Mario Caricchio - Paola Volpini
Sulla comunicazione storica in rete
Note per una riflessione dai ?Cantieri di storia contemporanea? NdA 1
1. Il panel Comunicazione storica in rete che ha avuto luogo agli ultimi ?Cantieri di storia? (Bologna, 22-24 settembre 2005) 2 organizzati dalla Sissco, e di cui questo contributo vuole essere un breve resoconto, è sorto dall'idea di alcuni dei componenti ?giovani? della redazione del Portale di Storia moderna. Gli attuali scriventi ne hanno discusso i temi con Federico Barbierato, che ha poi preso parte al seminario, e con Stefano Villani e Giovanni Tarantino. Tutti ?giovani? dalle rigorose virgolette, come lo si può essere ai primi livelli della carriera accademica in Italia, ai quali è parso che il lavoro svolto nell'ambito di vari progetti storici in rete, pur legati principalmente all'area modernista, si collochi in una dimensione che eccede i confini disciplinari e investe più in generale lo statuto stesso della storia. L'intento è stato quello di cercare un confronto con chi, principalmente contemporaneista, si è impegnato su un terreno affine, ovvero quello della comunicazione storica online, rispetto al quale, però, ci è sembrato di scorgere livelli e itinerari diseguali, espressione, forse, di sensibilità e vitalità differenti, di una differente composizione anagrafica/professionale delle comunità disciplinari di provenienza. Il dialogo, d'altra parte, fra le diverse aree storiche, si fonda su una comunanza di metodi e interessi tali da rendere necessario ridefinire gli stessi parametri disciplinari: una comunanza sicuramente rilanciata dalle problematiche relative alla ?memoria digitale?. Ci è sembrato, in altri termini, che fosse possibile riflettere, nei Cantieri di storia contemporanea, di ciò che la storia, la storiografia è, sta divenendo o può divenire attraverso il lavoro, in un senso molto concreto, degli ?storici in rete?. Sulla base di analoghe considerazioni ci sembra utile proporre in questa sede uno sviluppo della riflessione già avviata.
Il panel si è concretizzato in sei dense relazioni: Rolando Minuti ha proposto una riflessione sulle riviste elettroniche a partire dall'esperienza di ?Cromohs?; Paola Volpini ha illustrato l'impresa agli inizi del Portale di Storia moderna; Federico Barbierato quella del sito Storiadivenezia.it ; Maurizio Vaudagna ha presentato un bilancio di un'esperienza di didattica online in via di consolidamento; Chiara Ottaviano ha percorso questioni e dubbi sulla rete come ?archivio del tempo presente? e Patrizia Cotoneschi le prospettive aperte dal formato elettronico per l'editoria universitaria .
Nel progetto originario questa articolazione è stata pensata come un percorso. Che la rete offra allo storico ?servizi di comunicazione?, intesi come ?risorsa? ? database, bibliografie, newsletter, mailing list, fonti, memorialistica, storiografia, modi di imparare e insegnare in rete ? è fatto macroscopico e spesso enfatizzato (Noiret 2004). La dimensione partecipativa, strettamente connessa ai modi della comunicazione in rete, va però oltre l'idea di un ?contenitore? cui si attinge, e implica la cooperazione nella costruzione di risorse condivise in continuo aggiornamento: costruzione di contesti di relazione nella ricerca e nell'insegnamento ormai differenti rispetto al passato, di opportunità di dialogo costante tra ?storia esperta? e ?storia insegnata?, di coinvolgimento degli studenti nelle attività didattiche. D'altra parte, la ?riproducibilità informatica delle fonti? ? si sostiene in un recente contributo ? sposta la linea di demarcazione tra ricerca e comunicazione, presentando al lettore una parte più ampia del lavoro dello storico e inserendo la problematica delle fonti anche nella fase comunicativa. Ciò prefigura nuove ?forme di suggestione e di argomentazione, di comprensione e spiegazione?. Tuttavia è assai scarsa, almeno per l'Italia, la consapevolezza verso le ?specificità del nuovo medium? (Ragazzini 2004; Noiret 2004). Proprio nella produzione di questa consapevolezza ci è sembrato stiano lavorando progetti più o meno consolidati come ?Reti medievali?, il sito della Sissco, il Portale di Storia moderna, il sito ?StoriadiVenezia? e più in generale le riviste storiche elettroniche, tra cui le ultime nate, ?Storicamente? a Bologna e ?Balbisei? a Genova. Queste esperienze possono, forse, essere viste come una fase della costruzione di ?comunità di interesse? che ? per riprendere le osservazioni di Rolando Minuti (2002) in Internet et le métier d'historien 3 ? potremmo immaginare in futuro capaci di mutare di fatto i contesti di interrelazione, complicare le identità e incidere, emancipandoli da percorsi accademici tradizionali e istituzionali, sul coordinamento e sulla collaborazione tra gli studiosi.
