Saverio Battente
Antonio Cardini (cur.)
Il miracolo economico italiano (1958-1963)
Bologna, Il Mulino, 2006 Il volume rappresenta la raccolta degli atti di un importante convegno svoltosi a Siena il 19 gennaio del 2006 nella Facoltà di Scienza politiche dell'Università degli studi di Siena. I contributi si inseriscono in modo originale e significativo nell'alveo di un dibattito storiografico come quello sull'Italia del secondo dopoguerra, con particolare attenzione, come suggerisce ed evoca il titolo stesso del volume, all'arco temporale che va dal 1958 al 1963, ossia al così detto “miracolo economico”. Partendo da una serie di quesiti e di snodi, fondamentali per comprendere ed analizzare il processo di modernizzazione in Italia nel secondo dopoguerra, infatti, il volume, si sofferma dettagliatamente sui principali aspetti di carattere politico, economico e sociale che segnarono, come suggerisce il curatore, una svolta essenziale verso l'inizio della fine di quella “Italia mille anni” tratteggiata da Rosario Romeo. Peraltro l'impostazione del lavoro finisce per assumere una dimensione di ampio respiro, richiamando tratti essenziali dei periodi storici precedenti, in generale, offrendo l'opportunità di inserire un elemento centrale come quello del “miracolo economico” negli snodi essenziali del processo di costruzione dello stato nazione in Italia e delle sfide della modernizzazione. Indirettamente, inoltre, il volume si apre in chiave comparata ad un ideale raffronto, non solo diacronico con i periodi precedenti della storia nazionale, come detto, ma anche sincronico con le altre realtà internazionali che contribuirono a caratterizzare la golden age uscita dalle macerie della seconda guerra mondiale.

L'età dell'oro, infatti, segnò il definitivo ancoraggio dell'Italia al blocco occidentale, fissando la fine di un mondo rurale sopravvissuto quasi inalterato per secoli, facendo emergere una nuova categoria come quella dei consumatori, come sottolinea acutamente Antonio Cardini. Tuttavia, rimase una forte presa della precedente impostazione rurale all'interno del dibattito della cultura politica, tale da mantenere aperto lo iato tra società, in rapida trasformazione, e la politica stessa, nella veste delle istituzioni e dei partiti, favorendo il reiterarsi di un “ritardo tra realtà economico-sociale e un mondo politico legato alle ideologie dell'Italia rurale”, a cui l'esperienza del centro-sinistra avrebbe tentato di trovare quelle risposte, in grado, appunto, di ancorare il paese a tutti gli standard occidentali. (p. 25)
Rimanendo su di un piano strettamente economico, tuttavia, i dati della crescita furono indubitabili, come ha evidenziato Jacopo Mazzini. Si trattava di una trasformazione strutturale profonda in cui il ruolo delle esportazioni e del processo di integrazione europea, avviatosi proprio in quegli anni, ebbe una rilevanza centrale se non decisiva.
L'Italia del boom aveva, infatti, superato il problema della fame spingendosi verso un'abbondanza alimentare, tale da assurgere a status symbol “del conquistato benessere degli italiani”, come ha sottolineato Angelo Varni, accompagnato dalla diffusione di supermercati, tv, automobili, elementi integranti del sentirsi parte della nuova comunità, “cittadini della nuova Italia”. (p. 58)
Un ruolo importante, in tal senso, lo ebbe ovviamente la grande industria, sebbene inizialmente a funzionare da traino allo sviluppo fosse stata l'edilizia, come ha precisato Valerio Castronovo. Partendo dalla crescita della domanda interna, infatti, la grande industria riuscì ad “innestare [...] una marcia più alta” caratterizzando lo sviluppo italiano come centrato sulle esportazioni. (p. 60)
Una commistione tra pubblico e privato, quindi, a livello industriale che risultò essenziale per la crescita del paese, come gli esempi della Fiat di Valletta, dell'acciaio di Sinigallia e dell'Eni di Mattei stavano a testimoniare.
