N. 10 - Febbraio 2006


ISSN 1720-190X





Sergio Di Giacomo

Il patrimonio librario sulla Sardegna presente a Messina

Effettuando una ricerca approfondita presso la Biblioteca Regionale di Messina è possibile osservare come sia presente un variegato e prezioso patrimonio bibliografico che ha come soggetto la Sardegna. Un panorama poliedrico che interessa le varie storie, da quella antica a quella del Novecento, da quella sociale a quella economica, da quella legata alle tradizioni locali a quella culturale, insieme a tante altre discipline: l'antropologia, la geografia, la letteratura, il diritto, la linguistica, la politica, la sociologia, la religione. Ciò che si evidenzia è che la raccolta si sviluppa in un ampio arco temporale che dalla seconda metà dell'800 si allarga fino agli anni Ottanta del Novecento, contenendo al suo interno un numero non secondario di libri rari e di volumi pubblicati non solo in Sardegna ma in anche in altri centri italiani. Alcuni di questi preziosi testi ottocenteschi sono inseriti come appartenenti alla “Raccolta Polimeni”, un fondo che prende il nome dallo studioso che raccolse e donò alla Biblioteca messinese i suoi libri relativi alla Sardegna. C'è da notare anche come la raccolta della Biblioteca Regionale, composta da circa un centinaio di volumi, rappresenta l'esempio più ampio della presenza di fondi librari dedicati alla Sardegna nella città dello Stretto. Anche altre biblioteche pubbliche di Messina contengono infatti libri sull'isola, tra cui l'Archivio Comunale di Messina, dove sono presenti una decina di volumi. Questo patrimonio librario – che unisce materialmente e idealmente Sicilia e Sardegna – testimonia il ruolo che la città dello Stretto svolgeva tra Otto e Novecento, quando si inseriva da autentica protagonista nei circuiti intellettuali nazionali e internazionali. Un fermento che veniva alimentato dalla presenze della prestigiosa università che ospitava le maggiori personalità accademiche nazionali, dalle tante accademie letterarie e scientifiche, dalle numerose e variegate pubblicazioni, dai tanti umanisti e uomini di cultura locali (ricordiamo, tra gli altri, Cannizzaro, La Farina, Cesareo, Boner, Bisazza, Mitchell, La Corte Cailler), che scambiavano i loro saperi, gli studi e i libri con colleghi di altre regioni, tra cui anche la Sardegna.

Il più importante e antico di questi volumi del fondo sardo messinese, presente presso l'Archivio Comunale, è sicuramente un manoscritto in latino risalente al 1619 di cui è autore il geografo Philippi Cluveri (o Cluver), il sommo umanista e geografo tedesco, considerato dal Lessico Universale Italiano (vol. V, p. 94) come “l'iniziatore della geografia storica”, autore di una pietra miliare del settore come l' Introductio in universam geographiam . Nel 1618 Cluveri, dopo aver girato diversi paesi europei, visita l'Italia, con l'obiettivo principale di studiarvi le vestigia dell'antichità. Al centro delle sue analisi e delle sue approfondite osservazioni ci saranno le tre principali isole, la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, protagoniste del suo prezioso studio dal titolo Sicilia Antiqua cum minoribus infulis et adjacentibus item Sardinia et Corsica opus post ominum curas e laboratisimum; tabulis geographicis, aere expressis illustratum, (Lugduni Batavorum ex Officina Elzeviriana). Il libro-atlante presenta una specifica dedica ai “Magnifici Dominis Curatoribus Academiae Lugdunensis”, Ioanni Duvenvordio, “Equestrisi ordinis Viro”, Rocho Honardo, “Suprema in Hollandia Senatus consiliario primario”, e Adriano Pavio, “Amsterdamensium Urbisi Syndico”. La straordinarietà del volume, che presenta parti anche in lingua greca e utilizza fonti di storici e geografi greci e romani comparate tra loro, sta nell'analisi particolareggiata di natura geografica e storica di ogni zona e località sia della Sicilia che della Sardegna e della Corsica, isole, queste due, che fino ad allora non erano state al centro di interesse dei grandi geografi. Si può affermare che, soprattutto per la Sardegna (descritta da p. 486 a p. 499), il testo seicentesco, autentica summa storico-geografica dell'isola, rappresenti una fonte di enorme interesse in quanto offre una panoramica dettagliata della storia antica sarda, dell'origine dei luoghi e dei relativi toponimi.

Per quanto riguarda i libri del XIX secolo, troviamo diversi titoli di indubbio interesse, con precisi riferimenti anche alla storia antica dell'isola, che nella seconda metà dell'800 trovava una sua vivacità grazie anche a nuove spedizioni archeologiche nei siti più importanti legati alla millenaria e sviluppata civiltà megalitica e nuragica. Uno dei testi che analizzano queste nuove scoperte è Memoria sopra alcuni idoletti di bronzo trovati nel villaggio di Teti e scoperte archeologiche fattesi nell'isola in tutto l'anno 1865 , pubblicato a Cagliari nel 1866. L'autore è Giovanni Spano, che il Caddeo ricorda come “storico distinto”, considerato il più grande archeologo dell'isola, canonico della Cattedrale di Cagliari e senatore del Regno nel 1871. Un altro testo che attesta la vivacità delle ricerche archeologiche in loco in questi decenni è quello di Alberto Cara, Nota delle iscrizioni fenicie sopra monumenti della Sardegna (Cagliari, 1877).

