Borut Klabjan
Stefano Santoro
L'Italia e L'Europa orientale
Diplomazia culturale e propaganda 1918-1943
Milano, FrancoAngeli, 2005 Purtroppo l'Europa orientale, ovvero quella parte d'Europa che si trova ad est di Austria, Germania ed Italia è più volte una zona d'Europa considerata zona d'ombra. Non è un'eccezione il pubblico italiano; nonostante nell'ultimo decennio si ebbe un'impennata nell'interessamento della situazione in questi paesi la conoscenza restò e resta tuttora molte volte vaga, sfumata o almeno limitata a circoli o gruppi piuttosto ristretti.
L'interessamento era dovuto principalmente a questioni di attualità, come è logico e comprensibile. Ad esempio le rivoluzioni del 1989 ed il successivo cambio di regime politico, le guerre in Jugoslavia o la più recente rivoluzione arancione in Ucraina, ebbero vasta eco, che va pero' velocemente a scemare nel giro di qualche settimana, come per la Bielorussia solamente pochi mesi fa, indirizzandosi, spostandosi verso scenari più interessanti.
La cosidetta Europa orientale meriterebbe invece di essere seguita in modo continuo ed assiduo, dato che seguirne i movimenti legati al suo passato ed alla sua storia vuole dire capire, comprendere gli avvenimenti che caratterizzarono l'epoca moderna, non solamente limitata alla regione in questione, ma collegata indissolubilmente alla storia europea e mondiale. Ciò vale senza dubbio per il presente, dato che sono ancora in corso questioni di fondamentale importanza per l'assetto politico ed economico su larga scala: l'allargamento dell'Unione europea toccherà nel giro di pochi anni stati come Bulgaria, Romania e Croazia e a più lungo termine altri paesi della regione, fino probabilmente ad inglobare nei prossimi decenni anche la Turchia. Regioni come la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l'Ungheria sono a livello internazionale tra i mercati più dinamici e caratterizzati da uno sviluppo economico in continua crescita. Dinamiche simili sono facilmente pronosticabili anche per la Polonia se saprà risolvere la propria questione agraria.
La questione della Bosnia e dell'Erzegovina e soprattutto del Kosovo, senza poi tralasciare tanto possibili quanto probabili ripercussioni, per motivi diversi in Macedonia e come si è visto alla fine di maggio di quest'anno in Montenegro, sono un problema di vasta portata a cui si dovra' prima o poi porre rimedio. Quindi la situazione dell'area orientale del continente europeo e quantopiu' in movimento.
Ciò che vale per il presente, vale altrettanto per il passato, nel quale la regione centro-orientale d'Europa giocò sempre un ruolo cruciale.
Perciò il libro di Santoro è importante; perché prende in esame una zona troppe volte trascurata o semplicemente lasciata ai margini dell'indagine storiografica italiana. Tranne poche e illustri eccezioni credo gli studi dedicati all'Europa centro-orientale nel suo insieme, nella sua ampiezza siano piuttosto esigui, almeno se paragonati a quelli di lingua tedesca o inglese. Un altro pregio di questo testo è quello di occuparsi del periodo che va dalla fine della prima guerra mondiale fino all'armistizio italiano del 1943, periodo caratterizzato per la maggior parte dall'esperienza fascista. In questo senso è importante mettere in primo piano il problema che, molto spazio si dedica, sicuramente a ragione, alla penetrazione germanica, sia economica, che politica e non da ultimo anche ideologica, soprattutto dalla seconda metà degli anni '30 verso questa parte d'Europa. L'argomento riempie fiumi di pagine, data l'ampiezza del fenomeno. Allo stesso tempo si toglie però spazio all'indagine, alla ricerca di altri fatti e avvenimenti collegati al periodo in questione. Viene così lasciata in disparte l'influenza esercitata dall'Italia, che essendo stata per parecchi anni lo stato fascista per antonomasia, difficilmente può non aver condizionato in qualche modo l'area interessata. La politica agressiva portata avanti da Mussolini verso la Jugoslavia, almeno per la maggior parte del periodo in questione, non è che l'esempio più rilevante.
