Omar Mazzotti
Archivi d'impresa
Stato dell'arte e controversie Convegno di studi Sise, Spoleto, 11 novembre 2006 L'11 novembre 2006 si è tenuto a Spoleto il Convegno di Studi dal titolo Archivi d'impresa: stato dell'arte e controversie , organizzato dalla Società degli storici dell'economia (Sise) in collaborazione con l'Istituto per la cultura e la storia d'impresa “Franco Momigliano” (Icsim) di Terni.
La prima sessione di interventi si è aperta, sotto la presidenza di Renato Covino (Icsim), con la relazione di Tommaso Fanfani (Università di Pisa), che ha analizzato le specificità degli archivi d'impresa contemporanei e le problematiche legate alla tutela e conservazione, a partire dal carattere di estrema varietà della documentazione tipico di questo genere di archivi. Secondo il relatore, l'archivio è il punto di espressione culturale dell'impresa, “il raccordo che permette di individuare un rapporto diretto tra impresa e territorio”, e allo stesso tempo un valore che l'azienda può spendere molto volentieri sul mercato (storia, identità, legame col territorio). Nel caso degli archivi aziendali, il rapporto tra l'archivista e lo studioso spesso è reso più difficoltoso dal fatto che l'impresa è un soggetto vivo e mobile. Il momento più delicato della filiera di produzione dell'archivio d'impresa è rappresentato dalla fine del periodo per cui vige il vincolo di conservazione: il Codice civile sancisce l'obbligo di conservazione dei documenti per un periodo di dieci anni, dopo il quale essi dovrebbero confluire in specifici depositi, ma questo passaggio di solito non avviene. Serve dunque una figura specializzata, il “record manager”, dotato di competenze di natura archivistica, che possa gestire il passaggio dall'archivio corrente all'archivio di deposito. Il relatore ha sottolineato come il 1963 abbia segnato una svolta importante a livello legislativo: tale normativa, che prevede che, se la documentazione è giudicata importante a livello storico, l'impresa è obbligata a conservarla, è tuttavia di difficile applicazione. Dal punto di vista dell'interesse della storiografia economica, invece, è nei primi anni Ottanta che si verifica lo spostamento di orientamento da parte di alcuni storici e dunque il passaggio dalla storia dell'industria nel suo complesso ad una dimensione più micro: il 1982, in particolare, è stato l'anno di svolta, con il convegno organizzato dall'Archivio Ansaldo e quello organizzato dall'Azienda municipalizzata trasporti di Milano.
È seguito l'intervento di Francesca Pino (Archivio storico banca Intesa, Milano), che ha messo in luce i processi di concentrazione che hanno portato gli archivi di Comit, Cariplo e Banco Ambroveneto a confluire nell'archivio storico di banca Intesa, in seguito al processo di fusione tra le tre banche che operavano a Milano, processo che, lungi dal generare perdite di documenti dell'archivio della Comit (gli azionisti richiedono velocità nei processi di selezione e aggregazione dei documenti in occasione delle fusioni), ha al contrario portato al riordino degli archivi delle altre due banche.
Marco Doria (Università di Genova) ha poi illustrato la storia dell'Ansaldo e del suo archivio. Nato tra il 1979 e il 1980, l'archivio è stato un elemento vissuto all'interno dell'impresa come un valore in sé, un elemento di corporate culture , proprio del processo di valorizzazione del marchio Ansaldo. Nel 2000 la svolta: in seguito alla privatizzazione, nasce la Fondazione con molti soci, tra cui centrale il ruolo di Finmeccanica. L'archivio diventa un archivio territoriale, deputato alla conservazione di più archivi, che comprendono, oltre a quello dell'Ansaldo, quelli di enti appartenenti al mondo delle partecipazioni statali. Cospicuo il patrimonio documentario, che comprende anche 100.000 disegni tecnici, 400.000 fotografie (di cui 38.000 su supporto magnetico), 217.000 filmati.
Claudio Bermond (Università di Torino) dopo una panoramica sugli archivi aziendali piemontesi più noti (Fiat, Olivetti) ha illustrato il caso dell'archivio delle Officine nazionali di Savigliano, azienda di notevole rilevanza nel corso dell'Ottocento e attiva nel settore della produzione di materiale ferroviario in un primo tempo, e degli impianti elettromeccanici successivamente. Bermond ha in proposito sottolineato come ci si auspica di poter digitalizzare e poi mettere on-line circa 30-40.000 fascicoli facenti parte del patrimonio documentario dell'azienda, senza alcun dubbio utili per la storia dell'imprenditorialità italiana a partire dalla fine dell'Ottocento.
Franco Amatori (Università “L. Bocconi” di Milano) si è soffermato sull'importanza straordinaria ricoperta dall'archivio dell'Iri, la cui struttura riflette in un certo senso quella dell'istituto stesso, tanto da configurare due veri e propri archivi indipendenti. Il relatore ha illustrato inoltre le fasi nelle quali l'archivio è stato progressivamente reso pubblico: una prima tranche nel 1977, mentre nel 1980-1987 sono stati resi consultabili un migliaio di pezzi riguardanti soprattutto il periodo che va dalla nascita dell'ente, nel 1933, alla fine della seconda guerra mondiale. Nel 1993-1998 è stata digitalizzata una parte dei fondi archivistici: particolare menzione meritano gli atti inerenti le società partecipate, relativi a circa 850 aziende legate al gruppo pubblico. Infine, la cessione delle carte dell'ente, scioltosi nel 2000, alla Fondazione IRI ha permesso di affrontare il problema della conservazione e tutela dell'archivio.
