N. 11 - Giugno 2006


ISSN 1720-190X





Tania Palmieri

Le Brigate rosse tornano a uccidere
Dall'assassinio di Tarantelli al delitto D'Antona



  • Introduzione
  • Metodologia di analisi
  • Il processo di evoluzione delle linee editoriali
  • Galleria fotografica: l'avvio della copertura nelle prime pagine di “Corriere della Sera” e “la Repubblica”
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    Introduzione

    L'intento originario della mia ricerca consiste nell'analisi comparata della trattazione giornalistica che il “Corriere della Sera” e “la Repubblica” elaborano dei delitti, perpetrati dalle Brigate rosse, ai danni di Ezio Tarantelli (1985), Roberto Ruffilli (1988) e Massimo D'Antona (1999).

    L'esclusivo risalto accordato dalle cronache contemporanee al terrorismo internazionale, di matrice principalmente islamica, ha, infatti, incentivato, in questa sede, una più specifica riflessione speculativa sul rapporto intercorrente, in Italia, tra carta stampata di rilievo nazionale e terrorismo politico interno. Un tema la cui attualità è stata, del resto, ulteriormente ribadita, nel marzo del 2002, dall'assassinio a Bologna del giuslavorista Marco Biagi, firmato “Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente”.

    Il presente lavoro concentra, in particolare, il proprio focus di indagine su quella fase del terrorismo italiano, tuttora aperta, che cominciò a estrinsecarsi nel corso degli anni Ottanta, quando, tanto a livello politico, quanto in campo investigativo si riteneva che la storia delle Brigate rosse e, con essa, quella degli “anni di piombo” fosse integralmente conclusa. Una siffatta scelta può essere, innanzitutto, motivata sulla base del sostanziale vuoto analitico, che contraddistingue il più recente fenomeno eversivo rispetto alla sua storica manifestazione, soprattutto dal punto di vista dello studio dell'informazione. In secondo luogo, tuttavia, il focus di indagine sopra delimitato si presta con particolare efficacia alle istanze comparative, soggiacenti questo lavoro, per il carattere intrinsecamente ripetitivo delle sue apparizioni. Negli ultimi venti anni si è, infatti, trovata ad agire in un contesto nazionale ed internazionale radicalmente mutato un'organizzazione, che è, però, rimasta fondamentalmente uguale a se stessa quanto a impianto ideologico e strategie operative, al punto tale che Massimo Cacciari si sente autorizzato a definire, nell'intervista de “la Repubblica” del 23 maggio 1999, l'attentato delle Brigate rosse ai danni del professor D'Antona come “l'eterno ritorno dell'uguale”.

    Sono, in realtà, gli stessi quotidiani sottoposti ad esame a suggerire con insistenza un vero e proprio parallelismo tra l'assassinio di Tarantelli, l'omicidio Ruffilli e il delitto D'Antona, adducendo a sostegno di tale tesi tre considerazioni principali. Innanzitutto, costituisce un notevole fattore di affinità tra le tre figure la comune natura di docenti e intellettuali, prestati alla politica nel ruolo di consulenti, per di più, artefici di progetti innovatori nel campo economico o istituzionale. Più specificatamente riconducili alla forma dell'attentato terroristico sono, invece, gli ulteriori tratti condivisi dalle suddette vittime delle Brigate rosse. Ognuno dei tre delitti presi in considerazione risulta, infatti, contraddistinto da uno spiccato effetto sorpresa, per l'effettiva estraneità del terrorismo ad un contesto che, archiviati i cosiddetti “anni di piombo”, viene ormai percepito, tanto dall'opinione pubblica, quanto dal sistema politico, come sostanzialmente pacificato. Dal punto di vista, inoltre, dell'evoluzione storica del gruppo armato, l'assassinio di Tarantelli, l'omicidio Ruffilli e il delitto D'Antona si configurano come tra loro cronologicamente consecutivi, se si tiene in considerazione il fatto che è stata esclusa da questa indagine soltanto l'uccisione dell'ex sindaco di Firenze, Lando Conti, occorsa nel febbraio del 1986, per il diverso ruolo istituzionale da egli ricoperto.

