Daniela Calanca
Maria Giuseppina Muzzarelli, Lucia Re (a cura di)
Il cibo e le donne nella cultura e nella storia
Prospettive interdisciplinari
Bologna, Clueb 2005 Pur non pretendendo di aver colmato un vuoto, ma avendo cercato di offrire nell'ambito della cultura occidentale e giudaico-cristiana un primo contributo di approfondimento, come affermano le curatrici nell' Introduzione , il volume in realtà costituisce uno studio centrale, fondante, della relazione donne e cibo, in quanto non esiste una ricostruzione del tema su base multidisciplinare e diacronica. In questa direzione, psicoanalisi, trattatistica, memorialistica, arte, letteratura, cinema e pubblicità sono i campi in cui viene cercata la risposta a quella che si connota come la domanda di partenza di questo percorso di indagine, ossia “si possono recensire, interconnettere e spiegare i comportamenti nei confronti del cibo propri o attribuiti alle donne? Se si, è possibile cogliere disegni con scopi o significati politici o sociali?” (pp. 7-8). E ciò a partire dalla differenza dei ruoli maschili e femminili allo scopo di osservare in che modo tale differenza si proietti nella relazione con il cibo. Nel contempo, in questa raccolta di studi si mostra particolarmente significativa, da un lato, la ricerca delle tracce e dei percorsi seguiti dalle donne per parlare di sé attraverso il cibo, e dall'altro la ricerca delle modalità attraverso cui alla manipolazione, al consumo e alla rappresentazione di cibo da parte del mondo femminile corrisponda una molteplicità e complessità di espressioni, affermazioni, consapevolezze e di potere.
Così, partendo dal Cantico dei Cantici , Alessandra Ferlini evidenzia l'intensità, il valore, la pienezza della relazione donne e cibo, che non è solo di natura erotica ma anche primigenia. Presentato infatti come frutto da gustare, fonte di piacere sensuale e di godimento, il corpo della donna è sia nutrimento per l'amato, sia per il suo ruolo di nutrice, per il figlio. In questo senso, attraverso l'analisi di una giovane paziente di Freud, madre tre volte e per tre volte in grave difficoltà a nutrire il figlio, viene mostrato in che modo si può esprimere il conflitto del nutrire-non nutrire, e come l'avvio di un processo di riconoscimento e valorizzazione del ruolo materno possa facilitare la soluzione del conflitto stesso.
Maria Giuseppina Muzzarelli, concentrando il fuoco della ricerca sulla Physica di Ildegarda di Bingen, monaca benedettina e mistica tedesca del XII secolo, mostra in che modo il cibo, inserito in una complessa tessitura ideologica, venga utilizzato come strumento per esprimere una visione del rapporto tra l'uomo e il mondo, per pensare filosoficamente in cucina a partire dal corpo e dalle sue necessità. Si pone in evidenza come Ildegarda, fornita di un sapere libresco e di una sua attitudine all'applicazione pratica, esemplifichi la notevole compenetrazione fra cultura dotta e conoscenza pratica raggiunta da una donna sapiente e attenta al mondo umano.
Affrontando il tema dal punto di vista diacronico, da studiosa di letteratura, e dunque non da storica, Cristina Mazzoni si occupa di alcune mistiche medievali e moderne, cercando di rispondere a una serie di domande, quali per esempio: Che rapporto c'è tra la fisicità della preparazione, la distribuzione e il consumo del cibo e le cime più elevate dell'unione spirituale della donna con Dio? Perché, pur scrivendo dei momenti più profondi dell'unione con Dio in diversi contesti storici, queste donne citano per esempio pane, verdura, uova e pesce? Parte integrante del cammino spirituale compiuto dalle scrittrici cristiane sante, in questa prospettiva il cibo è sensualità, conoscenza, memoria, e colto all'interno di una rete complessa di significati letterali, metaforici, semantici, religiosi, nonché storici.
Una rete complessa che sottende pure le rappresentazioni pittoriche dal medioevo al XVIII secolo, relative al nesso tra donna come nutrimento erotico e donna come nutrice e allevatrice, un percorso iconografico ancora largamente da esplorare sia nelle sue strutture portanti, sia nelle sue specifiche manifestazioni ed espressioni storiche e culturali, come sottolinea nel suo saggio Elisabetta Sambo.
