini, circolari, bollettini, relazioni interne...), inoltre, il più delle volte, si trovano frammisti documenti privati del donatore e documenti appartenenti più propriamente all'archivio del gruppo in cui aveva militato. Busta dopo busta, accanto ai fondi personali l'archivio della biblioteca va così raccogliendo anche fondi relativi alle organizzazioni politiche, in rari casi giunti direttamente dal soggetto produttore, più frequentemente costituiti raccogliendo a posteriori materiali di diversa origine e provenienza.

Anche la crescita delle raccolte librarie, oltre ad una costante attività di monitoraggio del mercato contemporaneo e d'antiquariato, deve molto a generose donazioni da parte di amici e collaboratori della biblioteca. Negli anni non è mai venuto meno l'ingresso di singole unità bibliografiche o di piccole raccolte, scelte in genere con cognizione di causa, ma le acquisizioni più sostanziose e significative sono le raccolte personali di studiosi, cultori della materia e militanti, donate dal proprietario o dai suoi eredi per garantirne la conservazione unitaria, permetterne la fruizione pubblica e, insieme, lasciare un'immagine di sé riflessa nella propria “creatura”. Non costituiscono, forse, biblioteche ritenute ideali dal punto di vista del raccoglitore, ma delineano comunque la concreta e ragionata espressione di un percorso culturale e intellettuale, costruito selezionando un proprio corpus librario sulla base di interessi personali, disponibilità economiche e qualche volta anche di una certa sensibilità bibliografica.

Di fronte a dei lasciti che rappresentano in tutto o in significativa parte la biblioteca privata di un protagonista della vita politica o culturale, i responsabili della “Serantini” hanno sempre – e opportunamente – adottato una collocazione in base alla provenienza, evitando di fondere tali materiali con il resto del patrimonio librario. Questa accortezza può infatti permettere l'indagine sul precedente possessore, offrendo un valore aggiunto rispetto ai pezzi presi nella loro singolarità, dato, appunto, da quel particolare vincolo che li tiene insieme.

 

I fondi di Joseph Cono e Pier Carlo Masini

Accogliere libri o altri documenti in dono va quasi sempre al di là di una semplice incombenza gestionale, rappresentando piuttosto la testimonianza di un rapporto di fiducia instaurato con il donatore. Oltre ad accrescere il patrimonio bibliografico il dono è anche, soprattutto, simbolo della ricchezza dei rapporti umani, delle relazioni personali tra responsabili della biblioteca e donatori, che a volte nascono, a volte si consolidano, attorno all'oggetto libro e al suo passaggio di mano: “la storia delle donazioni è una storia di viaggi e di incontri” – racconta Franco Bertolucci –, che si svolge sullo scenario di molte città italiane, europee e perfino oltreoceano. Basti ricordare il viaggio effettuato nel 2004 da Bertolucci e Maria Grazia Petronio a Los Gatos, nel sud della Baia di San Francisco, per organizzare la spedizione in Italia dell'intera biblioteca di Joseph Cono, anarchico di origine calabrese emigrato negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. Nel corso degli anni “Joe” era diventato il custode di libri, riviste, documenti, fotografie e ricordi affidatogli dai militanti libertari più anziani italiani e italo-statunitensi; i curatori della “Serantini” hanno deciso di non selezionare solo le opere strettamente politiche, ma di preservare l'integrità di una biblioteca specchio della conquistata formazione di questi militanti per lo più autodidatti, partiti semianalfabeti dall'Italia e orgogliosi della crescita culturale che si erano saputi costruire da emigrati:

ogni volume è una storia, che Joe ci racconta […]. Ci fermiamo con i volumi in mano ad ascoltare… storie di operai emigrati per la miseria, lavori faticosi, povertà, nostalgia per la terra di partenza, ma anche storie di una nuova comunità solidale, di accese discussioni, di speranze e di lotte. […] Incominciano a crescere le scatole: 10, 20, 30, poi si aprono per noi la soffitta, lo scantinato, gli armadi a muro e tante, tante valigie. È un patrimonio unico, che ci consente di ripercorrere la formazione di questi militanti: quasi nessuno aveva fatto più delle elementari, leggevamo e studiavamo per non essere da meno dei nostri avversari, per poter sostenere le nostre idee , racconta Joe. Reclus, Kropotkin, Malatesta, Fabbri, ma anche Tolstoj, Shakespeare, Dostoevskij, Gorki, Omero, Platone, Foscolo, Manzoni, Carducci, Rapisardi e poi storia dell'arte, sociologia, medicina e igiene, Verdi, Rossini e ancora storia, costumi, cucina, geografia e vari ricordi delle regioni di provenienza” 4.

Alla fine saranno oltre cinquanta gli scatoloni che viaggeranno via nave alla volta della biblioteca pisana, scelta da Cono per assicurare conservazione e fruizione di questo spaccato di memoria dell'anarchismo italo-americano.

