Carlo De Maria
Un convegno e una nuova stagione di studi su Camillo Berneri Negli ultimi due decenni la storiografia italiana sull'età contemporanea si è affrancata dall'interesse prevalente per l'analisi della dimensione partitica. Assistiamo, così, alla valorizzazione dei percorsi biografici di quei protagonisti che si tennero ai margini delle organizzazioni politiche o, comunque, della battaglia strettamente di partito, sia che fossero intellettuali libertari, refrattari all'inquadramento e alla disciplina (si pensi al rinnovato interesse per critici della società come Andrea Caffi, Nicola Chiaromonte e Camillo Berneri), sia che fossero scienziati sociali o qualificati tecnici delle amministrazioni pubbliche, più interessati ai problemi concreti della loro comunità e all'attuazione delle necessarie riforme che allo scontro ideologico (tra questi, ad esempio, Alessandro Schiavi, Giovanni Montemartini e Meuccio Ruini).
Fonte privilegiata per il ?recupero? di questi destini individuali sono gli archivi personali, e prima di tutto i carteggi, che consentono di ricostruire meglio di qualunque altro documento i networks intellettuali e politici del '900, gli scambi di informazioni e progetti, i legami di solidarietà e resistenza, le influenze reciproche e i dissensi (De Maria 2005a; Casalena 2006). Significativamente, una nuova stagione di studi su Camillo Berneri è cominciata, intorno alla fine degli anni '90, grazie alla completa apertura agli studiosi e al continuo incremento documentario dell'Archivio famiglia Berneri-Aurelio Chessa (Berneri 2001 1; De Maria 2004 e 2005b; Granchi 2005 e 2006), acquisito dalla biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e affidato alla cura di Fiamma Chessa, che continua la preziosa opera di raccolta e conservazione avviata privatamente dal padre fin dagli anni '60 e '70.
La vicenda umana e politica di Camillo Berneri (1897-1937), consumatasi negli anni tra le due guerre mondiali, delinea una figura singolare di pensatore anarchico e di militante antifascista. Formatosi nei primi anni '20 all'università di Firenze con un maestro come Gaetano Salvemini e con amici quali Carlo e Nello Rosselli ed Ernesto Rossi, fu quasi naturale per Berneri dialogare tutta la vita con gli ambienti liberalsocialisti e repubblicani. Espatriato nel 1926, quando in Italia vennero meno gli ultimi residui di libertà di opposizione, Berneri si stabilì a Parigi, dove fu presto raggiunto dalla moglie Giovanna Caleffi, dalle due piccole figlie, Maria Luisa e Giliana, e dall'anziana madre, Adalgisa Fochi. Si ricomponeva così quella dimensione familiare a cui era legatissimo (De Maria 2005c). Berneri non aveva alle spalle un partito organizzato e, negli anni spesso drammatici dell'esilio, la rete di sostegno formata dagli affetti familiari e dalla solidarietà amicale (Carlo Rosselli, Salvemini, Fernando Schiavetti, alcuni compagni anarchici) risultò fondamentale per rendere possibile la sua stessa attività politica.
Passarono dieci anni di esilio, fatti di generosa militanza, ?facchinaggio? giornalistico e incontri affascinanti, ma anche di nostalgia verso la propria terra, di lavori umili e malpagati, di decreti di espulsione e brevi permessi di soggiorno, di carcere e indigenza, mentre il regime di Mussolini si consolidava fino alle conquiste coloniali, vanificando l'opposizione degli esuli. All'inizio del '36, Berneri era ormai oppresso dalla propria impotenza e parlava apertamente di sconfitta dell'antifascismo, quando improvvisa in estate si accendeva la speranza rappresentata dalla guerra civile spagnola e da una possibile rivoluzione libertaria in quel paese. Berneri partì immediatamente per Barcellona, dove fondò insieme a Carlo Rosselli e al repubblicano Mario Angeloni una colonna mista italiana, che si pose al fianco della Cnt-Fai. Sulle pagine di ?Guerra di classe?, il giornale che dirigeva a Barcellona, Berneri attaccava con lo stesso rigore i regimi totalitari di Roma, Berlino e Mosca, insieme ai loro rispettivi alleati in Spagna. La sua era una voce sgradita e pericolosa. Alla prima occasione, nel maggio '37, venne assassinato da sicari comunisti.
