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Paolo Mencarelli Il contributo del socialismo di sinistra nella ricerca teorica e nella prassi politica in Italia
Bosio, Montaldi, Panzieri, Basso, Lombardi, Morandi: quali i contributi alla costruzione dell'alternativa dell'oggi? Convegno di studi, Mantova, 25 novembre 2006 Per iniziativa dell'Associazione culturale Punto rosso, Alternative Europa e Forum della Sinistra europea si è svolto, il 25 novembre 2006 presso la Sala Isabella d'Este di via Giulio Romano di Mantova, il convegno Il contributo del socialismo di sinistra nella ricerca teorica e nella prassi politica in Italia. Bosio, Montaldi, Panzieri, Basso, Lombardi, Morandi: quali i contributi alla costruzione dell'alternativa dell'oggi? L'intenzione dichiaratamente politica di “attualizzare”, interrogandoli criticamente, personaggi tra loro diversi ma accomunati dall'esigenza di un socialismo non autoritario e legato alla dimensione dell'iniziativa operaia e dei suoi organismi democratici, non ha impedito che i relatori, spesso protagonisti diretti oltre che studiosi della variegata esperienza del “socialismo di sinistra italiano”, restituissero con efficacia ritratti assai vivi del clima politico e culturale, quello tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui maturarono elaborazioni ed esperienze destinate a lasciare un segno importante nella storia del movimento operaio italiano. Mario Miegge, il cui intervento ha aperto i lavori, ha affrontato particolarmente le conseguenze teoriche e politiche delle Sette tesi sul controllo operaio , scritte da Lucio Libertini e Raniero Panzieri ed uscite nel febbraio 1958 sulla rivista teorica del Psi “Mondo operaio” fino alla genesi dei “Quaderni rossi”, soffermandosi particolarmente proprio sulla figura di Raniero Panzieri, sulla sua dimensione di dirigente socialista, oltre e più che come “intellettuale dissidente marginale” rappresentazione a suo parere gravemente riduttiva. L'analisi del carattere immediatamente politico delle lotte operaie dei primi anni Sessanta (con la più o meno implicita crisi del concetto sindacato-cinghia di trasmissione del partito), l'uso dell'inchiesta come strumento conoscitivo non neutro ma legato intimamente alla natura lotte di fabbrica, l'incontro tra lo stesso Panzieri e giovani sindacalisti socialisti (Muraro, Alasia) e comunisti (Garavini, Pugno) sono altrettanti temi toccati da una relazione che ha inteso restituire tutta l'originalità dell'eredità panzieriana che, a parere di Miegge, sarà centrale per le esperienze consiliari della fine degli anni Sessanta e inizio Settanta. Più specificatamente incentrato sull'esperienza dei “Quaderni rossi” l'intervento di Giovanni Mottura, già tra i redattori della rivista che, respingendo la paternità del concetto di “operaio-massa” e dello stesso termine “operaista”, si è poi soffermato sulla critica del concetto di “classe” come blocco sociale omogeneo e indifferenziato che avrebbe favorito, soprattutto dopo la scomparsa di Panzieri, schematismi e insufficienze analitiche destinate a produrre errori dal punto di vista propriamente politico. Pino Ferraris ha invece toccato il tema dell'impatto del 1956 nel movimento operaio tra destalinizzazione e invasione sovietica dell'Ungheria. Nel suo appassionato intervento, volto esplicitamente a ripercorrere le “occasioni mancate” per il rinnovamento del socialismo italiano di cui proprio il '56 rappresenterebbe una caso paradigmatico, è stata anche tentata una definizione di “socialismo di sinistra”, molto al di là dei riferimenti teorici e partitici usuali (Austromarxismo e Psi degli anni Trenta) e allargata a figure quali Eugenio Curiel, Nello Rosselli, Andrea Caffi, Silvio Trentin, Saverio Merlino, Osvaldo Gnocchi-Viani. In questo senso ha anche ricordato come Lelio Basso dopo i fatti del '56 abbia inteso andare oltre “l'ossessione della rivoluzione russa”, riabilitando la storia del movimento operaio ottocentesco anche nei suoi aspetti mutualistici e cooperativistici fino alla rivalutazione della Comune di Parigi. Secondo Ferraris il movimento operaio novecentesco avrebbe nel complesso operato una sorta di semplificazione in chiave partitica e politicistica della propria ricca articolazione interna, ben testimoniata dalla varietà delle esperienze associative (mutualistiche, cooperativistiche, sindacali, culturali ecc.) alla base del processo che portò alla fondazione del partito socialista nel 1892. Tra la realtà sociale del cremonese e la cultura filosofica, letteraria e artistica francese si muove invece l'anomala figura di un “comunista di sinistra”, Danilo Montaldi, di