N. 12 - Novembre 2006


ISSN 1720-190X





Michele Finelli

Alessandro Levi
Ricordi dei tempi e della vita di Ernesto Nathan
a cura di Andrea Bocchi, prefazione di Walter Veltroni

Domus Mazziniana-Maria Pacini Fazzi Editore, Pisa-Lucca, 2006

In Italia manca ancora una tradizione di studi su Ernesto Nathan in grado di integrare e sostenere gli importanti lavori di Anna Maria Isastia e Romano Ugolini , che all'approfondimento della sua figura hanno dedicato parte significativa del loro percorso di ricerca.

L'auspicio è che l'uscita di questo volume possa stimolare il dibattito intorno a Nathan, la cui azione è stata spesso identificata con la pur fondamentale e innovativa esperienza di sindaco di Roma, di cui nel 2007 ricorre il centenario dell'inizio, ma non come artefice di un disegno politico di respiro nazionale e alternativo al disegno giolittiano, quello dei “blocchi popolari”.

Grazie all'iniziativa della “Domus Mazziniana” viene data alle stampe per la prima volta la biografia di Ernesto Nathan che il nipote Alessandro Levi stese a partire dal 1921, basandosi proprio sugli appunti dello zio: “Nel luglio 1921 la zia Virginia mi invitò a scorrere certe memorie su ‘Uomini e tempi del Risorgimento', che, come è detto nella Prefazione di questo libro, lo zio Ernesto aveva incominciato a scrivere negli ultimi tempi della sua vita. […] Resomi conto dell'impossibilità di provvedere alla continuazione del lavoro, personalissimo, quale era stato iniziato dallo zio Ernesto, nel settembre di quel medesimo anno 1921 ebbi dalla zia Virginia e da tutti i suoi figli l'incarico di scrivere, o meglio, di compilare, sui documenti fornitimi, questi Ricordi ”.

Tale appunto, annotato a mano da Levi nel 1938 nella copia conservata presso la “Domus Mazziniana” di Pisa, da cui è stata tratta la ristampa anastatica, riassume anche le vicende travagliate di questo lavoro.

Tra il 1925 ed il 1926 l'editore Zanichelli, che già aveva stampato le bozze, ne bloccò repentinamente l'uscita a causa dei provvedimenti anti-massonici del governo e per il clamore suscitato dal fallito attentato a Mussolini da parte di Zaniboni. Nel 1938, invece, quando erano state avviate le pratiche per ottenerne un'“edizione privata, fuori commercio”, da distribuire solo a parenti ed amici, furono le leggi razziali ad impedirne una limitata diffusione.

A causa di queste vicissitudini, ne rimasero in circolazione solo ventuno copie, di cui Bocchi fa un puntuale e preciso censimento, copie cui gli studiosi hanno avuto difficoltà oggettiva ad attingere.

Da un punto di vista storiografico il curatore sottolinea correttamente come il lavoro risenta della compilazione del nipote di Nathan. Non tanto per una partecipazione irrazionalmente emotiva, quanto perché alla fine Levi ha mantenuto l'impostazione dello zio, “depotenziando per quanto possibile l'esperienza bloccarla fondata sull'anticlericalismo e sul ruolo aggregante della massoneria”, ricorrendo così “alla volontà di smorzare, giolittianamente, contrasti ormai rischiosissimi”. In tal senso dunque, chi si avvicina alla lettura del testo, deve essere consapevole che non ci si trova in presenza di una biografia nel senso scientifico del termine, ma, come ricorda anche Bocchi in presenza di un testo “affettuoso e censurato”.

Tuttavia, il fatto che Levi abbia preferito attingere con energia a fonti come “scritti, discorsi, provvedimenti, atti e lettere d'ufficio”, piuttosto che porsi come testimone diretto, si rivela estremamente utile per lo studioso, che dispone di un testo ricco di informazioni utilissime, soprattutto per quanto riguarda l'attività sociale, didattica e letteraria di Nathan, dalla battaglia per l'adozione scolastica de “I doveri dell'uomo” alla nascita della “Dante Alighieri”, che egli intese, mazzinianamente, come parte integrante della lotta politica.

Della prefazione di Veltroni, che naturalmente si sofferma sul ruolo di Nathan sindaco, colpisce anche l'osservazione che coglie nella vicenda di Nathan una “storia d'integrazione”, quell'integrazione che Isastia e Ugolini hanno ricostruito nei loro studi. A Nathan infatti toccò un doppio inserimento nella società italiana, in quanto cittadino inglese ed ebreo.

Sottolinea Veltroni: “Un'integrazione difficile, come detto, dal punto di vista linguistico, ma problematica anche sul piano civile, se lo stesso Mazzini, mentre lo accoglieva come amministratore del suo ultimo giornale [la “Roma del Popolo”, n.d.r.], lo diceva appunto per ‘due terzi inglese'”, in uno stato “che garantiva la parità dei diritti civili e politici agli israeliti”, ma non poteva certo arrestare la diffusione di quei luoghi comuni, richiamati dallo stesso Levi, secondo cui era un scandalo che a sindaco di Roma fosse stato eletto “un cittadino di origine britannica, un israelita, un massone”. Nel 1938 questi luoghi comuni divennero leggi dello stato, e si è osservato in precedenza come il lavoro di Levi ne pagò le conseguenze.

Ad accrescere la solidità del lavoro l'ottima impostazione grafica e l'impaginazione eccellente, elementi che aggiungono ulteriore valore ad un contributo significativo.

 




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Autore Finelli Michele
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