Alcuni libri ottocenteschi riguardano la storia socio-economica sarda, tra i quali ricordiamo quelli dello storico Marcello Vinelli, La Sardegna nel problema economico . Un episodio della colonizzazione in Sardegna , del 1896, e il Trattato di commercio colla Francia e gli interessi agrari sardi , edito a Milano nel 1897. Vinelli è presente anche con un libro dedicato all'emigrazione, La popolazione e di fenomeno emigratorio in Sardegna , del 1898, e con la monografia dal titolo Note sull'industria, la mano d'opera e la legislazione nelle miniere in Sardegna , pubblicato a Cagliari nel 1914. Un altro testo di sicuro interesse storico risulta essere quello di Pietro Amat di S.Filippo, Del commercio e della navigazione dell'isola di Sardegna nei secoli XIV e XV , pubblicato a Cagliari nel 1865. Lo stesso studioso è presente, sia alla Regionale che all'Archivio Comunale, con una altro saggio dal titolo Della schiavitù e del servaggio in Sardegna , in “Miscellanea di Storia Italiana”, s. 3°, tomo II, pp. 33-74, (Paravia, Torino, 1894).

L'elemento linguistico è al centro del volume di Vincenzo Di Giovanni, Dell'uso del volgare in Sardegna e in Sicilia nei secoli XII e XIII , pubblicato a Palermo nel 1866, che mostra come alcuni studiosi siciliani dell'epoca si interessassero, spesso in modo comparativo, di alcuni elementi specifici della tradizione e della cultura sarda. Altri due saggi, entrambi del 1886, hanno per oggetto la linguistica sarda: Etimologie sarde , di G. Flecha, e L'odierno dialetto catalano di Alghero in Sardegna , di G. Morosi, inseriti nella rivista “Miscellanea di filologia e linguistica” di Firenze.

Non mancano guide e memoriali che descrivono l'isola nella seconda metà dell'800, e che rappresentavano testimonianze di rilevante importanza per la conoscenza di un territorio ancora poco esplorato e poco conosciuto da studiosi e intellettuali del “Continente”. Ricordiamo, a proposito, il diario di viaggio di Cesare Saluzzo, Ricordi militari degli stati sardi (Torino, 1858) e le Note sarde e ricordi di Giuseppe Manno (Torino, 1868), scritto da uno storico insigne come Giuseppe Manno, oltre che presidente del Senato Subalpino dal 1849 al 1855, noto come autore dei quattro volumi dedicati alla storia antica e moderna della Sardegna ( Storia di Sardegna , edito da Alliana e Paravia di Torino, 1825-27, ristampata in tre volumi a cura di A. Mattone per Ilisso di Nuoro nel 1996): un'opera che Gioberti considerò come una delle migliori storie regionali d'Italia; e ancora, Nuovo itinerario dell'isola di Sardegna di Pasquale Cugia (“Raccolta Polimeni”), pubblicato a Ravenna nel 1892.

Nella biblioteca Regionale di Messina sono presenti libri settoriali come la Relazione statistica dei lavori compiuti nel circondario del tribunale civile e penale di Sardegna nell'anno 1894 , che, curiosamente, fu pubblicato a Siracusa nel 1896. Alcuni volumi erano dedicati ad alcune istituzioni scientifiche, come il volumetto Per l''Istituto Botanico dell'Ateneo Sassarese , scritto da L.Nicotra nel 1897, o al patrimonio bibliografico regionale, come nel caso del volumi Statistica delle Biblioteche del Ministero Agricoltura, Industria e Foreste, edito a Roma nel 1894, Relazione intorno alla Biblioteca della Regia Università di Sassari (Sassari, 1872), di G.M. Morongiu, e Notizie sulla Biblioteca Universitaria di Sassari (Roma, 1900). Per quanto riguarda le realtà locali, c'è da segnalare come siano presenti – tra una ventina di testi – alcuni libri ottocenteschi relativi alla storia sociale, artistica e architettonica e alla realtà museale di Cagliari: R. Ditucci, La città dei gherardeschi e di Savoia (inserito nella collana “Le cento città d'Italia” del 1925), S. Lippi, L'archivio comunale di Cagliari (Cagliari, 1897), G. Spano, Guida del Duomo di Cagliari (Cagliari, 1856), A. Cara, Nota delle iscrizioni fenicie sopra monumenti della Sardegna ( R. Museo di Cagliari) , edito a Cagliari nel 1877, e P. Gennari, Cenni intorno al museo d'antichità della R. Università di Cagliari (Roma, 1873).

