N. 12 - Novembre 2006

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[Aut. Trib. Bologna n. 7163 del 3/10/2001]

ISSN 1720-190X





Luca Gorgolini

Migrazioni e sviluppo
San Marino, 20-21 ottobre 2006

Organizzato dal Museo dell'emigrante della repubblica di San Marino, il convegno di studi dedicato al tema ?Migrazioni e Sviluppo? ha proposto un'interessante analisi del rapporto che sussiste tra emigrazione e sviluppo dei paesi d'origine. Mettendo in discussione l'assunto, sostenuto da numerosi studi di storia contemporanea che hanno delineato un bilancio socio-economico dell'emigrazione, secondo cui l'emigrazione ha comportato per i paesi di partenza una consistente perdita di risorse umane adeguatamente compensate dal rientro di mezzi finanziari, le rimesse, e dall'acquisto in patria di fondi agricoli e abitazioni, le relazioni discusse nelle due sessioni di lavoro del convegno hanno preso in esame le iniziative imprenditoriali messe in campo da alcuni emigrati al momento del rientro. In particolare, si è sottolineato come al pari del capitale economico, il bagaglio di conoscenze acquisite all'estero abbia svolto un ruolo di grande importanza nel processo di modernizzazione del paese d'origine. Ne è nato un dibattito, a tratti intenso e ricco di stimoli, di cui si propone qui di seguito una sintesi breve e, per forza di cose, incompleta, rinviando alla annunciata pubblicazione degli atti per una lettura delle relazioni nella loro interezza.


Nell'introdurre i lavori del convegno, Ercole Sori (Università di Ancona) ha sottolineato i caratteri dell'emigrante, un individuo in cui spesso ?alberga un seme di spirito prometeico e innovatore: diventare, quanto meno, imprenditore di sé stesso?, e ha proposto alcune definizioni del fenomeno emigratorio, necessarie ad affrontare il tema del convegno stesso. Tra queste: l'emigrazione come ?fenomeno di massa a dimensione individuale? (i numeri dei migranti sono spesso imponenti, ma l'orizzonte delle motivazioni e delle strategie messe in atto, entro il quale i singoli migranti si muovono sono strettamente individuali e famigliari); l'emigrazione come ?porta girevole? (l'emigrazione conduce dal collettivismo sociale (comunità paesana, famiglia) all'individualismo, con possibilità di rientro nell'ambiente di provenienza).


Andrea Colli (Università Bocconi di Milano) ha trattato il tema delle biografie estere degli imprenditori italiani, occupandosi di quella che è stata da lui stesso definita un'?emigrazione di rapina?: viaggi all'estero in cerca di conoscenze, informazioni che, trasferite nella patria d'origine, hanno rappresentato la premessa indispensabile per un numero importante di esperienze imprenditoriali di rilievo, specie nel secondo dopoguerra. Nel dettaglio, la sua relazione è stata articolata in tre parti distinte: l'importanza dei trasferimenti di conoscenze dall'estero per il processo di modernizzazione del paese in ritardo; l'analisi del caso italiano nel Novecento; l'evocazione della vicenda di tre imprenditori di successo.


Accanto al capitale finanziario, il capitale umano, inteso come insieme di conoscenze, costituisce un elemento determinante nella riuscita del processo di modernizzazione di un paese. Spesso questo bagaglio di conoscenze è stato acquisito attraverso processi di emigrazione temporanea che si è attivata per mezzo di soggiorni all'estero, stage formativi scolastici. Colli ha ricordato, che nell'Italia dell'Ottocento era diffusa, nelle fila della borghesia, la pratica di mandare i più giovani a formarsi all'estero per mezzo di viaggi di istruzione in grado di consentire l'acquisizione di coscienze determinanti nei processi di produzione e nei metodi di approccio al mercato.