    L'insieme delle considerazioni appena addotte a sostegno della legittimità di un'analisi comparata dei tre suddetti episodi terroristici evidenzia, tuttavia, la pertinenza, in questa sede, di un'ulteriore termine di confronto, vale a dire il delitto del professor Biagi nel marzo del 2002. Un interesse per le dinamiche di lungo periodo, oltre che un'oggettiva difficoltà nel cogliere in tutta la sua complessità una vicenda troppo vicina nel tempo, motiva l'arbitraria scelta di circoscrivere la presente trattazione all'omicidio D'Antona, ipotizzando, comunque, sulla base dell'estrema contiguità temporale tra i due eventi e di una generica osservazione del contingente panorama giornalistico, una sostanziale convergenza della copertura del delitto Biagi verso le strategie editoriali precedentemente poste in essere per la copertura dell'omicidio D'Antona.

     

    Metodologia di analisi

    Nello specifico, l'intento comparativo che anima il progetto originario di analisi trova in questo lavoro estrinsecazione a due livelli principali. Da una parte, infatti, soggiacciono ad un raffronto di ordine diacronico le modalità con cui, rispettivamente, il “Corriere della Sera” e “la Repubblica” elaborano, nella propria foliazione, la copertura dei tre suddetti casi giornalistici, al fine di comprendere come siano evolute nel tempo la percezione che ciascuna testata ha del terrorismo politico e, conseguentemente, le strategie di costruzione delle notizie ad esso attinenti. D'altra parte, tuttavia, sono, invece, oggetto di comparazione sincronica le linee editoriali, che le due principali testate di riferimento del panorama giornalistico italiano scelgono di adottare in relazione ad ogni singolo evento. Discende, quindi, inevitabilmente, dal compimento dell'intero impianto di analisi una ricostruzione, per quanto vincolata a specifici casi giornalistici, della complessiva evoluzione storica dei rapporti intercorrenti tra il “Corriere della Sera” e “la Repubblica”, a partire dalla metà degli anni Ottanta fino, sostanzialmente, alla fine del secolo. Un'evoluzione storica, che può essere, del resto, assunta come emblematica di una più generale trasformazione delle dinamiche soggiacenti a tutto il modello giornalistico italiano.

    Presupposto fondamentale alla base della presente indagine è, tuttavia, che il posizionamento dei due suddetti quotidiani di riferimento nel campo giornalistico italiano non si configuri come una mera questione ideologica, ma corrisponda piuttosto a specifiche scelte di ordine testuale. Per questo motivo, si è deciso di innestare sul prioritario impianto storico di analisi un integrativo approccio semiotico ai testi giornalistici, che consenta di rintracciare, sul piano dell'espressione, ben definite motivazioni testuali a sostegno delle interpretazioni elaborate. Lo schema metodologico che, conseguentemente, ne deriva contempla cinque principali livelli di indagine, la cui applicazione ad ogni singolo caso giornalistico ha dovuto, di volta in volta, adeguarsi alle specifiche esigenze da questo rese salienti.

    Corrisponde al primo livello di indagine una complessiva ricognizione dell'intensità di copertura della notizia nella testata presa in considerazione. Nello specifico, l'intensità di copertura della notizia tende ad essere valutata in termini non solo di consistenza quantitativa della relativa trattazione giornalistica e, quindi, di estensione della copertura nel tempo e quantità di pagine o articoli dedicati al caso in ciascuna edizione, ma anche sotto forma di pregnanza qualitativa di autori, forme giornalistiche o sezioni del quotidiano impegnate nella copertura.