Nei primi decenni del XX secolo si può notare una maggiore diffusione di libri, saggi e testi monografici che approfondiscono in maniera specifica argomenti legati alla tradizione, alla storia economica, alla lingua e al territorio, alle attività produttive, alle diverse realtà locali isolane. A testimonianza di come in questi anni si stesse creando sempre più un dinamico interesse da parte di studiosi non solo locali (basti vedere anche la presenza di alcuni nomi stranieri) verso questa isola-continente così ricca di lunghe e poliedriche stratificazioni storiche. Tra i libri più significativi troviamo L'isola dei sardi di Rinaldo Caddeo, pubblicato a Sassari nel 1903 (“Raccolta Polimeni”). Il libro rappresenta un ampio vademecum diviso per sezioni specifiche ricco di informazioni di varia natura, dalle vie di comunicazioni alle “colonie agricole”, dai caratteri peculiari delle singole città agli “usi, costumi e leggende”. Il volume contiene importanti riferimenti antropologici relativi all'”anima sarda”, alle prime teorie sulla nascita della civiltà e della “razza sarda”, oltre a un quadro ampio e particolareggiato delle ”intellettualità in Sardegna”. Lo storico – già autore di monografie su Grazia Deledda e sulla Barbagia – cerca così di ribaltare la teoria lombrosiana che andava in voga allora e che tendeva a analizzare popoli, etnie e razze a secondo della conformazione cranica e delle caratteristiche anatomiche, e che considerava il popolo sardo come marginale e di scarso interesse culturale, oltrechè privo di figure geniali: “Se finora ha avuto pochissimi uomini di genio, potrà un avvenire averne, quando essa sarà definitivamente e fortemente entrata nella corrente della modernità che crea e vivifica”, osservava con particolare pathos Caddeo, denunciando le angherie subite nei secoli da dolorose invasioni e da amministrazioni poco illuminate: “Ma se la Sardegna avesse avuto un diverso reggimento politico? Ma se invece d'essere stata oppressa e spogliata per tanti secoli, avesse goduto libertà e agiatezza?”, si domanda sicuro delle potenzialità inespresse dell'isola. In supporto di questa sua difesa legittima dell'isola e della sua “anima” e contro le teorie discriminatorie di “cotesti antropologi e psichiatri”, lo storico sardo interpella il “generoso amico della Sardegna”, l'economista e uomo politico siciliano Napoleone Colajanni, che firma l'introduzione al volume, noto per combattuto vigorosamente la tesi relativa all'inferiorità razziale delle popolazioni meridionali. In omaggio a quella che definisce “una sorella della mia Sicilia”, terra “avversata dagli uomini più che dalla natura”, Colajanni, che aveva già scritto un opuscolo contro chi voleva fare emergere l'immagine della “Sardegna barbara”, vuole offrire un “atto di solidarietà coi suoi forti abitatori poco conosciuti, e perciò assai male giudicati”, sottolineando “l'avversione all'uniformità legislativa”, tra le cause del un mancato sviluppo amministrativo e economico dell'isola, a cui si devono aggiungere – mette in evidenza con enfasi – le condizioni demografiche e la tendenza individualista degli stessi sardi, facili alla ribellione individuale e familiare, ma “poco inclini alla ribellione collettiva contro lo Stato immemore dei propri doveri e della propria missione civile”.

Per dimostrare come il patrimonio umano isolano fosse ricco di personaggi di ampio e valoroso spessore, che ha in nuce momenti di grande respiro nazionale e internazionale, l'autore elenca le grandi figure dell'antichità, divisi per secoli, che premettono a molti di poter conoscere e valorizzare momenti e personalità antiche e coeve che la storiografia nazionale aveva misconosciuto e messo sotto oblio. Si va dal condottiero Amsicora che guidò i sardi contro i romani, al celebre “cantore e musico” Tigellio, passando alle tante figure di uomini politici e regnanti, oltre che ai primi santi come Suia, la martire dei tempi di Diocleziano morta all'età di quindici anni, Eusebio, divenuto vescovo di Vercelli, Lucifero, Sant'Ilario Papa, che nel V secolo fu il primo pontefice a proibire ai vescovi di scegliere i propri successori, oltre a difendere i dotti dalle persecuzioni, e San Simmaco, altro pontefice sardo. Senza dimenticare le grandi figure di sovrane come Benedetta giudicessa di Cagliari, che sottomise il giudicato alla Chiesa Romana per difendersi dai pisani, e Eleonora d'Erborea, la grande regina che sconfisse gli Aragonesi e divenne famosa come la “Giudicessa”, in quanto autrice di un testo avanzato come la Carta de Logu del 1385 codice rimasto in vigore fino al 1827 e che rimane una pietra miliare nel mondo giuridico italiano. Significativa risulta anche la descrizione dei tanti letterati, intellettuali, storici, “giureconsulti”, giornalisti, politici e religiosi, “sardi che si fanno onore” che riuscivano a emergere come figure di valore e che ancora oggi risultano caduti nell'oblio. Ricordiamo Efisio Cugia, generale e ministro, il deputato Nicola Ferraccio, il critico di “altissimo valore” Francesco d'Arcais, gli scrittori Michele e Felice Uda, e lo scienziato-medico Efisio Marini (1835-1900), il “mummificatore” cagliaritano che si rese celebre per aver scoperto le tecniche di conservazione dei cadaveri, oggi riscoperto grazie anche ai romanzi gialli, editi da Il Maestrale di Nuoro e da Frassinelli, del medico-scrittore cagliaritano Giorgio Todde ( Lo stato delle anime , Paura e carne , L'occhiata letale , E quale amor non cambia ).