Relativamente al caso italiano, è stato ricordata per la prima metà del secolo, l'esperienza di Adriano Olivetti, emigrato temporaneamente negli Stai Uniti. Ma è con il secondo dopoguerra che l'importanza di questo processo di acquisizione di conoscenze estere diventa chiaramente visibile. Nella società italiana che attraversa il ?miracolo economico?, le conoscenze provenienti dall'estero, specie dagli Usa, diventano l'innesco che origina esperienze imprenditoriali di primo livello: l'ing. Eden Fumagalli, padre della lavabiancheria Candy, era stato prigioniero negli Usa dove aveva acquisito importanti informazioni nei processi di costruzione di tali elettrodomestici; Umberto Brustio, rientrato da un viaggio di cinque mesi negli Usa, sperimenta nelle sedi della Rinascente una vera e propria rivoluzione nella concezione dei grandi spazi commerciali, introducendo alcuni accorgimenti destinati a diventarne un simbolo: scale mobili, cura delle superfici, organizzazione dei prodotti commercializzati ecc.; ancor più significativo il caso di Fedele Cova, fondatore della Società Autostrade (1956), che importa, sempre dagli Usa, una vasta gamma di conoscenze che vengono puntualmente riproposte: le aree di servizio, gli svincoli a quadrifoglio, il sistema dei pedaggi, l'organizzazione della segnaletica.


Marco Moroni (Università di Ancona) ha invece proposto la storia di ?un caso di settore e territoriale? al tempo stesso: l'industria degli strumenti musicali di Castelfidardo. Alcuni consumi voluttuari hanno acquisito per gli emigranti italiani all'estero una chiara valenza identitaria. La musica, in particolare, accanto alle consuetudini alimentari, ha rappresentato un elemento di riconoscibilità fondamentale per le comunità di italiani all'estero. In tal senso, la richiesta di strumenti musicali (nella fattispecie organetti) degli emigranti italiani in America ha dato un forte impulso alla produzione di tali beni nella patria d'origine, favorendo la formazione e lo sviluppo di una vasta galassia di iniziative imprenditoriali. In una fase successiva, l'America non ha rappresentato più solamente un vasto mercato in cui esportare gli strumenti musicali prodotti a Castelfidardo: si è iniziato infatti a produrre questi ultimi nel paese di emigrazione. Così, dopo una prima fase di emigrazione dalla comunità marchigiana che vedeva la prevalenza di individui appartenenti ai ceti rurali, successivamente prendono la via dell'emigrazione gruppi consistenti di uomini e donne appartenenti alle famiglie artigiane che si portano in America per prestare la propria opera nella riparazione degli organetti, precedentemente realizzati in patria, e per cimentarsi nella produzione degli stessi. Riassumendo: l'esperienza emigratoria ha rappresentato in questo ?caso?, un'opportunità nuova in termini di mercato, favorendo la crescita di un vero e proprio distretto industriale fertilizzato dal flusso di denaro e dagli scambi commerciali tra la comunità di origine e quella di emigrazione.


Javier Grossutti (Università di Udine) ha preso in esame i flussi migratori di rientro che hanno riguardato l'area friulana, con particolare attenzione a quanto accaduto dopo il 1989, quando la crisi economica verificatasi in Argentina ha determinato ?il rientro? e ?il rimpatrio? di molti discendenti degli antichi emigrati, ormai di terza, quarta o addirittura quinta generazione. Un'emigrazione di rientro ?impropria?, non legata all'esperienza di coloro che erano emigrati in precedenza, ma dei loro discendenti, che non tradisce il fallimento dell'esperienza emigratoria del singolo, quanto la crisi del sistema economico del paese di emigrazione che capovolge i termini della questione con un rovesciamento dei ruoli di attrazione e di espulsione tra l'Italia e l'Argentina.


Alberto Mazzalli (Centro studi di Politica internazionale CeSPI ? Roma) ha fornito un ampio ed articolato quadro d'insieme sui dati che caratterizzano il flusso di denaro che parte dall'Italia in direzione dei Paesi del Sud del mondo: le rimesse su scala mondiale sopravanzano di molto il valore degli aiuti pubblici allo sviluppo e degli investimenti privati diretti da parte dei paesi sviluppati in direzione dei paesi non sviluppati.


A conclusione della prima sessione, in cui sono intervenuti due alti rappresentanti del Consiglio d'Europa, Alexander Vladychenko e Michel Villan, i quali si sono occupati delle politiche europee in materia di emigrazione e co-sviluppo, Ercole Sori è intervenuto sottolineando alcuni elementi emersi dalle relazioni sopra ricordate: l'importanza per il processo di modernizzazione del paese di provenienza del capitale umano veicolato dall'emigrazione di ritorno; la necessità di studiare tali processi, adottando metodi nuovi: le statistiche non registrano dati impalpabili quali le conoscenze, occorre dunque studiare le vicende dei singoli e di aree territoriali ben definite.