La donna non come semplice frutto di cui cibarsi, ma partner da iniziare e con cui godere egualmente dei piaceri della tavola e dell'eros, senza alcuna subalternità e pregiudiziale riproduttiva, è quanto affronta Elisabetta Graziosi analizzando la Storia della mia vita di Casanova. E ciò a partire da alcune domande, tra cui per esempio: Qual è il rapporto in Casanova tra il piacere del cibo e quello dell'eros? E qual è il ruolo che svolgono nella distribuzione e nel godimento dell'uno e dell'altro?
Bruno Capaci, nell'intento di cogliere il dialogo tra i sessi, il diverso e reciproco modo di assumere cibo e di pensare se stessi, confronta la gioia di stare a tavola dei libertini e i languori di dame chagrinées , discrete, capaci di trasformare un limite in strumento di seduzione. Un percorso che, partendo dal secolo dei Lumi arrivando al Novecento, mostra come si intersecano due complessi psicologici, due abiti mentali, dello stare a tavola, o vicino alla tavola, tra uomo e donna, tra appetito e inappetenza.
Considerando come il pane assume nella realtà storica multiple connotazioni, Fiorenza Tarozzi descrive in che modo la presenza delle donne in piazza durante i “tumulti alimentari”, ben documentata già nel XVIII secolo, sia espressione non solo di una modernità rivendicativa, ma anche e soprattutto un'espressione di difesa di sé e della propria famiglia. E dunque, donne che si muovono tra pubblico e privato. Il costante riferimento a un concetto storico di cultura della ribellione spontanea che si inserisce nel movimento politico e culturale delle donne, è quanto orienta l'impianto tematico attorno a cui si consolida la ricostruzione storica dei fatti, sia nella Milano descritta dal Manzoni, sia nelle città emiliane degli anni Quaranta del Novecento.
Trascurato sia dagli studiosi della cultura e della letteratura italiana durante il fascismo, il romanzo Nascita e morte della massaia di Paola Masino, scritto fra il 1938 e il 1939, manifesta in maniera emblematica in che modo la resistenza femminile alla dittatura abbia potuto assumere forme simboliche complesse. Lucia Re, evitando una lettura in chiave biografica del romanzo, si concentra su una indagine tematico-ideologica e retorica, volta a porre in evidenza la funzione politica del campo metaforico-allegorico del cibo in rapporto al corpo femminile.
Martina Corgnati offre una panoramica di come i valori tradizionali del cibo siano stati ripensati dalle artiste a partire dalla fine dell'Ottocento fino ai giorni nostri. Dal tema del nutrimento, fra i più ricorrenti in ambito surrealista, alle interpretazioni dei rituali dell'anoressia e dei disordini alimentari, si pone in evidenza in che modo specie dagli anni Settanta in poi il corpo, teso al limite fra identità femminile e materia prima, da trasformare, sia al centro di ogni discorso artistico-femminile.
Affrontando il tema degli eccessi e dei disturbi alimentari nelle rappresentazioni cinematografiche italiane e statunitensi, Cristina Bragaglia sottolinea come nel cinema i segnali siano contraddittori e gli approcci ambigui, diversi tra loro: dalla superficialità dei film commerciali al realismo del cinema indipendente al didascalismo del Tv movie. Si evidenzia come la diversità degli approcci nasconda, secondo gli antropologi statunitensi, un problema legato agli ideali della bellezza contemporanea. Non solo. I diversi segnali che contraddittoriamente il cinema invia vengono interpretati alla luce dello scarto tra il corpo e l'immagine ideale che i massmedia trasmettono.
Occupandosi dell'associazione ormai divenuta abituale fra cibo, donna e piacere nei massmedia odierni, ripercorrendo la strada del lusso, indagato nei suoi aspetti comunicativi e sensoriali, Patrizia Calefato analizza alcune manifestazioni del discorso alimentare espresse dalla cultura visuale e dalla narrazione, adottando lo sguardo di genere per l'intera analisi.
Dal proposito, dunque, di iniziare un ragionamento complesso e sfaccettato sul tema donne e cibo, ne deriva un quadro che apre nuove prospettive di indagine e di ricerca. Se, in definitiva, indagare la complessità della relazione con approcci duttili e non scontati significa andare al di là dell' immagine di modeste cuciniere che preparano quotidianamente pasti per la famiglia, il percorso di ricerca qui seguito non può dirsi che realizzato.
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