Andrea Bettini
Angelo Agostini
La Repubblica. Un'idea dell'Italia (1976-2006)
Bologna, Il Mulino 2006 Un quotidiano che non è solo un giornale ma una vera e propria officina dell'identità della sinistra italiana. Un punto di riferimento per una visione politica irriducibile ai singoli partiti. Un progetto che va oltre la mera appartenenza a uno schieramento e coinvolge mille altri aspetti della vita dei lettori. Un modo di fare giornalismo che ha fatto scuola aprendo nuove strade nel panorama italiano. Sono questi gli elementi che, secondo Angelo Agostini, hanno caratterizzato i primi trent'anni di vita di ?Repubblica? rendendoli meritevoli di essere raccontati.
È una storia complessa, che ha attraversato varie fasi tenendo però ben presenti alcuni obiettivi: essere un punto di riferimento per quegli uomini e donne che hanno a cuore la modernizzazione dell'Italia, farsi interprete di quel rinnovamento sociale che, a metà degli anni '70, Eugenio Scalfari fu tra i primi ad intuire, contribuì allo sviluppo della cultura di una sinistra di governo. Artefici di questo percorso, nato da quella che a molti parve come una scommessa con poche probabilità di successo, sono state in primo luogo le singole persone che vi hanno lavorato. Dei professionisti con il sogno, almeno fino alla fine degli anni '80, di un giornale nelle mani dei giornalisti che rompesse con la tradizione e dove non ci si dovesse piegare alle logiche della partitocrazia.
E così dalla penna dell'autore, giornalista e studioso dei media con esperienze anche a ?Repubblica?, fuoriesce un palpabile entusiasmo per quello che probabilmente è stato il quotidiano italiano che più ha innovato dagli anni '60 in poi. La Repubblica. Un'idea dell'Italia (1976-2006) spazia con abilità dalla descrizione degli uomini ? primo tra tutti ovviamente Eugenio Scalfari, ma anche Ezio Mauro e Carlo De Benedetti ? alla riflessione sui rapporti della testata con la politica, dalla costruzione di uno dei principali gruppi editoriali italiani alla quotidianità della vita di redazione, dall'evoluzione del legame con i lettori alle rivoluzioni introdotte nel modo di essere dei giornali.
Il volume non vuole però essere una cronologia delle vicende di ?Repubblica?. L'obbiettivo, forse più ambizioso, dell'autore è indagare la relazione ?tra la sinistra italiana e il quotidiano che ha saputo raccontarla, sfidarla, stimolarla, consolarla, e soprattutto interrogarla, senza mai essere ciò che altre gloriose testate sono state con dignità: un giornale di partito?.
Dopo aver affrontato e smontato i luoghi comuni più diffusi sulla creatura di Scalfari (le etichette di radical-chic , di ?giornale dei giornalisti?, di giornale-partito), Agostini fa un breve excursus storico sul rapporto tra il quotidiano e la politica. Tinteggiato un ritratto del fondatore e dei suoi ?repubblicani?, i componenti della redazione, il testo definisce le coordinate di base sulle novità giornalistiche sperimentate negli anni dal modello ?Repubblica?. È un elenco ragionato di primati che chiarisce la forza propulsiva della testata: primo quotidiano veramente nazionale, primo a utilizzare il registro del ?primo sfoglio?, che rompe la tradizionale suddivisione per sezioni della pagine e propone subito i temi di maggiore importanza, primo a farsi strumento culturale che interpreta le notizie e a non si limita a registrarle. E poi, ancora, primo a basarsi su uno stretto rapporto di identificazione tra le proprie opzioni di scelta delle notizie e quelle dei lettori, primo a declinare l'affinità con il proprio lettorato in una proposta culturale varia anche attraverso gli inserti settimanali e la vendita di prodotti abbinati al giornale. Non può inoltre mancare un capitolo dedicato a un editore peculiare come De Benedetti, un imprenditore che ha maturato un rapporto strettissimo e carico di passione con il proprio quotidiano e che ha accompagnato l'intero gruppo editoriale in una fase di grande crescita con risultati economici invidiabili.
Ma qual è il segreto di ?Repubblica?? Per Agostini è soprattutto la sua capacità di stabilire un rapporto identitario con una parte importante della sinistra italiana. Anzi, di aver saputo dare un contributo forte alla costruzione di questa identità. Secondo l'autore, negli anni '70 la politica, con alcune rare eccezioni, non è stata in grado di comprendere la modernizzazione in atto nel paese. Scalfari, con grande visione prospettica, ha saputo invece creare un quotidiano capace di rispondere a nuove esigenze interne alla società. Oggi, a trent'anni di distanza, ?la Repubblica? rimane un punto di riferimento, un luogo di creazione dell'identità per una sinistra troppo spesso incerta. Non è certo l'unica officina di questo tipo in Italia, ma il suo ruolo è comunque importante per una parte rilevante del paese. Per questo l'etichetta di giornale-partito non la descrive con efficacia. Pur essendo un quotidiano che ha sempre dichiarato con franchezza la propria posizione, la politica non è l'unico elemento che lega ?la Repubblica? ai suoi lettori. Il rapporto con il pubblico, infatti, è ben più profondo e si estende ad affinità culturali, di gusti, di stili di vita. È un giornale che, per utilizzare le parole del direttore Ezio Mauro, non si fonda sul ?con chi stai? ma sul ?chi sei?.