2. L'incontro di Bologna ha permesso a Minuti di fare un bilancio dell'esperienza di ?Cromohs?, rivista di storia interamente digitale che nel 2006 ha raggiunto il decimo anno ? che in termini ?digitali? rappresenta un tempo di vita considerevole 4. ?Cromohs? rappresenta una delle prime iniziative tra quelle che hanno puntato interamente sulla pubblicazione elettronica. Minuti ha ricordato come dieci anni fa fossero altissime le aspettative per le potenzialità che la telematica sembrava offrire. Peraltro molti temevano che il mondo digitale avrebbe sostituito la prassi tradizionale di diffusione del sapere storico, ovvero, in primo luogo, la pubblicazione cartacea. Aspettative dei redattori, da un lato, e timori di molti membri della comunità scientifica, dall'altro, hanno in qualche modo condizionato le scelte editoriali della rivista, che si sono orientate a soluzioni di compromesso. Per questo, fin dall'inizio, ?Cromohs? ha scelto di riprodurre alcune caratteristiche della rivista cartacea che rassicurassero la comunità scientifica, ma che spesso perdono di senso nell'ottica dell'oggetto digitale. è un esempio di questo tipo la periodicità annuale della rivista ? che viene aperta il primo gennaio e chiusa il trentun dicembre.
Minuti ha osservato che nel tempo questa scelta si è dimostrata adeguata, poiché tali forzature, accanto a doverose scelte di metodo come il principio del peer review , hanno consentito di affermare lo status scientifico della rivista. Nel corso di dieci anni questa pubblicazione si è infatti consolidata, inserendosi sia negli ambienti scientifici tradizionali che nell'ambito dei circuiti telematici 5, partecipando anche ai programmi di certificazione, che si propongono cioè di stabilire degli standard che leghino la scientificità del prodotto anche alla sua forma digitale 6.
L'opzione per un'innovazione moderata, che accompagnasse gli utenti nel percorso di conoscenza e utilizzo delle nuove tecnologie si è rivelata, nell'insieme, fruttuosa, ma ha comportato dei costi sul piano della valorizzazione di alcune potenzialità del digitale.
La relazione di Paola Volpini è entrata nel merito del progetto di Stmoderna.it, il Portale di Storia moderna, in linea dal gennaio 2004, volto a creare un luogo di comunicazione, coordinamento e discussione per gli studiosi della disciplina, in un rapporto di collaborazione strategica e di autonomia redazionale con la Sisem 7. Questo intento si concretizza nell'articolazione di numerose sezioni che coprono il servizio d'informazione (anagrafe, caledario, borse e concorsi, progetti di ricerca), l'archiviazione di risorse (link), la produzione di contenuti scientifici e di discussione di storia e sulla storia (rassegna della stampa, questioni della didattica, saggi, memoria). Il successo immediato ? quantificabile in una costante crescita degli accessi e delle pagine consultate (92000 visitatori su un milione di pagine dal gennaio 2004 al maggio 2005) ? testimonia di come l'iniziativa abbia colmato un vuoto sensibile e interpretato una domanda esistente. Una facile valutazione che, come ha sottolineato Volpini, stride a confronto con l'esiguità delle risorse ad essa dedicate dai canali istituzionali di finanziamento. Sostenuta dal lavoro volontario della redazione e da fondi, stanziati anch'essi sulla base della buona volontà di alcuni Dipartimenti universitari, per coprire le spese dell' hosting e del potenziamento informatico, l'esperienza del Portale sembra mettere in luce la capacità della comunità storica, ad oggi insufficiente, di percorrere e indirizzare i mutamenti odierni e di investire risorse, non virtuali, ma concrete e non residuali, sui progetti che mettono gli ?storici in rete?.
