N. 13 - Febbratio 2007


ISSN 1720-190X





Ilaria Moroni - Cinzia Venturoli

Archivi in rete per non dimenticare:
terrorismo, stragi, violenza politica, movimenti e criminalità organizzata

Convegno di studi, Roma, 19 dicembre 2006

Lo studio e la ricostruzione della complessa storia degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta sono, come noto, frenati e complicati da vari fattori: il lavoro storico in questo campo è condizionato da numerosi problemi e difficoltà, primo fra tutti quello delle fonti, un tema fondamentale questo più volte affrontato, anche in questa stessa rivista.

È innegabile che vi sia in Italia una carenza di fonti documentali relativi al periodo che va dal dopoguerra ad oggi, in specifico per i temi legati al terrorismo, alla violenza politica, ai movimenti e alla criminalità organizzata, nel contesto di una storia repubblicana estremamente complessa e segnata da episodi la cui comprensione appare essenziale per ricostruire da una parte le radici della società contemporanea e dall'altra i possibili percorsi del suo sviluppo.

Le fonti più rappresentate e utilizzate, assieme ai documenti raccolti o prodotti dalle commissioni parlamentari d'inchiesta, sono quelle giudiziarie, mentre gli archivi dei ministeri sono spesso di difficile accesso. La difficoltà nel reperimento delle fonti, le polemiche, l'uso pubblico e politico della storia hanno condizionato notevolmente la riflessione storiografica, che dovrebbe invece essere uno dei motori della ricerca e di conseguenza della divulgazione e della conservazione della memoria. Esistono però sul territorio nazionale numerose e differenti esperienze che hanno dato vita ad archivi e centri di documentazione di varia e diversa natura in cui è possibile ritrovare fonti proprio sui temi sopraelencati. Si tratta spesso di realtà decentrate rispetto alle grandi sedi istituzionali e della cultura, sintomo di una partecipazione diffusa e dell'espressione del consolidamento della sensibilità storica e politica, che favoriscono l'incontro ed il dialogo fra differenti pratiche e azioni di salvaguardia della memoria storica. Il contributo che questi archivi offrono all'analisi storica rischia di rimanere però episodico, quando non misconosciuto o candidato costante alla dispersione, in dipendenza di contingenze logistiche ed economiche.

È partendo da questa riflessione che il Centro documentazione archivio Flamigni ha realizzato un primo censimento, tramite il quale costruire una mappa di luoghi e contenuti per creare una sinergia fra le molteplici realtà da cui partire per trovare un linguaggio comune che favorisca la comparazione di realtà differenti, ma tutte funzionali allo sviluppo della cultura della partecipazione attiva, della responsabilità civile, della cittadinanza consapevole. La creazione di una rete, la valorizzare e la diffusione di documenti e fonti, sono punti essenziali per rendere fruibili questi luoghi : gli archivi privati e i centri di documentazione presenti sul territorio nazionale custodiscono infatti, un vasto e proteiforme patrimonio (cartaceo, audio, video, fotografico...). Archivi pubblici e privati, pur avendo ampia diffusione nel nostro Paese e pur avendo goduto di ripetuti interventi legislativi, sembrano non poter depositare la loro espansione e cura su una solida e diffusa “cultura della memoria”, sembrano anzi essere vittime della mancanza di una “cultura della documentazione” e quindi di una sottovalutazione dell'importanza della ricostruzione della memoria. Di questo si è parlato al convegno “Archivi in rete per non dimenticare: terrorismo, stragi, violenza politica, movimenti e criminalità organizzata” tenutosi a Roma il 19 dicembre 2006 presso la sede della Casa della memoria e della storia. In quell'occasione i numerosi interventi hanno tentato di fare il punto sulla realtà esistente e sulle ricche esperienze presenti sul territorio nazionale condizionate, fra l'altro, da una scarsa attenzione da parte delle istituzioni centrali e locali.

Gli intervenuti hanno descritto diverse esperienze e realtà: dall'archivio di Radio Popolare, estremamente utile ed interessante per ricostruire quegli anni, al Cedost che si occupa, fra le altre cose, di conservare materiale relativo alle stragi e al terrorismo e di fornire alle scuole la possibilità di percorsi particolari al suo interno, alle associazioni dei familiari delle vittime di stragi e terrorismo, che sono spesso preziosissimi depositi di documentazione e di testimonianze.

La trama che ha tenuto insieme quasi tutti gli interventi della mattina, è stata la consapevolezza che purtroppo si lavora sempre in assenza di mezzi e di tutele con il rischio di disperdere documentazione a volte unica, che sarebbe interesse comune salvaguardare. La storia è fatta di tanti tasselli che si intersecano tra loro e il mestiere delle storico consiste proprio nell'approfondirli attraverso lo studio dei documenti: garantire l'accesso, la consultabilità e la tutela di tutti i documenti, è un dovere delle Istituzioni e un diritto dei cittadini.

Durante la tavola rotonda pomeridiana è stato poi possibile, grazie ad esperi quali Paola Carucci, Giovanni Salvi, Giuseppe de Lutiis, Aldo Giannuli fra gli altri, mettere a fuoco alcuni temi sulla legislazione, sulla fruibilità e consultabilità degli archivi e sul rischio, grave ed attuale, che i documenti possano essere distrutti, smarriti, e comunque non consultabili dagli studiosi.

Il convegno del 19 dicembre ha reso possibile il confronto e la convergenza su obbiettivi comuni che dovranno essere oggetto di una riflessione culturale più ampia. Da quell'incontro è nato quindi un progetto, che prevede fra l'altro la creazione di una rete e il coinvolgimento delle istituzioni, a cui hanno già aderito e stanno lavorando per realizzarlo numerose archivi, associazioni e centri di documentazione presenti all'incontro romano: il Centro documentazione onlus archivio Flamigni, il Cedost-Centro di documentazione storico politica sullo stragismo, l'Anpi Roma, l'Associazione dei familiari delle Vittime della strage di Bologna, l'Associazione Emilio Alessandrini, il Centro di documentazione cultura della legalità democratica della Regione Toscana, l'Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, la Casa della memoria di Brescia, Archivi del Novecento, l'Associazione italiana vittime del terrorismo, l'Associazione memoria, la Fondazione Ilaria Alpi, la Fondazione Vera Nocentini, l'Associazione “Non solo Portella”, la Fondazione Sandro Pertini, Radio Popolare, il Centro studi politici e sociali-Archivio storico “Il Sessantotto”, l'Archivio di Stato di Viterbo, l'Archivio di Stato di Pistoia, l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage sul treno rapido 904, l'Archivio storico Marco Pezzi, il Centro documentazione e Archivio storico Cgil Toscana, l'Archivio storico dell'Ansa.




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Autore Venturoli Cinzia
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