Legata agli studi di natura lombrosiana così avversati da Caddeo, sono i saggi e i libri di Giuseppe Sergi (1841-1936), l'antropologo messinese considerato uno dei pionieri degli studi paleontologici, culturali e linguistici relativi alla storia delle antiche popolazioni italiche, degli etruschi, delle civiltà eurasiatiche, delle origini di Roma. Docente a Bologna e a Roma, studioso anche di psicologia, Sergi deve la sua fama – come ricorda il Lessico Universale Italiano della Treccani (vol. XX, p. 574) – “alle varie opere di classificazione e di sistematica antropologica e agli studi sui popoli melanesiani e mediterranei”. Fu autore di circa quattrocento opere, testi che aprirono nuove visioni e frontiere nel campo della storia antica, tra i quali Come sono decadute le nazioni latine (Roma, 1829), Chi erano gli italici (Roma, 1895), Antropologia della stirpe comitica (specie Euroafricana ), (Torino, 1897), Degli abitanti primitivi del Mediterraneo (Genova, 1892). Sergi fu autore di alcune monografie scientifiche che hanno al centro la Sardegna, regione che, come abbiamo visto, era ancora poco esplorata e esaminata a fondo, e spesso sottoposta a pregiudizi e ad immagini preconcette in diversi campi intellettuali e accademici nazionali.Nel breve volumetto Di alcune varietà umane della Sardegna , (Tipografia Artero, Roma, 1892), presente tra le miscellanee della Biblioteca Regionale messinese, lo studioso messinese descrive i suoi particolari e pioneristici studi comparati effettuati preso il Museo Antropologico di Roma sui crani degli abitanti della Sicilia e della Sardegna. Egli identifica otto varietà sarde e tredici siciliane, e si sofferma su un particolare tipologia di cranio “media” che denomina sardiniensis in quanto “tipo proprio della Sardegna, forse uno de più antichi dell'isola”, tanto che, osserva, “se s'incontra in alcune parti del continente, potrà considerarsi un effetto di migrazioni dell'isola”. Sui sardi dedica alcune pagine del suo saggio Degli abitanti primitivi del Mediterraneo (Archivio per l'Antropologia, Firenze, 1883), dove, tra i primi studiosi europei, mise in evidenza, anticipando alcune conclusioni degli studi attuali, un forte legame tra le popolazioni antiche del bacino mediterraneo, tanto da scrivere “che una separazione assoluta fra Egiziani, Lisi, Siculi, Liguri, Sardi, Iberi, antropologicamente non può farsi; anzi viene dimostrata irrefragabilmente la comune origine di tute queste genti”. Dello stesso Sergi è presente in un'altra biblioteca messinese come quella dell'Accademia Peloritana un volume specifico che analizza i caratteri antropologici sardi, La Sardegna: note e commenti di un antropologo (Fratelli Bocca editori, Torino, 1907), che rappresenta uno dei primi studi tematici legati alla tipologia culturale del popolo sardo.

Riguardo ai libri degli inizi del Novecento, c'è da aggiungere che un'altra biblioteca messinese, l'Archivio Comunale, raccoglie un libro scritto da Augusto Zeri risalente al 1907 e pubblicato dal Ministero della Marina, I porti della Sardegna.Monografia storica dei porti dell'antichità nell'Italia Insulare . Il volume ha la caratteristica di descrivere ogni località costiera dell'isola, offrendo al lettore un'ampia panoramica, con diversi riferimenti storici, (da p. 81 a p. 208) sulla realtà marittima sarda, all'epoca pressocchè misconosciuta anche dagli esperti nazionali.

Nella raccolta bibliografica sono presenti anche diverse guide che offrivano a visitatori e viaggiatori informazioni e itinerari che permettevano di dare all'isola un innovativo slancio turistico. Un esempio di questo interesse è la Guida d'Italia del Touring Club Italiano, che nel 1918 dedica un volume monografico all'isola a cura di L.V. Bertarelli. Uno strumento agile e insieme particolareggiato dedicato a chi voleva visitare un'isola considerata spesso come fuori dalle classiche rotte turistiche e anche da Tour culturali di tanti intellettuali. Una guida che veniva pubblicata tre anni prima della visita di un celebre visitatore come lo scrittore inglese Davide Herbert Lawrence, che nel 1921 scrisse il suo intenso e folgorante diario Mare e Sardegna (tradotto e pubblicato in varie edizioni, tra cui ricordiamo quella integrale di Ilisso del 2000, curata da Luciano Marroccu, e quella della Newton & Compton del 2002, a cura di Gabriella Contini). Un breviario ricco di spunti letterari e antropologici di quella visita fatta con la moglie Frida partendo dal buen retiro di Taormina. Segno di un'attrazione che stava crescendo anche a livello internazionale, dando un respiro universale a questa isola-continente dai forti caratteri arcaici che Lawrence apprezzava molto per la “incantevole sensazione di spazio intorno a un individuo”, offrendo un arioso respiro di libertà, dilato in “distanze da viaggiare, nulla di finito, niente di definitivo”.

Nella Biblioteca Regionale di Messina troviamo anche saggi sulla natura geomorfologica isolana, come il libro Studi sulle rocce vulcaniche di Sardegna , elaborato da Federico Millosevich (Roma, 1911), il Lessico mineralogico per l'isola di Sardegna elaborato da E.Billows (Cagliari, 1923) e L'acqua (h') alcalina bicarbonato sodico delle sorgenti termali di Sàrdara (Sardegna), del 1924. Si può notare anche un interesse per l'elemento linguistico delle varie realtà locali, tanto che è possibile trovare anche un volumetto di 57 pagine in lingua logoderese, Laudes prosa missa nuziale in dialettu logoderesu o sandru centrale con notes e spiegaziones in italianu , edito a Aristanus (Oristano), nel 1911. Altro studio dedicato allo studio della lingua sarda è il Saggio di fonetica sarda di Gino Bottiglioni, che fa parte della rivista “Studi Romani” (XV, Roma, 1920). Del 1901 è lo studio edito a Torino e curato da Francesco Podestà dal titolo I genovesi e le pescherie di corallo nei mari dell'isola di Sardegna .