La necessità di prender coscienza che per gli storici è finita (e da tempo) l'epoca del ?volontariato? e del ?bricolage informatico? è un aspetto di consonanza tra la relazione di Volpini e di Barbierato 8. Consonanza tanto più significativa in quanto StoriadiVenezia.it è stata alla sua origine un'esperienza, come l'ha definita Barbierato stesso a Bologna, ?amatoriale?. In termini che gli rendono maggior giustizia, questo sito di ?comunicazione storiografica?, pur concepito da un gruppo di ricercatori universitari, si è voluto come ?punto di coagulo e formalizzazione non accademica?. L'autonomia dall'Ateneo di Ca' Foscari è stata individuata come una scelta necessaria per adempiere al proprio intento di messa in comune degli strumenti di lavoro e dei risultati della ricerca storica, di diffusione del dibattito storiografico e di apertura verso l'esterno. Nei cinque anni di vita l'iniziativa ha visto anche la creazione di una rivista. Tuttavia, all'analisi del relatore, il sito presenta, e cerca di superare adesso, tutti i limiti di un'impresa basata sulla scarsità dei mezzi e l'impegno volontario dei realizzatori. Limiti che ne pongono le istanze di serietà e ?scientificità? in una condizione di oggettivo svantaggio nei confronti di ?concorrenti? in grado di mettere al servizio di un preteso recupero delle radici storiche ben altre risorse informatiche.
Maurizio Vaudagna ha indicato punti di forza e limiti dell'esperienza di insegnamento di storia contemporanea condotta interamente online, a partire dal 2003, presso l'Università del Piemonte orientale 9. Vaudagna ne ha in primo luogo illustrato il funzionamento. L'insegnamento a distanza, a cui gli studenti accedono tramite codici, richiede loro di partecipare a una serie di incontri frontali preliminari dedicati alla ?familiarizzazione? con la tecnologia (Servizio DIR - piattaforma informatica Moodle). L'esperienza ha mostrato che questa è una tappa necessaria, la cui mancanza ha pregiudicato in alcuni casi il successivo percorso di insegnamento. Dopo questa fase preliminare, gli studenti si impegnano a partecipare a distanza (in sincrono) a un incontro settimanale di 2 ore. In esso è verificato lo studio svolto nel corso della settimana precedente cosicché viene sollecitato uno studio continuativo, che è risultato essere una delle caratteristiche qualificanti, apprezzata anche dagli studenti, di questo percorso didattico.
Durante il corso, sono state attivate delle forme di discussione comune attraverso un forum nel quale gli studenti hanno avuto la possibilità di proporre un tema di discussione e sono stati sollecitati a intervenire. Quest'esperienza, agli occhi di Vaudagna, è ancora da perfezionare, in particolare perché non consente di definire con precisione il contributo di ogni allievo, che può essere anche molto frammentario. Nondimeno, gli studenti vi hanno visto un momento importante di scambio di opinioni con il docente, peraltro, in termini generali, percepito come carente.
Al termine del corso viene sostenuto un esame orale frontale. La valutazione finale, benché tenga conto anche della prestazione scritta condotta online durante l'intero modulo didattico, ambisce soprattutto a verificare la coerenza fra risultati ottenuti durante l'anno e l'esame finale, per stabilire che chi si presenta alla verifica è la stessa persona che ha seguito il corso dal proprio terminale durante l'anno.
Vaudagna ha concluso osservando che si è rivelato infondato il timore che l'attivazione di un corso online avrebbe potuto sottrarre alunni a quello ?tradizionale?. Emerge con chiarezza che non esiste competizione fra didattica frontale e didattica online. Gli studenti che si sono avvalsi di questa possibilità, infatti, sono per lo più studenti lavoratori, o comunque persone che per ragioni diverse non possono seguire il corso frontale. In questo senso l'esperienza online ha avuto un risultato senz'altro positivo, coinvolgendo studenti che altrimenti non avrebbero potuto usufruire di nessun tipo di scambio con il docente.
Patrizia Cotoneschi ha esposto il caso della Firenze University Press 10, la prima casa editrice universitaria in Italia che ha percorso la strada dell'edizione online, aderendo nel contempo alla filosofia dell' open access . Cotoneschi ha osservato che le innovazioni più interessanti in questo campo provengono non tanto dal mondo editoriale quanto da quello universitario. Nondimeno, lo sviluppo editoriale sul web è gravato da ostacoli diversi, il principale dei quali è rappresentato dall'attuale situazione legislativa, basata sull'anacronistica legge sul deposito legale del 1939, che rende problematica la valorizzazione e la salvaguardia della pubblicazione digitale. La stessa Fup ha introdotto soluzioni di compromesso: attraverso un accordo con la Biblioteca nazionale centrale di Firenze, essa attua il deposito legale volontario sul server della Bncf cosicché autenticità, correttezza e permanenza nel tempo delle proprie pubblicazioni elettroniche siano già adesso pienamente certificate e garantite.
