Stuart Oglethorpe
Relazione sulla conferenza della Associazione italiana di storia orale (Aiso)
Roma, 16 e 17 marzo 2007
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La prima conferenza dell'Associazione italiana di storia orale (Aiso) si è tenuta a Roma il 16 e il 17 marzo 2007. L'Aiso è nata nel 2006 in seguito al dibattito che si è tenuto a Roma due anni prima, alla conferenza biennale dell'International oral history association (Ihoa). Nonostante la fama internazionale di storici orali italiani, come Luisa Passerini e Alessandro Portelli, nessuna associazione nazionale era mai stata ufficializzata prima, e questo era percepito come un grave ritardo. La Casa della memoria e della storia, aperta nel 2006 su iniziativa del Ministero della Cultura, ha fornito la sede all'Aiso, oltre che ad altre organizzazioni, ed ha anche ospitato questa conferenza, molto seguita. La sala principale era stipata di partecipanti, e fortunatamente è stato predisposto un buon collegamento video per i posti aggiunti nel foyer.
Gli organizzatori delle prima conferenza hanno messo insieme due giorni di programma molto intenso, da cui si potesse avere un'idea generale del numero di iniziative di storia orale che si svolgono attualmente in Italia. Se una considerevole quantità di lavoro ha luogo a Roma e nel Lazio, si è venuti a conoscenza di progetti in Sicilia, Sardegna, Veneto, Friuli, Toscana, Napoli e con alcune minoranze etniche italiane. La maggior parte delle presentazioni riguardavano progetti incentrati su specifiche comunità, ma alcune si riferivano direttamente alle fonti e alla metodologia. In entrambe le giornate, gli interventi della mattina e del pomeriggio erano separati da una sessione di presentazioni audiovisive. I contributi spaziavano anche dagli approcci più strettamente storici a quelli più interpretativi. A causa della vastità del programma sarebbe complicato presentare qui ogni intervento: se tralascerò una discussione su particolari presentazioni, questo non vuole essere in nessun modo un giudizio sul loro valore, ma rispecchia i miei interessi e un mio percorso personale attraverso il programma. Invece di fare un resoconto delle conferenze nel loro ordine, farò riferimento agli argomenti trattati: prospettive della storia orale e suoi sviluppi, fonti e loro usi, e progetti basati sulle comunità.
Prospettive della storia orale
Vista l'azione determinante dell'Ioha nell'istituzione della nuova associazione, la presentazione d'apertura è stata assegnata all'attuale presidente dell'Ioha, Alistair Thomson dell'università del Sussex (Inghilterra). L'intervento di Thomson, pubblicato nel numero primaverile dell' Oral history review , ha fornito una visione d'insieme dello sviluppo della storia orale, vista come una serie di ampie fasi distinte, secondo il relatore, in modelli pratici e teorici. La storia orale contemporanea nasce nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, in un rinnovato entusiasmo per i testimoni orali, percepiti come depositari della “storia della gente”, e aiutati un'ampia disponibilità di impianti di registrazione. Una seconda fase, dalla fine degli anni Settanta, è caratterizzata da quello che Thomson descrive come un approccio “post-positivista”: critiche alla validità della storia orale arrivano dallo sviluppo di una più sofisticata conoscenza della particolare natura delle sue “verità”, e di fatto sono rivolte alla sua soggettività. Il decennio successivo rivolge l'attenzione al ruolo dell'intervistatore e alla natura dell'intervista, analizzando i fattori e i processi che insieme producono la “fonte orale”. Una quarta fase prende avvio negli anni Novanta con le innovazioni della rivoluzione digitale, che aprono l'accesso al materiale registrato e spostano l'attenzione dalle trascrizioni scritte alle fonti audio e audiovisive. Attraverso queste fasi, si identificano temi particolari, come la crescente interdisciplinarietà degli approcci all'intervista e la sua identificazione.