Il convegno svoltosi ad Arezzo, presso il palazzo della provincia, il 5 maggio 2007, a 70 anni esatti dalla morte ( Camillo Berneri. Un libertario in Europa fra totalitarismi e democrazia. 5 maggio 1937/2007 ), ha fatto seguito a distanza di due anni alla giornata di studi organizzata il 28 maggio 2005 a Reggio Emilia ( Camillo Berneri, singolare plurale ), che si tenne nella cornice altrettanto suggestiva del palazzo del Capitano del popolo 2. In quell'occasione partner organizzativo dell'Archivio famiglia Berneri era stato il comune di Reggio Emilia, mentre nel recente convegno toscano un importante contributo è venuto dalla provincia di Arezzo. Reggio Emilia ed Arezzo sono le città della prima formazione politica e culturale del giovanissimo Berneri, che tra Emilia e Toscana completò gli studi liceali (1912-17) e si avvicinò all'impegno politico, prima nell'ambito del socialismo prampoliniano poi dell'anarchismo.
I lavori del 5 maggio 2007 sono stati aperti da un'ampia e profonda introduzione di Giampietro Berti dell'Università di Padova, il principale studioso italiano della storia dell'anarchismo 3. Nel quadro tracciato da Berti, ritroviamo Berneri come protagonista di una stagione drammatica del movimento anarchico italiano e internazionale, che tra le due guerre vide ridursi drasticamente il suo spazio d'azione. L'anarchismo, infatti, si vide costretto a fronteggiare, da una parte, ?gli effetti dirompenti della rivoluzione d'ottobre, il cui mito condizionava tutta la sinistra mondiale, scompaginandone le fila?, dall'altra l'affermarsi dei fascismi, che sottoposero gli anarchici europei, specialmente gli italiani e i tedeschi, ?a un'ulteriore pressione politica e sociale, che si risolse nella sistematica persecuzione del carcere e nella diaspora drammatica dell'esilio?. La cesura fatale per il destino del movimento anarchico è individuata da Berti nella prima guerra mondiale, dalla quale scaturisce il fenomeno totalitario.
Giorgio Sacchetti ha aperto la serie di interventi dedicati, propriamente, alla figura di Camillo Berneri. Sacchetti, studioso aretino, ora impegnato all'Università di Trieste, è stato il promotore e l'attento organizzatore dell'intero convegno. Nel suo intervento ha ripreso, approfondendoli ulteriormente, temi che gli sono cari da tempo: la formazione politica e culturale di Berneri, con particolare riferimento alla tradizione risorgimentale del ramo materno della sua famiglia, e l'attività del giovane anarchico negli anni vissuti in Toscana (Sacchetti 1983 e 1988). Nell'esposizione di Sacchetti ha assunto il giusto rilievo il periodo degli studi universitari, trascorso da Berneri a stretto contatto con l'ambiente del Circolo di cultura, nato a Firenze nel 1920 intorno a Gaetano Salvemini e animato dai fratelli Rosselli, Piero Calamandrei, Ernesto Rossi, Piero Jahier. Nel 1925 Berneri partecipò all'esperienza del foglio clandestino ?Non Mollare?, nato in casa Rosselli. È di quegli anni (1923-25) anche la sua collaborazione alla ?Rivoluzione Liberale? di Piero Gobetti, insieme ad altri amici conosciuti a Firenze, Pietro Pancrazi e Umberto Morra. Come è emerso con chiarezza dalle parole di Sacchetti, oltre alla militanza nell'Unione anarchica italiana, va considerata con attenzione la vasta attività politica e culturale che Berneri svolse al di fuori del campo anarchico. Sacchetti ha parlato giustamente di una ?rete estesissima? di relazioni interpersonali, nella quale si può individuare ?la base della formazione del nucleo complesso ed eclettico del suo pensiero, della sua riflessione teorica?.