cui ha trattato la relazione di Ennio Abate. Attento a ricostruirne la biografia politica, Abate ha evidenziato da un lato i caratteri peculiari della cosiddetta “conricerca” alla base di lavori quali Autobiografie della Leggera e Militanti politici di base , dall'altro l'influenza esercitata su Montaldi da Claude Lefort e dalla rivista “Socialisme ou Barbarie” con l'attenzione alla “experience proletarienne” e l'originale lettura montaldiana del “mito proletario”, non nostalgico, ma attivo insieme alla concezione di una “immaginazione proletaria” nutrita di una visione non catechistica di Lenin e della rivoluzione russa, da tradursi immediatamente sul piano della conoscenza sociale e dell'intervento politico. Mimmo Porcaro,dopo aver brevemente accennato ad un'effimera fortuna del lascito di Rodolfo Morandi presso la Nuova sinistra italiana della metà degli anni Settanta tra una lettura che ne rivalutava l'elaborazione del socialismo democratico di base (Stefano Merli) e quella più attenta al tema dell'“unità di classe” (Movimento lavoratori per il socialismo) ha evidenziato alcune contraddizioni che, a suo parere, attraversano il pensiero del dirigente socialista. In particolare quella tra l'enfasi sullo sviluppo delle forze produttive, derivante anche dalla formazione culturale economica di Rodolfo Morandi e le forme consiliari della libertà operaia. Allo storico avversario di Morandi all'interno del Psi del dopoguerra e dei primi anni Cinquanta, Riccardo Lombardi, è stato dedicato invece l'intervento di Emanuele Tortoreto anche lui intenzionato ad evidenziare le tensioni, le contraddizioni del pensiero e dell'opera lombardiani tra il legame vivo con le lotte in corso e la ferma volontà di accentuare il ruolo del partito socialista come partito di governo. La cultura economica, i caratteri e il senso dell'esperienza di “Riscossa socialista”, l'impegno all'interno del Movimento dei partigiani della pace o su temi come i trasporti, sono altrettanti punti di una relazione che si è chiusa con l'interrogativo intorno al mancato incontro tra lo stesso Riccardo Lombardi e Lelio Basso. Proprio sulla figura di quest'ultimo, in particolare sul suo concetto di democrazia, ha posto l'attenzione il figlio Piero Basso che si è soffermato particolarmente sul contributo del padre ai lavori dell'Assemblea costituente, soprattutto all'elaborazione degli articoli 3 e 49 della Costituzione repubblicana, sull'attività come avvocato difensore in difesa di militanti politici e sindacali, su quella per la costituzione del Tribunale Russell ecc. Eugenio Camerlenghi e due esponenti della Lega di cultura di Piadena hanno invece ricordato il contributo di Gianni Bosio allo studio e all'elaborazione della cultura delle classi lavoratrici. Camerelenghi in particolare ne ha ricostruito brevemente la militanza nel Psi prima come funzionario presso la federazione di Mantova, poi come stretto collaboratore di Lelio Basso in “Quarto Stato” e ancora come animatore di “Movimento operaio”. Il lavoro come studioso e storico del “socialismo agrario” nell'area mantovana è stato ricordato soprattutto riguardo a Il trattore di Acquanegra e la ricerca sulla cultura proletaria come cultura “altra” rispetto a quella delle classi dominanti. Proprio l'internità di Bosio e dei suoi collaboratori alla storia del movimento socialista, il radicamento in questa tradizione e negli ambienti contadini e operai da lui indagati segnerebbero la differenza profonda con i gruppi della nuova sinistra portatori più o meno consapevolmente di un tipo di intervento esterno e per lo più estraneo alle classi popolari, strettamente ideologico. Il progetto bosiano delle leghe di cultura, che cominciò a realizzarsi a partire dalla seconda metà del 1966 (la prima fu non a caso quella di Acquanegra sul Chiese) è stato illustrato da due esponenti della Lega di cultura di Piadena che ne hanno ripercorso la storia dal 1967 ad oggi sia dal punto di vista della produzione culturale (testimonianze orali, canti popolari ecc.) che da quello più direttamente militante. A conclusione della giornata Paolo Ferrero, attuale ministro della Solidarietà sociale e curatore di Raniero Panzieri un uomo di frontiera (Edizioni Puntorosso/Carta) raccolta di testimonianze giunta alla seconda edizione, ha ricordato come, a differenza di larga parte della cultura della sinistra novecentesca, siano proprio le culture del socialismo di sinistra a mantenere una vitalità e originalità degne di essere ancora al centro dell'attenzione per chi oggi si pone dal punto di vista della trasformazione sociale.
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