Ma il boom non fu fatto solo di grandi gruppi industriali, come ha ricordato Adriana Castagnoli, ribadendo come accanto ai grandi capitani d'azienda di un capitalismo italiano, connotato in chiave peculiare familiare, esistesse una galassia di medie e piccole imprese, il cui ruolo a partire dal miracolo risultò essenziale, sebbene nella loro peculiare originalità non necessariamente riconducibile a schemi interpretativi classici e consolidati, ma sinonimo ancora di un particolarismo italico.
Ma gli anni del boom furono anni di radicali trasformazioni anche per le vie di comunicazioni e i mezzi di trasporto, come la motorizzazione di massa seguita alla messa in produzione della Seicento stava a testimoniare. Un cambiamento, tuttavia, fatto non solo dalla motorizzazione, per quanto importante anche per i suoi effetti indiretti, come ha stigmatizzato Stefano Maggi, ma anche legato ai nuovi modi di comunicazione verbale come ad esempio il telefono, o all'energia elettrica ed alla diffusione dell'illuminazione domestica e degli elettrodomestici.
Un elemento di indubbia ed assoluta novità nel cambiare gli stili di vita degli italiani, in quel periodo, fu, comunque, la televisione, come ha indicato Enrico Menduni, divisa tra una sua vocazione etica di impronta clericale e una ispirazione di taglio più americano, sul cui sfondo rimaneva la grande storia politica del paese e delle sue trasformazioni dei costumi e degli stili di vita. Un grande cambiamento prima di tutto interno al modo stesso di fare televisione, che passava per i quiz di Mike Bongiorno, il “Carosello” e le “Tribune elettorali”, solo per fare alcuni esempi, ben sintetizzati da Barbara Rossi.
Ma era l'intera società italiana, ormai, che si avviava ad abbandonare la propria secolare strutturazione per assumere nuovi valori e nuovi stili di vita, in cui l'emancipazione femminile, la gioventù, lo sport, la musica ed il cinema finivano per essere elementi strutturalmente innovativi destinati a lasciare un'impronta duratura, come Paolo Sorcinelli ha precisato. Proprio le donne, infatti, riuscirono, secondo Cecilia Dau Novelli a sfruttare il trend di cambiamento del boom economico per accelerare quel processo di radicale trasformazione della propria condizione sociale.
Ma l'aspetto politico rappresentava, comunque, un momento essenziale di questa stagione di cambiamenti, come del resto il passaggio dal centrismo al centro sinistra rimaneva a indicare, secondo Simona Colarizi. Cambiamento e progresso, quindi anche nelle logiche delle strategie politiche, tuttavia, portate nel breve volgere di pochi anni a registrare uno scollamento tra istituzioni e società civile, imputabile con ogni probabilità alle principali forze partitiche, capaci di leggere il mutamento strutturale economico ma non altrettanto quello di costume.
La stagione del centro sinistra, comunque, rimase un momento essenziale una sorta di “tentativo di ripristinare la primogenitura della politica sull'economia”, come ha precisato Maurizio Degl'Innocenti, i cui risultati furono, al di là di tutto, sostanzialmente positivi. (p. 251)
Lo Stato uscito dal secondo conflitto mondiale, tuttavia, vide la rinascita dei propri apparati amministrativi su una base di sostanziale continuità con il passato, da cui la crisi stessa del sistema amministrativo italiano, come ha precisato Guido Melis, in quanto in controtendenza con i cambiamenti in atto nel paese se non in antitesi con essi.
In definitiva un volume denso di spunti e di suggestioni interpretative originali su un periodo significativo della storia nazionale come quello degli anni del miracolo economico, capace di contribuire in modo essenziale ad una sua più esatta, completa e matura comprensione, suggerendo al tempo nuovi stimoli di ricerca nella direzione indicata.