Il percorso libertario ?sui generis? di Camillo Berneri è stato esaltato dalla vivace e stimolante relazione di Pietro Adamo dell'Università di Torino. Autore della più recente e completa antologia dedicata a Berneri (2001 4), Adamo ha affrontato ? soprattutto sotto la scorta dei carteggi ? il delicato rapporto ?tra ricerca intellettuale e impegno militante?, tra la volontà di un radicale rinnovamento della tradizione anarchica, più volte espressa da Berneri ai suoi interlocutori, e i rischi concreti dell'isolamento politico e, dunque, dell'inazione. È forse nell'intervento di Adamo che il pensiero politico di Berneri è stato analizzato, con maggiore convinzione, alla luce dei problemi quotidiani della militanza e dei necessari riferimenti biografici. Lo studioso ha ricostruito la riflessione di Berneri e i suoi generosi tentativi di rielaborazione concettuale attraverso ?i momenti di grande speranza e gli attimi di disperazione quasi assoluta?. Quello che appare certo è che il gusto per la sperimentazione e per la ricerca intellettuale, comunque sempre accompagnati da un forte senso del limite e della complessità del reale, resero spesso il pensiero di Berneri difficilmente assimilabile alla tradizione anarchica ottocentesca.
Uno sguardo apertamente militante, senza dubbio appassionato e coinvolgente, su Camillo Berneri hanno portato sia Stefano d'Errico, impegnato da anni nell'Unicobas Scuola, che Francisco Madrid Santos dell' Ateneo Libertario Al Margen di Valencia. D'Errico è autore di uno studio informato e corposo sul pensiero politico di Berneri, in corso di pubblicazione per le Edizioni Mimesis di Milano, mentre Madrid Santos (1985) pubblicò negli anni '80 la prima biografia di Camillo Berneri, compiendo un lavoro enorme di spoglio dei periodici e di ricerca bibliografica. Entrambe le loro relazioni si sono fissate esclusivamente sul pensiero politico di Berneri, dibattendo sul quale si è chiusa la sessione mattutina.
Rispettando grosso modo un criterio cronologico, il pomeriggio si è aperto con le relazioni di Enrico Acciai, dottorando all'Università della Tuscia, e di Claudio Venza, affermato ispanista dell'Università di Trieste, che hanno focalizzato la loro attenzione sugli ultimi dieci mesi della vita di Berneri, trascorsi per lo più a Barcellona, durante la guerra civile. Acciai sta compiendo una promettente ricerca sull'esperienza della Sezione italiana della colonna Ascaso, la colonna mista fondata nell'estate '36 in Catalogna da Berneri, Rosselli e Angeloni. Si tratta di una vicenda ancora da indagare nei particolari e nei suoi rapidi sviluppi: ecco perché la strada intrapresa da Acciai (che ha mostrato un approccio pienamente ?laico? a quegli avvenimenti) si preannuncia assai interessante. Da parte sua, Venza si è mosso con dimestichezza nell'affrontare il ?nodo storico e politico? del maggio barcellonese.