Il mondo artistico è al centro del libretto di quindici pagine di Enrico Brunelli, Appunti sulla storia della pittura in Sardegna (Roma, 1907).Di natura prettamente elogiativa è il volume di Medardo Riccio, Il valore dei sardi in guerra (Milano, 1917), che ripercorre i momenti celebrativi legati alla presenza di soldati sardi nella Grande Guerra. A proposito dei primi decenni del Novecento, c'è ad aggiungere la presenza di alcuni volumi presenti nella biblioteca dell'Accademia Peloritana: Giuseppe Oddo, Sviluppo storico delle conoscenze e delle ipotesi sulla costituzione della materia.discorso inaugurale per l'apertura degli studi della Real Università di Cagliari (Cagliari, 1900); Silvio Marchi, Il processo cosmomorfico nel divino poema (Cagliari,1901); Appunti sull'industria mineraria in Sardegna , elaborato dal Collegio degli ingegneri della Sardegna (Cagliari,1902). Mentre, presso la biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza dell'Ateneo messinese, si trova il volume Studi economico-giuridici , pubblicato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Cagliari nel 1909.

Per quanto riguarda gli anni Venti, troviamo guide dettagliate, come Sardegna e Corsica di Angelo Cossu (Torino, 1925), e Iglesias, le miniere e le tonnare sarde , scritto da Giuseppe De Napoli, inserito all'interno della raccolta de “Le cento città illustrate”, n.246, Milano, 1928.Dello stesso De Napoli è presente anche il libro Nuoro e Lanusei. La nuova provincia , facente parte sempre della stessa collana (n.72) e pubblicato a Milano nel 1929. Per quanto riguarda gli aspetti storici, troviamo saggi monografici relativi alla “questione sarda”, come G.M. Leì-Spano, La questione sarda con dati originali e prefazione di Luigi Einaudi (Torino, 1922), o sulle problematiche relative al mondo agricolo,come il libro-inchiesta di Gaetano Saghetti, La mano d'opera agricola e la colonizzazione in Sardegna (Roma, 1929). Presente anche un volume-codice di ben 1620 pagine, Legislazione sui lavori pubblici di Carlo Meolograni (Napoli, 1920).

Negli anni Trenta si respirano gli echi di quel governo fascista che in Sardegna – con l'idea della bonifica forzata delle zone paludose effettuata grazie al supporto di immigrati veneti e istriani – fondò Fertilia, cittadina posta vicino Alghero, che, come mette in risalto l'inglese William Black ( I bucatini di Garibaldi , Piemme, Milano, 2004, pp. 242-243), fu “una creazione del regime, costruita per sfruttare le terre bonificate, un piccolo paradiso che fece una brutta fine”. Questo clima fascistizzato, ancora presente in città come Arborea -ex Mussolina, lo si può percepire in libri dell'epoca come quello di Claudio Fermi, Regioni malariche. Decadenza, risanamento e spesa.”Sardegna ”, edito a Roma nel 1934, o nel testo di Gavinio Alivia, Economia e popolazione della Sardegna Settentrionale (Sassari, 1931).

Le influenze dell'antica Roma sulle vicende storiche sarde sono al centro di alcuni saggi, tra cui quelli di Antonio Taramelli, La penetrazione militare e politica romani nel centro della Sardegna (“Atti II Congresso Studi Romani, pp. 363-368, Roma, 1931), di Camillo Bollini, “Decuma” e “Stipendium” in Sardegna durante l'età repubblicana , in “Atti del II Congresso Nazionale di Studi Romani”, vol. 3°, pp. 77-90, e di R. Motzo Bacchisio, La posizione dei “Montes Insani” nella Sardegna , contenuto in “Atti II Congresso Studi Romani”, vol. I, pp. 471-487 (Roma, 1931). Alle vicende legate alla storia sabauda dell'isola sono dedicate le monografie di Roberto Palmarocchi, Sardegna Sabauda.Il Regno di Vittorio Amedeo II (Università degli Studi di Cagliari, 1936), e di Anselmo Bernardino, Le finanze delle città della Sardegna Sabauda , pubblicato a Torino nel 1931.

Di significativo interesse storiografico sono lo studio di Antonio Costanzo, Ordinamenti mercantili e tributari in Sardegna , Gallizzi, 1935, e il libro di Dionigi Scano, La Sardegna e le lotte mediterranee nel XVI secolo (Arti Grafiche, Cagliari, 1936). In questo decennio si può notare un, seppur ancora superficiale, interesse per il mondo folkloristico e musicale regionale, testimoniato dalla presenza del libretto di Dierama, Della musica in Sardegna , (Cagliari, 1937). Un volume che mostra in modo sistematico la produzione storiografica regionale di questo periodo è il catalogo sulla Bibliografia sarda , pubblicato a Roma nel 1932. Non mancano anche due guide cittadine, come quelle dedicate a Sassari: Sassari del 1937 e Sassari di Enrico Costa, pubblicata nel 1939.

