Francesca Bartolacci
Marco Petrella, Chiara Santini, Stefano Torresani (cur.)
Geo-grafie di un territorio
Studi e ricerche per un Dizionario storico dei cartografi in Emilia-Romagna
Bologna, Pàtron Editore, 2006 (+ Cd-rom)Nell'ambito del progetto nazionale Studi e Ricerche per un Dizionario storico dei Cartografi italiani finanziato dal Miur si colloca questa pubblicazione che, come anticipato dalla presentazione, raccoglie i risultati delle attività svolte in Emilia Romagna.
Il progetto nazionale, che si propone di coprire un arco cronologico che va dal V al XIX secolo, prevede la realizzazione di una bibliografia relativa alla storia della cartografia italiana, un censimento dei cartografi italiani e ove possibile una loro scheda bio-bibliografica, in risposta ad una necessità di ricerca sistematica ed organica dell'attività cartografica presente in Italia.
Il prodotto di tale indagine si è concretizzata, oltre al volume a stampa, in un cd-rom che rende particolarmente agevole la consultazione delle schede bibliografiche e dell'elenco dei cartografi presenti in Emilia Romagna nei secc. XVI-XIX. Sono inoltre consultabili un elenco degli autori di disegni conservati presso l'Archivio di Stato di Modena, le schede biografiche dei cartografi (le più rilevanti sono presenti anche nel volume a stampa) e un elenco delle istituzioni di conservazione, ove è stato reperito il materiale, collegate a schede informative (strumenti di corredo, elenco dei fondi e fondi di precipuo interesse cartografico).
Nel volume a stampa trovano spazio alcuni saggi di approfondimento.

Stefano Torresani ne Il “particolare” e il “generale”: topografie e corografie del Bolognese in età moderna , sottolinea come la particolare conformazione fisica della pianura Padana dia l'impulso tra il XVI e il XVIII secolo alla nascita della scienza idraulica che a sua volta trova nella raffigurazione cartografica un momento centrale: è questo il luogo da cui prende l'avvio quella che l'A. definisce “costruzione dello spazio” e che è insieme tentativo di imitazione e nuovo atteggiamento psicologico e ideologico di organizzazione dello spazio, ridotto a mero schema geometrico.
Se le personalità che girano attorno a questo processo e le loro produzioni non risultano ancora indagate a sufficienza, si può invece affermare con sicurezza che già agli inizi del XVI secolo l'area bolognese possiede una sua cartografia topografica e tematica che si potrebbe definire d'occasione e comunque senza l'ampio respiro che avrà la produzione cartografica di fine secolo. È nella fine del '500 il momento di passaggio in cui si individua la nascita della cartografia “ufficiale” bolognese promossa da Gregorio XIII e concretizzata in un pittura in una sala privata del Vaticano e nelle più note immagini collocate nella Galleria Vaticana delle Carte Geografiche . Per quanto riguarda le rappresentazioni corografiche a stampa del territorio bolognese, Torresani definisce quella di Giovanni Antonio Magini, conclusa nel 1595 e concepita nell'ambito di un atlante regionale d'Italia, e la corografia dello Stato di Ferrara (del 1603, comprensiva delle zone limitrofe e quindi anche del bolognese) di Giovan Battista Aleotti come fondamentali e da quel momento in poi imprescindibili per successive produzioni. Ancora una volte le carte sono costruite attorno alla realtà idrografica del territorio pur se concepite con finalità diverse e realizzate con un modus operandi opposto. Ed è necessario soffermarsi su quanto appena detto: se infatti l'Aleotti, come viene definito nel saggio, è insider rispetto al territorio da riprodurre, Magini è invece un “geografo da tavolino” senza contatti con lo stesso territorio se non quelli dati dalla mediazione di altre fonti. È questo un nodo fondamentale del saggio: chi ha prodotto tali fonti, o meglio la “cartografia di base”, e quale la committenza e le finalità, per cui non si può prescindere da una attenta indagine dei contesti storico-economici in cui sono state generate.
Chiara Santini ( Giardini di carta. Iconografia del verde a Bologna in età moderna ) esordisce con una citazione quanto mai significativa che costituisce la cifra interpretativa del suo saggio: la cartografia storica è essenziale per la storia dei giardini, e la sua lettura al solo livello illustrativo è assolutamente riduttiva.
