N. 13 - Febbraio 2007

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X






Maurizio Degl`Innocenti
La nascita della Repubblica

Nel referendum del 2 giugno 1946 la Repubblica si impose con chiaro vantaggio sulla Monarchia. La nuova Italia nasceva con un forte protagonismo popolare, esercitato democraticamente attraverso il voto per la prima volta a suffragio davvero universale ...

Giuliana Bertagnoni
Cibo e lavoro
Una storia della ristorazione aziendale in Italia


Le prima mense per i lavoratori erano all'interno dei castelli medievali, dove gravitavano moltitudini di persone che esercitavano diverse professioni...
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translation by Federica Vandini

Franco Della Peruta
I contadini e il Risorgimento

Al Risorgimento, che portò nel 1861 alla formazione dello Stato unitario italiano, restarono estranei, con atteggiamenti che andarono dall'indifferenza all'aperta ostilità, i contadini, che pure costituivano la grande maggioranza della popolazione.

Giulia Quaggio
Spagna 1936-2006 tra pacificazione franchista e riconciliazione democratica
VI Convegno internazionale di Spagna Contemporanea


Il sesto convegno internazionale della rivista italiana ?Spagna contemporanea?, con la collaborazione dell'Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, ha riportato all'attenzione del dibattito storiografico la questione della riconciliazione tra le dos Españas negli anni della Transizione alla democrazia.


La démocratie européenne à l’épreuve des changements économiques et sociaux, XIXe – XXe siècle

Actes du colloque international de la Maison de l’Europe Contemporaine (Université Paris Ouest Nanterre La Défense) Florence, 25-26 juin 2007

Sous la direction de Francis Démier et Elena Musiani
L’Europa così come è stata costruita dopo la Seconda guerra mondiale, è stata progettata per la democrazia e per garantire la pace tra le nazioni, ma ha anche voluto aggiungere alla democrazia politica una democrazia sociale in grado di respingere i caratteri negativi del capitalismo.
Il convegno alla base di questa pubblicazione ha avuto come scopo quello di riflettere sulle trasformazioni imposte all’Europa dalle politiche anti-inflazionistiche degli anni Ottannta e, più tardi, dai vincoli della globalizzazione dei mercati. Al termine di questo processo, il modello difeso dai padri fondatori si è profondamente evoluto. La prima fase di integrazione europea è stata definita dall’ambizione di raggiungere un livello elevato di protezione sociale, dallo sviluppo dell’occupazione, dalla rinnovata forza dei sindacati e di partiti politici in grado di dare credibilità ai meccanismi dell’alternanza delle maggiornaze politiche. In un quarto di secolo quel “modello europeo” – ora esteso a 27 – ha cambiato volto: la mobilità dei lavoratori e la flessibilità, la deregolamentazione dei mercati, una maggiore disparità di reddito, un’attenzione privilegiata agli azionisti nella distribuzione della plusvalenza, l’indebitamento degli Stati. Questa metamorfosi dell’Europa, unita al fatto che da continente di emigrazione essa è oggi divenuta una zona di forte immigrazione, ha risvegliato vecchie rivendicazioni nazionali, ma anche regionali e reso più incerta la sua stessa identità. In questo rinnovato quadro europeo si è poi progressivamente manifestato un deficit democratico, illustrato dalla disarmonia dei meccanismi di decisione tra livello nazionale ed europeo, ma anche dall’indebolimento di quei partiti politici capaci di dare risposta alle rivendicazioni dei popoli europei.




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