    Indirettamente funzionale alla stima dell'intensità di copertura della notizia, ma da essa sostanzialmente indipendente, è il secondo livello di indagine, vale a dire l'illustrazione dell'impostazione grafica peculiare di ciascuna testata. A differenza del primo livello di indagine che tende a coinvolgere la copertura della notizia nel suo complesso, tutti i livelli seguenti trovano, invece, specifica applicazione in relazione all'edizione del quotidiano che apre la copertura, per poi limitarsi a suggerire linee di tendenza più generali nella successiva costruzione della notizia. L'analisi dell'impaginazione, in particolare, si basa sulla scomposizione di elaborazione verbale della notizia e rappresentazione visiva della stessa. Per quanto concerne l'elaborazione verbale, costituiscono oggetto prioritario di indagine la collocazione degli articoli nella pagina e la loro nomenclatura, oltre che specifici accorgimenti grafici, quali indici, intestazioni, ma soprattutto le titolazioni dei pezzi, di cui si esaminano formattazione, componenti principali e specifica funzione in relazione al corpo dell'articolo. La rappresentazione visiva della notizia viene, invece, esaminata non solo dal punto di vista della funzione valutativa o, più semplicemente, descrittiva ad essa demandata dalla testata, ma anche in termini di effetti di senso prodotti dall'interazione con le altre componenti della pagina.

    Il percorso analitico, in questa sede delineato, prevede, inoltre, come terzo livello di indagine l'analisi della costruzione discorsiva della notizia, cui afferiscono, in primo luogo, considerazioni circa le forme espositive privilegiate dalle rispettive testate nel corso della trattazione del singolo caso giornalistico. Discreto rilievo è stato, tuttavia, riservato, a livello discorsivo, anche a categorie più prettamente semiotiche, quali la definizione del narratore in relazione al livello narrativo e alla storia narrata, la prospettiva narrativa che orienta la narrazione, le strategie di espletamento della figura autoriale e di costruzione del contratto di lettura tra quotidiano e lettore, oltre che, infine, l'aspettualizzazione della notizia, intesa come identificazione della specifica fase in cui viene colto il processo descritto nel testo.

    L'analisi delle strategie discorsive prelude, tuttavia, ad una più profonda immersione nel testo, che si espleta al quarto livello di indagine nell'analisi della superficie linguistica. Una superficie linguistica di cui si indagano, non soltanto i peculiari stili espressivi, ma anche la tendenza alla calibrazione sul lettore modello della testata attraverso mirate scelte di registro.

    Il presupposto metodologico di reciproca interazione tra impianto storico di base e integrativo approccio semiotico ai testi impone, in ultima istanza, a ciascuno dei livelli analitici, sopra sommariamente ricostruiti, di convergere verso l'individuazione di quei contenuti veicolati nella copertura dei casi giornalistici tanto dai testi verbali, quanto dai testi visivi. Il complessivo corpus di indagine ha, in particolare, evidenziato una costante attribuzione di pregnanza a macrocategorie semantiche fondamentali, quali la rappresentazione della vittima e dei suoi carnefici, le reciproche imputazioni di responsabilità per il delitto e conseguenti motivazioni addotte dagli interessati a difesa della propria condotta oppure la risposta che forze politiche e parti sociali intendono opporre al riemergere del terrorismo. Discende dalla specifica caratterizzazione che, rispetto ad ogni singolo caso giornalistico, la testata sceglie di dare alle suddette categorie semantiche l'ultimativa definizione della situazione, cioè il significato politico che, più o meno univocamente, la testata attribuisce al delitto oggetto di trattazione. Saltuariamente riattualizzata dall'inattesa insorgenza terroristica è, tuttavia, anche la questione dei confini del diritto di cronaca, che aveva costituito nel corso degli “anni di piombo” il fulcro principale del dibattito sui rapporti tra terrorismo e informazione.