Dal punto di vista qualitativo il fondo librario di maggior rilevanza rimane la donazione di Pier Carlo Masini, scomparso nel 1998, legato alla “Serantini” da un consolidato rapporto di collaborazione e amicizia, determinante anche per la nascita della “Rivista storica dell'anarchismo”: strumento di lavoro capace di affrontare con rigore scientifico un ampio ventaglio di tematiche e di far dialogare liberi ricercatori con studiosi interni al mondo accademico, segnando per almeno un decennio (1994-2004) l'evoluzione della storiografia sui movimenti libertari.

Il fondo è composto da un migliaio di monografie e circa 400 periodici e numeri unici, in gran parte provenienti dalla sua biblioteca “Max Nettlau”, specializzata in storia dei movimenti di emancipazione sociale e ospitante pezzi scelti uno ad uno, attentamente selezionati sia sotto il profilo bibliografico che bibliologico. Tra questi si segnalano, a puro titolo di esempio, gli atti della Conferenza internazionale antianarchica tenuta a fine Ottocento dalle polizie europee, stampati in cento esemplari con il timbro “Confidentiel”; le opere complete di Mihail Bakunin pubblicate nell'Unione Sovietica del 1934-1935 e interrotte al quarto volume; il primo tomo della stessa opera pubblicata in francese, recante una dedica autografa del curatore Max Nettlau a Ettore Molinari datata 9 marzo 1895; il reprint fotografico della biografia di Bakunin manoscritta da Nettlau, tirato dall'editore Feltrinelli in settanta esemplari; i dodici volumi della prima edizione dell' Histoire de la révolution française di Louis Blanc e altro ancora 5.

Insieme ai libri, Masini ha affidato alla “Serantini” anche il proprio archivio privato – che sarà consultabile a partire dall'ottobre 2008 – comprendente l'epistolario personale (circa 700 corrispondenti per il periodo 1945-1998), il materiale di preparazione delle sue ricerche storiche e della militanza politica, documenti sulla storia del movimento operaio dal 1870 al 1970 e l'archivio dei Gruppi anarchici di azione proletaria (Gaap: un tentativo della prima metà degli anni '50 di valorizzare la natura classista dell'anarchismo in un quadro di strutturata organizzazione politica) 6.

 

Produzione editoriale e iniziative culturali

Considerando le attività di raccolta, ordinamento e conservazione strettamente connesse alla ricerca storica e alla promozione di una cultura libertaria nel dibattito contemporaneo, la biblioteca “Serantini” si è adoperata sia sul versante della produzione editoriale che nell'organizzazione di convegni, seminari e giornate di studio.

La casa editrice Bfs ha in catalogo oltre un centinaio di titoli, suddivisi in diverse collane, alcune propriamente “storiche” (come la “Biblioteca di cultura storica”, la “Biblioteca di storia dell'anarchismo”, gli “Strumenti per la ricerca storica” ed i “Quaderni della Rivista storica dell'anarchismo”), alcune attente alle tematiche dell'antiautoritarismo, della non-violenza e delle culture libertarie (come la “Biblioteca universale utopie”, “Rovesciare il futuro” e la “Biblioteca del pensiero”), una dedicata alla “Narrativa libertaria” ed altre minori.

L'ultima fatica editoriale è stata la pubblicazione del Dizionario biografico degli anarchici italiani 7, coordinata dal prof. Giampietro Berti. I lavori per la redazione del repertorio hanno coinvolto per circa tre anni un centinaio di studiosi facenti capo a quattro poli universitari: Messina (prof. Santi Fedele), Milano (prof. Maurizio Antonioli), Teramo (prof. Pasquale Iuso) e Trieste (prof. Giampietro Berti). La stesura dei duemila lemmi si è avvalsa di tutte le fonti disponibili: carte di polizia, memorialistica, pubblicistica, stampa periodica, fonti orali, riuscendo ad offrire una panoramica della variegata realtà del movimento anarchico, nell'arco temporale compreso tra metà Ottocento e gli anni '60 del Novecento, con alcuni prolungamenti successivi. Ne emerge il quadro di un movimento diffuso sul territorio nazionale, anche se con una certa preponderanza delle regioni centro-settentrionali, saldamente inserito nelle lotte del proletariato, sia sotto il profilo dell'azione politica, sia, a dispetto della tesi che vede negli anarchici l'espressione dei ceti artigianali e piccolo-borghesi, sotto quello della composizione sociale.

Sul versante della promozione culturale, convegni e incontri organizzati dalla “Serantini” formano un nutrito elenco. Ciascuno di essi cerca di non limitarsi ad inseguire la tematica o l'anniversario del momento, ma di rappresentare, piuttosto, il culmine di un quotidiano lavoro di costruzione di percorsi di ricerca e salvaguardia delle fonti, elementi portanti della biblioteca e, dal 1995, anche dell'Associazione Amici della Bfs. I membri di quest'ultima costituiscono un supporto essenziale di impegno volontario e sostegno economico, di varia estrazione politico-culturale, sono distribuiti sull'intero territorio nazionale ed anche all'estero.