Gli spazi verdi all'interno di Bologna, soprattutto orti e frutteti ma anche giardini dei palazzi signorili sono presenti in maniera stabile fino a tutto il XVIII secolo. Sono in particolare documentati due importanti giardini privati: l'orto della Viola della famiglia Bentivoglio, della fine del XV secolo, e il giardino della famiglia Poeti. Questi giardini sono citati non solo dalle mappe e dalle carte, ma anche da guide di viaggio e da scrittori bolognesi coevi, per cui la loro descrizione diviene quanto mai suggestiva. L'autrice attraverso i documenti ce ne offre la storia, facendo particolare riferimento al giardino dei Bentivoglio, exemplum di un progetto di forte valenza politica, finalizzato alla legittimazione di una dinastia destinata a scomparire dopo solo pochi anni. Una lettura a più livelli dei giardini “di carta” risulta quanto mai opportuna testimoniando non solo la loro ubicazione, la loro architettura, ma anche la tipologia colturale, l'influenza dei contemporanei modelli europei e, non ultimo, un loro ruolo sociale. Una lettura fondamentale anche per la società contemporanea visto che “la conoscenza della cultura figurativa che sottendeva alla costruzione dei giardini” può divenire “uno strumento di grande importanza per la tutela, non solo del verde storico, ma anche dell'identità e del paesaggio delle nostre città”.
Federico Ferretti ( La cartografia storica del territorio del Parco regionale dei Gessi Bolognesi ) analizza la storia del parco attraverso lo studio di fonti geoiconografiche con una prospettiva diacronica che prende l'avvio dalla romanità, dall' Itinerarium pictum del codice peutingeriano, e da un disegno tardo medievale in un atto notarile e prosegue con la cartografia moderna che tende sempre comunque a costruirsi attorno ai corsi d'acqua, lasciando “scoperta” la zona collinare. Dal XVI secolo, da quando cioè la proprietà cittadina delle terre si fa più consistente e diffusa e quindi più urgente diviene il controllo su di essa, vengono commissionate a periti agrimensori planimetrie e mappe di poderi e case che offrono notizie spesso indispensabili per una ricostruzione della storia economica e sociale: dati qualitativi sulla coltura, sulla resa agricola e sulla destinazione degli edifici. Queste mappe sono tipologicamente eterogenee rispetto ai cabrei tanto da far pensare che quelle siano le “brutte copie” di questi. Anche i cabrei costituiscono una fonte preziosa per la storia del paesaggio agrario per la quantità di dati desumibili, molto diversi nella struttura, nelle finalità e soprattutto nella committenza, dai catasti dei secoli XVIII e XIX e da tutta la cartografia topografica contemporanea che riprodurrà sistematicamente il territorio, uniformando dati e misure. Il saggio si conclude con un esempio di studio di trasformazioni territoriali attraverso le fonti cartografiche nell'area della frazione Farneto.
Maria Luisa Scarin ( Cabrei, mappe e periti agrimensori nel reggiano ) approfondisce il tema dei cabrei e delle mappe nel reggiano con particolare attenzione alla figura professionale del perito agrimensore e ai relativi percorsi di formazione, auspicando una ricerca a tappeto negli archivi per determinarne la reale consistenza.
Ancora sui percorsi di formazione dei cartografi ritorna Lucia Masotti ( Dalla bottega all'Università: primi studi sui percorsi di formazione dei produttori di cartografia a Parma tra Sette e Ottocento ) individuando personaggi e modalità di acquisizione di capacità tecniche. Se fino alla prima metà del XVIII secolo non si fa sentire la necessità di tecnici che abbiano seguito un percorso formativo istituzionalizzato, lasciandolo piuttosto all'autoformazione, le mutate esigenze degli stati, soprattutto legate alla necessità di moderni catasti, spingono alla creazione di uno specifico iter di studi che si va sempre più articolando all'interno delle Università e nell'Accademia delle Belle Arti, fino alla creazione professionalità ben definite.
Riccardo Vaccari ( Il patrimonio cartografico dell'Archivio di Stato di Modena. Aspetti istituzionali della sua formazione e percorsi di ricerca ) fornisce con competenza una preziosa guida per orientarsi nella ricerca del materiale cartografico esistente presso l'Archivio di Stato di Modena nei periodi Estense (secc. XVI-XVIII) e Austro-Estense (1814-1859), corredata di indicazioni metodologiche di indagine sui beni immobili.
Altro strumento indispensabile per gli studiosi viene fornito da Marco Petrella (“Nozioni compendiose di geografia”. Una rassegna dell'editoria geo-cartografica nell'Emilia Romagna dell'Ottocento ) che, prendendo le mosse da una rassegna di opere geografiche redatta da Felice Cardon nel 1892 per conto della Società Geografica, analizza il clima culturale e politico che le ha prodotte.