Elena Vigilante
La strategia di Lisbona e le sfide di Internet per l'insegnamento della storia come strumento di cittadinanza nell'Unione europea
Bari, 3 aprile 2006Il dibattito, organizzato nell'ambito delle iniziative del dottorato di ricerca in Storia dell'Europa moderna e contemporanea e del modulo di Storia e politica dell'integrazione europea, ha visto la partecipazione di noti studiosi, fra cui Carlo Spagnolo, Stefano Vitali e Serge Noiret, coautori del libro La storia a(l) tempo di Internet che contiene i risultati di un'indagine sui siti di storia presenti in rete dal 2001 al 2003, Antonio Brusa e Valentina Sepe dell'associazione Historia Ludens, Isidoro Mortellaro e Vito Antonio Leuzzi dell'Istituto pugliese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea.
Gli studiosi si sono confrontati essenzialmente su due temi. Il primo riguarda il rapporto fra Internet e la ricerca storica, il secondo l'utilizzo delle nuove tecnologie e la Strategia di Lisbona. I relatori si sono interrogati su quali siano le novità che l'utilizzo di Internet comporta per la ricerca storica e quali siano gli elementi che rendono difficile il suo utilizzo. A questo proposito il ricorso ad Internet risulta importante per rinnovare la didattica, per costituire un ponte fra società e mondo accademico, fra società e storia, e dunque per facilitare il processo volto alla creazione di una cittadinanza europea. Allo stesso tempo l'utilizzo di Internet pone di fronte ad alcune difficoltà: la non immediatezza d'identificazione dell'autore e dell'editore del materiale consultato, che fa si che non si possa verificare l'autorevolezza scientifica delle fonti stesse. Di qui l'importanza di studiare e analizzare i siti per verificarne l'attendibilità e comprenderne la collocazione. Un secondo terreno di confronto è stato quello relativo al ruolo giocato dalle nuove tecnologie nel campo dell'istruzione e della conoscenza all'interno della Strategia di Lisbona.
La Strategia di Lisbona è stata definita nel marzo del 2000, nell'ambito di un Consiglio Europeo straordinario dedicato ai temi economici e sociali. Il suo obiettivo è di rendere l'Unione Europea l'area più progredita del mondo, attraverso la messa a punto di un'economia basata sulla conoscenza, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, la piena occupazione e una maggiore coesione sociale. Si tratta di un documento complesso nel quale sono prese in considerazione diversi temi per la cui realizzazione sono stati pensati obiettivi specifici raggiungibili con strumenti diversi. Nel corso del dibattito è stato preso in considerazione, in particolare, il tema delle nuove tecnologie.
Carlo Spagnolo, dell'Università di Bari, ha aperto il seminario presentando una relazione complessa che affrontava i temi della Strategia di Lisbona, in special modo l'obiettivo della formazione permanente, dell'utilizzo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, e l'importanza delle conoscenze storiche per la formazione di una nuova cittadinanza europea. Spagnolo ha messo in evidenza quanto il cuore della Strategia di Lisbona sia costituito dall'obiettivo di rendere l'Unione Europea entro il 2010 l'area geografica più avanzata sul piano della conoscenza e della coesione sociale a livello mondiale. Tali risultati dovevano essere perseguiti attraverso determinati obiettivi strategici: la diminuzione degli abbandoni scolastici precoci, l'aumento dei laureati in materie scientifiche, l'aumento dei giovani che completano gli studi secondari superiori, la diminuzione dei quindicenni con scarsa capacità di lettura, la formazione permanente. Illustrando il percorso degli incontri successivi a quello di Lisbona, Spagnolo ha sottolineato quanto il ritardo registrato nell'attuazione dei punti individuati abbia spinto ad un maggior coordinamento fra i paesi europei in materia di politiche dell'istruzione, della formazione e del lavoro e ad un'accelerazione dell'informatizzazione all'interno dei paesi dell'Unione Europea. Rispetto a questo scenario, la commissione europea nel marzo 2006 ha rimarcato l'obiettivo di andare verso una società moderna e dell'informazione. Spagnolo ritiene che questo quadro d'insieme nella sua attuazione non sia ancora bene delineato, e che non sia ancora chiaro come si risolverà la formazione della cittadinanza europea rispetto alle identità nazionali. Inoltre, ha messo in evidenza quanto la memoria, in uno scenario siffatto, rivesta un ruolo preponderante e quanto il vecchio modo di fare storia, basato sulle storie nazionali, non si riveli più sufficiente, appartenendo alla memoria che divide. Non bisogna, tuttavia, cadere nel tranello di una storia relativista che dia l'idea di passati equivalenti, ma che al contrario sia auspicabile proporre l'eterogeneità delle appartenenze.
