Dario Petrosino
Anna Maria Isastia, Guido Laj
L'eredità di Nathan
Guido Laj (1880 – 1948) prosindaco di Roma e Gran Maestro
Roma, Carocci, 2006
Il 5 novembre 1948 il Grande oriente invia alle logge massoniche una circolare: “Una grande luce si è spenta. Guido Laj non è più”. Con queste parole si avvia alla conclusione l'opera di Anna Maria Isastia e Guido Laj, discendente e omonimo del protagonista del libro. Perché L'eredità di Nathan è un tributo a un uomo che ha dedicato la propria esistenza agli ideali laici e democratici, in un'epoca in cui la massoneria non aveva quella tendenza alla totale segretezza che ha poi prevalso nel secondo dopoguerra.
Essere massoni in età liberale voleva dire soprattutto appartenere a quell'area socialista e riformista che aspirava a una trasformazione dello stato in base ai propri principi. A questa linea si affianca Laj, in un percorso che lo porterà alla carica di Gran maestro nel momento in cui la massoneria, alla fine della seconda guerra mondiale, riprenderà le sue attività in Italia. In quegli anni le logge erano reduci da un lungo periodo di inattività, dovuto alla repressione fascista: dopo oltre vent'anni Laj rappresentava dunque un legame con le esperienze degli anni Venti, avendo anche conosciuto, data la rispettabile età, i suoi predecessori alla carica, tra i quali figurava Ernesto Nathan, del quale Laj è idealmente erede, sia per l'impegno nella massoneria, sia per l'impegno politico.
Quella di Guido Laj è infatti una vita intensa, e il libro la ripercorre come in un cursus honorum : l'adesione al Partito socialista riformista, l'interesse per lo scoutismo dei primi anni, tanto da essere ricordato come uno dei loro fondatori sulle pagine del “Messaggero”; il volontariato nella prima guerra mondiale, scelto al fianco di altri importanti esponenti delle logge; l'attività politica nel primo dopoguerra, nel consiglio comunale di Roma, in una lista creata per sconfiggere socialisti massimalisti e cattolici; un impegno che continua anche all'avvento del fascismo attraverso le pagine del “Mondo”, col quale Laj collabora dai primi numeri, nel 1922, fino al 1924, impegnandosi in particolare nella campagna contro la riforma Gentile, che introduce l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole.
Con la messa fuorilegge della massoneria da parte del fascismo Laj pagherà questo suo attivismo politico subendo il controllo della polizia. Abbandonerà così l'attività politica fino alla caduta del regime, quando, grazie alle sue posizioni antifasciste, ricoprirà numerosi incarichi, tra i quali spicca quello di prosindaco di Roma dal 1944 al 1946, in anni molto difficili per la città. È in questo periodo, più precisamente nel 1945, che viene eletto Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, carica che reggerà, seguendo un programma laico, progressista e di alleanza con gli Stati Uniti, fino alla morte, avvenuta nel 1948.
Con Guido Laj scompare uno degli ultimi rappresentanti di quella massoneria dell'età liberale, legata alla tradizione risorgimentale, che vedeva in Garibaldi e Mazzini i propri riferimenti ideali. Dal secondo dopoguerra in avanti emergerà nelle logge una generazione nuova, che dovrà confrontarsi con nuovi ruoli e nuovi equilibri politici.