Silvia Terenzi
A) Paola Fraternale e Matilde Della Fornace (a cura)
Shoah – paradigma dell'annientamento
Fossombrone, Metauro Edizioni, 2005
B) Paola Fraternale e Matilde Della Fornace (a cura)
Memoria memorie: violenze e in/giustizie
Fossombrone, Metauro Edizioni, 2005 Il ciclo di convegni di storia, organizzato a Pesaro nel 2001 e 2003 presso il Liceo scientifico Statale “G. Marconi”, in collaborazione con l'Istituto regionale per la storia del Movimento di liberazione nelle Marche di Ancona e l'Istituto di Storia contemporanea della provincia di Pesaro e Urbino – biblioteca “V. Bobbato” – si traduce nella pubblicazione di due volumi, curati da Paola Fraternale e Matilde Della Fornace, di notevole interesse per lo studio della storia contemporanea italiana: il primo dal titolo: “Shoah – paradigma dell'annientamento” e il secondo “Memoria memorie: violenze e in/giustizie”.
I seminari, ricostruendo un periodo cruciale della storia italiana, sottolineano il valore della memoria, attraverso testimonianze dirette sul rischio dell'annientamento dell'umanità e l'importanza fondamentale della resistenza in riferimento a un tema non ancora chiarito in tutti i suoi punti, come quello delle stragi nazi – fasciste compiute tra il 1943 e il 1945 dalle truppe in ritirata con la collegata violenza prodotta. Tema, questo, tornato di forte interesse dopo il casuale ritrovamento nel 1994, presso la procura generale militare di Roma, di 695 fascicoli processuali, il cosiddetto “armadio della vergogna”.
Il primo volume offre una lettura storiografica dello sterminio operato nei confronti degli ebrei.
F. M. Feltri analizza in modo comparato le violenze del Novecento mettendo a confronto “il processo di distruzione “degli ebrei d'Europa con vari altri tragici eventi, come il sistema dei lager russi, verificatisi prima della Shoah stessa, sottolineando una specificità del genocidio nazista, quello di essere “totale, razziale, biologico”.
Sarfatti affronta una dolorosa pagina dell'Italia fascista, ricostruisce e analizza l'origine della normativa persecutoria contro gli ebrei, sostenendo che dal 1938 “per sette anni l'Italia fascista fu un Paese ufficialmente e concretamente antisemita […], dapprima si ebbe la persecuzione dei diritti degli ebrei, poi la persecuzione delle vite degli ebrei”. Si sofferma poi sul modo in cui i divieti e le esclusioni penetrarono profondamente in tutti gli ambiti della società italiana.
Liliana Segre ripercorre lucidamente, nel suo toccante racconto, il cammino che da bambina come tante, proveniente “da famiglia ebraica lombarda da secoli, agnostica, laica completamente, molto integrata nella società civile”, si trovò all'improvviso catapultata in una realtà indecifrabile. Compie una profonda riflessione sui diversi sentimenti che attraversano l'esistenza umana, definendo “l'indifferenza una cosa terribile, che uccide”.
Gozzini riporta invece la discussione di queste tematiche sul piano storico, al problema della responsabilità storica. La necessità di capire e approfondire le dinamiche che hanno portato allo sterminio di massa, del fatto che “migliaia di persone in tutta Europa sapevano e hanno rifiutato di porsi il problema della propria responsabilità personale”. Si pone così un importante obiettivo, quello di trarre insegnamento da quella atroce esperienza: “la religione della violenza e dell'intolleranza non viene cancellata dal progresso e dalla modernizzazione, non appartiene a un passato irripetibile, niente ce ne separa se non la nostra responsabilità e la nostra opposizione”.
Non è facile per nessuno porsi di fronte allo studio di quell'immane tragedia che è stata al Shoah e per questo Pezzetti vuole fornire, a chi opera nella scuola, un aiuto nel cammino verso la ricerca delle cause che l'hanno determinata, sulle modalità attraverso cui è stata realizzata e sul suo potenziale di violenza proponendo a tale scopo anche materiali didattici. Conclude dicendo che lo studio dei fatti non può prescindere da un'analisi dei fattori: “la secolare tradizione antiebraica e il diffondersi delle teorie razziste”.