Noemi Ugolini (direttrice del Museo dell'Emigrante di San Marino) ha introdotto le relazioni che hanno affrontato nel corso della II sessione (presieduta da Amoreno Martellini, Università di Urbino) il caso di San Marino, presentando un'ampia serie di tabelle e grafici, che hanno fornito una rappresentazione chiara della scansione temporale e delle aree di provenienza che hanno riguardato il rientro in patria degli emigranti sammarinesi a partire dal secondo dopoguerra.


L'ampio intervento di Giorgio Pedrocco (Università di Bologna) è invece entrato nel merito del nesso esistente tra il rientro degli emigrati e il processo di modernizzazione della società sammarinese. In relazione ai precedenti storiografici riguardanti lo studio del fenomeno dell'emigrazione di ritorno, Pedrocco ha riproposto le linee di indagine contenute nel volume curato da D. Kubat The Politics of Return. International Return Migration in Europe (1983) e la tipologia dei rientri operata negli anni Settanta da Francesco Paolo Cerase (apparsi in varie riviste italiane e straniere): rientro di investimento; rientro di fallimento (diffuso nei primi anni della Grande emigrazione); rientro di conservazione (si ritorna e si acquistano degli status symbol, terra, casa, e con questi un'onorabilità che prima non si aveva); ritorno nell'isolamento (rientro nella terra d'origine, terminata la vita lavorativa). Passando alla vicenda di San Marino Pedrocco ha fornito un quadro socio economico della realtà sammarinese degli anni Cinquanta: una società prettamente rurale in cui sussiste una condizione di arretratezza economica e di endemica povertà che obbliga molti ad emigrare all'estero. La gran parte dei sammarinesi emigra in Belgio e nella Francia del Nord per occuparsi nelle miniere di carbone; a Parigi per lavorare nell'industria edilizia e nella ristorazione; a New York presso le industrie di abbigliamento e moda; a Detroit emigrano invece numerosi scalpellini e viticoltori sammarinesi. Tra questi emigranti alcuni rientreranno nella comunità d'origine impiantando attività imprenditoriali destinate a raggiungere livelli produttivi e di prestigio che hanno finito con il travalicare i confini della piccola repubblica. Si è così ricordato il caso dei fratelli Mularoni, Corrado ed Enzo, che rientrano dagli Usa alla fine degli anni Cinquanta e si impegnano nella produzione di calcestruzzo, una produzione che cresce costantemente seguendo il trend dell'industria edilizia in piena espansione negli anni del boom ; il soggiorno negli Usa costituisce anche il punto di partenza per l'attività imprenditoriale di Tino Bruschi che negli anni Settanta impianta una fabbrica che produce controfinestre, e di Marino Guerra che rientrato in patria rileva una fabbrica di ceramiche in fallimento e ne rilancia la produzione applicando i metodi produttivi conosciuti oltre oceano.


A seguire Laura Rossi (Scuola secondaria superiore repubblica di San Marino) ha ripercorso le trasformazioni economiche che hanno riguardato la società sammarinese dagli anni Sessanta agli anni Novanta del secolo scorso, mentre Verter Casali (Dipartimento della Formazione ? Università di San Marino) ha raccontato la sua esperienza di rimpatrio, avvenuto nei primi anni Sessanta, al seguito dei genitori, proponendo tra l'altro un interessante parallelismo tra la società americana e la società sammarinese-italiana che, nonostante il processo di modernizzazione intervenuto in quegli anni, presenta ancora aspetti di profonda arretratezza economica e culturale.


Dopo i saluti e gli interventi dei rappresentanti delle associazioni dei sammarinesi all'estero, coordinati da Vittorio Dini (Università di Siena), il convegno si è concluso con una tavola rotonda cui hanno partecipato alcuni imprenditori sammarinesi, le cui attività imprenditoriali e commerciali sono state precedute da un'esperienza emigratoria all'estero.


 



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Autore Gorgolini Luca
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