Francesca Somenzari
Patrizia Dogliani (a cura di)
Rimini Enklave 1945-1947. Un sistema di campi alleati per prigionieri dell'esercito germanico
Bologna, Clueb, 2005 Patrizia Dogliani, con i contributi di Nadia Tampieri, Alessandro Agnoletto e Lutz Klinkhammer, rompe finalmente il silenzio in Italia sulla tematica dei prigionieri tedeschi in mano alleata dopo la Seconda guerra mondiale. Si tratta di una ricerca ben documentata, condotta tra l'Istituto di Storia contemporanea a Monaco di Baviera, il Bundesarchiv-Militärarchiv di Friburgo in Brisgovia e la biblioteca comunale di Rimini. I quattro saggi che compongono l'opera trattano i seguenti argomenti: un primo bilancio storiografico sulla tematica, per la prima volta sollevata dal giornalista canadese, James Bacque; la ricostruzione storica del campo di Rimini, dalla sua nascita al suo smantellamento; la descrizione del campo attraverso i racconti e i ricordi degli abitanti di Rimini; la prigionia di guerra come eredità complessa all'interno della coscienza collettiva tedesca.
Rimini Enklave fu un sistema di campi sotto controllo britannico e fu un importantissimo punto di raccolta e smistamento dei prigionieri: nell'arco di due anni il campo arrivò ad accogliere tra i centocinquantamila e i trecentomila uomini (ufficiali, semplici soldati, SS, criminali di guerra, civili…). Ma furono presenti anche donne: erano state impiegate come personale ausiliario presso gli Stati Maggiori, nei reparti di trasmissioni, nella contraerea e infine come staff paramedico della Croce Rossa Tedesca (c'è una grande difficoltà nel reperire fonti e numeri a tale proposito).
Alla nascita l'enclave si presentava come una struttura essenziale: furono i prigionieri infatti a mettere in piedi un vero e proprio sistema abitativo ed autosufficiente, dotato di cucine, magazzini, sale comuni di ritrovo. La direzione dell'Enklave venne delegata al Quartier generale tedesco, Qgt, che lo amministrava sotto la supervisione della ventunesima brigata britannica.
La vita dei prigionieri si divideva tra il lavoro per il mantenimento stesso del campo e le attività ricreative, organizzate al suo interno. Die Brücke , il giornale scritto e pubblicato dagli stessi prigionieri rappresentava una sorta di “tavola rotonda”, all'interno della quale i detenuti potevano confrontarsi, discutere, porsi degli interrogativi. I dibattiti e i forum, affidati ad una autogestione (controllata) tedesca, costituivano altri momenti significativi di questo progetto culturale. I Britannici, in questo modo, avviarono un programma di recupero che vedeva come modello la democrazia britannica, forse la più vicina e la più accettabile dai tedeschi . Anche se non tutti i prigionieri rispondevano positivamente a tali iniziative, nel complesso, la partecipazione e l'impegno dimostrato dalla gran parte degli “ospiti” del campo sono segni inequivocabili di una sincera volontà di rinascita morale.
Ma quale fu l'atteggiamento degli abitanti di Rimini nei confronti dell'enclave? Il campo venne percepito fin dall'inizio come uno spazio “invadente”, rifiutato e temuto. Il territorio romagnolo era ancora molto provato e povero di risorse, come gran parte delle zone che avevano conosciuto la guerra e l'occupazione. I riminesi pertanto tentarono con ogni mezzo di ostacolare l'insediamento del campo e il conseguente arrivo degli ex invasori.
“Il tema della prigionia è importante per molti paesi, in primis per la Germania post-bellica. Il cancelliere Adenauer nel 1957 vinceva le elezioni anche grazie al concordato ritorno degli ultimi prigionieri tedeschi [...]; momento chiave della sua politica estera ma anche interna, l'integrazione dei prigionieri di guerra assieme a quella dei profughi.” Così Lutz Klinkhammer pone l'accento sull'importanza che questo momento rivestì all'interno della storia e della società tedesca, e che in qualche modo contribuì a costituire il “primo strato della memoria”: l'esperienza della prigionia nei campi alleati, insieme ai bombardamenti, le fughe e le espulsioni, divennero nell'immediato dopoguerra tedesco gli unici ricordi del conflitto. La persecuzione degli ebrei e delle altre minoranze, l'occupazione e la guerra voluta e scatenata dalla Germania diventarono il “secondo strato della memoria”, l'identità rimossa.
La storia di Rimini Enklave è indubbiamente un importante contributo al dibattito storiografico nato intorno ai prigionieri tedeschi in mano alleata dopo la Seconda guerra mondiale e si inserisce in un contesto di studi ancora in lenta e graduale evoluzione, che ha visto fino ad ora parziali e limitati interventi.