Riferibile agli anni Trenta è anche un breve saggio, presente presso l'Archivio Comunale di Messina, di cui non si può reperire né l'autore né la data di pubblicazione, dal titolo La Sicilia e la Sardegna nella storia marittima del Mediterraneo . Un testo che contiene delle interessanti osservazioni, non solo di natura strategico-militare, ma anche di natura geomorfologia, che lega le due isole “alle antiche terre della Tirrenide oggi scomparse”, e che mette in risalto la natura vulcanica della Sardegna: “La morfologia geologica ci mostra che l'ossatura sarda deriva da una regione alpina, che probabilmente si è maggiormente affondata, ed il plateau di riempimento, costituito da sedimenti lavici, dimostra un'attività vulcanica assai rimarchevole, quella appunto che può avere causato il maggiore sprofondamento”.

Nella raccolta della Biblioteca messinese sono presenti alcuni saggi e studi di uno dei massimi esperti di storia della Sardegna,molto attivo in questi decenni, Francesco Loddo Canepa (1887-1966), noto esperto di paleografia, docente di storia (medievale, moderna, del Risorgimento, della Sardegna) nell'Ateneo cagliaritano, e direttore dell'Archivio di Stato di Cagliari per oltre un ventennio, dal 1936 al 1954. Tra questi studi, dedicati ad argomenti di storia antica e medievale, troviamo Le prove nobiliari nel Regno di Sardegna, in Alessandro Luzio, Gli archivi di Stato Italiani , vol. II, (Firenze, 1933), e Il diritto di asilo in Sardegna nei rapporti tra Stato e Chiesa , in “Atti del II Congresso Nazionale di Studi Romani”-vol.3°, pp. 132-154 (Roma, 1931).Dello studioso cagliaritano, presso l'Archivio di Stato di Messina è presente il saggio dal titolo Dizionario archivistico per la Sardegna (vol.1 A-C), estratto da “Archivio Storico Sardo”, vol. XVI.

Gli anni Cinquanta e Sessanta vedono un ampliamento della pubblicistica legata alla geografia umana e del territorio sardo, registrando un numero crescente di enciclopedie geografiche e storiche che presentano volumi monografici ricchi anche di informazioni turistiche e logistiche, segno di un maggiore interesse editoriale e di una maggiore promozione turistica. A differenza dei decenni precedenti, quando – con le valide eccezioni che abbiamo visto – i libri erano pubblicati per lo più da case editrici sarde, nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale si evidenzia una presenza di volumi editi da case editrici di respiro nazionale, ma anche di piccoli e medi editori milanesi, romani e torinesi, e soprattutto di realtà editoriali locali apparentemente lontane dal mondo sardo, basti pensare alle case editrici di centri quali Padova, Bari, Pisa,o Palermo e Messina. La Sicilia, in particolare, presenta un ricco campionario di libri di interesse sardo, che sembrano dare vita a una particolare asse culturale caratterizzata da una forte tradizione, e che avrà diversi riscontri anche nei decenni successivi. Testimonianza di come si stava allargando il raggio d'azione del sapere locale isolano e contemporaneamente si ampliava la rete di studiosi attenti sia all'universo storico sardo che alle trasformazioni, apparentemente silenziose e lente, della realtà sarda, spesso vista come paradigma di quelle discusse e frammentarie politiche di sviluppo meridionali molto presenti nel dibattito culturale e politico dagli anni Cinquanta in poi.

Diverse collane di enciclopedie geografiche iniziavano in questi anni a dedicare tomi specifici alla Sardegna. Basti pensare ai volumi di Marcello Serra, Sardegna, quasi un continente (Editrice Sarda, Cagliari, 1958), e a quello dell'Enciclopedia Tutt'Italia (Sansoni, Firenze-Novara, 1963), che offre una panoramica ricca e particolareggiata sulle diverse realtà locali: Cagliari, l'Iglesiente, Oristano e il Campidano, Serrabus, Gerrei, Sarcidano, Barbagia e Ogliastra, Nuoro e le Baronie e la Gallura, Sassari e il Logudoro, Alghero e la Nurra. Altri libri di natura geografica presenti nella raccolta della biblioteca messinese sono Scoperta della Sardegna , edita da Il Polifilo di Milano nel 1965, la guida di Alberto Mori, Sardegna. Con una carta geografica e tavole a colori fuori testo , della Utet di Torino (presente sia nell'edizione del 1966 che in quella aggiornata del 1975), e Sardegna con 10 carte geografiche, 6 piante di città, 5 piante di edifici, scavi, grotte e 7 stemmi , curata da Stucchi per il Touring Club Italiano e pubblicata a Milano nel 1967. Sempre di carattere geografico sono i libri di S.Bonicelli Vardabasso, Contributi alla geografia fisica della Sardegna (Cagliari, 1960), e di A. Terrosu Asole, Sardegna, guida della collana di Bibliografie geografiche delle Regioni Italiane , vol. V, (Faenza, 1963). Un libro di natura di natura politico-giuridica è quello edito a cura della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato Agricoltura e Foreste, Legislazione 1949-1956 (Cagliari, 1956).

Anche nel periodo post-bellico non mancano studi che si soffermano sui caratteri antropologici del popolo sardo, come quello, pubblicato a Messina nel 1951 e curato da C. Mascia-D. Cossu, dal titolo Cronologia comparata anatomica e radiografica di sardi centro-meridionali dal neolitico al periodo attuale . Di carattere antropologico è un'altra monografia pubblicata nel 1959, sempre nella città peloritana ma presso “La Grafica-La Sicilia”: lo studio di Salvatore Gandolfo, ricco di riferimenti e confronti tra le due isole, dal titolo Note d'accordo e caratteri differenziali nella ripartizioni altimetriche della popolazione, nelle isole di Sicilia e di Sardegna , contenuto nella raccolta dell'Archivio Comunale di Messina.