Internet gioca un ruolo importante nel mettere in crisi il modo tradizionale di fare storia, “la sfida di Internet non è solo di tipo pratico, ma epistemologico”, dal momento che la rete consente di creare comunicazioni nuove e comporta una sostanziale perdita delle tradizionali funzioni della gerarchia del sapere. Internet si prefigura come strumento indispensabile per collegare la Storia alla comunità e costruire una cittadinanza europea attiva e consapevole. In questo senso le analisi meticolose dei siti rivelano tutto il loro valore perché permettono “di rompere il senso di apparente neutralità della rete” e di appropriarsi in modo consapevole delle informazioni reperibili sul web.
La relazione di Stefano Vitali dell'Archivio di Stato di Firenze, è stata incentrata sui caratteri di novità e di problematicità che l'utilizzo di Internet pone per fare storia. In particolare Vitali ha individuato gli aspetti peculiari dell'informazione digitale in tre elementi: nell'immaterialità, nella fluidità, nella fragilità. L'immaterialità, dal momento che le forme documentarie stesse sono immateriali; nella fluidità dell'informazione digitale, dal momento che vi è un'ampia possibilità di modifiche senza che nel documento resti traccia apparente. Questo aspetto gioca un ruolo importante perché determina sia la crisi del concetto di stabilità del testo, concetto legato alla stampa, sia quello dell'autenticità del testo. La fragilità del materiale registrato su supporto digitale consiste nel fatto che l'informazione digitale è labile sia a causa della velocità con cui un software diviene obsoleto (pertanto determinati programmi diventano difficili da leggere), sia a causa dei supporti di memoria che possono rovinarsi. A suo avviso, quest'aspetto muta il significato stesso di conservazione, che è diventata un processo attivo poiché il materiale digitale richiede una trasformazione perenne per continuare ad essere accessibile. Inoltre Vitali ha sottolineato quanto Internet abbia messo in crisi anche i meccanismi di conservazione istituzionale. Difatti se, fino ad ora, archivi e biblioteche hanno avuto una struttura organizzativa radicata nei confini nazionali, Internet ha capovolto questo assunto.
Un altro aspetto che Vitali ha affrontato nella sua relazione riguarda la qualità dei prodotti digitali: nonostante un'apparente immediatezza d'accesso all'informazione, con Internet spesso la mediazione non diminuisce, ma aumenta e pertanto bisogna essere in grado di “smascherarla”. L'elemento di mediazione consta essenzialmente nel modo in cui il materiale è organizzato, ma anche nel difficile riconoscimento della qualità del materiale che si sta visionando: vengono meno i canali editoriali tradizionali, che caratterizzano la comunicazione su carta che chiariscono chi sia l'autore e chi sia l'editore e che rendono identificabile la provenienza dell'informazione. Concludendo, Vitali ha sottolineato quanto queste considerazioni abbiano fatto da catalizzatore nella ricerca analitica sui siti Internet cui ha partecipato.
Serge Noiret dell'Istituto Europeo di Firenze ha affrontato il problema dell'accesso alle informazioni, utili per lo studio della storia, presenti in rete. Noiret ritiene che durante la ricerca sia necessario porsi tre interrogativi base, il primo volto a comprendere cosa si possa e cosa non si possa trovare in rete, il secondo relativo alla metodologia di ricerca, atto a capire come si possano trovare e prelevare dalla rete le informazioni, il terzo teso a chiarire quale sia l'utilizzo più opportuno delle informazioni reperite.
Per quanto concerne gli elementi di conoscenza reperibili sul web utili alla ricerca storica, egli ritiene che coincidano con quelli che si utilizzano per la storia in generale. Per la costruzione di bibliografie si tratta di periodici, articoli e monografie. Costruire una bibliografia è relativamente semplice, data l'esistenza di una varietà alta di cataloghi on line, che è possibile raggiungere anche attraverso una semplice indagine eseguita con un motore di ricerca generico. Le biblioteche offrono in rete tipologie varie di servizi utili per gli storici; in particolare i meta-cataloghi, motori di ricerca dai quali si può, contemporaneamente, accedere a banche-dati di più biblioteche presenti anche in paesi diversi.
In rete si trovano anche fonti “immediate”: si tratta di documenti digitalizzati, di fonti iconografiche, registrazioni audio. In questo caso, quello che muta è la modalità d'accesso alle risorse e il modo in cui queste informazioni sono presentate. Noiret ha sottolineato che questo materiale in genere incontra due tipi di difficoltà: in primo luogo, per il modo in cui viene messo in rete, è difficilmente riutilizzabile; in secondo luogo è difficile verificarne l'autenticità.