Cotoneschi ha ricordato che è stata peraltro già approvata una nuova legge che prescrive la costituzione di archivi nazionali e regionali della produzione editoriale in formato digitale. Per tale normativa, emessa nel 2004, mancano tuttavia i decreti attuativi, ma quando entrerà finalmente in vigore, consentirà l'equiparazione delle pubblicazioni elettroniche con quelle cartacee 11.
La Cotoneschi ha infine accennato alle questioni legate all' open access cui la Fup ha dedicato e sta dedicando un'attenzione particolare. Con il termine open access in questo contesto si intende una corrente d'opinione che mira alla riappropriazione dei diritti di copyright ? assai spesso ceduti dagli autori di pubblicazioni a carattere scientifico ? attraverso il consenso alla libera diffusione di quanto protetto dagli stessi diritti. Si pensi al caso paradossale, che è di particolare rilievo per l'ambito delle scienze naturali, delle ricerche condotte con finanziamenti pubblici nelle università e nei centri di ricerca: è prassi diffusa che i ricercatori pubblichino i loro risultati su riviste scientifiche, senza ricavarne alcun introito. Successivamente per poter accedere ai risultati di tali ricerche le università devono acquistare quelle stesse riviste scientifiche. In questo modo, insomma, le università e i centri di ricerca pagano due volte, finanziando la ricerca e il ricercatore e poi acquistando le riviste che ne pubblicano i risultati. In proposito Cotoneschi ha ricordato che nel novembre 2004 trentun università italiane hanno firmato la dichiarazione di Berlino 12, in base alla quale esse si impegnano a creare archivi istituzionali e disciplinari nei quali la consultazione dei risultati delle ricerche sia libera, e a creare riviste ad accesso aperto 13.
In questa breve sintesi, abbiamo tenuto per ultimo l'intervento di Chiara Ottaviano, poiché le domande in cui si risolve quella annunciata nel titolo dell'intervento ? Internet: un archivio per il tempo presente? ? vanno a riflettersi sulle questioni e i nodi problematici sollevati dalle altre relazioni del seminario: con quali strumenti possiamo rivolgerci ai documenti accessibili in rete? quali, se esistono, i nuovi ambiti di ricerca? quali, se esistono, i nuovi compiti di cui si deve fare carico la disciplina? come monitorare, distinguere e selezionare i luoghi della rete? Si tratta di temi che convergono inevitabilmente nella discussione su Internet e gli usi pubblici della storia, ben presente alla letteratura specializzata, in particolar modo, e per evidenti motivi, di ambito contemporaneistico (Spagnolo, Vitali 2004). Ma esse riguardano il mestiere di storico ?in rete? nel suo complesso. La domanda, forse centrale, sollevata da Ottaviano, è se non sia riduttivo vedere le difficoltà delle iniziative della comunità storica italiana nel mondo della rete nei soli termini di limiti tecnici e finanziari, e se non si debba considerare il problema dal lato dell'interpretazione del mezzo e degli usi. Ciò rimanda alla definizione del pubblico di riferimento e alle esigenze di scientificità. Le vie intraprese per consolidare le esperienze in corso, secondo Ottaviano, passano per un rafforzamento delle gerarchie piuttosto che per una loro dissoluzione, come veniva avanzato nella proposta iniziale del seminario. Infine, in Internet, come prima in altri spazi pubblici, nella sua scelta valoriale ed etica il ?volontariato intellettuale? non è parte di quella realtà di sperimentazione delle innovazioni e di messa in comune di beni culturali collettivi, che viene spesso discussa solo in termini giuridici ed economici sotto la rubrica della ?pirateria??