Di un decennio successivo è uno dei testi che apre nuove frontiere nello studio della civiltà megalitica e nuragica sarda, quello di Ugo Bianchi dal titolo Sardus Pater , pubblicato dalla Cedam di Padova nel 1963 e ristampato dall'Accademia Nazionale dei Lincei nello stesso anno. Della dalla stessa casa editrice padovana troviamo due raccolte in onore di due grandi personalità novecentesche: Fra il passato e l'avvenire. Saggi storici sull'agricoltura sarda in onore di Antonio Segni, del 1965 , e Studi storici e giuridici in onore di Antonio Era editi sotto gli auspici dell'Assessorato all'Istruzione della Regione della Sardegna, del 1963 . Nella raccolta messinese è presente anche una figura politica e giuridica di spicco che dedicò un suo interesse alla politica sarda come Gaspare Ambrosiani, il giurista e costituzionalista di Favara, già docente a Palermo, Messina e Roma, componente dell'Assembla Costituente e deputato dal 1949 al 1953, diventato membro e poi presidente della Corte Costituzionale dal 1962. La Biblioteca Regionale inserisce il libro dedicato alle sue Relazioni e discorsi parlamentari (Palermo, 1957) nella sezione relativa alla Sardegna in quanto Ambrosiani partecipò attivamente alla discussione inerente allo Statuto della Regione Autonoma della Sardegna.

Monografie rilevanti che analizzano diversi momenti storici sono il libro collettaneo La società in Sardegna nei secoli. Lineamenti storici (Eri, Torino, 1967), e le monografie del grande archeologo Sabino Moscati, Fenici e cartaginesi in Sardegna , con 110 fotografie (Il Saggiatore, Milano, 1968), e dello storico S. Sechi, Dopoguerra e fascismo in Sardegna. Il movimento autonomistico nella crisi dello stato liberale (1918-1926 ) (Fondazione Einaudi, Torino, 1969). Non mancano volumi di studiosi che attenzionano le dinamiche socio-economiche intrecciate a fattori culturali come quello del giovane sociologo Francesco Alberoni, I fattori culturali dello sviluppo economico in Sardegna (Società Vita e pensiero, Milano, 1960), e quello, basato su ricerche e analisi comparative tra le due maggiori isole italiane, dell'economista messinese Augusto Ioppolo, dal titolo Programmazione nazionale e regionale nell'esperienza del piano di rinascita della Sardegna e del piano di sviluppo economico e sociale della Sicilia , pubblicato presso la casa editrice Peloritana di Messina nel 1966. Dello stesso anno è anche un altro studio comparativo tra l'isola siciliana e quella sarda presente presso l'Archivio Comunale di Messina, L'ambiente insulare italiano e i suoi problemi-Sicilia e Sardegna , pubblicato da Flaccovio di Palermo e elaborato dal naturalista Claude Palazzoni.

Diversi sono i libri, elenchi e atti dedicati alla realtà bibliografica dell'isola, come quelli di Livia Mascia Elenco delle Biblioteche di Sardegna (Cagliari, 1948) e di Alberto Guarino, La Biblioteca degli enti locali e il servizio nazionali di lettura pubblica con particolare riguardo alla Sardegna (Cagliari, 1955).E ancora, il breve catalogo della Mostra Bibliografica della Sardegna.3-10 maggio 1950 (Cagliari, 1950) Elenco descrittivo degli incubamboli della Biblioteca Universitaria di Cagliari e di altre biblioteche sarde , a cura di Franco Conti (Cagliari, 1953) e Atti del secondo convegno sardo per le Biblioteche popolari e scolastiche. Oristano, 16 dicembre 1950 (Cagliari, 1951). Del 1957 sono due libri che contengono sguardi d'autore sul panorama umano, naturale e artistico dell'isola: il travelbook dello scrittore belga esperto di viaggi, Albert t'Serstevens (1886-1974) dal titolo Sicilie, Eoliennes, Sardigne. Itineraires italiens, e il volume collettaneo, ricco di nomi prestigiosi, Lettere dalle provincia scritte da G.B. Angioletti, E. Bartolini, C. Betocchi, R. Brignetti, G. Caproni, G. Cassieri , edito a Roma nel 1957. Tra le rarità di questi anni, anche un diario di viaggio pubblicato nel 1960 presso “La procellaria” di Reggio Calabria, frutto delle osservazioni e delle annotazioni di Gloria Serra , Sardegna come nuvola.Itinerario sardo . Tra i testi letterari non manca certamente un classico come il bellissimo Tutto il miele è finito (Einaudi, Torino, 1964, nel 2005 ristampato dall'Editrice La Stampa di Torino), con cui il grande scrittore torinese Carlo Levi si affaccia e penetra con sguardo lieve e intenso allo stesso tempo nel caleidoscopio umano e storico della Sardegna, superando e allargando lo stereotipo che vede nell'isola un “selvatico spazio vuoto di storia”, consapevole che i “mille aspetti diversi stanno insieme, e condivisioni umane diverse, e diversi visi e attitudini, e attività e sentimenti, spesso contrastanti, sempre difficili a intendersi”. Un breviario tra luoghi e paesaggi, che offre uno spaccato di un “paese oscuro di riserbo, che rifiuta i luoghi comuni e le idee ricevute, ma pare, a chi lo guardi con amoroso interesse, il dubbio dei problemi delicati, del nascere e del muoversi primo, dopo lo stagnarsi dei tempi”.

