N. 14 - Maggio 2007


ISSN 1720-190X





Micaela Procaccia

Apologia della storia o storia apologetica?
Il mestiere dello storico, il metodo dell'archivista e il sensazionalismo dei media

Roma, 20 aprile 2007

Il successo crescente delle fiction televisive che trattano vicende storiche, i dibattiti sui quotidiani a proposito di rivisitazioni storiografiche di argomenti “scottanti”, documenti nuovi o presunti nuovi scoperti, riscoperti e poi magari rivelatisi falsi, revisionismi di ogni genere e tipo: sono fenomeni che da qualche tempo ricorrono e investono non solo la torre d'avorio degli intellettuali, ma almeno quella parte di opinione pubblica che legge i quotidiani e segue le discussioni culturali nei media.

La consapevolezza di questo, insieme alla coscienza di quanto la storia passata rivesta un ruolo cruciale nella formazione dell'identità nazionale e della nuova identità europea, ha spinto archivisti e storici ad incontrarsi il 20 aprile, alla biblioteca Nazionale di Roma, per discutere di questi temi e per richiamare l'attenzione sul rischio che la “fame di storia”possa avere risposte non sempre adeguatamente documentate all'insegna della ricerca dello scoop, piuttosto che di serie e rigorose indagini scientifiche. L'incontro è stato organizzato dalla Direzione generale per gli archivi del ministero per i Beni e le Attività culturali (cioè dell'ufficio che coordina l'attività di conservazione e tutela della documentazione storica su tutto il territorio nazionale) e dal Dipartimento di storia dell'Università “ La Sapienza ” di Roma. La giornata si è articolata in due momenti: una mattinata in cui sono intervenuti studiosi di storia medievale, moderna e contemporanea che si sono occupati di casi particolari in cui la documentazione risulta particolarmente complessa da analizzare, come i processi inquisitoriali, analizzati da Diego Quaglioni, con particolare riferimento alle confessioni estorte sotto tortura. L'intervento di Quaglioni ha anche portato una significativa novità a proposito del processo agli ebrei di Trentoper omicidio rituale: la scoperta di un consistente frammento dei verbali originali – che si credevano del tutto perduti – nel quale gli stessi giudici si mostrano consapevoli delle scorrettezze nella conduzione del processo. Altri interventi si sono occupati di documentazione falsa o addirittura inesistente. È questo, ad esempio, il caso del manoscritto originale dei Protocolli dei Savi di Sion e del bando che avrebbe invitato i partigiani di via Rasella a consegnarsi ai nazisti per evitare il massacro delle Ardeatine: due documenti che, semplicemente, non sono mai esistiti. Sul primo è intervenuto Cesare De Michelis, ricostruendo la genesi di questo falso testo, attraverso una accuratissima analisi filologica e documentaria, mentre Alessandro Portelli si è soffermato sulla genesi e la diffusione della perdurante leggenda urbana che accredita l'esistenza del bando . La giornata è stata introdotta da Maria Grazia Pastura, che ha analizzato il complesso rapporto fra il lavoro dell'archivista e la ricerca storica; Corrado Vivanti ha analizzato le conseguenze sull'interpretazione del pensiero di Machiavelli di una erronea datazione di una sua lettera, Spartaco Capogreco ha raccontato la storia di una medaglia al valor militare che premiava il coraggio di un mitico combattente partigiano, conferita però con motivazioni false, probabilmente per nascondere le reali circostanze di un conflitto fra diverse formazioni della Resistenza. È stato distribuito anche il testo di una relazione di Emilio Gentile che esaminava la genesi e lo sviluppo del “mito” del fascismo come totalitarismo imperfetto, a partire dal pensiero di Hanna Arendt.

Nel primo pomeriggio una tavola rotonda ha discusso dei rischi della divulgazione mediatica, con numerosi riferimenti al cosiddetto “caso Toaff”. Sono intervenuti David Bidussa, Andrea Del Col, Carmine Donzelli, Emma Fattorini, Micaela Procaccia, Diego Quaglioni, Raffaele Romanelli, mentre la discussione è stata introdotta e coordinata da Marina Caffiero. Molti degli intervenuti hanno ribadito la necessità che il ricercatore eserciti pienamente la propria sensibilità critica e analizzi col massimo rigore la documentazione, evitando azzardi interpretativi. È stato sottolineato come la storia degli ebrei e la storia della Resistenza siano i nodi su cui sembra più di frequente esercitarsi il “sensazionalismo storiografico” e su questo si è sviluppata una lunga discussione, nel corso della quale molti hanno individuato in questi due temi momenti dirimenti anche alla luce del dibattito politico. Su posizioni diverse dalla maggioranza degli intervenuti si è collocato Romanelli, giudicando gravemente limitativi della libertà dello storico alcuni degli interventi in merito al “caso Toaff". Carmine Donzelli, in un intervento molto seguito, ha portato il punto di vista di un editore, che si trova alle prese con le decisioni di pubblicare o non pubblicare un'opera storiografica.

Daniele Menozzi, nelle conclusioni, ha ribadito la assoluta necessità del lavoro degli archivisti come condizione indispensabile per la scientificità del lavoro dello storico e ha auspicato il ripetersi di simili incontri in futuro.




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