Gabriele Nissim conclude tracciando un filo di continuità con il presente, nell'esempio della Foresta sorta in Israele a ricordo di 20.000 persone che si sono opposte alla Shoah. Portando i lettori a riflettere sul fatto che, anche nelle condizioni create dalla Germania in Europa, era possibile rendersi conto della realtà e opporsi allo sterminio degli ebrei, rompere il clima di omertà. “L'esempio di chi ha cercato di difendere l'uomo mostra come anche nelle circostanze estreme l'individuo ha comunque la possibilità di pensare e di giudicare e che di fronte al male esiste sempre la libertà di scegliere”
Nel secondo volume lo studio degli autori affronta e ricostruisce “tematiche” che si snodano su questioni storiografiche di non semplice comprensione, come l'analisi di F. M. Feltri sulla violenza contro i civili, tra radici ideologiche e motivazioni tattiche, che riporta alla questione della capacità dell'ideologia nazista di penetrare nelle fibre del tessuto sociale tedesco, rendendo disponibile al massacro un numero straordinariamente elevato di individui. E ancora, Portelli e Contini analizzano le stragi delle Fosse Ardeatine e le stragi toscane del 1944, indagando le differenze di comportamento tenuto dai vari comandi tedeschi di fronte agli atroci episodi, o lo scopo di terrorizzare la popolazione per scoraggiare ogni solidarietà con i partigiani che in alcuni casi si attuò con contrapposizione netta tra “memoria locale e memoria resistenziale”, la cosiddetta “memoria antipartigiana”; ma anche i diversi atteggiamenti tenuti dalle formazioni partigiane al di sopra e al di sotto della “Linea gotica”.
Franzinelli pone l'accento sulla consapevolezza delle stragi, avvertite in modo lacerante a livello locale ma soprattutto, cerca di capire se i crimini e gli episodi di estrema violenza perpetrati contro i civili erano conosciuti e appoggiati da Mussolini e, come e perché ad un certo punto nel dopoguerra, le ragioni della giustizia furono sovrastate dalle ragioni della politica, lasciando nascosti centinaia e centinaia di crimini di guerra, per celebrare, invece, solo pochissimi processi.
Più avanti, Dianella Gagliani, tenta una ricostruzione del rapporto tra Repubblica sociale italiana e violenza, analizzando e ridefinendo diverse categorie come quella di “collaborazionismo” introducendo in parallelo la categoria di “alleanza” ed espressioni come “occupazione tedesca”, sottolineando che tutto ciò finì per occultare la presenza degli italiani come soggetti legittimanti della “occupazione”; per riconsiderare poi molti degli aspetti, ancora da chiarire, in riferimento soprattutto ai caratteri della guerra interna all'Italia tra il 1943 e il '45: vale a dire l'ampia discrezionalità nell'uso della violenza, proponendo una suddivisione delle istituzioni e dei soggetti secondo uno schema preciso.
L'analisi di Toni Rovatti cerca di rispondere, da un diverso punto di vista, alla riscoperta di un tema così complesso e, allo stesso tempo, di grande interesse quale la ricerca sulle stragi nazifasciste in Italia. Attraverso diversi campi di indagine costruisce una attenta e lucida riflessione sulla necessità, da parte dello storico di liberarsi da preconcetti ideologici per poter lavorare criticamente sulle controverse memorie relative ai massacri di civili; di giungere ad una verità, che attraverso la giustizia penale per legge fissi gli elementi del crimine e che ne affermi l'esistenza e la gravità, perché le comunità martiri possano nel tempo prendere le distanze dall'orrore; di comprendere che la strage contro i civili determina un distanziamento fra i diversi soggetti, basato sulla memoria delle atrocità, che persiste nel tempo, che è quindi fin dall'inizio una strategia di guerra intrisa di politica della memoria.
Aurora Del monaco pone interrogativi sui “luoghi” “della memoria” e “per la memoria” attraverso esempi che guidano il lettore nei diversi momenti. Affrontando vari e complessi problemi come i criteri di recupero delle varie strutture; la trasmissione della memoria, come vincere, attraverso i luoghi il distacco e l'insofferenza che spesso impedisce il rapporto tra i giovani e il passato; l'essenzialità del nesso luogo-testimoni perché l'oggetto vero del viaggio è la memoria dell'altro.
Bianchini trasferisce ad un ragionamento di tipo più locale tutte le tematiche affrontate nelle pagine precedenti approfondendo aspetti relativi la provincia di Pesaro-Urbino e le zone limitrofe, attraverso una riflessione a vari livelli, che partendo dalle differenti fonti, consente di cogliere l'importanza del fatto che tutto ciò che ancora può essere indagato venga finalmente conosciuto da tutti, in una trasparenza di fonti e memorie e, soprattutto consente riflessioni che aiutino a superare troppo semplici generalizzazioni; come è avvenuto per l'eccidio di Fragheto, approfondito attraverso la documentazione giudiziaria, studiata grazie all'intervento giuridico e ai riscontri giudiziari operati dall'avv. Lorenzo Valenti.
Il volume è poi arricchito da un dossier che attraverso immagini e documenti aiuta il lettore nelle difficili tematiche affrontate.