3. Le relazioni presentate al panel dei Cantieri hanno in questo modo messo a nudo alcuni percorsi di riflessione, tra loro distinti, ma intersecanti. La storia di ?Cromohs? ha portato in luce l'idea e la pratica di una transizione ?moderata? dal vecchio al nuovo mondo della ?comunicazione storica in rete?: essa è stata fondamentale perché la rivista conseguisse l'attuale autorevolezza scientifica. Superata la fase di entusiasmi e grida d'allarme, la questione centrale da affrontare è stata, ed è tuttora, quella di costruire un rapporto dinamico con la tecnologia rispondendo ai criteri del ?metodo storico?: tradurre ?le proprie tradizioni nelle nuove forme di comunicazione e nei nuovi linguaggi? 14. Tale processo, se implica che gli studiosi impongano per un verso le proprie priorità allo sviluppo della tecnologia comunicativa, per un altro comporta la necessità di conoscerla ed esporsi ad essa: i nuovi linguaggi, che sorgono negli spazi aperti tra la scienza e la divulgazione, costituiscono, per una comunità storica fedele alla propria responsabilità sociale, una sfida da cogliere, come è stato osservato a proposito della storia televisiva 15. I termini del problema appaiono del tutto simili a quelli che hanno animato recentemente anche il dibattito sul contributo della stampa allo sviluppo scientifico in età moderna. All'idea della ?rivoluzione inavvertita? indotta, in maniera a molti apparsa deterministica, dal progresso tecnologico ( Eisenstein 1986) si è opposta quella della ?costruzione sociale? dell'autorevolezza del discorso scientifico a stampa: è stato necessario, secondo Adrian Johns, che gli ?scienziati? entrassero nella stamperia, luogo in cui allora il sapere diveniva un nuovo tipo di comunicazione, per negoziare con i ?tecnici? e salvaguardare le istanze di esattezza e affidabilità degli stampati (Johns 1998). È in questo senso che l'osservazione di Ottaviano rispetto al movimento in atto per la ricostruzione delle gerarchie sembra perfettamente calzare all'esperienza di ?Cromohs?, e a quelle dei portali storici come Stmoderna.it o del sito Sissco, poiché fra le loro funzioni vi è quella di affermare la presenza, per comune valutazione carente, della ?storia scientifica? in rete.
Tuttavia, la ?transizione? moderata ha comportato, nei termini di Minuti, dei ?costi? sul piano delle potenzialità non sfruttate. Questa considerazione e l'idea stessa di ?transizione? ci sembra voler significare che la mediazione con il passato dovrà essere utile al configurarsi di un nuovo contesto comunicativo: anche da questo esito dipenderà la capacità della storia di continuare ad essere materia fondamentale nella formazione culturale degli individui.
Da questo punto di vista, ormai da tempo è stata prospettata, dibattuta e in alcuni casi sperimentata la strada di una nuova scrittura storica che sappia utilizzare le possibilità del web. L'?expressive historiography?, come la definiscono gli americani che più hanno provato in questi anni a fondarla, ha tuttavia prodotto risultati ad oggi piuttosto deludenti. Che ciò sia avvenuto a dispetto del capitale di autorevolezza e risorse messe in gioco da Robert Darnton e dall'American Historical Association 16, è forse dimostrazione ulteriore di come il solo impulso tecnologico non sia bastante a produrre la rivoluzione tante volte annunciata negli studi storici. L'impegno, tuttavia, per costruire contenuti storici di livello scientifico all'altezza delle potenzialità della comunicazione multimediale e ipermediale rimane importante. Sembra andare in questa direzione l'opportunità prospettata già alcuni anni fa dalla redazione del sito Sissco di mettere a disposizione dei soci il proprio spazio telematico per lo sviluppo di siti d'argomento storico. L'idea che l'autorità e il ranking del sito istituzionale possa fare da volano a iniziative simili sarebbe da prendere in seria considerazione (Betta 2003, p. 417). Sembrano tuttavia essere segnali di difficoltà in questo percorso sia il fatto che la sezione ?siti ospiti? veda ad oggi la sola voce relativa a un progetto Prin, sia l'osservazione di Tommaso Detti, nell'ultimo Annale Sissco, che ? sino ad ora nessuno si è avvalso della possibilità, esistente da diversi mesi, di organizzare qualche forum tematico sul server della società? 17.