La scientificità dell'informazione rimane un problema estendibile a tutte le informazioni reperibili in rete, e forse il più spinoso. Noiret ha sottolineato con forza, nel corso della sua relazione, quanto per superare questa difficoltà sia importante sempre comprendere chi sia l'autore del testo che si legge, o chi abbia messo in rete le fonti che si consultano, o quale sia la struttura che propone un dato percorso di formazione: “il sito web plasma il senso dei documenti, è importante capire il contesto in cui si muove il web e il documento”. Nella seconda parte della sua relazione, Noiret ha illustrato il progetto europeo Minerva che indica quali siano le indicazioni da seguire per ottenere un buon sito web e ha presentato il sito www.ena.lu come quello più autorevole e di maggiore valore scientifico relativo alla ricerca storica. Nello specifico il sito si occupa della ricerca storica relativa all'Europa dopo il 1945 e vanta uno staff di 35 studiosi fra giuristi, storici e altre figure professionali.
Sul rapporto fra Internet e metodologia storica sono intervenuti Antonio Brusa, docente di Didattica della storia all'Università di Bari e alla Silsis di Pavia, e Valentina Sepe di Historia Ludens, associazione culturale nata nel 1995 che si pone come obiettivo quello di costruire nuovi metodi di didattica storica interattiva, che possano rendere il processo d'apprendimento più semplice, ma anche più efficace. In particolare l'associazione lavora a metodi didattici per l'insegnamento della storia nelle scuole e privilegia, rispetto ai metodi tradizionali, la didattica dei racconti. L'associazione, fra l'altro, promuove differenti tipologie di gioco, in particolare giochi di simulazione, giochi di percorso, giochi-escursione, tutti rigorosamente sperimentati in molte e diverse situazioni di formazione. Antonio Brusa, nel corso del suo intervento, ha illustrato le novità che Internet può apportare alla didattica, ma ha anche messo in evidenza il rischio che Internet si trasformi definitivamente in uno strumento di amplificazione dei luoghi comuni storici. Per ovviare a questi rischi, ha presentato alcuni modelli didattici, realizzati con il supporto di Internet, nel corso delle attività di Historia Ludens. Si tratta, in particolare, di un archivio di immagini, tratte da fiction e documentari storici, al quale si potrebbe attingere per realizzare delle presentazioni, di rinforzo alla lezione “tradizionale”. Questo archivio, ancora in fase di progettazione, dovrebbe realizzarsi con il meccanismo del peer to peer , una possibilità comunicativa straordinaria, offerta appunto dalla rete, e che si tratterebbe di adattare agli scopi didattici.
Valentina Sepe ha messo in luce quanto dall'analisi dei siti storici per la didattica emerga una quantità consistente di siti ludici, e quanto la dimensione ludica comporti diversi vantaggi per l'apprendimento, sia perché il gioco favorisce la memoria, sia perché il gioco smaschera più facilmente la complessità di alcune dinamiche e delle loro conseguenze. Nella seconda parte del suo intervento Valentina Sepe ha mostrato alcuni esempi di libro gioco, di siti ludici di musei e di laboratori in rete, come Bibliolab, curato da Patrizia Vayola.
Isidoro Mortellaro dell'Università di Bari, l'ultimo dei relatori in programma, ha concluso l'incontro ponendo l'accento sui problemi sociali che Internet comporta e sul carattere utopistico della strategia di Lisbona. In particolare, per quanto concerne il primo aspetto, ha evidenziato come la comunicazione, pur avvicinando diverse tipologie d'utenza fra loro, non abolisca le diversità, e rischi anzi di acuirle nell'incontro. Di qui l'importanza di utilizzare Internet inserendolo in un'esperienza che dia gli strumenti per gestire la diversità. Mortellaro ha insistito su quanto riflettere su Internet significhi riflettere sulle varie “facce” della rete: la rete rende più semplice la pedofilia, ma rende più solidale il genere umano. In questo senso ritiene che l'utopia di Lisbona sia costituita dall'idea rettilinea della comunicazione, idea messa in crisi dall'accesso non egualitario all'informatica. In secondo luogo ha analizzato i caratteri peculiari della strategia di Lisbona e ha sottolineato che, se gli obiettivi della strategia erano quelli di fare dell'Europa un territorio maggiormente unificato, possiamo registrarne un sostanziale fallimento: “la strategia di Lisbona doveva chiamare a vita nuova l'Europa, invece è entrata in crisi con la guerra”. Mortellaro ritiene che il carattere maggiormente contraddittorio della strategia di Lisbona stia nel suo sostituirsi e non integrarsi alle forme di welfare tradizionali, che a suo avviso costituiscono il vero terreno d'incontro degli Stati europei. Pertanto la strategia di Lisbona, a suo avviso, rientra nelle ricette neoliberiste e costituisce un aspetto della destrutturazione della forma di civiltà europea, il cui elemento identitario preponderante è costituito dal welfare.