N. 12 - Novembre 2006

Indirizzo e-mail Password
Effettua la registrazione gratuita

ISSN 1720-190X





Marco Adorni

Domenico Losurdo
Controstoria del liberalismo
Bari-Roma, Laterza, 2005


Che cos'è il liberalismo? Possiamo dire che sia quella tradizione di pensiero che mette al centro della sua preoccupazione la libertà di ogni individuo ?

La Controstoria del liberalismo di Domenico Losurdo, parte da questo interrogativo e si snoda attorno al tentativo di dargli una risposta esauriente; il fil rouge di tutta l'opera consiste, perciò, in un'accurata e complessa analisi delle basi teoriche e politico-sociali del liberalismo. Non limitandosi alla dissertazione accademica ma andando nel vivo delle “cose”, Losurdo ci fa vedere da vicino il complicato (e spesso contraddittorio) rapporto tra teoria e pratica, o tra vita e opere, dei padri del liberalismo. La tesi verso cui l'autore propende (a mio parere in modo metodologicamente corretto e storicamente proficuo) è che il liberalismo anziché essere concepito come strumento per l'affermazione della libertà universale, storicamente sia il risultato dell'azione di forze concrete che lo utilizzano come mezzo per la costituzione e la difesa di una “comunità dei liberi”, aristocraticamente preclusa a chiunque non ne faccia parte, ma al contempo garante di giustizia ed eguaglianza a chi vi è compreso (è questa la Herrenwolk democracy, la “democrazia dei signori”). L'opera di Losurdo è, insomma, importante e degna di essere conosciuta e discussa, nel senso che non punta a togliere valore al liberalismo ma, all'opposto, a “liberarlo” dalle molte “rimozioni e trasfigurazioni” di certa storiografia apologetica. L'intento a volte è talmente evidente e cristallino che ci si pone la domanda se la sua “controstoria” non possa essere intesa come l'opera di un liberale, una critica al prete in nome del vangelo. O forse è proprio una critica del vangelo?
Certamente, i luoghi in cui il liberalismo viene messo in croce sono tanti e, a volte, viene da chiedersi se non siano persino troppi. Si fa riferimento al fatto che Losurdo, per esempio, in molti casi faccia discendere dalla posizione filo-schiavista di un pensatore liberale la condanna del liberalismo tout court , non compiendo il percorso inverso, consistente nel partire dal nucleo teorico del liberalismo per arrivare al singolo intellettuale: in parole povere, quanto l'incoerenza di un filosofo incide sulla bontà delle dottrine che ha scelto di sposare?
Per questa via induttiva, in effetti, si succedono tanti esempi per dimostrare l'esistenza, al nocciolo del liberalismo, di un'identità ideologico-politica che promuove senza soluzione di continuità l'adozione di aberranti clausole di eliminazione o esclusione nei confronti dei popoli sottomessi all'Occidente.
Senza dubbio importante è l'affermazione che le tre grandi rivoluzioni liberali (olandese, inglese e americana), anziché determinare maggiore libertà per tutti, arricchendo enormemente alcuni, abbiano in realtà determinato l'asservimento e la schiavizzazione di molti.
Ognuno di quei tre cruciali momenti di edificazione storica dei regimi liberali mostra, peraltro, il proprio ideologo di riferimento. È così per l'Olanda liberale, che ha dalla sua il pensiero di Ugo Grozio che, mentre il paese s'impegna nell'espansione oltremare e nel commercio degli schiavi, ne legittima le pretese attraverso argomentazioni di taglio religioso: ecco allora che il peccato d'idolatria, commesso dalle popolazioni barbare e pagane – topos della conquista del Nuovo Mondo – viene chiamato in causa come ragione sufficiente a determinare la schiavizzazione dei prigionieri di guerra e dei loro discendenti.
Che dire, poi, di John Locke? Il padre del liberalismo e vero e proprio pilastro della costruzione ideologica della Gloriosa Rivoluzione che segna la nascita dell'Inghilterra liberale, bolla con parole di fuoco la schiavitù politica che la monarchia vuole imporre (si vedano i Due trattati sul governo ); ciò che non gl'impedisce di considerare ovvia e pacifica la schiavitù nelle colonie, partecipare alla formalizzazione giuridica di questo istituto nella Carolina e alla redazione della norma costituzionale per cui ogni uomo libero della Carolina debba godere di assoluto potere e autorità sui suoi schiavi neri; essere azionista della Royal African Company, compagnia leader nella tratta degli schiavi. Per non parlare, poi, del ritratto del wild indian , dipinto, nel Secondo trattato sul governo , come un essere fuori dall'umanità e in contrasto con la volontà di un Dio che prescrive il lavoro, il denaro e la proprietà privata: il che giustifica la sua totale sottomissione alla civiltà europea. La condizione dello schiavo, peraltro, per Locke è eterna, anche nel caso ...
Attenzione
Questo articolo viene mostrato in forma parziale,
nonchè privo immagini e formattazioni.
Per poter leggere l'articolo completo è necessario effettuare il login
Indirizzo e-mail Password
Effettua la registrazione gratuita



Scarica il testo del saggio in formato PDF
(necessaria registrazione)




Carattere grandeCarattere piccolo





 

Privacy - Norme Redazionali - Contatti: info@storiaefuturo.com
©2003-2010 Storia e Futuro - Una produzione Luxor srl