Se si pensa a qualcosa di più complesso delle mailing list e dei forum l'interazione seminariale online costituisce una seconda strada nell'applicazione della comunicazione multimediale alla ricerca storica. Essa è stata molto meno battuta negli anni della ?transizione?, sebbene direttamente collegabile alla pratica della storia come metodo critico. In Inghilterra sono stati però avviati da qualche anno sotto l'egida del Joint information system committee (Jisc) e dell'Arts and humanities research council (Ahrc) progetti volti allo studio e alla sperimentazione dell'applicabilità alle scienze umane di Virtual research environments 18. Tra essi, il Vre for the History of Political Discourse 1500-1800 , al quale collaborano i Dipartimenti di storia dell'Università di Hull e di East Anglia, offre un esempio all'avanguardia dell'interazione fra risorse digitali e ricerca storica. L'obiettivo si riassume in breve nella costruzione di un ambiente telematico che integri formazione alla ricerca ? attraverso un master online ? e ricerca propriamente detta ? attraverso le sezioni reading group e e-text project: ?A Commonwealth of learning ? sfruttando le infrastrutture tecnologiche esistenti per una comunicazione di tipo seminariale. A partire dal lavoro sulle fonti disponibili in Early English Books Online ( Eebo ) e Eighteenth Century Collections Online ( Ecco ) 19, nell'ultima delle sezioni citate si mira, da una parte, a creare un ?archivio di copie curate e annotate? grazie all'impegno collettivo, e, dall'altra, un wiki , ovvero un sito web dove gli studiosi partecipanti all'iniziativa possono aggiungere nuovi contenuti e modificare quelli inseriti dagli altri, al fine di costruire una ? e-cyclopaedia in espansione, costituita da commenti, informazioni, note, bibliografie, links e altro materiale?. Sono previsti inoltre spazi di discussione e luoghi di ricerca virtuali individuali. Correderà infine il progetto un elenco dei ricercatori del settore, a partire dagli studenti di PhD, in modo da facilitare la costituzione di reti e il lavoro collettivo 20.
Pare evidente quale possa essere la ricaduta scientifica di una tale impresa in termini di promozione e realizzazione di una rete di collaborazione internazionale sui temi di ricerca. Ci sembra anche che un tale progetto dia da riflettere sul necessario rapporto degli ?storici in rete? con le proprie fonti. Se per la storia contemporanea la rete comporta un ulteriore accrescimento di quella sovrabbondanza di fonti che la caratterizza, il modernista, specie italiano, corre il rischio di rimanere frustrato dalla distanza tra aspettative e realtà concreta. Nel progetto di Vre succintamente descritto, l'elemento caratterizzante non sta solo nella sperimentazione delle infrastrutture tecniche atte a consentire la videoconferenza e la condivisione dei dati, per quanto sia importante e da sottolineare che essa venga sostenuta dai finanziamenti degli enti nazionali preposti summenzionati 21. A costituire l'aspetto fondamentale per il lavoro di ricerca e l'interazione online tra gli studiosi è la disponibilità, non episodica, delle ?risorse? in versione elettronica ? l'accesso condiviso a Eebo, a Ecco e a un'opera di riferimento indispensabile come la nuova edizione online del Dictionary of National Biography .
In progetti come questi il punto nodale non è solo l'utilizzo di particolari tecnologie di interazione, ma la possibilità per tutti gli storici di accedere alle fonti della discussione. Riesce naturalmente difficile immaginare come un'iniziativa simile potrebbe essere messa in piedi in Italia, dove l'enorme patrimonio di fonti custodito da biblioteche e archivi è quasi completamente fuori portata dalla ricerca e dalla consultazione digitale 22.
4. L'idea di Vre, il movimento dell'open access e degli open archives offrono anche agli storici e alle storiche le prime forme di concreta realizzazione di quella ?intelligenza collettiva? 23che è apparsa, sin dalle prime considerazioni sul fenomeno Internet, la prospettiva più ricca di implicazioni feconde. È in questo senso che si coglie quella contiguità tra ?volontariato-pirateria? e ?volontariato accademico? sulla quale Ottaviano invitava a riflettere. Si pensi al fatto che un ambiente virtuale per l'impegno collettivo nella costruzione di contenuti culturali è stato da tempo realizzato nell'esperienza di Wikipedia 24. In casi come questo, la sperimentazione innovativa si intreccia con un'etica della condivisione dei beni culturali, aprendo prospettive inedite da cui spesso la stessa comunità scientifica può trarre utili indicazioni. Certo è che per un sito di questo tipo l'attendibilità scientifica può essere messa in discussione. Tuttavia nell'area di questo volontariato, eticamente consapevole, funziona una sorta di compensazione statistica, in base alla quale gli errori e le falsificazioni vengono di norma corrette.
