N. 13 - Febbratio 2007


ISSN 1720-190X





Marco Manfredi

Alessandro Breccia
Fedeli servitori
Le onorate carriere dei Giorgini nella Toscana dell'Ottocento


Pisa, Ets, 2006

Fedeli servitori . Fin dal titolo, con felice definizione, non si nasconde il bel libro di Alessandro Breccia, dedicato all'ascesa della casata dei Giorgini, originari della piccola e decentrata comunità di Montignoso, all'interno della Toscana ottocentesca, nello sposare con decisione una tesi interpretativa ben precisa. Le opportunità offerte dall'età napoleonica, e dall'opera di razionalizzazione e di potenziamento dell'ordinamento amministrativo allora avviata, favorirono anche in Toscana, secondo le parole dell'autore, le condizioni per l'affermazione di un nuovo “ceto di funzionari e di impiegati” caratterizzati dalla ferma fedeltà verso il potere centrale.

Emblematica in tal senso la vicenda di due esponenti, diversi per generazione, della famiglia Giorgini; prima Niccolao, nelle dimensioni più ristrette del ducato lucchese, poi il figlio e scienziato Gaetano, in quelle più ampie del granducato di Lepoldo II, divennero fra i principali esecutori della volontà sovrana, non di rado in contrasto con i patriziati municipali. Una vicenda, quella dei Giorgini, che contribuisce a far luce, non solo sul loro interessante percorso biografico, ma che costituisce quasi una sorta di più generale biografia dello Stato toscano preunitario, sulla cui storia, anche di recente, si è discusso non poco. Il riferimento è soprattutto al ponderoso lavoro di Thomas Kroll su La rivolta del Patriziato (in relazione al quale è interessante segnalare anche l'interessante discussione sul numero 68 del 2006 di Passato e Presente ) e alle più recenti riflessioni di Luca Mannori e di Antonio Chiavistelli (di cui si veda di recentissima uscita Dallo Stato alla nazione. Costituzione e sfera pubblica in Toscana dal 1814 al 1839 ). Studi ai quali il libro di Breccia, incentrato su una scala minore, e dunque anche per questo attento a cogliere il dettaglio rispetto al carattere più generalista dei menzionati lavori, pone più o meno indiretti quesiti problematici. In particolare, a mio modo di vedere, cosa era e come funzionava effettivamente lo Stato nella Toscana granducale, e ancora in che cosa consisteva l'identità nobiliare, quante erano le nobiltà in quel medesimo contesto, quali gli eventuali rapporti fra i soggetti di queste distinte aristocrazie?

Riprendendo e articolando con minuzia alcune intuizioni già espresse in passato da Alessandro Volpi e da Romano Paolo Coppini, a cui si deve per certi versi la “scoperta” della centralità di una figura come Gaetano Giorgini nella Toscana dell'ultimo Granduca e della sua importanza in chiave funzionariale, Breccia ci rivela infatti il carattere e l'azione di un esponente fra i più emblematici di una significativa élite burocratica troppo spesso non considerata nella sua rilevanza e nelle sue specifiche peculiarità, contribuendo a restituirci un quadro assai più “movimentato” del profilo socio-istituzionale della Toscana della Restaurazione. All'interno di una dialettica ridotta da molta storiografia passata al confronto fra un indistinto ceto moderato e il sovrano, il volume aiuta invece a comprendere e a definire in maniera più precisa, dotandole di una propria autonomia categoriale, nozioni come quella di “ceto di governo” e, per contrasto, quella di ceto dirigente municipale. Ripartizioni e distinzioni che se in parte confermano alcune delle provocatorie conclusioni revisioniste del Kroll ne mettono però in luce anche alcuni eccessivi schematismi, e al contempo arricchiscono le stesse analisi del Chiavistelli, contribuendo a delucidare su ciò che è stato il progetto statale prequarantottesco, in particolare con Leopoldo II, e sul carattere composito dell'ambigua nozione di nobiltà nella Toscana lorenese. A quest'ultimo riguardo, la semplice consultazione degli Almanacchi della Toscana , e qui il riferimento è a Chiavistelli, in realtà non sembra da sola risultare sufficiente a ricostruire cosa fu nella sostanza la nobiltà nella Toscana ottocentesca; un personaggio come Giorgini poteva convivere non solo in alcune iniziative, ma anche in un comune elenco, con uomini dell'antico patriziato ma, al di là delle procedure e delle registrazioni formalizzate, si trattava di figure diverse per formazione, origine e fedeltà politiche.

Degna di nota all'interno dell'economia del libro e delle trasformazioni del Granducato appare infine la parte sulla cruciale riforma universitaria Giorgini, fiore all'occhiello della carriera del funzionario lorenese diplomato all'École polytechnique, e tesa a creare in Toscana un'Università moderna ed in linea con i più aggiornati indirizzi scientifici del suo tempo. Nelle numerose pagine ad essa dedicate la riforma viene ricostruita, con ampia consultazione di fonti, in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue profonde implicazioni politiche.

Un volume importante dunque, utile ad approfondire la nostra conoscenza delle dinamiche politiche e sociali interne agli stati preunitari, oggetto negli ultimi anni di crescente attenzione soprattutto da parte degli studiosi di storia delle istituzioni, e che si inserisce a pieno titolo all'interno del rinnovato dibattito storiografico sulla Toscana granducale nell'età della Restaurazione.

 




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Autore Manfredi Marco
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