N. 12 - Novembre 2006

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Dario Petrosino

Andrea Baravelli
La vittoria smarrita
Legittimità e rappresentazioni della Grande Guerra nella crisi del sistema liberale (1919-1924)

Roma, Carocci 2006




Gli anni che intercorrono tra la fine della prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo come regime sono anche gli anni del rapido e inarrestabile declino della classe politica liberale. Baravelli affronta questo tema cercando di identificare le cause di questo declino e puntando la lente su un aspetto fondamentale: l'appropriazione, da parte della politica, della retorica della Grande guerra nell'immaginario degli italiani.


Si tratta di un tema che affascina da qualche tempo gli storici: quanto ha influito il mito della guerra nella formazione di una coscienza nazionale e nell'ascesa del fascismo? Certo, ci dice Baravelli, è stato un elemento determinante; e quanto più l'opinione pubblica sentiva come propria la “lezione” derivata dall'esperienza al fronte, tanto più era compito della classe politica italiana il saper raccogliere le istanze provenienti dalle differenti classi sociali.


In questa operazione la nuova classe politica portata in Parlamento dal fascismo fu senza dubbio più veloce della generazione dei Nitti e dei Facta, riuscendo a costruire, lentamente ma inesorabilmente, una solida continuità sociale e politica tra la guerra e il regime.


Tuttavia gli anni del primo dopoguerra sono più complessi di quanto generalmente si ritenga: nell'analisi della gara per l'appropriazione del mito della trincea non vanno dimenticate né la sostanziale indifferenza dei gruppi socialisti per la guerra e le sue conseguenze politiche, né le divisioni profonde che spaccarono l'opinione pubblica italiana tra il 1914 e il 1915; vicenda che permette di individuare la specificità di un caso italiano.


In definitiva, osserva l'autore, tra il 1919 e il 1924 si svolse una lotta per affermare una propria visione del passato, cioè delle vicende del conflitto, che vide i fascisti vincitori a scapito dei liberali, dei cattolici e dei socialisti. Diversamente avvenne, ad esempio, in Francia e Gran Bretagna, dove il mito della guerra assicurò la prosecuzione dei sistemi liberali. I diversi risultati dipendevano evidentemente dal modo in cui le diverse classi politiche si erano confrontate con la “narrazione della guerra”; proprio la definizione di questo nodo è l'obiettivo dell'opera di Baravelli che, dopo aver analizzato lo svolgersi del discorso elettorale nei cosiddetti anni del biennio rosso, studia lo sviluppo di questa narrazione nelle aule parlamentari e quale sia stata la sua influenza nelle decisioni politiche cruciali. Questi due momenti della ricerca evidenziano uno scollamento tra fase elettorale e fase parlamentare, regolate da dinamiche differenti e da diversi codici narrativi. Attraverso queste considerazioni l'opera, oltre ad analizzare un'importante fase di passaggio della storia italiana, tenta di rispondere anche a un interrogativo, chiedendosi se scelte diverse sul modo di affrontare la memoria della guerra avrebbero potuto ritardare la crisi dello stato liberale.


 

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