Alessandra Frontani
Arte per l'Umanità
Arte e artisti in 120 anni di cooperazione Mostra di Legacoop, Roma, 15 novembre-15 dicembre 2006 La sala Zanardelli del complesso del Vittoriano ha ospitato per un mese (15 novembre-15 dicembre 2006) la mostra organizzata dalla Lega delle Cooperative in occasione dei suoi 120 anni.
Questa iniziativa dimostra un particolare interesse della Lega della Cooperative, la più antica delle organizzazioni cooperative, per la storia dell'immagine e dell'iconografia del movimento cooperativo, di cui questa mostra vuole essere un punto di partenza per suscitare interesse e curiosità. Nello stesso tempo è un modo per porre l'attenzione sui problemi d'identità della cooperazione, di fronte alle profonde trasformazioni della società e del mercato, attraverso il rapporto con l'arte, un rapporto che risale alle origini della cooperazione e si sviluppa nel corso del tempo in una molteplicità di esperienze.
La mostra presenta, dunque, una selezione di quadri legati, in maniere diverse, alla cooperazione e per gran parte di proprietà delle stesse cooperative, che vanno dai primi dipinti, fin dalla fine dell'Ottocento, commissionati per le sedi delle cooperative alle moderne collezioni d'arte. Le opere sono collocate in due sale, che evidenziano i cambiamenti significativi avvenuti nella produzione artistica legata alla cooperazione, dalle origini al fascismo e dal secondo dopoguerra ad oggi.
Nei primi quadri ci troviamo di fronte ad un particolare rapporto di reciprocità tra il movimento cooperativo e gli artisti della fine dell'Ottocento. In quel periodo, infatti, parte degli intellettuali e degli artisti guardavano con interesse alla realtà del lavoro umano, della fatica e della povertà che il progresso non aveva per niente migliorato, anzi aveva reso più umiliante. Molti artisti vedono quindi nell'arte una funzione sociale, come scrive nel 1895 Pellizza da Volpedo ad Angelo Morbelli: “Lo scopo dell'arte moderna deve essere, oltre che armonia di colore ed equilibrio di forme, anche elevata nel concetto ed umana; […] sento che ora non è più il tempo di fare dell'Arte per l'Arte, ma dell'Arte per l'Umanità”. Alcuni artisti posero la loro abilità al servizio delle organizzazioni dei lavoratori, tra le quali anche le cooperative, di cui a volte ne erano membri e addirittura fondatori. Quest'ultime negli stessi anni iniziarono a costruire una propria immagine e una propria iconografia. L'arte, quindi, era uno strumento eccellente a cui affidare il compito di rappresentare il messaggio sociale, i valori e la storia del nascente movimento grazie ad opere che avrebbero inoltre dato lustro e prestigio alle proprie sedi. Nella prefazione alla terza edizione del Canto dei Cooperatori del 1905 si può leggere: “L'arte non è solo estetica: la manifestazione del bello vuol essere anche missione. Parecchie volte abbiamo affermato che le idee innovatrici si fanno strada e diventano coscienza universale specialmente per influenza di manifestazioni artistiche”.
Inoltre, alcune cooperative di produzione, nel campo della falegnameria, dell'edilizia e soprattutto delle arti decorative, anche dietro la spinta e l'esigenza dello sviluppo delle arti applicate all'industria, settori nei quali l'Italia era ancora molto arretrata, divennero delle scuole di livello molto elevato, in cui insegnavano alcuni tra i migliori artisti del tempo. Basti ricordare l'esperienza della Società Umanitaria, della Cooperativa fra lavoranti pittori decoratori verniciatori di Reggio Emilia e la Cooperativa pittori imbiancatori verniciatori di Milano. Come scrive uno dei fondatori della Cooperativa pittori decoratori verniciatori di Reggio Emilia, Augusto Mussini nel 1891: “Vedrem l'arte a poco a poco ingentilire i costumi e penetrare nelle officine del fabbro, del legnaiolo, e del marmista, dello stovigliaio ecc.; vedremo alla noia di faticosi e rozzi lavori che annientano l'animo dell'operaio aggiungersi l'entusiasmo dell'artista che sollevandone lo spirito, lo spinge ad amare ed ingentilire sempre più il lavoro delle sue mani e sella sua mente”. Queste parole accompagnano il primo quadro della mostra, un'opera dello stesso Mussini, intitolata Gruppo di componenti la Cooperativa pittori di Reggio Emilia (1890). Questo lavoro, commissionato dalla stessa cooperativa, raffigura con grande intensità il momento della sottoscrizione da parte dei soci fondatori (tra cui c'è anche l'autoritratto di Mussini) del regolamento che darà vita alla cooperativa. I personaggi, rappresentati minuziosamente e perfettamente riconoscibili, sono riuniti intorno ad un tavolo dietro il quale si intravedono i cartoni preparatori per altre opere. Nel quadro sono così riassunte le principali caratteristiche dell'organizzazione: la gestione democratica e l'attività artistica della cooperativa. Un altro esponente di spicco della cooperativa pittori di Reggio Emilia è Camillo Manicardi, il cui interresse si posa invece sul mondo rurale della sua regione, rappresentato con uno stile molto influenzato dalle ricerche di Lega e Segantini, come dimostrano i quadri presenti alla mostra, Così va il mondo (1883), Nel Cesello (s.d.) e nelle scene di lavoro rurale dei Bozzetti per il fregio pittorico della Cassa di Risparmio di Reggio Emilia (1910). Molto belli e ricchi di significati simbolici sono i disegni di Innocente Cantinotti