     

    Il processo di evoluzione delle linee editoriali

    In ultima istanza il percorso analitico che si è dispiegato dall'assassinio di Tarantelli al delitto D'Antona ha contribuito ad evidenziare come il “Corriere della Sera” e “la Repubblica” siano, rispettivamente, contraddistinti da due diverse dinamiche di fondo. Nello specifico, il “Corriere della Sera” tende gradualmente a disattendere il proprio tradizionale ruolo di giornale di riferimento nel panorama giornalistico italiano, dall'impostazione tipicamente austera e seriosa e dalla linea editoriale aperta ad un conservatorismo liberale, a causa di una sempre più accentuata subordinazione a principi di legittimazione di natura economica che impongono una se pur parziale convergenza verso logiche di notiziabilità più prettamente peculiari della testata concorrente. Viceversa, “la Repubblica” si caratterizza per una costante fedeltà nel tempo a quella formula omnibus adottata dalla testata nel corso degli anni Ottanta a seguito del raggiungimento del successo commerciale, sebbene la più complessiva evoluzione del sistema informativo italiano induca il quotidiano ad una progressiva accentuazione delle sue forme di estrinsecazione. Tali dinamiche di fondo trovano effettiva esplicazione a tutti i livelli di indagine previsti dalla metodologia in questa sede elaborata per l'analisi della copertura dei delitti Tarantelli, Ruffilli e D'Antona.

    Tanto in relazione all'assassinio di Tarantelli, quanto in relazione all'omicidio Ruffilli il “Corriere della Sera” evidenzia, ad esempio, un notevole scarto rispetto a “la Repubblica” quanto a estensione temporale della trattazione giornalistica, che, pur non traducendosi in un complementare squilibrio nell'intensità di copertura della notizia, incide, comunque, sulla rilevanza ad essa accordata nella gerarchia di notiziabilità del quotidiano. A partire, tuttavia, dal delitto D'Antona, si innesca un processo di graduale uniformazione della consistenza quantitativa e della pregnanza qualitativa attribuite, rispettivamente, dal “Corriere della Sera” e da “la Repubblica” al caso in questione, in seguito alla comune adesione a quell'imperante fenomeno di settimanalizzazione della notizia che impone una dilatazione della stessa nella foliazione del quotidiano.

    Di più immediata esplicazione, nell'evoluzione storica in questa sede sottoposta ad esame, è, invece, il progressivo allineamento del “Corriere della Sera” sulle strategie di impostazione grafica del quotidiano, primariamente poste in essere da “la Repubblica”. L'impaginazione tradizionalmente austera, dalla strutturazione organica e sobria nell'uso delle immagini tende, infatti, a convivere, già dalla copertura del delitto Ruffilli, con più profonde istanze di svecchiamento della veste grafica del quotidiano di via Solferino. Istanze che si traducono, primariamente, in un crescente dinamismo della dislocazione degli articoli nella pagina e in una complementare accentuazione della funzione informativa delle immagini. È soltanto, tuttavia, con la copertura del delitto D'Antona che tale processo di allineamento dell'una testata sull'altra, dal punto di vista grafico, trova pieno e definitivo compimento. Se, infatti, “la Repubblica” si limita ad accentuare quell'impaginazione vivace, dalle titolazioni brillanti ed incline ad un'intensa rappresentazione visiva della notizia, che costituisce la cifra stilistica distintiva della testata sin dal suo sorgere; il “Corriere della Sera”, invece, al fine di adeguarsi a quelle logiche di informazione sensazionalistica e gridata imposte nel giornalismo contemporaneo dalla stringente concorrenza televisiva, parzialmente corrompe l'identità grafica della propria foliazione, aprendola ad espedienti figurativi che ne incrementino l'impatto visivo.