Giovanni Luigi Fontana (Università di Padova) ha in seguito affrontato la tematica degli archivi territoriali, nati da una sorta di patto tra le istituzioni pubbliche e i soggetti economici del territorio per dar vita a luoghi specificamente deputati alla conservazione di documenti d'impresa: gli archivi economici territoriali, infatti, sono in genere affidati ad un unico ente che gestisce il patrimonio archivistico di più imprese di un territorio. Strutture di concentrazione degli archivi sono presenti in diversi paesi europei come Inghilterra, Germania e Francia. Diversi i modelli in ambito europeo ai quali l'Italia potrebbe rifarsi: quello olandese, in cui sono attivi archivi di concentrazione per tipologia di settore; quello scozzese, nel quale gli archivi sono depositati presso le università; quello regionale tedesco, nel quale le Camere di commercio giocano un ruolo di primo piano per arrivare poi ai casi contrapposti inglese, in cui prevale l'iniziativa privata, e francese di archivi depositati presso l'Archivio nazionale di Parigi. L'Italia a questo proposito è in ritardo: nell'ambito del dibattito sull'identità culturale del paese, è stato evidenziato come non esista un censimento nazionale dei censimenti territoriali. Di fronte alle problematiche legate alla tutela (come quella di ottenere per un archivio d'impresa la notifica di “notevole interesse storico”), gli strumenti di coordinamento nel recupero del patrimonio archivistico risultano quelli finalizzati a realizzare poli di conservazione e valorizzazione, basati necessariamente sulla cooperazione pubblico-privato.
La seconda sezione, coordinata da Paolo Malanima (Istituto di Studi sulle società del Mediterraneo), è stata aperta dall'intervento di Paola Carucci (Archivio storico della presidenza della Repubblica), la quale si è soffermata sulle problematiche di tutela e gestione degli archivi d'impresa dal punto di vista dell'archivista. Il momento di selezione e scarto dei documenti risulta essere il nodo cruciale per la costruzione dell'archivio, complicato inoltre dalle trasformazioni in essere in campo informatico, che non hanno ancora risolto alcuni problemi di accessibilità e conservazione delle fonti digitali. La relatrice ha infine illustrato le normative che regolano le pratiche di conservazione, mettendo in luce come il codice Urbani del 2004 risulti in proposito già superato, oltre che in parte lacunoso.
Il punto di vista dello storico è invece stato sottolineato da Luciano Segreto (Università di Firenze), il quale ha evidenziato la necessità di riportare al centro l'interesse per la storia di impresa attraverso iniziative di ampio respiro culturale. I problemi di archiviazione dei dati, determinanti per l'acquisizione di elementi indispensabili alla conoscenza storica, impongono con urgenza riflessioni attente, alla luce anche dell'esempio di altri paesi europei, quali ad esempio la Francia, nella quale è stata avviata una raccolta sistematica di interviste ad importanti personaggi del settore privato e pubblico.
Giampiero Nigro (Università di Firenze) ha messo in luce l'importanza dell'Archivio “Datini” di Prato quale straordinaria testimonianza di un archivio d'impresa tardomedievale conservatosi nei secoli, grazie al lascito del celebre mercante ad un ente assistenziale pratese. Si tratta di un patrimonio cospicuo, costituito da più di seicento registri contabili, che ampliano, insieme ad un ricchissimo carteggio commerciale, la conoscenza storica relativa al panorama imprenditoriale dell'Italia trecentesca.
La sessione è stata chiusa da Amedeo Lepore (Università di Bari), che ha gettato luce sulle fonti on-line per la storia d'impresa, tra cui importanti portali dedicati a singoli archivi, a partire da quelli già illustrati (Ansaldo, Iri, banca Intesa). Il relatore ha sottolineato come aspetto problematico l'esistenza di una grande varietà e abbondanza di materiale consultabile direttamente in rete (inventari, documenti, disegni, foto e filmati), a fronte della quale, tuttavia, si riscontra la carenza di siti che svolgano la funzione di centri di aggregazione e catalogazione delle risorse web.
La tavola rotonda conclusiva, sotto la presidenza di Sergio Zaninelli (Università Cattolica del Sacro cuore di Milano), ha visto gli interventi di Cesare Annibaldi (già Fiat) che ha illustrato il ruolo di Confindustria per la conservazione degli archivi d'impresa, di Tommaso Fanfani, in merito al ruolo esercitato dalla Fondazione Piaggio, di Renato Covino, riguardo agli archivi d'impresa dell'Italia Centrale, e di Giuliano Muzzioli, in merito agli archivi delle Municipalizzate.
Il convegno ha confermato e approfondito con ulteriori apporti conoscitivi l'importanza decisiva degli archivi d'impresa per gli studi di storia economica, mettendo in luce la complessità dei problemi relativi alla loro conservazione e l'estrema varietà delle fonti che essi offrono per la ricostruzione delle plurisecolari vicende economiche del nostro paese.