Gianluigi Di Giangirolamo
Raffaella Fabbri
Ciak: si gira la moda
Cinema e moda, sistemi di senso e industrie di emozioni
Urbino, Quattro Venti, 2006 A partire dalla sua nascita, il cinema ha visto spesso la propria strada intrecciarsi con quella della moda. Si tratta di un binomio, quello del cinema e della moda, facilmente constatabile, poiché “il cinema spesso divulga alla massa una moda mentre a volte è la moda stessa che ispira la creazione di un film” (p. 108). E in questa direzione, Raffaella Fabbri, attraverso il suo lavoro, ne indaga gli sviluppi storici e le implicazioni teorico-sociologiche.
Descrivendo lo sviluppo del sistema-moda dai primi anni del Novecento fino ai giorni nostri, nel volume viene sottolineato come la moda sia molto di più di un semplice gioco di apparenze, laddove rappresenta lo specchio delle tendenze sociali e culturali in atto in una determinata epoca. Infatti, l'autrice definisce la moda come espressione del suo tempo e dei cambiamenti sociali, culturali, estetici, che mutano l'aspetto della società. In questa prima parte, Fabbri ripercorre decennio per decennio il Ventesimo secolo, dal punto di vista dell'abbigliamento, spingendosi fino ai primi anni del nuovo millennio e riferendosi anche all'influenza che hanno avuto su di esso i maggiori fenomeni sociali e il cinema.
Successivamente l'autrice approfondisce il ruolo del cinema nel creare e diffondere mode e tendenze d'avanguardia, non limitandosi all'abbigliamento, ma estendendo la sua analisi anche ai modi di comunicare, alle forme di linguaggio del corpo, ai comportamenti sociali e al gusto del momento. A riguardo, un esempio è costituito dal divismo, un fenomeno che, come spiega Fabbri, coinvolge la storia del cinema e il costume contemporaneo, investendo aspetti sociali, economici, industriali, estetici e di costume. I personaggi cinematografici, infatti, sono spesso ispiratori di veri e propri stili di vita. Di fatto, lo spettatore imita la posa del corpo, il linguaggio verbale e il look, poiché si riconosce nello stile di vita che la star interpreta nel film. Anche in questo caso, viene condotta un'analisi accurata a livello cinematografico, psicologico e sociale, partendo dalle dive del muto italiano di inizio Novecento, quali Lyda Borelli e Francesca Bertini, per arrivare fino a Marylin Monroe e Brigitte Bardot. Inoltre, il desiderio di imitazione da parte del pubblico di massa, alimenta un fiorente mercato. È il caso di film come Top Gun e Blues Brothers , che rendono accessori come gli occhiali da sole, dei veri e propri oggetti del desiderio, e ciò conferma ulteriormente il fatto che cinema e moda non siano solamente macchine produttrici di senso ed emozioni, ma anche di merci che vengono poi commercializzate sul mercato.

Non di meno, l'autrice descrive l'importanza assunta dal costume nell'affermare il binomio cinema e moda, e nel dare senso alla situazione, alla circostanza e al ruolo che ha l'attore all'interno del film. Infatti, analizzando l'evoluzione del mestiere del costumista, fa notare come questa figura diventi talmente abile nel creare degli stili, che questi assumano un ruolo fondamentale nei film. In tal senso, il costumista acquisisce una rilevanza pari a quella del regista, ed è questo il motivo che spinge sempre più stilisti ad effettuare il loro ingresso nel mondo del cinema, considerato come un ulteriore modo per esprimere la loro creatività.
L'analisi dei fenomeni cinema e moda e delle relazioni tra di essi, negli ultimi capitoli, viene affrontata attraverso l'esame del fenomeno cybermovie. In questo senso, si mostra come pure un genere così apparentemente fantascientifico e distaccato dalla realtà, nasca all'interno di una cornice sociale, culturale, economica e politica ben determinata. Si tratta dell'evoluzione in campo scientifico, avvenuta in questi ultimi decenni, che condiziona sempre più ogni aspetto della realtà e della vita quotidiana. Nemmeno la moda è rimasta immune dall'influenza del progresso tecnologico: tessuti intelligenti dotati di sensori, materiali a memoria di forma e fibre antibatteriche sono solo alcune delle innovazioni che stanno prendendo piede in questo settore.
Legato a queste considerazioni sull'innovazione tecnologica è il tema relativo alla nuova concezione del corpo, che, secondo l'autrice, “è diventato di moda, fa la moda, ed è moda; non si confezionano più vestiti ma corpi” (p. 140). Infatti, non solo l'abito ma anche il corpo umano può essere modificato a piacimento, grazie all'impiego di numerose tecniche e tecnologie. Un corpo umano, dunque, che, assumendo le caratteristiche di un'entità dai confini labili, diventa un “corpo flusso”, ossia senza fissa identità.