Concludendo la prima giornata, il presidente di Aiso Gabriella Gribaudi ha attirato l'attenzione sulle diverse prospettive evidenziate nella conferenza, suggerendo che una delle funzioni dell'Aiso può essere quella di favorire lo scambio interdisciplinare. Dopo il discorso di Thomson, la sociologa Antonella Spanò è intervenuta sulle metodologie di ricerca che impiegano criteri biografici, analizzandole e distinguendo tra “storia di vita narrata” di un singolo e la loro “storia di vita vissuta”. La presentazione di Spanò, con il suo diverso ambito di riferimento e l'uso di un vocabolario estraneo alla maggior parte del pubblico, è stata forse scomoda per gli storici orali che hanno scopi e impostazioni etiche che tendono a essere differenti. In ogni caso, la presentazione è stata interessante anche, per esempio, per il suo approccio all'intervista sviluppata tra diverse discipline, e per le riflessioni che ha indotto nelle persone sulla proprietà delle loro storie di vita.
Il secondo giorno di conferenza è iniziato sulla terrazza, con un concerto informale di musica popolare del un gruppo di Sara Modigliani, e poi è partito ufficialmente con l'apertura di Alessandro Portelli, che ha presentato il progetto di storia orale a Harlan County, in Kentucky (Usa), cominciato nel 1973 e tutt'ora in corso. Negli anni Portelli ha visto quello che era un Paese di miniere di carbone trasformarsi da roccaforte laburista che celebrava nelle canzoni la sua identità, in un'area di frammentazione sociale e disoccupazione, terreno di prova per le cure che eliminano il dolore contribuendo alla diffusione della tossicodipendenza. Portelli ha studiato la perdita dell'orgoglio locale e il potenziale potere curativo della riscoperta della storia di una comunità attraverso il teatro e altri strumenti. Questo studio è degno di nota per la durata del soggiorno di Portelli in questa zona e per le prospettive che queste implicazioni danno, rendendo potenzialmente capace una comunità di ricongiungersi con le sue forze dimenticate.
Portelli è uno dei dieci storici orali intervistati per un nuovo libro, Il microfono rovesciato , che è stato l'oggetto della presentazione successiva da parte del suo editore, Alessandro Castellato. Nello stesso intervento, Irene Rosati ha brevemente parlato dell'esperienza di intervistare Portelli. Questo progetto ha creato una storia orale nella storia orale, mettendo dall'altra parte del microfono gli intervistatori. L'opinione di Castellato è che, mentre questa disciplina ora sembra aver acquisito un grado di rispettabilità accademica, essendo per esempio insegnata in un corso specialistico a Venezia, non è qualcosa che si può imparare semplicemente leggendo un manuale. E' invece un mestiere che deve essere imparato sul campo, facendolo e osservando i maestri al lavoro, come confermano i resoconti sui propri viaggi personali di Portelli, Gribaudi, Cesare Bermani, Luisa Passerini e altri intervistatori intervistati.
Alcuni dei relatori della conferenza sembravano sforzarsi per cercare un certo tipo di verità storica, ma cadere in quella che si potrebbe chiamare “rappresentazione”. Ascanio Celestini ha riflettuto sul distacco necessario per interpretare gli eventi con un senso di prospettiva, e ha parlato del suo approccio per capire le esperienze della gente, per esempio facendo riferimento al sistema psichiatrico, e al modo in cui si arriva a una storia che può essere raccontata. Gli attori Francesco Basso e Sara Celeghin hanno presentato degli estratti dalla piece teatrale che rappresenta le vie dei braccianti nella zona di Padova, elaborata dalla ricerca di Elisabetta Novello (vedi sotto). Sebbene queste rappresentazioni si avvicinano più all'arte che alla storia, hanno comunque validità, e dimostrano la portata delle conseguenze che il lavoro con le fonti orali può avere.