Tra le iniziative culturali si possono segnalare: “L'antifascismo rivoluzionario: l'azione e la critica degli anarchici nella lotta al fascismo” (1992), “ Giovanni Rossi (Cardias) 1856-1943: e la comunità sperimentale antiautoritaria ” (1993), “Il '94: rivolte e solidarietà popolari nella crisi di fine secolo” (1994), “ Pietro Gori e i profeti del liberato mondo” (1996), “Maschera e rivoluzione: visioni di un teatro di ricerca” (1997), “ Il pensiero e l'azione di Aldo Capitini nel trentennale della morte, 1968- 1998” (1998), “Galileo Galilei e Giordano Bruno nell'immaginario sociale dei movimenti popolari fra Otto e Novecento” (1999), “Carlo Rosselli, Camillo Berneri, la guerra di Spagna e l'anarchismo iberico” (2001), “ L'età della rivolta: società di massa, movimenti di protesta e idee di rivoluzione negli anni '60 e '70 ” (2002), “ Il confino di polizia, 1926-1943: la repressione del dissenso sociale e politico nell'Italia fascista” (2004). Ultimo convegno, in ordine di tempo, quello dedicato alla figura di Luigi Fabbri, intellettuale anarchico e antifascista, tenuto nel 2005 a Fabriano (An), sua città natale, nell'elegante cornice del Teatro “Gentile”.

 

Un percorso ad ostacoli

La storia della biblioteca “Serantini” è la storia di un impegno collettivo e volontario, che ha ottenuto gratificanti riconoscimenti – come la notifica del “notevole interesse storico” dei suoi fondi 8 e l'ingresso nella rete degli istituti storici della Resistenza, in qualità di ente collegato – ma ha anche dovuto affrontare situazioni di difficoltà, a partire dalla mancanza di una sede stabile e adeguata.

I primi locali, sede storica della Federazione anarchica pisana in via San Martino 48, vengono abbandonati nel 1986, a causa del mancato rinnovo del contratto di locazione. Costretti a denunciare l'assoluta mancanza di spazi sociali per l'associazionismo di base, i curatori della “Serantini” occupano quindi l'ottocentesco Palazzo Cevoli, di proprietà comunale, condividendolo insieme a molte altre associazioni cittadine (tra le quali il Wwf, Medicina democratica, l'Unione inquilini, le Rappresentanze sindacali di base, etc.). La risposta da parte dell'amministrazione è un'ingiunzione di sfratto, presto diventata esecutiva, e solo nel 1992 si prospetta finalmente una via d'uscita al problema, grazie alla firma di una convenzione con la Provincia di Pisa. L'amministrazione provinciale assume infatti l'impegno di tutelare e valorizzare il patrimonio della biblioteca e individua dei locali autonomi all'interno del complesso scolastico “Concetto Marchesi”, dove la “Serantini” si trasferisce nel 1993.

I successivi rinnovi della convenzione, che attualmente vede impegnati anche il Comune e l'Azienda regionale per il diritto allo studio, sono però giunti in porto solo dopo lunghe trattative, a testimoniare, se ancora ce ne fosse bisogno, la scarsa considerazione riservata da molti amministratori – non solo a Pisa – verso la pur basilari richieste provenienti dagli istituti culturali. In ogni caso l'attuale sede, dove ogni metro quadrato è ormai sfruttato al massimo, se poteva rappresentare un buon traguardo dieci anni fa rischia oggi di frenare energie e progettualità della biblioteca, tanto che alcune corpose donazioni non possono essere accettate proprio per la mancanza di spazi. Il patrimonio complessivo è giunto a contare quasi 30.000 monografie (libri e opuscoli), 4.000 testate di periodici e numeri unici di cui 150 in corso di pubblicazione, 6.000 fotografie e cartoline illustrate, 5.000 manifesti, 20.000 volantini, 100 fondi d'archivio, di persone e organizzazioni, alcune centinaia di registrazioni sonore e video e, ancora, quadri, gessi, litografie e testimonianze materiali come cimeli, bandiere, stendardi, striscioni e simili.

Nel frattempo, l'Associazione Amici della BFS (recentemente diventata Onlus) ha deciso di puntare in alto , aprendo una sottoscrizione per l'acquisto di un immobile, da ristrutturare secondo i criteri della bioedilizia e del risparmio energetico, da adibire a nuova sede dell'istituto.

 

 

Biblioteca Franco Serantini

Archivio e centro di documentazione di storia sociale e contemporanea

Largo Concetto Marchesi s. n. civ.

56124 Pisa

tel. 050 570995

www.bfs.it

biblioteca@bfs.it

 

 

 

 

 






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