eseguiti per la preparazione dell'opera il Trittico dei Ferrovieri (1897 circa), un grande affresco situato sul soffitto della sede della Società di mutuo soccorso fra macchinisti e fuochisti delle Ferrovie a Milano, un'opera che lo coinvolse particolarmente per la possibilità di esprimere le proprie capacità artistiche, ma anche per le sue idee socialiste. Negli studi presentati alla mostra sono raffigurati dei lavoratori intenti nelle loro pratiche, presi dalla realtà (venne utilizzata la fotografia per lo studio del soggetto) e trasformati in figure allegoriche, in divinità piene di forza. L'opera completa, più conosciuta con il titolo Il Lavoro redento , esprimeva un forte messaggio di ritorno ad una vita e un lavoro più umani e dignitosi, secondo i canoni dell'iconografia propria delle organizzazioni della classe operaia di fine secolo. Nella parete di fondo della prima sala, spicca la tela di Carlo Carrà, Allegoria del lavoro (1905), commissionatagli per l'Esposizione di Milano dalla Lega delle Cooperative, nella quale anche Carrà segue le regole di un immaginario già consolidato, dipingendo in maniera molto suggestiva degli uomini seminudi circondati da alcuni strumenti di lavoro: un'incudine, un martello e una carriola. L'artista nella sua autobiografia ricorda quell'esperienza in maniera piuttosto critica verso quel tipo di arte «cosiddetta sociale a base di allegorie e di simboli» da cui lui stesso fu influenzato e a proposito del quadro l' Allegoria del Lavoro scrive: «da un punto di vista artistico non sarebbe meritevole di particolare segnalazione».
Accanto alle opere di Carrà sono esposti i bozzetti di Giovanni Guerrini (1919 circa) per il soffitto del salone riunioni della sede della Federazione delle Cooperative di Ravenna. I bozzetti ci rimandano ad un'opera che oggi non esiste più e alla storia del Palazzo Rasponi, uno dei più bei palazzi nobiliari di Ravenna, acquistato dalla Federazione delle Cooperative di Ravenna per dimostrare la grandezza e il prestigio raggiunto e pochi anni dopo distrutto dai fascisti. Il ciclo di pitture realizzate tra 1919 e il 1921 sul soffitto della sala delle riunioni, un tempo la sala da ballo dei nobili, doveva imprimere al palazzo un segno forte della presenza dell'organizzazione e dei suoi valori. Ora ci restano solo cartoncini disegnati ad acquarello e matita e qualche foto dell'epoca che raffigurano la trasformazione, attraverso il lavoro degli uomini, della palude in suolo produttivo ricoperto di messi, di fieni e di viti. Il grande affresco avrebbe dovuto ricordare una delle opere più importati compiute dalla cooperativa, e diventare nello stesso tempo metafora dell'opera del miglioramento materiale e morale della vita dei suoi membri.
Nel secondo dopoguerra, il rapporto tra le cooperative e l'arte, così come la vicinanza ideale con alcuni artisti non finisce, anzi, da parte della Lega delle Cooperative, venne sostenuto e avvalorato da nuove iniziative di mecenatismo, come avveniva negli stessi anni nel sindacato e nei partiti di sinistra. Vennero, tra le altre cose, promossi soggiorni di pittori e scultori presso le cooperative per vedere il lavoro che quotidianamente vi si svolgeva. Quest'esperienze portarono anche alla produzione di opere molto interessanti, come i ritratti di Saro Mirabello, come Zaccarè , il magazziniere (1950) o Le sarchiatrici (1951). In questo periodo alcune cooperative, inoltre, iniziarono a sostenere progetti per la conoscenza del territorio in cui operavano e per la promozione di artisti locali. In questa mostra sono presenti, ad esempio, le statuine di Augusto Murer, realizzate per due cooperative di braccianti e di muratori di Sant'Alberto nel 1975, che ritraggono i personaggi principali della storia del paese, espressione dei mestieri fondamentali della zona, rurali ed edilizi.
Un'altra attività iniziata nel secondo dopoguerra è il collezionismo. Alcune cooperative, cominciarono ad acquistare opere d'arte come forma di investimento patrimoniale, scegliendo quindi artisti accreditati e opere di sicuro valore, ma anche per un investimento in termini di immagine. A Roma è stata presentata una piccola parte di questo ormai ampio patrimonio artistico. Guardando queste opere si nota un particolare interesse delle cooperative per il territorio dove sono nate e hanno svolto la loro attività, sia per quanto riguarda gli autori che i soggetti raffigurati nei modi e con le tecniche più diverse. La scelta delle opere avvalora il ruolo che oggi svolge il territorio per le cooperative, come punto fermo della propria identità. Il territorio assume un significato diverso che per qualsiasi altra azienda e ne rappresenta oggi anche un importante risorsa economica. In questa parte della mostra si trova il quadro di Renato Guttuso, Donne di zolfatari (Studio)12 (1953), posseduto dalla collezione dalla Legacoop Nazionale, che è inoltre l'immagine scelta per il manifesto della mostra. I volti determinati e fieri delle donne raffigurate in quest'opera ci riportano in un altro ambito tematico di riscatto sociale e di lotta.
Infine, la mostra si conclude con un video che illustra l'attuale attività artigianale e artistica di alcune cooperative come la Cooperativa mosaicisti di Ravenna, la Cooperativa ceramiche di Imola, la Cooperativa beni culturali di Spoleto, la Cooperativa archeologica di Firenze ed altre.