Risorse
Alcune presentazioni hanno discusso l'uso di particolari risorse. Enrico Grammaroli dell'Archivio sonoro Franco Coggiola, l'archivio del suono del Circolo Gianni Bosio che ora si trova alla Casa della memoria e della storia, ha parlato della natura di una registrazione di suono e di cosa coglie. Ha analizzato le questioni della conservazione e dell'organizzazione, incluse la digitalizzazione e l'indicizzazione dell'archivio, e ha anche trattato il lavoro collaborativi nella costruzione di montaggi di suoni e voci dalle registrazioni fatte al Circolo dal 1967.
Massimo Pistacchi, direttore della Discoteca di Stato, ha studiato le questioni per questa risorsa, fondata nel 1928 con lo scopo iniziale di conservare le registrazioni di poeti, generali e statisti. In seguito, i suoi interessi si allargarono, arrivando a includere tutte le registrazioni musicali fatte, così come le collezioni di interesse linguistico e etnografico. Le collezioni si espansero rapidamente tra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, creando problemi di organizzazione e accessibilità. Dal 2005, il lavoro è quello do digitalizzare 200 mila registrazioni.
Un'altra risorsa presentata è stato l'archivio fotografico dell'Atac, l'azienda dei trasporti di Roma, che possiede qualcosa come 50 mila immagini, la maggior parte delle quali datate dal 1920 in avanti, ma alcune risalgono al 1890, e sono state recentemente digitalizzate e ricatalogate. Insieme ai registri amministrativi dell'azienda, compresi i registri di impiego, rispecchiano la storia di Roma così come quella dell'Atac. All'archivio è stato permesso di parlare per sé, in una presentazione video di immagini selezionate, dimostrando la sua ricchezza e la sua portata storica.
Sergio Pelliccioni ha presentato il lavoro dell'Archivio delle memoria di Roma, un progetto che è partito nel 2002 e rappresenta ora una sostanziosa collezione. Sono state registrate 600 interviste, lavorando in collaborazione con scuole, e collezionate centinaia di fotografie, sono stati realizzati 20 video e quattro pubblicazioni, ma ora il progetto fatica ad andare avanti da un punto di vista finanziario. In una delle sessioni di proiezione è stato mostrato un estratto dal video “Voci di guerra e di mestieri”, produzione che fa parte della seconda fase di un progetto più a lungo termine e attinge a cinquanta interviste in cinque location del Lazio, per dipingere la storia, le tradizioni e la trasformazione della regione.
Progetti basati sulla comunità
Ci sono state anche relazioni da una gamma di progetti in comunità specifiche, alcuni conclusi, altri ancora in corso. Alessandro Triulzi ha fornito un resoconto della storia delle comunità eritree, etiopi e del Darfur, improvvisate nel deposito della stazione Tiburtina, soprannominato “Hotel Africa” dai giornalisti e trattato dalla stampa in maniera superficiale. Triulzi ha sollevato una serie di questioni per chi lavora alla storia delle popolazioni migranti instabili: la difficoltà di creare un ambiente in cui instaurare un rapporto di fiducia tra intervistatore e intervistato, il pericolo per l'intevistato di deviare dal resoconto che deve essere fornito alle autorità, alo scopo di minimizzare i rischi di espulsione, e il problema di come meglio conservare queste storie, inclusa la scelta del linguaggio, visto che sono una parte della storia d'Italia, così come del loro Paese d'origine. Francesca Decimo ha esposto l'evoluzione del suo lavoro di interviste a donne marocchine e somale tra il 1994 e il 2003 a Napoli e a Bologna. Il contatto con questi gruppi l'ha obbligata a riesaminare le sue ipotesi e a modificare il suo approccio, allontanandosi dal suo desiderio iniziale di esplorare le disuguaglianze di genere che sono dimostrate un impedimento nel capire le vite di queste donne.