    L'analisi comparata della copertura dei delitti Tarantelli, Ruffilli e D'Antona suggerisce, inoltre, come rappresentino un fattore di perdurante convergenza tra il “Corriere della Sera” e “la Repubblica” le procedure di costruzione discorsiva della notizia, in seguito al conformarsi delle due testate alle più generali consuetudini espositive, peculiari del modello giornalistico italiano. Costituirà, quindi, un tratto distintivo condiviso dall'organizzazione discorsiva dei tre suddetti casi giornalistici una tendenziale contaminazione tra cronaca e commento, che si realizza attraverso una pluralità di strategie enunciative, tutte ugualmente convergenti verso l'attestazione di una maggiore presa in carico da parte del narratore del discorso che produce, quali, per esempio, l'adozione di uno stile mimetico o l'inversa installazione della stessa figura del narratore nella storia narrata. In realtà, tuttavia, coincide soprattutto con la copertura del delitto D'Antona l'evoluzione tanto del “Corriere della Sera”, quanto de “la Repubblica” verso logiche di notiziabilità all'insegna della velocizzazione, della semplificazione e dell'approfondimento, la cui incidenza a livello discorsivo si traduce soprattutto nell'intensificato ricorso a reportage ed interviste tra le forme espositive.

    Una peculiare forma di omogeneizzazione delle linee editoriali poste in essere dalle due principali testate di riferimento del panorama giornalistico italiano è, tuttavia, rintracciabile nella componente linguistica del corpus di indagine. Se, infatti, “la Repubblica” persiste nell'adeguarsi alle trasformazioni di un campo giornalistico sempre più soggetto al peso economico e simbolico della televisione, accentuando la valenza connotativa di un linguaggio, che rimane comunque calibrato sul lettore modello della testata nella garanzia di una più estesa comprensibilità e quindi accessibilità al quotidiano stesso; il “Corriere della Sera” tende, invece, a barattare parte della propria tradizionale neutralità espressiva con l'immediatezza comunicativa di un linguaggio più evocativo ed iconico, funzionale ad una rappresentazione della notizia dal più forte impatto emotivo.

    Riconducibile, infine, a quello che Carlo Sorrentino, ne I percorsi della notizia , identifica come un carattere strutturale del modello giornalistico italiano, vale a dire la centralità della politica, è l'ulteriore fattore di convergenza, di rilievo più prettamente semantico, tra il “Corriere della Sera” e “la Repubblica” nella copertura dei delitti Tarantelli, Ruffilli e D'Antona. Di conseguenza, una volta preso atto della spiccata politicizzazione della trattazione giornalistica oggetto di indagine, questo lavoro si è posto come mirato intento analitico quello di individuare come la specifica collocazione di ciascuna testata rispetto agli opposti schieramenti politici incidesse sulle modalità di elaborazione di tematiche di fondo, che tendono poi a rimanere sostanzialmente comuni.

    Nell'illustrazione del delitto Tarantelli, per esempio, l'enfasi attribuita dal “Corriere della Sera” alla novità della contingente fase di offensiva terroristica è risultata indirettamente funzionale ad una complementare attestazione di estraneità delle Brigate rosse al contesto nazionale e conseguente imprevedibilità delle sue azioni da parte delle autorità competenti. Viceversa, unanimemente sostenuta dalla testata, in un'ottica senza dubbio filogovernativa, è un'interpretazione del terrorismo come inevitabile conseguenza di un inasprimento del conflitto sociale incentivato, in un clima di importanti verifiche elettorali, dal Partito comunista attraverso la promozione del referendum sul taglio di scala mobile. La radicalizzazione di siffatte tensioni come strumento di opposizione al governo di coalizione a direzione socialista è, per l'appunto, l'intento che il “Corriere della Sera” individua all'origine dell'uccisione dell'economista ideatore della predeterminazione dei punti di contingenza. Complessivamente protesa verso un processo di costruzione della colpevolezza del governo è, invece, la copertura del delitto Tarantelli elaborata da “la Repubblica”. L'adesione ad una concezione iterativa del terrorismo, nonché l'insistita enumerazione della lunga serie di segnali da cui la riorganizzazione dell'eversione sarebbe stata preceduta, fungono, infatti, da indiscutibili veicoli di stigmatizzazione del prolungato stato di torpore, distintivo della strategia governativa di lotta al terrorismo. Una stigmatizzazzione cui si accompagna, del resto, nella testata diretta da Ezio Mauro, anche un profondo senso di sfiducia nei confronti dell'effettiva attuabilità da parte del governo di un progetto di generale distensione del clima politico ed economico, in seguito alla focalizzazione sulle polemiche, che serpeggiano non solo nel sistema politico tra Partito comunista e Partito socialista, ma anche nella stessa maggioranza tra Partito socialista e Democrazia cristiana.