La relazione di Carlo De Maria, ricercatore con assegno presso la sede di Forlì dell'Università di Bologna, ha spostato l'obiettivo dalla figura di Camillo Berneri ai componenti della sua famiglia, dalla vita e dall'attività militante di Berneri al lutto e alla memoria lasciati dal suo assassinio. De Maria si è concentrato, in particolare, sulla moglie di Berneri, Giovanna Caleffi (1897-1962), che a partire dal maggio-giugno 1937 cercò di raccogliere il testimone dell'impegno politico lasciato dal marito. Caleffi si impegnò a tenerne viva e a difenderne la memoria, promuovendo subito a Parigi il comitato Camillo Berneri e partecipando, per la prima volta, alle riunioni degli anarchici italiani. Con riferimento agli studi di Patrizia Gabrielli, De Maria ha rilevato come la via alla politica di Giovanna Caleffi fu simile a quella percorsa da molte donne vicine agli ambienti antifascisti. Motivarono la scelta militante il senso del dovere verso la famiglia e il desiderio di garantirne l'integrità e la continuità morale e intellettuale. In seguito all'occupazione della Francia da parte dell'esercito tedesco, Caleffi venne arrestata a Parigi nell'ottobre 1940. Deportata in Germania (febbraio 1941), fu infine consegnata alle autorità italiane e condotta al carcere di Reggio Emilia (luglio 1941). La detenzione si tramutò in un anno di confino, da scontare a Lacedonia in Irpinia. A partire dal dopoguerra, e precisamente negli anni 1946-62, Caleffi fu la principale animatrice di ?Volontà?, rivista mensile del movimento anarchico italiano, edita prima a Napoli poi a Genova. ?Volontà? riuscì a farsi apprezzare anche presso le redazioni del ?Mondo? di Mario Pannunzio e di ?Tempo presente? di Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone, riviste alle quali Caleffi collaborò. Seguendo il suo percorso politico e umano è così possibile allargare lo sguardo a tutta una galassia di piccoli gruppi ?eretici? (anarchici, liberalsocialisti, liberali radicali) che esistevano in Italia negli anni '50 e che si conoscevano, avevano contatti tra di loro, operavano in alcune situazioni congiuntamente. Una rete culturale e politica che, come notò alcuni anni fa Goffredo Fofi (1996), è ancora per molti versi da ricostruire. Con il sostegno dell'Archivio famiglia Berneri e della biblioteca Panizzi, De Maria sta curando un'antologia degli articoli e dei carteggi di Giovanna Caleffi. Questo contributo al convegno è stata l'occasione per una prima riflessione sui risultati del lavoro svolto.
Hanno chiuso il convegno le relazioni di Gianni Carrozza, bibliotecario alla Bdic di Nanterre, e Fiamma Chessa, curatrice dell'Archivio famiglia Berneri. Mentre Carozza, che ha realizzato nel corso degli anni alcuni importanti lavori bio-bibliografici su Camillo Berneri 5, ha esposto esaurientemente la riflessione dell'anarchico italiano sull'evoluzione del bolscevismo in Russia, a partire dai primi articoli pubblicati nell'immediato post-17 fino agli ultimi scritti dell'esilio, Fiamma Chessa ha dato conto in modo analitico delle nuove acquisizioni dell'Archivio Berneri. Si tratta, in particolare, dei fondi ?Vernon Richards?, ?Serge Senninger?, ?Leda Rafanelli-Monanni? e ?Leda Rafanelli-Marina Monanni-Maria Laura Filardi?. Le prime due raccolte sono andate a integrare i fondi ?Camillo Berneri? e ?Giovanna Caleffi Berneri?, rendendo possibile un ulteriore arricchimento dei carteggi e del materiale fotografico già esistente 6. Mentre le carte su Leda Rafanelli hanno stimolato di recente diverse ricerche su questa eclettica figura di scrittrice e militante anarchica attiva tra '800 e '900, alla quale è stato dedicato nel gennaio 2007 un convegno di studi a Reggio Emilia, organizzato dall'Archivio famiglia Berneri e dalla biblioteca Panizzi.
A conclusione di questo resoconto si può dire che il convegno di Arezzo e, nel complesso, la nuova stagione di studi che ha interessato la figura di Berneri negli ultimi anni mettono in rilievo un destino individuale sempre aperto, problematico e immerso nella vita, ma capace nei momenti culminanti di mostrare tutta la propria coerenza. Una coerenza che Berneri costruì, con coraggio e senso critico, non intorno al monolitismo ideologico ma passando attraverso dubbi e interrogativi indagati con impegno militante e curiosità umana. Camillo Berneri, come Andrea Caffi e come Nicola Chiaromonte (Bianco 1999 e 2006), è stato in un certo senso testimone dell'impossibilità, per l'uomo del nostro tempo, di formulare un pensiero sistematico. Del resto, la complessità del reale ha la meglio su ogni facile astrazione o ideologia, a meno che non si cada in quella condizione che Chiaromonte, negli anni '50, definiva ?malafede?, cioè di credenze ? non genuine ? mantenute a forza.