Le pubblicazioni dell'Archivio storico della comunità ebraica di Roma (Ascer) sono state introdotte da Silvia Haia Antonucci, e comprendono l'analisi degli effetti delle leggi razziali del 1938 sull'attività economica della popolazione ebraica italiana, uno studio della deportazione del 16 ottobre 1943 e la storia della comunità ebraica nel dopoguerra.La presentazione di Antonucci ha sollevato questioni sulla tensione tra la ricerca di una documentazione interamente storica e la natura angosciante di ricordi traumatici. Analoghi problemi sono sorti dal paper di Caterina Di Pasquale, che lavora col gruppo di Pietro Clemente a un progetto finanziato dalla Regione Toscana su cinque luoghi teatro di massacri nel 1944, incluso Sant'Anna di Stazzema, dove le SS uccisero 560 persone tra uomini, donne e bambini. Il fenomeno della “memoria divisa” è stato affrontato in tutte cinque le sedi, e a Sant'Anna lo sviluppo della relazione con i sopravvissuti e i parenti delle vittime ha richiesto grande sensibilità, a causa del loro risentimento dovuto al fatto che per 50 anni le loro perdite traumatiche sono state in realtà ignorate.
Giuseppina Incalza ha presentato un lavoro sulle tante persone comuni che il regime ha esiliato da uno a dieci anni tra il 1926 e il 1943, per proteggersi contro la loro potenziale influenza negativa sulle proprie comunità. In tutto sono stati emessi 16 mila ordini di esilio, e Incalza si è concentrata sulla provincia di Roma, dove circa 1500 persone sono state allontanate, e ha classificato le loro interviste accanto alla documentazione ufficiale della decisione della commissione.
Il pubblico è sembrato rispondere con particolare entusiasmo a alcuni video presentati nella sessione di proiezioni che divideva ogni giornata. In questi momenti il materiale diventava vivo, e si poteva vedere direttamente la metodologia in azione. Il film fatto a Tivoli da Stefania Ficacci e altri, volgeva lo sguardo alla Liberazione e al periodo precedente, giustapponendo le opinioni e le comprensioni ( o le incomprensioni) dei giovani con i racconti di coloro che hanno vissuto il Fascismo e gli anni della guerra. Interessante anche lo stile di ripresa, che riconosceva l'intersoggettività del processo di intervista, mostrando la presenza dell'intervistatore invece di tagliarla fuori. Gli estratti da un altro film, di Massimiliano Cera e Luca Ricciardi, hanno evocato le esperienze dei residenti di Cisterna di Latina nel gennaio 1944, attraverso il ritorno alle caverne dove si erano rifugiati dai bombardamenti degli Alleati. Questa pellicola ha anche interessanti tecniche di ripresa, che rendono esplicito il filmaggio, facendo una panoramica indietro a mostrare una seconda camera, e come il film di Tivoli usa colonne sonore per sottolineare momenti particolari.
Francesco Di Bartolo e altri studenti di Salvatore Lupo hanno mostrato parte di un video sull'uccisione di undici persone a Portella della Ginestra, in Sicilia, il primo maggio 1947, quando gli uomini del bandito Salvatore Giuliano hanno aperto il fuoco sulla folla durante la manifestazione dei contadini per la riforma delle proprietà terriere e per il recente successo elettorale. Sono state proiettate interviste dei parenti sia delle vittime, sia degli uomini di Giuliano. I vantaggi della registrazione visiva sono ampiamente dimostrati dalla cattura dei movimenti della testa, dei gesti, delle espressioni facciali e dei silenzi “illustrati”. Questo lavoro tenta di inserire questa esplosione di violenza in un contesto politico e sociale, soprattutto mettendolo in relazione all'effettiva assenza dello Stato come reale istituzione nella Sicilia del dopoguerra.
Un esempio contrastante di conflitto del dopoguerra è stato visto nell'estratto video e nella presentazione di Anna Di Gianantonio e altri studiosi di Monfalcone, nel Friuli Venezia Giulia, un area relativamente non toccata alle atrocità associate alle foibe, ma che ha tuttavia complesse divisioni etniche, politiche e sociali. Lo studio esplora questioni problematiche riguardanti il senso di appartenenza e di identità, le aspirazioni nazionali e il significato di Liberazione.