    Coincide, tuttavia, con la copertura dell'omicidio Ruffilli un sottile riposizionamento delle due principali testate di riferimento del campo giornalistico italiano rispetto al sistema politico nel suo complesso, come diretta ripercussione della tendenziale apertura di credito de “la Repubblica” alle istanze di rinnovamento propugnate dal governo De Mita. Se, conseguentemente, il “Corriere della Sera” persiste nell'avallare una linea di esorcizzazione della minaccia brigatista in quanto fenomeno isolato e al margine di un sistema democratico, che ha già dimostrato di possedere gli strumenti per opporsi al terrorismo; “la Repubblica” contrappone, invece, alla precedente copertura del delitto Tarantelli una sostanziale debolezza e residualità delle accuse di inadempienza rivolte alle autorità competenti e un'inversa esaltazione della fermezza con cui l'intera società civile intende opporsi al riemergere della violenza eversiva.

    Una siffatta consonanza di intenti tra “Corriere della Sera” e “la Repubblica” viene, tuttavia, meno con la copertura dell'omicidio D'Antona. Le due testate recuperano, infatti, nella dialettica con il governo D'Alema, la tradizionale contrapposizione quanto ad impostazione politica. Nello specifico, il “Corriere della Sera” sostanzia il proprio rinnovato ruolo di giornale di opposizione nella mimesi di quel processo di costruzione della colpevolezza del governo, precedentemente implementato da “la Repubblica” nella copertura del delitto Tarantelli. L'attestazione di marginalità del senatore Ruffilli rispetto ad un contesto più prettamente politico cede, quindi, il posto al primato attribuito dalla testata, nella rappresentazione del professor D'Antona, alla funzione istituzionale da egli assolta nel più ampio panorama politico italiano. Parimenti, pervasiva della suddetta copertura è una concezione allarmistica delle Brigate rosse, che, contrapponendosi all'inversa demistificazione della minaccia terroristica dopo l'uccisione di Ruffilli, ribadisce l'intento del quotidiano di via Solferino di acuire le responsabilità delle autorità competenti, ad esempio, nell'accordare una licenza di illegalità all'area massimalista del Paese. Del resto, la stessa enfasi posta dal “Corriere della Sera” sulle tensioni che agitano le diverse anime della sinistra suggerisce una diffidenza di fondo della testata nei confronti della reale capacità del governo di opporre al terrorismo una consistente risposta democratica. Viceversa, la complementare copertura del delitto D'Antona, elaborata da “la Repubblica”, evidenzia un approccio preminentemente filogovernativo alla questione nel ridimensionamento delle accuse di inadempienza a una generica sottovalutazione di segnali eversivi, nell'assenza di conflittualità circa la fermezza della risposta governativa al delitto, cui contribuisce anche l'offuscamento delle polemiche a sinistra, e, infine, nell'univoca interpretazione del significato politico del delitto come un attacco alla sinistra riformista.

     

    Galleria fotografica

    Fig. 1. Il “Corriere della Sera”
    28 marzo 1985

     

    Fig. 2. “la Repubblica”
    28 marzo 1985

     

    Fig. 3. Il “Corriere della Sera”
    17 aprile 1988

     

    Fig. 4. “la Repubblica”
    17/18 aprile 1988

     

    Fig. 5. Il “Corriere della Sera”
    - 21 maggio 1999

     

    Fig. 6. “la Repubblica”
    21 maggio 1999

     




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Abstract
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Autore Palmieri Tania
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