In questo libro l'argomento principalmente affrontato è appunto quello, di quale ruolo ebbe l'Italia e specialmente l'Italia di Mussolini nel diffondere la propria immagine in quest'area, in quale modo e attraverso quali canali si tentò di esportare la propria dottrina, condizionando, volendo o meno, alcune formazioni politiche o personaggi politici locali. In merito a questo mi preme puntualizzare, non entrando nel merito se influenze italiane nei singoli paesi ci furono e se queste fossero dirette o indirette, volute o non volute, è doveroso precisare che, per avere presa, tali idee dovevano poggiare su un terreno fertile locale e su una classe dirigente almeno in parte pronta a recepire tali concetti. Perciò credo sia di indubbia utilità la visione generale della situazione internazionale che l'autore dà in vari punti del testo ed anche della situazione politica interna dei vari paesi. Senza una visione ampia della trattazione, quest'ultima sarebbe decisamente lacunosa.
Quello che vorrei ulteriormente mettere in risalto è l'immediata diffusione dell'immagine fascista all'estero, ovvero pochi mesi dopo la salita al potere di Mussolini. Sebbene inizialmente circoscritta, negli anni a venire si fece largo tra alcuni esponenti di spicco del panorama politico nei vari paesi dell'Europa orientale. In questi primi anni è verosimile che Mussolini ed il suo regime non fossero ancora abbastanza stabili e forti all'interno per lanciarsi verso l'esterno. Non che non c'è ne fosse l'intenzione, come dimostra il mantenimento di due organizzazioni tra loro diverse, ma con scopi simili, quali i Fasci italiani all'estero e l'Istituto per l'Europa orientale. Più probabile che il duce non se lo potesse permettere per non rischiare di compromettere, di pregiudicare l'ancora fragile equilibrio interno ed anche la sua immagine internazionale. Non è quindi da considerarsi attendibile l'affermazione che non si volesse esportare il fascismo: ciò e ampiamente dimostrato nelle pagine di questo libro. Il lavoro delle varie associazioni e dei vari enti preposti all'azione di propaganda sono più che sufficienti per dubitare dell'asserita non volontà d'influenza negli affari altrui.
Citando lo storico polacco Borejsza, che anche Santoro prende più volte in prestito, direi che inizialmente l'attenzione per il fascismo in Europa centro-orientale si sviluppò per il solo fatto di esistere in Italia. L'attenzione fu poi ulteriormente accresciuta dal Concordato stipulato da Mussolini con il Vaticano nel 1929, almeno in quei paesi dove la popolazione era più legata alla religione cattolica. Il fascismo italiano risultava interessante perché era riuscito a mantenere in piedi le istituzioni tradizionali e soprattutto aveva mantenuto alla Chiesa un posto di rilievo all'interno dell'organizzazione statale, risolvendo allo stesso tempo l'impellente problema dell'avanzata comunista. La simpatia per il fascismo, grazie anche alle numerose istituzioni, tipo la Dante Alighieri non era quindi una peculiarità di circoli elitari o correnti estremiste, ma si stava diffondendo tra la massa.
In seguito alla vittoria nazionalsocialista nella vicina Germania, che andava gradualmente accentuando i suoi toni aggressivi, Mussolini dovette reagire. Con la creazione dei CAUR pensava di raggruppare le varie e variegate formazioni fasciste sparse per il mondo e riunirle sotto la guida di Roma, centrale del fascismo, arginando così ideologicamente la potenza tedesca. La propaganda germanica nell'Europa centro-orientale era però sostenuta da mezzi imponenti, mentre l'apparato italiano era tutt'altro che impeccabile. I CAUR si davano il loro bel da fare soprattutto al riguardo delle sanzioni che colpirono l'Italia in seguito al suo attacco in Africa. Nel delicatissimo periodo della fine degli anni '30, Mussolini era pero' rimasto inesorabilmente indietro rispetto all'alleato Hitler, che teneva economicamente e finanziariamente in pugno l'intera Europa centro-orientale. È infatti la propaganda del Führer che domina. E sono d'accordo con l'autore del libro, che la politica italiana non riesce a tener testa al ben più tenace concorrente tedesco. La tentata politica di potenza italiana si trasforma così nel bel mezzo della guerra mondiale in una catastrofica situazione di pressoché totale impotenza.