Le numerose identità di Roma sono state l'argomento del testo di Lidia Piccioni, e a questo tema si è interessato un gruppo interdisciplinare di geografi e antropologi, il cui scopo è di riunire gli aspetti umani e architettonici della storia della città. Secondo Piccioni, Roma è paradossalmente poco studiata, visto l'enorme quantità di materiale d'archivio disponibile e che necessita di essere conservato. Se si può infatti proporre una tipologia di tre ampi raggruppamenti dell'area urbana che si collega a successive fasi di urbanizzazione, i residenti di tutte queste zone si identificano come i pionieri della città che si espandeva in campagna. Tre aree della periferia romana sono state le sedi della ricerca di Maria Immacolata Macioti, che ha sfiorato la difficoltà di interpretare la nostalgia per i tempi passati nelle borgate, dove la gente piange la propria gioventù perduta. Questo progetto, avviato nel 2006, lavora ora nei tre siti in termini di lavoro, educazione e attività politica.
Lo studio di Tommaso Baris guarda all'azione industriale nella provincia di Frosinone, e analizza in particolare l circostanze che hanno condotto alla morte del tutto dimenticata di un lavoratore durante uno sciopero, mentre la morte di un altro lavoratore è ben ricordata. La natura soggettiva della memoria è stata sottolineata da Giovanni Contini, che ha presentato un analisi le diverse immagini si sé collettive nei villaggi toscani di Santa Croce sull'Arno e Scarperia, che hanno costruito rispettivamente nella prosperità e nel declino del dopoguerra. In entrambi i casi, il contesto storico e fattori esterni sono regolarmente sottovalutati, e i loro residenti spiegano le diverse sorti dei villaggi riferendosi principalmente ai caratteri dei locali, o intraprendenti e rispettabili, o diffidenti e indegni.
Lavori opposti nelle zone di Padova e Vicenza sono stati presentati da David Celetti e Elisabetta Novello, che hanno anche introdotto la prima questione di Memoria/Memorie, la nuova edizione della rivista del Centro studi padovano Ettore Lucini, il cui scopo è quello di mettere al primo posto la storia orale. Celetti ha trattato le interviste a imprenditori industriali di piccola scala, per ritrarre lo sviluppo delle società private e familiari a Vicenza e dintorni fin dalla guerra, mentre Novello ha fatto un resoconto sullo studio di Federbraccianti commissionato dalla Cgil. Queste interviste sono poi state accostate per creare una performance teatrale sull'esistenza incerta e l'impegno politico dei contadini nel dopoguerra (vedi sotto).
L'evocativo film di Antonio Caiafa sulle famiglie impegnate nell'industria di piccola scala di fabbricazione di guanti nel quartiere Sanità a Napoli, in parte sottotitolato, ha fornito un eccellente esempio di come dare l'idea di una storia più ampia con una stretta finestra su una situazione individuale.
La presentazione finale della conferenza è stata quella di Antonietta Podda, che ha usato estratti da registrazioni audio per illustrare la discussione sul suo progetto sulla vita e il lavoro delle comunità nelle miniere della Sardegna meridionale. Le miniere attiravano lavoratori da tutta Italia, e Podda ha paragonato la schiacciante presenza delle società di estrazione, che provvedevano alla fabbrica e alla sistemazione dei lavoratori, al concetto di istituzione totale di Goffman.
In conclusione, questa è stata una conferenza dai contenuti vari e ricchi. Va ammesso che l'opportunità per ulteriori riflessioni e discussioni è stata in alcuni casi sacrificata all'interesse di ascoltare un'ampia gamma di presentazioni, e forse la conferenza sarebbe stata meglio tenuta insieme da una sessione plenaria, sia per arrivare a una conclusione sia per indicare la strada futura. Comunque, c'era molto materiale stimolante per i molti che hanno assistito, e l'evento va considerato un successo.