Tra i libri degli anni Cinquanta-Sessanta che rivestono interesse specifico, vi sono il catalogo della Mostra dell'arte moderna in Sardegna (Cagliari, 1950), promossa dall'Associazione di cultura “Ugo Foscolo” di Cagliari, un articolo sull'economia sarda inserito nella “Rivista Mediterranea.Rassegna annuale del 1950” di Palermo, o la ricerca condotta dal Centro Democratico di Cultura e di Documentazione di Roma dal titolo Bilancio e prospettive dell'economia sarda (Roma, 1957).

Anche le biblioteche annesse alle facoltà e ai dipartimenti dell'Università di Messina presentano libri e saggi pubblicati tra gli anni Cinquanta e Sessanta che presentano un certo interesse. Ricordiamo, tra gli altri: A. Era, Il parlamento sardo del 1481-1485 (Giuffrè, Milano, 1955), presente presso la Facoltà di Giurisprudenza, Documenti inediti relativi ai rapporti economici tra la Sardegna e Pisa nel medioevo , a cura di Francesco Artizzu e con l'introduzione di Francesco Boscolo, (Cedam, Padova,1961), anch'esso della Facoltà di Giurisprudenza, e P. Crespi, Analisi sociologica e sottosviluppo economico (Giuffrè, Milano,1963).

Negli anni Settanta si allarga ancora di più l'interesse editoriale verso gli elementi dell'antropologia culturale sarda, come testimoniato dagli studi monografici di C. Gallini, Il consumo del sacro.Feste lunghe di Sardegna (Laterza, Bari, 1971), L. Pinna, La famiglia esclusiva. Parentela e clientelismo in Sardegna , edito sempre nel 1971 dalla casa editrice barese. Sempre a Bari, ma presso De Domenico, nel 1975 viene pubblicata la monografia di Marcello Lelli, Proletariato e ceti medi in Sardegna. Una società dipendente, mentre a Pisa, dall'editore Giardini , viene stampato nel 1977 il compendio storico di C. Buzzanca, Sardegna antica e moderna. Se nel 1966 E. Besta pubblica la piccola enciclopedia dal titolo La Sardegna medievale vol. I-II (Forni, Bologna), nel 1971 la Mursia pubblica la Storia della Sardegna elaborata R. Carta Raspi. Presso la casa editrice milanese fondata dal messinese Giuffrè nel 1979 viene pubblicata la guida ragionata di Pietro Giagu, ricca di informazioni amministrative e giuridiche, La Regione Sardegna. In questo decennio così ricco di testimonianze editoriali che attraversano tanti saperi, discipline e interessi, possiamo trovare anche una guida ecologica, Guida alla natura della Sardegna di Fulco Pratesi e Franco Tassi (Mondadori, Milano, 1973) e due saggi dedicati alla più grande scrittrice sarda, simbolo stesso della “sardità” che ha trovato eco in tutto il mondo, ricevendo nel 1926 il massimo riconoscimento letterario universale come il Premio Nobel, Grazia Deledda: La Sardegna di Grazia Deledda , di Mario Massaiu (Celuc, Milano, 1972) e Grazia Deledda. Introduzione alla Sardegna (Bompiani, Milano, 1974), elaborata dalla scrittrice Maria Herder Giacobbe. Per quanto riguarda gli anni Settanta, ricordiamo uno dei primi libri che raccoglie le fonti documentarie lasciate dai viaggiatori italiani e stranieri nella Sardegna ottocentesca (da Smyth a Balzac, da Domenech a Tennant, da Tyndale a Vuillier), fino ad allora ancora non analizzate in modo articolato e completo: I viaggiatori dell'Ottocento in Sardegna, curato da Alberto Boscolo (Editrice Sarda Fossataro di Cagliari, 1973), presente presso la biblioteca del Dipartimento di storia “Gaetano Cingari” della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Messina. C'è da segnalare anche la presenza, presso la biblioteca del Dipartimento di studi politici e sociali “V. Timeo” della Facoltà di Scienze Politiche dell'Ateneo di Messina, del volume americano di Francesco Kjelberg, Political institutionalization: a political study of two sardinian communities , (John Wiley & Sons, New York, 1975). Uno studio di indubbia valenza che rappresenta uno sguardo attento sulle dinamiche socio-politiche di una regione che stava lentamente ma prepotentemente acquistando una propria visibilità internazionale.

Gli anni Ottanta registrano la presenza di libri antologici come La storia della Sardegna dopo l'Unità , (Laterza, Bari-Roma, 1986), di Girolamo Sotgiu, Storia dei sardi e della Sardegna a cura di M. Guidetti (Jaka Book, Milano, 1988), L'architettura popolare in Italia, del 1984, la cui sezione sarda è curata da due studiosi come G. Angioni e A. Sanna. Tutti esempi di una costante e sempre più particolareggiata attenzione verso “l'universo Sardegna” che – come testimonia la raccolta della Biblioteca Regionale e di altre biblioteche di Messina – ha trovato e continua trovare una sua rilevante e significativa dimensione che supera i confini locali e localistici per proiettarsi su maggiori e sempre più ampi orizzonti.




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Autore Di Giacomo Sergio
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