Vi è d'altra parte soprattutto nel campo storico il problema di confrontarsi con settori non necessariamente garantiti da questa sorta di compensazione. ?Volontariato-pirateria? e ?volontariato accademico? possono anche essere visti come due soggetti opposti. Oltre a quanti conducono una battaglia per la libera diffusione dei saperi e perché l'innovazione porti maggior condivisione di strumenti e opportunità, assai numerosi sono coloro che utilizzano abilmente gli spazi aperti dall'universo della rete per porsi in una posizione ?dominante? al suo interno. Si pensi, ad esempio, a siti di storia che celano il loro contenuto altamente ideologico dietro facciate all'apparenza oggettive o scientifiche e che spesso si pongono ai primi posti nei risultati delle interrogazioni dei motori di ricerca. Come si pone l'utente non specializzato di fronte ad essi? E come si pongono storici e storiche di fronte agli utenti in rete? È forse utile riflettere sul fatto che ?cronologia?, ?radici? e ?identità?, le parole chiave dell'insegnamento della storia nel disegno di riforma della scuola del ministro Moratti (Valleri 2005), rispecchiano l'offerta più cospicua della storia in rete, che risponde a una domanda assai diffusa in tal senso.
In questo quadro di questioni, sono in molti all'interno della comunità storica coloro che non hanno sviluppato un'adeguata consapevolezza dei meccanismi di distribuzione e di reperimento dell'informazione in rete. Occorre dunque affrontare la questione del modo in cui i siti di comunicazione storica scientifica vengono ?letti? e ?registrati? dai motori di ricerca, che costituiscono il veicolo principale per il reperimento dell'informazione. La democratizzazione della rete comporta un eccesso di informazione disponibile che rende necessario filtrare, gestire, ordinare e identificare rapidamente ciò che si sta cercando. La presenza in rete non ci sembra possa chiudersi nell'orizzonte di una ?maggiore visibilità? della storia scientifica, del sito ?vetrina?, del potenziamento, in altri termini, di una comunicazione accademica tradizionale. Se poniamo al centro delle nostre riflessioni la questione del ruolo della disciplina storica nell'universo della rete Internet, si rivela dunque centrale il rapporto fra i siti ?scientifici? e gli altri materiali di interesse storico presenti sul web.
Chi ha l'accesso ai migliori strumenti informatici e digitali gode di una quantità aggiuntiva di risorse ed occupa una posizione preminente. Per competere, bisognerebbe cessare di considerare i contenuti storici immessi in rete come una sorta di materiale di secondaria importanza, conferendo loro invece tutta quell'attenzione formale e sostanziale che esigiamo dai prodotti a stampa. La ricostruzione delle gerarchie deve riguardare ? lo hanno sottolineato più volte gli interventi di Minuti o di Zorzi fra gli altri ? la distinzione tra vaglio critico delle fonti e dei risultati, il rapporto tra documentazione e racconto storico, la conservazione degli attrezzi fondamentali del mestiere di storico. Ma la spinta verso la democratizzazione della comunicazione storica, insita nello scambio sul web, deve oggi essere in qualche modo riconquistata dalla comunità scientifica che a lungo, sottovalutandola, l'ha di fatto lasciata nelle mani di chi usa la storia in modo strumentale.
Il problema di ?interpretazione del mezzo e degli usi? ci appare legato in questo senso a quello della distribuzione dei finanziamenti e dei limiti tecnici imposti alle iniziative di comunicazione storica scientifica. I progetti legati alle nuove forme della comunicazione storica in rete attingono con difficoltà, o non attingono affatto, ai finanziamenti pubblici dedicati alla ricerca storica. Un'eccezione è costituita dal progetto, più volte citato in quest'intervento, coordinato da Antonino Criscione, Serge Noiret, Carlo Spagnolo e Stefano Vitali dedicato alla valutazione dei siti di storia contemporanea, che è stato sostenuto da un finanziamento dell'Istituto dei Beni culturali della Regione Emilia-Romagna. Solo una riconsiderazione della destinazione dei finanziamenti pubblici, che vada nella direzione dell'inclusione nell'ampia quanto ambigua definizione di ?ricerca? di progetti sulla comunicazione storica telematica può consentire di superare lo stato di ?precarietà? di molte esperienze di comunicazione storica in rete e aprire una nuova fase.